Tommaso d'Aquino
San Tommaso d'Aquino (1225 - 1274), detto Doctor Angelicus dai contemporanei, è il pilastro teologico del cattolicesimo, santo e dottore della chiesa (titolo spettante a Agostino da Ippona, Edith Stein e prossimamente la beata spezzina Itala Mela) ed è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica consegnata ai posteri da Aristotele e dall'Ellenismo della tarda grecità. Trova oggi ampio consenso anche in ambienti non cattolici (studiosi protestanti statunitensi, ad esempio) e perfino non cristiani, a causa del suo metodo di lavoro, fortemente razionale ed anche aperto a fonti e contributi di ogni genere: dalla Bibbia agli autori pagani, dagli ebrei ai musulmani, senza pregiudizii. Il suo operato culmina nella Summa Theologiae o ("sunto di teologia") in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione e altre grandi questioni teologiche.
Agostino vedeva il rapporto fede-ragione come un circolo ermeneutico (dal greco ermeneuo, interpreto) in cui credo ut intelligam e intelligo ut credam (ossia credo per capire e capisco per credere). Tommaso riporta la fede su un piano superiore alla ragione, affermando che dove la ragione e la filosofia non possono proseguire inizia il campo della fede e il lavoro della teologia. Dunque, fede e ragione sono in circolo ermeneutico e crescono insieme sia in filosofia che in teologia; ma mentre la filosofia parte da un dato di ragione a cui non si può non credere, la teologia inizia il circolo con la fede su cui ragiona per credere con maggiore convinzione e conoscenza dei misteri da cui è partita. Per ora procedono in parallelo; nei misteri da cui parte la teologia, la ragione ammette di non poterli dimostrare, mentre la teologia mostra che pur essendo non razionali da essi si possono fare ragionamenti razionali che portano a conseguenze non contradditorie col mistero di fede. Il punto più alto della filosofia è intuire questi misteri teologici e ammettere che non sono dimostrabili. La teologia potrebbe apparire una forma inferiore di sapere poichè usa le armi della filosofia senza partire da qualcosa che ha la forza della necesità filosofica, ma da un mistero che ha un equivalente nelle ipotesi da cui parte la scienza, qualcosa cui puoi credere o no ritenedolo nè vero nè verisimile, per cui nemmeno vale la pena ragionarci sopra. Il sapere teologico è più elevato per l'importanza delle ipotesi da cui parte ragionare e su cui cresce il suo essere;perchè è un moto a spirale della conoscenza che parte da un'ipotesi, un atto di fede, che guardando Dio e l'eternità, è più importante per l'uomo, a detta di teologi-filosofi, dei ragionamenti necessari che un filosofo è riuscito a dimostrare.La filosofia è dunque ancilla theologiae e regina scientiarum, primo fra i saperi delle scienze. Il primato della teologia sarà fortemente discusso nei secoli futuri, ma è anche lo studio praticato da tutti i filosofi cristiani nel Medioevo e oltre, tant'è che Pascal fece la sua famosa scommessa ancora nel XVII secolo. La teologia era questione sentita dal popolo nelle sacre rappresentazioni, era il mondo dei medioevali e dei zelanti studenti che attraversavano a piedi le paludi di Francia per ascoltare le lectiones dell'Aquinate nella prestigiosa università Sorbonne di Parigi, incontrandosi da tutta Europa.
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Le 5 vie di San Tommaso e la metafisica
Facendo ricorso alle categorie aristoteliche di potenza e di atto (prima e seconda via;) alla nozione di essere necessario ed essere contingente, desunta da Avicenna (terza via); ai gradi di perfezione (quarta via, di impronta platonica); alla presenza di finalità negli esseri privi di conoscenza (quinta via);Tommaso fornisce 5 prove dell'esistenza di Dio al culmine della metafisica, la disciplina nata nell'antichità con l'intento di partire dalla physis (natura) per raggiungere induttivamente e caratterizzare il mondo immateriale. Forte è l'interesse di Tommaso per il mondo dei fenomeni e le scienze (notiamo, di sfuggita, che ebbe anche fama di alchimista di valore: avrebbe potuto disporre, grazie al maestro Alberto Magno, della pietra filosofale, ma si tratta di un falso storico). Però, ci avverte di non dare mai per assolutamente certe le teorie scientifiche, perché può sempre accadere che gli uomini pensino a qualche nuova teoria, da nessuno elaborata prima. Si noterà, qui, la fiducia critica nella ragione umana, che contraddistingue l'Aquinate: libertà di indagine, ma cautela nelle conclusioni.
Aristotele era giunto a concepire l'essere come pensiero di pensier; essere che si pone pensando se stesso, superando il politeismo antico verso un monoteismo più vicino a noi. Tommaso inizia una trattazione teologica dell'essere, ritenendo questo compito opera che la ragione non può assolvere compiutamente. Si apre qui lo spazio per l'esame di quanto la fede ci propone, come sussidio ed integrazione del lavoro puramente razionale: Tommaso pensa che, in linea di principio, ragione e fede, provenienti entrambe da Dio, non possano mai essere in contrasto tra loro. Resta, comunque, il fatto che l'indagine sull'essere è quanto di più alto la ragione possa tentare: infatti, la filosofia di Tommaso è la più grande filosofia dell'essere che l'Occidente abbia mai prodotto.
La Trinità e i misteri della fede
Il Dio cristiano è uno e trino, ossia uno e tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo). Tommaso nota come il Padre esca continuamente fuori di se in estasi, in un'incontenibile esplosione di gioia, rendendo il figlio partecipe di tutto ciò che Dio ha creato; lo Spirito Santo è la relazione di amore che lega il Padre al Figlio. Come l'Uno ineffabile di Plotino, il Padre uscendo fuori di sè diventa Uno-che-è, l'essere di pensiero che non avendo il bene fuori di se (l'Uno è ineffabile e nemmeno l'essere può vederlo o parlarne) pensa se stesso, divenendo pensiero di essere e infine (come vedeva Aristotele)pensiero di pensiero. Queste operazioni avvengono nell'eterno dove non esiste tempo, dove non è differenza fra un prima e un poi e perciò non si deve confondere una priorità logica - ontologica con una temporale.
L'essere e gli enti
La proprietà dell'essere è l'identità di unità - verità - bontà. Da ciò deriva che vi sono due cose che nemmeno Dio può fare: Dio non può fare il male (è buono) e un altro Dio (è uno, ergo non possono esservene due). Importante è anche che Dio non può mentire perché è vero (verità): a questo argomento ricorrerà Cartesio con i suoi studi scolastici per dimostrare che il mondo davanti a noi è reale e non un'illusione, in quanto creazione di un Dio che è verità e non può illuderci o mentirci. Gli enti creati (fra cui l'uomo) sono in qualche modo lontani dall'essere con infiniti gradi di perfezione(partendo dal più basso), non solo "sono meno" nelle singole attribuzioni, ma con infinite gradazioni viene anche a mancare la relazione d'identità esatta fra verità, bontà, unità. Ci sono persone veramente malvagie, unitamente (senza incoerenze interne) buone, ma non vere, ma per opportunismi, etc.
L'antropologia di San Tommaso
Ogni ente che si muove è mosso da altro e nella natura non si da un movimento senza fine; al contrario anche in fisica ogni movimento è descritto da un vettore che ha intensità, direzione e verso e dunque pare avere un qualche fine. Anche le traiettorie di comete ed astri pur essendo ellittiche (senza verso, o meglio con una sua inversione periodica) mantengono una direzione calcolabile e avranno una fine del loro movimento (prima o poi si scaglieranno contro qualche corpo dell'universo). Anche alla luce di scoperte astronomiche posteriori a Tommaso si da l'impossibilità teorica e pratica del moto perpetuo.
Il fine è per l'uomo qualcosa di unico (l'uomo tende a porsi un solo obiettivo per volta) e di vero almeno in potenza, completamente vero quando sarà atto raggiunto (poiché la ragione non ha senso che si dia obiettivi velleitari e non raggiungibili). Dall'identità ampiamente dimostrata di uno, vero e buono, segue che il fine che è unico e vero (in quanto raggiungibile) è anche il bene dell'uomo. Dunque, darsi degli obiettivi è una regola etica; il problema del contenuto si limita alla scelta di obiettivi raggiungibili che siano veri. I mezzi che ogni io impiega per raggiungere questo fine sono proporzionali a tale obiettivo e dunque l'io è un essere propozionato al suo bene: il bene è il fine che cerca di raggiungere e, l'io è in quanto agisce. L'io è un agire (come più tardi diranno gli idealisti) ed è in vita solo mentre agisce e si muove per qualche cosa; Dio, come il nostro Io che è a sua immagine e somiglianza,è un agire. Senza la Provvidenza diviene inconcepibile l'esistenza stessa di Dio. Per una sorta di unità dei contrari l'identità di unità, verità e bontà che fondano le 5 vie per dimostrare l'esistenza di un dio trascendente, coimplica anche la continua azione di questo dio nel mondo e nella vita di ogni Io.
Il muoversi è una tendenza naturale del corpo come di ogni massa vivente e questo muoversi avrà una fine. Ciò che indirizza questo movimento verso un fine,è la ragione che fa coincidere il fine con la fine del movimento. La nostra libertà non è nel potersi muovere dove vogliamo (che è una tendenza di ogni massa vivente, anche inorganica), sebbene a nostro piacimento, ma muoversi verso un fine che la rafforza.
L'anima ed il concepimento
Il pensiero di San Tommaso, su cui abbiamo detto si fonda gran parte della teologia e dell'etica cristiana, appoggia la tesi dell'"animazione ritardata". Secondo questa visione, l'anima non può essere infusa al momento del concepimento, in quanto la materia, ossia l'ovulo fecondato, non è adeguatamente preparata a ricevere la forma, vale a dire l'anima, che deve quindi ritenersi infusa al corpo "dopo un certo tempo". Questa interpretazione è stata sostenuta, in tempi più recenti, anche da Jacques Maritain, che molti considerano tra i più grandi filosofi cattolici del XX secolo, se non il più grande in assoluto. Maritain era tra i consiglieri più ascoltati di papa Paolo VI. Maritain, che era ben informato circa i nuovi sviluppi della biologia dopo la scoperta del Dna, dichiarò che era «Un'assurdità filosofica credere che al concepimento sia già infusa l'anima spirituale». Questa visione delle cose è stata ribaltata da papa Giovanni Paolo II, secondo cui l'anima è presente fin dal momento del concepimento. Il teologo fissava questo termine intorno al quarantesimo giorno di gravidanza, come professano anche gli ebrei e i musulmani attualmente; nella Bibbia,però, non esiste alcun riferimento ad un'istante d'inizio della vita, che rimane compito dei teologi dibattere. Comunque, l'angelo annunzia che il Messia è nel grembo della vergine fin dall'inizio del concepimento: molti però argomentano che questo è un caso speciale, in quanto è il Verbo che si è fatto carne. Nella teologia di Tommaso l'anima è "tota in toto corpore", interamente contenuta in ogni parte (in ogni cellula) del corpo; è immateriale, ma intimamente legata alla materia in un sinolo aristotelico, unità indissolubile di materia di forma. L'anima è legata al corpo quanto qualunque forma lo è alla materia; poichè è immateriale non è in un punto preciso del corpo ma in ogni sua parte. La teoria è simile alla dottrina del "tutto in tutto" del rinascimento italiano che estenderà questa proprietà a ogni forma e a tutto lo spazio circostante che è "come ripiegato su sè stesso"(come penserà anche Einstein). L'anima dunque prenderebbe a sua volta la forma di quello che vede, da forma e permea il corpo e prende forma da ciò che ha davanti; il nostro corpo di cui l'anima è in ogni parte si estenderebbe fuori dai nostri occhi a tutto quello che percepiamo coi sensi.
Collegamenti esterni
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