Thierry Henry

Thierry Henry (Parigi,Francia,17 Agosto 1977), è un calciatore francese.

È un centravanti in grado di svariare su tutta la zona d'attacco della sua squadra, assolutamente completo tanto da rendere spesso inutile una seconda punta al suo fianco nelle squadre dove gioca. Thierry Henry esordisce nel grande calcio con la maglia del Monaco dove segna 20 reti in tutto prima di passare alla Juventus durante la stagione 1998-99. L'allenatore Carlo Ancelotti lo fa giocare poco e male, senza neanche capire che questo ragazzone alto e slanciato è nato per fare gol, e per giocare in attacco. Alla Juventus ha il tempo di segnare 3 gol come ala e di vivere un pomeriggio di gioia all'Olimpico quando ne segna due gol alla Lazio, poi la svolta della sua carriera. Da Caselle prende il volo che lo porterà a Londra, sponda Arsenal dal suo mentore Arsene Wenger, che lo aveva allenato già nel Principato. La Juve lo cede a 11 milioni di sterline sicura di aver fatto un affare, in realtà ha appena firmato uno dei suoi più grandi rimpianti di sempre. Il tecnico francese dal nome tedesco intanto ha già avviato il ciclo di vittorie un anno prima, con la conquista del double (Premiership e FA Cup) e con l'acquisto di Henry intende mettere la ciliegina sulla torta. Gli consegna un compito molto semplice in apparenza: quello di fare gol. Per Henry è un invito a nozze e le cifre sono impressionanti: durante la sua quarta stagione segna già la centesima rete con la maglia dei Gunners e non scende mai oltre le 22 reti stagionali.

Reti da bomber vero: in acrobazia, su rigore, punizione, d'astuzia o di potenza. Le sue armi offensive sono così tante e così varie da disorientare qualsiasi difesa, tanto per anticipare i sostenitori delle mitiche "difese italiane", nel suo bottino possiamo trovare una tripletta alla Roma e una doppietta all'Inter, rispettivamente nella UEFA Champions League 2002-03 e 2003-04. A dir la verità anche Henry ha un punto debole, come ogni calciatore al mondo. Il suo è il colpo di testa. Nonostante l'altezza non ha mai imparato ad "incornare" con efficacia. In compenso con il tempo ha migliorato sempre di più sui calci piazzati, diventando il tiratore numero uno dell'Arsenal sulle punizioni, e sicuramente uno dei più prolifici d'Europa.

Il gioco dell'Arsenal è basato sulle sue caratteristiche: un gioco veloce, verticale che si sposa alla perfezione con la velocità impressionante del centravanti francese: sia palla al piede sia senza. Se è in forma possiamo vederlo mettere a soqquadro un'intera difesa da solo con i suoi cambi di direzione, gli scatti improvvisi e il tiro tagliente e preciso a concludere azioni da applausi. Tuttavia in lui non c'è l'allegria e la spensieratezza tipica di un brasiliano o di un argentino. È una potente, raffinatissima ed esaltante macchina da gol. Ma pur sempre una macchina: non ha l'imprevedibilità del genio, quasi sempre si capisce cosa farà appena prende il pallone. Il problema è che lo fa ad una velocità e con una precisione tali da renderlo comunque imprendibile. Sì, è un vero campione ed è molto maturato dai tempi della Juve: Wenger aveva visto bene quell'estate del 1999 perché Henry è diventato il leader, il bomber e il giocatore simbolo del suo Arsenal spettacolare, oltre che il punto di riferimento obbligato per la nazionale transalpina insieme a Zinedine Zidane.

Henry è un ottimo esempio di campione moderno: duttile e completo, leader in campo e diplomatico davanti ai taccuini e le telecamere. Poche polemiche, chiacchiere ancora meno e una vita privata tranquilla, preservata ad arte da occhi esterni. Quando i media si occupano di lui è solo per parlare di calcio, e in questo campo non si può che parlarne bene. Henry è uno che ha capito come ci si deve comportare davanti al pervasivo e onnipresente mondo dell'informazione ed è questo, più di ogni altra cosa, a renderlo un fuoriclasse moderno.

Recentemente ha promosso una campagna contro il razzismo, cui hanno aderito numerosissimi suoi colleghi calciatori.

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