Variazioni Goldberg

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Le Variazioni Goldberg, BWV988, scritte da Johann Sebastian Bach tra il 1741 e il 1745 e pubblicate a Norimberga dall'editore Balthasar Schmid, sono state composte appositamente per Johann Gottlieb Goldberg, a quel tempo a servizio come maestro di cappella presso il conte von Brühl a Dresda.

Composte da un'Aria, 30 Variazioni e un reprise, Aria da capo, originariamente scritte per il clavicembalo ma oggi suonate sul pianoforte, le Variazioni Goldberg rappresentano un'opera molto complessa per la presenza di un basso continuo, di un vero e proprio canone, ma anche di una varietà di salti tonali, situazioni ritmiche e virtuosismi tecnici.

Le Variazioni Goldberg erano considerate molti anni fa soltanto un esercizio tecnico piuttosto noioso, oggi il contenuto emotivo e la portata dell'intera composizione è stato ampiamente valorizzato, anche grazie ad analisi critiche e tecniche piuttosto estese. Sono molte le incisioni disponibili in tutto il mondo, insieme a libri e studi: ciò ha contribuito a renderlo uno dei pezzi più apprezzati da molti appassionati di musica classica.

Quest'opera, insieme all'Arte della Fuga può essere considerata al vertice delle sperimentazioni di Bach riguardo la creazione di musica per strumenti a tastiera, sia da un punto di vista tecnico, sia per lo stile che combina insieme ricerche di alto livello in termini di contrappunto, canone con basso continuo e fuga.

Tra le citazioni meno canoniche delle variazioni, si ricorda il libro di Douglas Hofstadter "Gödel, Escher e Bach: un'eterna ghirlanda brillante".



Breve analisi dell'opera | BWV1087
Libri | Discografia essenziale | Link
Aria - Le Variazioni: - Aria da Capo
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Breve analisi dell'opera

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Frontespizio della prima edizione delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach (stampata a Norimberga tra il 1741 e il 1745)

La motivazione

Il primo biografo di Bach, Johann Nikolaus Forkel, racconta le circostanze in cui il compositore compose l'Aria con diverse variazioni per clavicembalo a due manuali.

"In cattiva salute, il Conte soffriva sovente d'insonnia, e Goldberg che viveva in casa sua, doveva distrarlo, in simili occasioni, durante le ore notturne, suonando per lui in una stanza attigua alla sua. Una volta il Conte disse a Bach che gli sarebbe molto piaciuto avere da lui alcuni pezzi da far suonare al suo Goldberg, che fossero insieme delicati e spiritosi, così da poter distrarre le sue notti insonni.
Bach concluse che il miglior modo per accontentare questo desiderio fosse scrivere delle Variazioni, un genere che fino allora non aveva considerato con molto favore per via dell'armonia di base, sempre uguale. Sotto le sue mani, anche queste Variazioni divennero modelli assoluti dell'arte, come tutte le sue opere di quest'epoca. Il Conte prese a chiamarle, da allora, le "sue" Variazioni. Non si stancò mai di ascoltarle e, per lungo tempo, quando gli capitava una notte insonne, chiamava: “Caro Goldberg, suonami un po' le mie Variazioni”. Mai Bach fu ricompensato tanto per un'opera come in questo caso: il Conte gli diede in dono un calice pieno di 100 Luigi d'oro".

Le Variazioni

Di seguito l'elenco delle variazioni con una sommaria descrizione e alcuni commenti di critici musicali ed esecutori. È importante ricordare che l'opera è stata eseguita in una notevole varietà di modi e che sicuramente esistono ulteriori punti di vista, non tutti rappresentati nelle brevi annotazioni che seguono.

L'opera è stata composta per un clavicembalo a due manuali (vedi tastiera musicale). Le Variazioni 13, 14, 17, 20, 23, 26 e 28 sono specificamente indicate sulla partitura per due manuali, mentre le Variazioni 5 e 29 sono indicate come eseguibili ad uno o due manuali. Tuttavia, con maggiore difficoltà, l'opera può essere eseguita su un clavicembalo o su pianoforte con un singolo manuale.

Aria

L'Aria (una sarabanda) ha la funzione di presentare il materiale tematico da utilizzare per le variazioni. A differenza delle variazioni "convenzionali", il soggetto delle variazioni stesse non è la melodia, ma viene utilizzato il basso.

Peter Williams, scrivendo nel libro Bach: The Goldberg Variations (vedi nella parte finale dell'articolo), osserva che questo non è affatto il tema, in realtà si tratterebbe già di una vera e propria Variazione 1, enfatizzando l'idea di un'opera sul genere della ciaccona piuttosto che realmente in forma di variazione).

Variazione 1

Variazione animata e brillante, che contrasta in modo marcato con l'ambientazione contemplativa del tema.

Williams vi vede una sorta di polonaise. Il caratteristico ritmo sulla mano sinistra è riscontrabile anche nella Partita in Mi Maggiore per violino solo, come pure nel Preludio in Lab dal Libro I del Clavicembalo ben temperato.

Variazione 2

Praticamente un canone puro.

Variazione 3

Il primo dei canoni veri e propri. Questa variazione è all'unisono (cioè, la seconda voce inizia sulla stessa nota della prima).

Questa variazione, con una serie di terzine, offre una sensazione di velocità e speditezza.

Variazione 4

Danza (un passepied) con lo stesso schema quasi in ogni misura (a volte invertito).

Variazione 5

Una linea di canto accompagna un'altra linea: tempi molto rapidi e salti di ampiezza rilevante. Questa è la prima delle variazioni dove a due voci, da eseguire in alcuni punti a mani incrociate.

Glenn Gould e altri suonano questa variazione con una velocità eccezionale, mantenendo la massima precisione e pulizia delle note, mentre Kenneth Gilbert nella sua versione con il clavicembalo, interpreta il tempo in modo molto più diminuito, quasi rilassato.

Variazione 6

Canone alla seconda (cioè, la seconda voce si trova ad una seconda maggiore più in alto rispetto alla prima). Il clavicembalista Ralph Kirkpatrick la descrive come una variazione che una quasi "una tenerezza nostalgica" - probabilmente proprio per la separazione di una seconda tra canto e controcanto.

Variazione 7

Veniva spesso suonata alla siciliana (una danza lenta e solenne) ma da quando è stata ritrovata la copia di Bach delle Goldberg, con scritto al tempo di giga (una danza molto più movimentata), si è visto che, in effetti, lo schema ritmico, fatto di note puntate, di questa variazione è molto simile a quello della giga della Suite francese N. 2.

Variazione 8

Un'altra variazione a due voci. Williams la ha paragonata ai fuochi artificiali.

Variazione 9

Canone alla terza.

Variazione 10 Fughetta

Variazione a quattro voci.

Variazione 11

Variazione a due voci, in gran parte costituita da scale e arpeggi. Di solito viene eseguita con un tempo molto veloce.

Variazione 12

Canone alla quarta. La risposta è invertita (cioè è al contrario, sotto-sopra).

Variazione 13

Una sarabanda molto ricercata (danza abbastanza lenta con un tempo di 3/4).

Variazione 14

Una variazione con parti molto brillanti, con molti trilli e altri rapidi ornamenti, la cui esecuzione richiede del virtuosismo.

Variazione 15 Andante

Canone alla quinta. In senso contrario, con la risposta a sua volta invertita. Questa è la prima variazione con una tonalità minore.

Variazione 16 Ouverture

Come suggerisce il titolo, questa variazione è un'ouverture, più in dettaglio un'ouverture alla francese con un preludio piuttosto lento e un ritmo puntato con un seguito contrappuntuale. La divisione tra il preludio e l'ouverture si trova circa a metà della variazione, dopo la sedicesima misura. Questa variazione rappresenta il punto centrale dell'intera opera e ciò viene in qualche modo enfatizzato rendendola più marcata con un'enfasi particolare sull'inizio e la fine, per mezzo di accordi pieni.

Variazione 17

Williams vede in questa variazione degli echi di Antonio Vivaldi e di Domenico Scarlatti.

Variazione 18

Canone alla sesta.

Variazione 19

Le prime sette misure di questa variazione impostano con particolare chiarezza il tema di basso sul quale si basa l'intero insieme delle variazioni. La voce del canto, staccata sull'accompagnamento, molto delicata, dà all'intera variazione una sensazione molto intensa di garbo e dolcezza.

Variazione 20

Un'altra variazione piena di virtuosismi, con molti punti da eseguire a mani incrociate.

Variazione 21

Canone alla settima. Ha uno sfondo che fa pensare all'impostazione di una corale e si tratta della seconda variazione con tonalità minore.

Variazione 22 Alla breve

Come la variazione 2, anche questa segue formalmente un canone.

Variazione 23

Un'altra variazione energica e piena di virtuosismi. Williams, meravigliato dalla forza emotiva che ne scaturisce, si domanda «Davvero questa può essere una variazione sullo stesso tema dell'adagio della Variazione 25?»

Variazione 24

Canone all'ottava. Il canone è seguito da risposte sia un'ottava sotto, sia un'ottava sopra.

Variazione 25

Segnata adagio sulla copia di Bach. Esprimendo un'opinione largamente condivisa, Williams scrisse che "la bellezza e la passione cupa di questa variazione ne fanno senza dubbio una delle parti più trascinanti e di alto livello di tutta l'opera". Questa è l'ultima delle tre variazioni (le altre sono la numero 15 e la 21) che sono scritte con la tonalità minore, generalmente la sua esecuzione dura più di cinque minuti. La clavicembalista Wanda Landowska chiamava "la perla nera" questa variazione.

Variazione 26

Sotto i veloci arabeschi, questa variazione è in pratica una sarabanda. C'è un notevole contrasto di nuovo con la natura introspettiva e appassionata espressa nella precedente, dal momento che in questa si registra un'esplosione gioiosa. Nota come variazione dell'argento vivo.

Variazione 27

Canone alla nona. L'unico tra i canoni per la cui esecuzione sono indicati due manuali, ha anche la particolarità di essere un canone puro, senza una linea di basso.

Variazione 28

Variazione segnata da trilli vivaci, alternati dalla mano destra alla sinistra e paragonata da Williams, come la Variazione 8, ai fuochi artificiali.

Variazione 29

Variazione dal tono grandioso e importante, con accordi pesanti alternati con veloci passaggi e scale, dà un'aria di risoluzione dopo l'elevata brillantezza della precedente.

Variazione 30 Quodlibet

Un incrocio tra un corale e una fusione delle melodie popolari Ich bin so lange nicht bei dir g'west, ruck her e Kraut und Rüben haben mich vertrieben ((Troppo son stato lontano da te e Cavoli e rape rosse mi hanno sviato da te).

Forkel, il biografo di Bach, spiega il Quodlibet evocando un'usanza della famiglia Bach, nelle sue riunioni (i parenti di Bach erano praticamente tutti musicisti):

"Non appena si furono riuniti, eseguirono dapprima un corale. Dopo un inizio così devoto continuarono con degli scherzi, spesso in forte contrasto. In pratica, cantavano in parte canzoni popolari in parte comiche e in parte con contenuto indecente, secondo il momento. ... Questo tipo di armonizzazione improvvisata la chiamavano Quodlibet, riuscivano cose tanto divertenti da riderci su di cuore non solo loro stessi, ma erano anche capaci di provocare una risata cordiale ed irresistibile in tutti coloro che li ascoltavano."

L'aneddoto di Forkel (che probabilmente corrisponde alla realtà, dal momento che egli aveva la possibilità di ottenere informazioni dirette da parte dei figli di Johann Sebastian), fa pensare in maniera piuttosto evidente che Bach intendesse il Quodlibet quasi come uno scherzo, o quanto meno un momento di musica a carattere meno impegnato e veramente ri-creativo, ancora oggi molti ascoltatori sono d'accordo e riescono a cogliere l'aspetto ludico nella musica bachiano.

Alcuni ritengono che il nome delle melodie utilizzate in quest'ultima variazione non sia affatto casuale, che la chiave dello scherzo siano le stesse variazioni, quasi terminate e che "da te" sia un riferimento al tema, all'Aria, e che il quodlibet sia l'anticipazione del ritorno all'Aria.

Aria da Capo

Scritta come ripetizione nota per nota dell'Aria, viene tuttavia eseguita di solito in modo abbastanza diverso, spesso più assorto. Williams scrive che "la bellezza inafferrabile e sfuggente delle Variazioni Goldberg ... viene rinforzata da questo ritorno all'Aria. ... un ritorno come questo non può avere non provocare un Affekt, un'emozione. La sua melodia è pensata per risaltare su ciò che è stato ascoltato durante le ultime cinque variazioni, è probabile che essa appaia nostalgico, frenato, rassegnato o triste, sentito sulla sua ripetizione come qualche cosa che sta arrivando alla fine, con le stesse note ma ora conclusive."

Il ritorno all'Aria aggiunge simmetria all'opera, probabilmente persino suggerendo una natura ciclica dell'intera opera - un viaggio di andata e ritorno.

BWV1087

Fa parte delle opere tardive di Bach e consiste in quattordici canoni realizzati sulle prime otto note di basso dell'Aria delle Variazioni Goldberg. È stato ritrovato nel 1974, a Strasburgo (Germania), come appendice all'edizione personale a stampa Bach delle Variazioni Goldberg. Di questi canoni, l'undicesimo e il tredicesimo sono in un certo senso la prima versione delle opere BWV1077 e BWV1076. Quest'ultima è rappresentata nel famoso ritratto di Bach dipinto da Elias Gottlob Haussmann nel 1746.

Libri

Discografia essenziale

(in ordine di data di incisione)

Collegamenti esterni

See also: Variazioni Goldberg, 10 giugno, 1741, 1745, 1746, 1954, 1955, 1959, 1960