Villafranca Tirrena

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Villafranca Tirrena
100px|
Stato: Italia
Regione: Sicilia
Provincia: di Messina (ME)
Latitudine: 38° 14‘ Nord
Longitudine: 15° 26‘ Est
Altitudine:   m s.l.m.
Superficie: 14 km²
Popolazione:
 - Totale
 - Densità

8.921
575 ab./km²
Frazioni: Serro, Divieto, Castelluccio, Castello, Calvaruso
Comuni limitrofi: Messina, Saponara
CAP: 98049
Prefisso tel.: 090
Codice ISTAT: 083105
Codice catastale: L950
Abitanti (nome): villafranchesi, (un tempo Bausoti)
Patrono:
 - Santo
 - Giorno

San Nicola
6 dicembre
Sito istituzionale: comunevillafrancatirrena.it

Villafranca Tirrena è un comune di 8.921 abitanti della provincia di Messina. Anticamente chiamata Briosa, poi Bauso e' una piccola cittadina affacciata sul mar Tirreno.

Indice

Storia

Anticamente chiamata Bauso, Villafranca Tirrena diventò comune autonomo nel 1825 mantenendo il nome di Bauso fino al 1929, qundo cambiò nome nell'attuale Villafranca Tirrena associando i due paesi di Calvaruso e Saponara (quest'ultimo divenuto autonomo nel 1952). Le prime notizie documentate risalgono al 1271 quando re Carlo d'Angiò assegnò a Pierre Gruyer il feudo Bàusus, precedentemente appartenuto a Enrico de Dissinto. In epoca aragonese il feudo Bauso insieme al vicino Calvaruso appartennero a varie famiglie nobili ( Manna, Gioeni, Giovanni da Taranto) fino ad arrivare al 1399 al tesoriere del Regno Nicolò Castagna, alla morte del quale i feudi andarono in dote alla nipote Pina e per via femminile passarono prima ai Bonifacio e poi ai Ventimiglia, La Grua, Pollicino, Merulla e Spadafora. Nel 1548, la baronia di Bauso, fu acquistata da Giovanni Nicola Cottone. Nel 1590 Stefano Cottone vi fece ricostruire il castello, nel 1591, l'imperatore Filippo II elevò il feudo di Bauso a contea e nel 1623 Filippo IV investì Giuseppe Cottone del titolo di Principe di Castelnuovo (altro nome del contado di Bauso). Nel Settecento, l'Abate Vito Amico ci informa che il territorio di Bauso era coltivato a frutteti e a gelso. e che l'aria era malsana. Da altri documenti sappiamo che il paese, col suo fondaco situato nell'attuale Piazza Dante, all'epoca Piazza del Fondaco, attivo già nel sec. XVI, era punto di sosta lungo la strada Palermo-Messina. Nel 1819, la terra di Bauso e il castello con l'annesso titolo di Principe di Castelnuovo, furono venduti da Carlo Cottone Cedronio a Domenico Marcello Pettini, ex giudice della Gran Corte Civile di Palermo, il quale l'acquisto per 9.000 onze.

Bauso com'era nel 1907 dalla descrizione di Francesco Nicotra

Nel 1907 lo storiografo Francesco Nicotra scriveva così nel Dizionario illustrato dei Comuni di Sicilia: Briosa. Fu questo il nome in antico dato al nostro comune, forse pel sito ridente dove esso nacque, dal quale più tardi fu trasferito presso il maestoso castello dei nuovi signori. Nelle ubertose sue terre e giacenti presso le rive del Mar Tirreno, o sulle amene colline che gli fan corona, si gode la splendida costa settentrionale dell'isola, e di fronte in lontananza, le isole Eolie col Vulcano Stromboli. E' Bauso residenza incantevole, resa soggiorno ameno anche dalla deliziosa villa che appartiene agli Ottaviani-Pettini.

Geografia e Geologia

Il territorio di Villafranca Tirrena confina a Nord con il Mar Tirreno, a sud-est con il comune di Messina, a nord-ovest con il territorio comunale di Saponara. Il territorio altimetricamente si estende tra la quota 0 e 828 ms/n, prevalentemente formato da zone collinari che lasciano spazio in prossimità del litorale, ad una zona pianeggiante sulla quale sorge gran parte del centro urbano. La maggior parte del territorio comunale è utilizzato a colture specializzate (agrumeto vigneto, uliveto). Lungo il confine est del territorio corre la fiumara Gallo che divide il comune di Messina con quello di Villafranca. Nella parte ovest del territorio ci sono i torrenti Calvaruso e Santa Caterina; il primo parte dalle colline soprastanti Calvaruso e scende fino al Mar Tirreno, il secondo ha le sorgenti delle colline di Saponara e Calvaruso e sotto il caseggiato di Bausom presso la S.S. confluisce nel primo dando origine ad un unico delta.

Monumenti e Luoghi di interesse

Il Castello di Bauso (antico nome di Villafranca Tirrena)

left|thumb|200px|Il castello di Bauso

right|thumb|200px|Il castello di Bauso vista panoramica
 
 


"Ascoltate - mi disse - non dimenticate di fare una cosa quando andrete da Palermo a Messina per mare o per terra. Fermatevi al piccolo paese di Bauso, vicino alla punta di Capo Bianco. Di fronte ad un albergo troverete una strada in salita che termina a destra con un piccolo castello a forma di cittadella. Alle mura di quel castello si trovano appese due gabbie: una e' vuota, nell'altra biancheggia da vent'anni la testa di un morto. Domandate al primo viandante che incontrerete la storia dell'Uomo a cui appartenne quella testa e avrete uno di quei racconti completi che dipingono tutta una società, dalle montagne alla città, dal contadino al gran Signore...."''Alexandre Dumas "Pascal Brunò" 1838

Castello del Conte: è detto Castelnuovo, e da esso, che è signoreggiante il paese, prese titolo il principato, che nel parlamento generale di Sicilia occupò il XXXI posto. Vi si accede da un lato percorrendo tutta l'amenesissima villa, nella quale i vicerè spagnoli solevano riposarsi nei loro viaggi da Palermo a Messina, e dall'altro di fronte l'attuale chiesa madre.'' Su quest'ultima porta del merlato castello si legge la seguente iscrizione: D.O.M. Arcem hanc fideliss, ad arcendas terra marisq. hostium incursiones Sthephanus Cottonius Bavusj III Dus Comes a fundamentis ferie IX erexit Anno a partu Virg. CIO IO XC(fonte:Dizionario illustrato dei Comuni di Sicilia; Francesco Nicotra, 1907).

Pasquale Bruno e Alexandre Dumas

thumb|left|200px|tratta dal romanzo: Pascal Brunò di Alexandre Dumas ed. 1861


I primi cenni che raccolgo sulla storia, la vita ed il personaggio di Pasquale Bruno, brigante di Bauso, sono quelli noti, della sua vita romanzata narrata da Alexandre Dumas padre, che ne raccolse le testimonianze 32 anni dopo la morte del bandito. Vincenzo Bellini, noto compositore catanese, dimorato a Parigi, consiglia all'amico Dumas, ammalatosi nel 1832 di colera, ed in procinto di lasciare Parigi alla volta di un paese con un clima più salubre per la sua precaria salute, di passare, una volta arrivato in Sicilia, per il villaggio di Bauso per farsi raccontare la storia di Pasquale Bruno (vedi sopra prologo del racconto). La storia di Pasquale Bruno deve molto al racconto che ne fa il Dumas, romanzando le sue geste nelle "Impressions de voyage" e nel romanzo del 1838 "Pascal Bruno". Il compito, arduo, che qui ci prefiggiamo è quello di scoprire chi è il personaggio Pasquale Bruno, dove finisce la storia ed inizia la leggenda di questo singolare brigante ed il tempo in cui visse. Pasquale Bruno, figlio di Antonio Bruno, nasce a Bauso nel 1780, Ha un'infanzia difficile, conseguenza di un infame avvenimento accaduto nel 1788, quando lui era ancora in tenera et. La madre di Pasquale Bruno era una bella donna, ed era ripetutamente stata oggetto di attenzioni da parte del Conte di Castelnuovo, signore del villaggio di Bauso. Il quale non riuscendo nè con le lusinghe nè col denaro nè con le minacce a sedurre la bella paesana, approfittando dell'assenza del marito Antonio, andato a Taormina, la fece rapire da quattro uomini, che la portarono in una piccola casa di proprietà del conte, sita tra Limeni (oggi Merì) e Furnari. Lì fu violentata e pare poi frustata. Ora per gli usi dell'epoca. il conte, signore del Paese, era ritenuto padrone, non solo degli averi dei suoi abitanti, ma anche delle loro vite. Agli occhi della gente l'amore del signore del paese, per una sua paesana era quindi considerato un grandissimo onore, poco importava se non era condiviso dalla bella e che questa fosse già sposata, anzi era gravissima offesa rifiutare di accettare le attenzioni del gentiluomo di turno. Evidentemente, da Antonio Bruno, siciliano fiero e di sangue caldo, ciò non fu considerato tale, venuto a sapere dell'accaduto si armò, in preda ad un attacco d'ira, e trovato l'infame conte lo ferì pugnalandolo. Qui il primo dubbio: il conte, secondo Dumas subì una ferita non grave, mentre, secondo Giuseppe Canuti, la ferita inflitta fu mortale. Così Antonio si rifugiò presso i suoi fratelli, Placido, Pietro e Peppe, i quali lo difesero allorquando i birri (gendarmi di un tempo) andarono a catturarlo. Antonio fu condannato a morte, la sua testa mozzata, rinchiusa in una gabbia fu esposta alla pubblica vista appesa alle mura del del castello di Bauso. I fratelli furono rinchiusi nel carcere a vita, Placido a Favignana; Pietro a Lipari; Peppe a Vulcano. Pasquale, ancora troppo giovane, fu arrestato, ma successivamente fu rimandato dalla madre, che per la vergogna si trasferì col piccolo Pasquale sulle montagne fra Pizzo di Gotto (uno dei villaggi che adesso formano Barcellona Pozzo di Gotto) e Nisi, ivi morì povera e disonorata. Fu lo stesso Pasquale a seppellirla fuori dal luogo consacrato. - continua -

"La fontana dei leoni" attribuita alla Bottega di Giovanni Angelo Montorsoli

thumb|left|200px|La fontana dei leoni

La statua lignea dell'Ecce Homo di Frate Umile da Petralia

Il palazzaccio di Pasquale Bruno

Chiese

Chiesa Nostra signora di Lourdes

Chiesa S. Gregorio Magno

Chiesa Madre (Castello)

E' dedicata a S. Nicolò. Si osserva una pregevole croce dipinta, col Crocifisso della Madonna degli angeli, del sec. XVII, d'ignoto autore, e la statua di S. Nicolò, in legno, eseguita nel 1859 dal messinese Mollica (Fonte: Dizionario illustrato dei comuni di Sicilia; Francesco Nicotra 1907).

Chiesa Madonna delle Grazie

Chiesa S.Margherita (Calvaruso)

Il tempio a tre navate è minacciato dall'alto campanile, che danneggiato recentemente dai terremoti, tende a crollare, perciò si è dovuto abbandonare tutto il cappellone e innalzare a metà della chiesa un altare provvisorio. Ai due lati dell'abside sono due affreschi rappresentanti episodi della vita di Santa Margherita. Di maggior pregio è una tavola di Santa Lucia, collocata nella parte destra del tempio, dipinta da Marco Antonio Veneziano e nella quale vi è l'iscrizione Marco Antonio Venetiano 1582 oc opus fieri fecit Pietrus Mortelliti. Nella cappella del Rosario si conserva anche un'altra pregevole tavola rappresentante la Vergine titolare. Nel tetto l'anno 1761 fu dipinta da Scipio Manni la "Presentazione al Tempio". Presso l'altare maggiore vi è una moderna e bellissima statua in legno di Santa Margherita, scolpita nel 1871 dall'artista messinese Michele Cangeri.

(Fonte: Dizionario illustrato dei Comuni siciliani; Francesco Nicotra, 1907)

Chiesa S. Antonio di Padova

Santuario Ecce Homo (Calvaruso)

left|thumb|200px|Particolare della statua lignea dell'Ecce Homo right|thumb|200px|Il chiostro dell'Ecce Homo di CCalvaruso

E' degna di nota, principalmente, la meravigliosa immagine dell'Ecce Homo, scolpita in legno di cipresso nel 1634 dal monaco artista Giovan Francesco Pitorno dei padri osservanti detto frate umile da Petralia. Il simulacro e' di molto artistico pregio, benchè soverchiamente doloroso di effetto (la statua fu collocata su una base girevole per poter essere osservata da tutti i lati. E poichè nelle sacre funzioni eccitava i piati degli astanti e per la pietà che desta fu cagione una volta che una donna incinta si sgravò in chiesa, l'Arcivescovo di Messina proibì il giro del simulacro che fu piantato sulla base con un perno di ferro). Sull'altare maggiore è collocata una gran tela rappresentante l'Assunzione della Vergine con in piedi le immagini di San Francesco di Assisi, Santa Chiara, Santa Margherita e Sant'Anna. L'altare medesimo è decorato di una delle solite artistiche custodie intagliate, e intarsiate di madreperla, che trovasi presso gran parte delle chiese francescane. In una delle pareti della chiesa notasi una pregevole piccola tela con l'immagine della Vergine, di qualche valore artistico; ed in una delle cappelle una statua dell'Immacolata. Vi si conservò un tempo un crocifisso di Frate Umile, (che più tardi fu sostituito dall'Ecce Homo), e che oggi, perchè allora mal custodito, è ridotto ad un informe masso di legno corroso. Nelle parti del chiostro vi sono dipinti in affresco molti episodi della vita di santi francescani ed alquanti ritratti di frati dell'Ordine, fra i quali è quello di fra Umile nell'atto di scolpire il Cristo, cui sottostà la seguente iscrizione in alcune parti cancellata dal tempo: Il ven. servo di Dio frat. Humile da Petralia sup. scultore clarissimo scolpì in Sicilia ... immagini del SS. Crocifisso e tutti oprano miracoli, digiunava scolpendo in pane ed acqua, spargendo continua largizione, meditando l'acerbissima passione, fra le quali fu questo del n.ro SS. Ecce Homo, che conforme accettò D. Cesare Moncada, primo principe di questa terra, havendo tenuta la sera nascostamente la statua tutta tinta eccetto la testa, quale solamente era sbozzata, si prese gran fastidio per haversi da fare la processione, la mattina si vide con gran stupore la testa miracolosamente formata, e .... il fatto .... con lagrime di devozione .... Mori .... miracoli.

(Fonte Dizionario illustrato dei Comuni siciliani; Francesco Nicotra, 1907)

Chiesa Madonna Della Candelora (Serro)

Quartieri

Divieto

Serro

thumb|left|200px|veduta della frazione di Serro


Terricciolo sotto i colli peloritani, non lungi da Calvaruso, con una chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna dei Cerei (candele), e' soggetta all'Archimandrita. (Fonte: Dizionario Topografico della Sicilia vol. II; Vito Amico. 1754)

Calvaruso

Quando Calvaruso Era Città

Francesco Nicostra arriva nell'allora comune peloritano il 10 maggio 1907, accompagnato dal professor Giuseppe De Tommaso e dall'allora segretario comunale Giuseppe Quattrocchi. Così scrive di questo comune:

La terra di Calvaruso deve la sua fondazone ai coloni di Rametta (oggi Rometta). Re Federico II la concesse a Perrone Gioeni, protonotaro del regno, dal di cui nipote Perrone, che ne fu erede, fu venduta nel 1397 a Giovanni Taranto, giudice della Gran Corte, con regia conferma del 24 dicembre di quell'anno. Questi ebbe in figlio Giovanni, che con contratto del 1399 permutò lo stato a Nicolò Castagna presidente del regno, che fu signore di Monforte, Saponara, Rocca, Bauso, Calvaruso, Rappano (oggi Rapano frazione di Rometta), Mauroianni e S. Pietro (frazione di Saponara). Al Novello signore sucesse la nipote Pina, sposa di Matteo Di Bonifacio, da cui venne alla luce Margherita, maritata a Federico Ventimiglia, col quale non ebbe figli, e perciò fu sua erede, investita nel 1453, la figlia Eulalia, avuta in seconde nozze con Giliberto La Grua, e che fu moglie di Federico Pollicino e Castagna, da cui nacque Giliberto investito nel 1505. A Giliberto Pollicino successe la sorella Agnese, sposa di Federico Moncada, figlio del conte di Adernò Guglielmo Raimondo, e col quale procreò l'erede Girolamo Moncada e Pollicino, che poi fu padre di Pietro, dal quale nacquero Giuseppe e Cesare: il primo signore di Monforte, il secondo principe di Calvaruso, per concessione del re Filippo IV del 20 giugno 1628. Egli sposò in prime nozze Melchiorra Montalto ed in seconde Caterina di Bologna, ed ebbe erede Giacomo Moncada suo nipote, figlio di Francesco suo fratello, investito il 9 settembre (1656) da cui nacque Guglielmo Moncada, che con la moglie Francesca Marini procreò Giacomo II, Moncada e Marini. Giacomo II, investito il 22 agosto 1692, fu colonnello di un reggimento di fanteria negli eserciti di Spagna, maggiordomo della regina Amalia e cavaliere di S. Gennaro. Sposò Anna La Rocca e Di Giovanni, figlia di Pietro, principe di Alcontres, da cui nacque Guglielmo Moncada La Rocca. Questo principe prese l'investitura il dì 18 novembre 1545 ed ebbe in isposa Girolama di Giovanni e Pagano, da cui nacque il primogenito Vincenzo Moncada e di Giovanni, che nel 1719 sposò Flavia Ardoino. Ebbe erede la figlia Elisabetta Moncada e Arduino che nel 1768 fu moglie di Francesco Moncada e Natoli, figlio di Pietro principe di Montecateno. Morendo ella nel 1779 senza prole, il retaggio dei principi di Alcontres è passato a Letteria Ardoino Celeste, figlia di Pietro, principe di Alcontres, la quale maritandosi con Pietro Stagno principe di Montesalso procreò Carlo, principe di Montesalso, d'Alcontres e di Polizzi, perchè successore nel chiaro retaggio della famiglia Ardoino. Ne provenne Asmundo, che sposatosi alla nobile Anna Cumbo procreò fra gli altri Carlo che fu principe di Alcontres ecc. e Guglielmo vescovo in partibus e vicario capitolare di Messina; il primo sposò Giovanna Monroy Ventimiglia dei principi di S. Giuseppe e da lui nacquero l'attuale principe D. Pietro Stagno, Alberto principe di Palizzi, Guglielmo conte di Quintana e Ferdinando marchese di Floresta. Calvaruso non ha speciali ricordi storici, se per poco si eccettua la parte presa con altri comunelli vicini alla rivoluzione di Messina (1671-1680) e la sua sottomissione al novello vicerè di Sicilia marchese di Villafranca, inviato per domare quella ribellione. La sua vicinanza alla città di Messina fa collegare la sua storia antica e contemporanea con quella del copoluogo.'' (Fonte Dizionario Illustrato dei Comuni Siciliani; Francesco Nicotra, 1907)

Palazzo Baronale

Sorge presso la riva destra del torrente Calvaruso,

Castello

Bauso vecchio: sulla collina della S.S. Annunziata vi sono ancora i ruderi dell'antica chiesa madre di Bauso distrutta nel 1700, e della quale si conserva il cappellone alquanto diruto. Quindi nel 1586 fu l'antico convento dei minori osservanti, sotto il titolo di S. Maria Annunziata. Si osservano altresì gli avanzi del carcere, i di cui sotterranei ora sono ricolmi di terra. Presso quel sito sorse il casale Altamira, del quale fin dal 1634 furono signori i Cottone, col titolo di marchesado (Fonte: Dizionario illustrato dei Comuni siciliani; Francesco Nicotra, 1907).

Baronia

Castelluccio

Centro o Piano Fondaco

Ambiente

Musei

Museo degli strumenti medicali

Sport

Curiosità

Carnevale estivo

Feste, sagre e ricorrenze

thumb|left|200px|Corteo Storico Festa S. Nicola 5 dicembre

Amministrazione comunale

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