Telescopio

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Telescopio a rifrazione da 50 cm.

Il telescopio è il più importante strumento nelle mani degli astronomi: nel suo senso più generale, raccoglie e focalizza la radiazione elettromagnetica. I telescopi aumentano la grandezza apparente degli oggetti, assieme alla loro luminosità. Galileo fu il primo ad usare un telescopio per fini astronomici.

Con il termine "telescopio" ci si riferisce generalmente ad un telescopio ottico, ma si costruiscono telescopi per la maggior parte dello spettro elettromagnetico.

I radio telescopi sono antenne radio che, al pari degli specchi dei telescopi che lavorano in ottico, focalizzano la radiazione, amplificandola, nel fuoco geometrico dell'antenna dove è posto il detector che raccoglie il segnale radio. Sono a volte costruiti con una griglia di fili conduttori, le cui aperture sono più piccole della lunghezza d'onda osservata. I radio telescopi sono spesso usati a coppie, o in gruppi più numerosi, per ottenere diametri "virtuali" proporzionali alla distanza tra i telescopi (vedi l'articolo sull'interferometria). I gruppi più grandi hanno collegato telescopi sui lati opposti della Terra. Questa tecnica viene adesso applicata anche ai telescopi ottici.

I telescopi per raggi X e raggi gamma hanno altri problemi, principalmente derivanti dal fatto che questi raggi possono attraversare il metallo e il vetro. Usano in genere degli specchi a forma di anello, messi quasi paralleli al fascio di luce incidente, che viene riflessa di pochi gradi. Gli specchi sono in genere una sezione di parabola ruotata.

Indice

Telescopi ottici

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Telescopio ottocentesco

I telescopi ottici si dividono principalmente in due tipi, i rifrattori e i riflettori.

I rifrattori, a parità di diametro, forniscono immagini più contrastate, ma presentano alcuni svantaggi: l'ingombro (lunghezza focale), flessioni del tubo per il peso, impossibilità di essere lavorati oltre un certo diametro. Un tipo particolare di rifrattore è il coronografo.

Non esiste differenza alcuna fra telescopi professionali e telescopi amatoriali né otticamente né meccanicamente parlando: l'unica differenza riguarda le dimensioni, più contenute nei telescopi amatoriali, per quanto i telescopi amatoriali a certi livelli sono per configurazione dei veri e propri strumenti professionali, soltanto di più piccole dimensioni.

Montature per telescopi

Per montatura (inglese mount, tedesco montierung, francese monture, spagnolo montura) di un telescopio s'intende l'apparato meccanico che si occupa di sostenere la componente strumentale ottica e di imprimere alla stessa i ruotismi necessari per mantenere l'oggetto osservato (stella o pianeta) permanentemente al centro del campo di osservazione. Tale apparato deve essere della massima robustezza e rigidità, avere flessioni contenute e costituisce il corpo principale di un telescopio.

Dal momento che la Terra ruota da Ovest verso Est (in senso antiorario quindi) la montatura per annullare il moto apparente degli astri (da Est verso Ovest) deve ruotare in senso orario ed allo stesso tasso di velocità della Terra, soddisfacendo questa condizione l'oggetto osservato rimarrà sempre -sino al suo tramonto- al centro del campo d'osservazione. È questo il cosiddetto moto di azimuth.

La montatura è pertanto composta da un insieme di meccanica, elettronica e software in cui ognuna di queste componenti svolge la sua parte:

Tipi di Montature

Le montature per telescopi si dividono in due categorie principali: montature altazimutali e montature equatoriali.

Montatura altazimutale

È stata la prima montatura usata in quanto la più semplice da costruire non esistendo all'epoca cognizioni (soprattutto) meccaniche che consentissero di realizzare altri tipi di montature.

Il telescopio si muove continuamente nei due sensi (azimuth e declinazione) per mantenere l'oggetto osservato al centro del campo.

Questa montatura, avendo l'asse principale (azimuth) perpendicolare al suolo, origina il fenomeno della cosiddetta rotazione di campo, secondo il quale l'immagine risultante ruota ad una velocità dipendente dalla declinazione del corpo celeste osservato. Quest'effetto ha reso sino a 20 anni fa circa le montature altazimutali inadatte alla fotografia a lunga posa sia per piccoli che grandi telescopi.

Con il progredire dell'elettronica e con la diffusione del software è stato agevole compensare questo effetto, per cui tutti i moderni e grandi telescopi vengono ora costruiti in montature altazimutali, dal momento che il software si prende cura di annullare, tramite elettronica dedicata, la rotazione di campo.

In una montatura altazimutale sono dunque tre gli assi in movimento: a)l'asse di azimuth che segue l'astro da Est ad Ovest; b) l'asse di declinazione che eleva il telescopio se l'oggetto osservato si trova ad Est del meridiano, lo abbassa se questo invece si trova ad Ovest, c)l'asse che sostiene la strumentazione che si occupa di annullare la rotazione di campo.

I grandi telescopi vengono sempre più sovente costruiti secondo il principio della montatura altazimutale anche perché si riducono le dimensioni strumentali e della cupola con notevole risparmio: a parità di diametro dello specchio principale l'ingombro di una montatura altazimutale è circa 1/3 minore di quello di una equatoriale.

Per di più la montatura altazimutale si presenta assai più robusta e rigida della montatura equatoriale in quanto il centro di gravità corrisponde con il centro dell'asse di rotazione (azimuth)m al contrario dell'equatoriale che presenta le masse spostate al di fuori del centro di gravità naturale. Montature moderne costruite secondo il principio dell'altazimutale sono l'NTT, il TNG, il VLT, l'LBT,...

La montatura altazimutale non può lavorare in prossimità del polo celeste.

Montature equatoriali

Le montature equatoriali si dividono in più categorie. Esse presentano tutte in comune due caratteristiche: una fisica ed una strumentale. La caratteristica fisica comune a tutte le montature equatoriali consiste nel fatto che l'asse principale di azimuth intorno a cui ruota tutta la massa strumentale presenta un'inclinazione variabile in funzione della latitudine del posto in cui lo strumento si trova: tale asse mira quindi il Polo Nord celeste.

L'altra caratteristica consiste nell'invariabilità della declinazione strumentale: una volta puntato l'oggetto celeste da osservare entra in funzione il solo moto siderale (di azimuth) e non c'è rotazione di campo.

Le principali montature equatoriali sono le seguenti:

Allineamento delle montature equatoriali

Ad eccezione della montatura altazimutale che non richiede alcun allinemento, le montature equatoriali vanno tutte allineate (orientate) verso il Polo Nord cleste con il loro asse principale, l'asse cioè attorno al quale ruota in 24 ore il telescopio per mantenere (ipoteticamente nelle 24 ore) l'oggetto osservato al centro del campo.

Qui si sono usati i due termini in senso improprio. In realtà si parla propriamente di orientamento significando dire così che l'asse del telescopio punta il Polo Nord celeste.

L'allineamento è invece il procedimento in base al quale, una volta che si sia posto in stazione il telescopio orientandolo verso il Polo Nord celeste, si procede ad un più corretto e preciso allineamento strumentale con il Polo. Per tale allineamento si ricorre al metodo detto di Bigurdan che consiste nel posizionare correttamente il telescopio mediante successive approssimazioni.

Altre montature

Un tipo particolare di montatura è la montatura detta alt-alt o, più tecnicamente altitude-altitude. Essa si colloca a metà strada fra la montatura equatoriale e la montatura altazimutale. Si tratta di una montatura all'inglese modificata la cui culla principale (la struttura meccanica ove è alloggiato il telescopio) anziché puntare al Nord celeste, è parallela al suolo. La montatura presenta il vantaggio di scaricare le masse al centro ideale gravitazionale dello strumento distribuendole in maniera equivalente su due assi (nella montatura inglese tutto il peso gravita sull'asse che punta al Polo Sud) senza dar luogo alle flessioni tipiche della montatura a forcella.

Per contro si ha la rotazione di campo che è in funzione sia della declinazione strumentale che della latitudine locale ove si trova lo strumento. Tuttavia, quando lo strumento lavora su oggetti che si trovano all'equatore celeste la rotazione di campo è pressoché eguale a zero. In via teorica la montatura può non essere allineata, ma un allineamento degli assi Nord-Sud o Est-Ovest è essenziale per ridurre il fenomeno della rotazione di campo sopra accennato. Una descrizione tecnica di questa montatura si trova a questo sito, ove è scaricabile anche un piccolo programma che consente di scegliere l'allineamento ottimale della montatura in funzione della latitudine.

Montature per telescopi solari

Le montature per telescopi solari differiscono per vari particolari da quelle costruite per i telescopi destinati all'osservazione della volta celeste. I telescopi solari posseggono focali lunghissime ed è impossibile movimentare un tubo ottico di tali dimensioni; lo specchio inoltre non è parabolizzato, ma sferico. La montatura di un telescopio solare è la parte ottica meccanica che serve ad indirizzare la luce del Sole in un tubo che è o coricato sul terreno, o perpendicolare ad esso, o leggermente inclinato e che presenta dimensioni che variano da 30 metri a qualche centinaio di metri.

Così, tramite un sistema di specchi si opera il rinvio della sorgente luminosa solare all'interno del tubo ottico ove l'immagine subisce il consueto trattamento che abbiamo imparato a conoscere: ingrandimento, focalizzazione, osservazione e studio.

Lo strumento destinato a raccogliere l'immagine del Sole ed ad indirizzarla nel tubo ottico prende il nome di Eliostata.

L'Eliostata è composto da uno specchio piano inclinato equatorialmente che ruota per inseguire il Sole e che dirige l'immagine catturata su di un secondo specchio piano che rinvia l'immagine allo specchio principale sferico che provvede ad amplificarla e focalizzarla nel fuoco geometrico dello specchio principale dove si trova la strumentazione. Per una immediata compresnsione del funzionamento vedi la foto dell'Eliostata Zeiss

A motivo della doppia riflessione lo specchio primario (equatorialmente inclinato) non compie un'intera rotazione su se stesso in 24 ore (circa), bensì in 48 ore (circa)

Lo specchio principale va spostato durante i diversi periodi dell'anno a motivo della diversa altezza del Sole sull'orizzonte in inverno, primavera, ed estate.

Configurazioni ottiche

Per configurazione ottica s'intende il particolare tipo di percorso che la radiazione luminosa compie in funzione delle superfici riflettenti (sferiche o piane che siano) e rifrangenti che incontra nel suo percorso.

Il discorso sulle configurazioni ottiche riguarda soprattutto i telescopi a riflessione, cioè a specchio. Non ha senso parlare di configurazioni ottiche nel caso dei rifrattori unicamente perché la configurazione ottica è sempre la stessa: ciò che varia è soltanto la configurazione geometrica della lente obiettivo che può essere costituita di due, tre, quattro ed anche più elementi, spaziati fra di loro in aria e costituiti di vetri di prima scelta e qualità. L'unico accenno diversificativo va fatto forse soltanto in riferimento al coronografo: vedi sopra.

Completamente diverso è invece il discorso per quanto riguarda i telescopi a riflessione: qui le configurazioni ottiche sono diversissime e rispondono ciascuna a diverse esigenze.

Prima di esaminare le varie configurazioni è bene precisare che nei telescopi a riflessione l'elemento basilare della costruzione è il vetro unicamente perché il vetro risponde a due requisiti fondamentali: duttilità nella lavorazione e bassissimo coefficiente di dilatazione termica. Sono questi i soli ed unici motivi cui la componente basilare ottica dei telescopi a riflessione è il vetro. Si tratta dello stesso motivo per cui in passato le barche si costruivano prevalentemente in legno: non perché il legno galleggia, bensì perché il legno obbedisce ai requisiti della facile lavorabilità, della coesione, della resistenza,...

Il vetro una volta lavorato secondo la figura geometrica della parabola o dell'iperbole a seconda del caso funge soltanto ed unicamente da superficie di supporto. Su questa superficie viene poi depositato tramite un particolare procedimento denominato alluminatura, praticato in camere a vuoto spinto, un sottilissimo strato di alluminio che lo rende riflettente ed idoneo a raccogliere (amplificandola e riflettondola) la radiazione luminosa.

Approfondimenti a: http://www.phys.uniroma1.it/web_disp/d5/dispense/capitolo6.pdf

Configurazione newtoniana

Il telescopio newtoniano è costituito da due specchi; un primario sferico parabolizzato ed un secondario ellittico piano sostenuto da una raggera che trasporta l'immagine fuori dal tubo ottico.

Configurazione Cassegrain

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Schema del telescopio Cassegrain

Il telescopio Cassegrain è costituito da due specchi: il primario sferico e parabolizzato ed il secondario ellittico iperbolizzato. Lo specchio primario è forato e l'osservazione della sorgente luminosa avviene dietro a questo. Il percorso luminoso segue in questo caso un doppio tragitto all'interno del tubo ottico, il che consente di avere focali lunghe in uno strumento abbastanza compatto.

Telescopio gregoriano

Configurazione Ritchey-Chrétien

Il Ritchey-Chrétien è un telescopio di tipo aplanatico, esente cioè da aberrazioni sferiche e di coma. È composto da due specchi con superfici particolari e otticamente non usuali. Ha un campo normale utile tra 0,8 e 1,5 gradi. Richiede una lente detta spianatrice di campo. La tecnica, sofistica, del Ritchey-Chrétien è oggi assai usata specie in strumenti professionali per aerofotogrammetria e controllo del territorio. Con questa combinazione ottica sono stati costruiti grandi telescopi come il 150 cm metri di Loiano (Italia), il 4 metri di Siding Spring (Australia), il Kitt Peak Cerro Tololo (Cile). Il vantaggio di questa architettura ottica è la grande compattezza, il tubo può infatti essere lungo fino alla metà della lunghezza focale. Per andare oltre occorre la configurazione Maksutov.

Telescopio Cassegrain

La maggior parte dei telescopi opera come un cassegrain (lunga focale, e un campo di vista più piccolo con maggiore ingrandimento) o newtoniano. Hanno uno specchio primario forato, un fuoco newtoniano, e un braccio meccanico per poter montare differenti specchi secondari.

Una nuova era è stata inaugurata dall'MMT, un telescopio ad apertura multipla composta da sei segmenti, che insieme vanno a formare uno specchio virtuale di 4,5 metri di diametro. Il suo esempio è stato seguito dal telescopio Keck, un telescopio segmentato da 10 metri.

La generazione attuale di telescopi in costruzione ha uno specchio primario tra 8 e 10 metri. Gli specchi sono in genere molto sottili e deformabili, e sono tenuti nella loro posizione ottimale da una serie di attuatori (vedi ottica attiva). Grazie a questa tecnologia, stanno nascendo progetti per telescopi del diametro di 30, 50 e addirittura 100 metri.

Telescopio Schmidt Cassegrain

Telescopio Maksutov Cassegrain

Sensori

Inizialmente, il sensore usato nei telescopi era l'occhio umano. In seguito, la lastra fotografica prese il suo posto, e fu introdotto lo spettrografo, permettendo agli astronomi di avere informazioni sullo spettro di una sorgente. Dopo la lastra fotografica, varie generazioni di sensori elettronici come i CCD sono state perfezionate, ognuna con una maggiore sensibilità e risoluzione.

I telescopi moderni contengono numerosi strumenti tra cui scegliere quello più adatto: camere per immagini, con diversa risposta spettrale. Spettrografi per varie lunghezze d'onda. Polarimetri, che possono rilevare la direzione della luce polarizzata, eccetera.

In anni recenti, sono state sviluppate delle tecnologie per far fronte al problema della distorsione delle immagini introdotta dall'atmosfera, con buoni risultati. Si tratta principalmente di specchi di tip-tilt e dell'ottica adattiva.

Limiti dei telescopi

Il fenomeno della diffrazione ottica pone un limite alla risoluzione che un telescopio può raggiungere. Si tratta in pratica dell'area effettiva del disco di Airy, che pone un limite a quanto vicini possono essere due dischi. Questo limite assoluto è chiamato limite di risoluzione di Sparrow, e più comunemente limite di diffrazione. Dipende dalla lunghezza d'onda della luce osservata e dal diametro del telescopio. Ciò significa che un telescopio di un certo diametro può risolvere fino ad un certo punto oggetti osservati in una certa lunghezza d'onda. Se si vuole una risoluzione maggiore alla stessa lunghezza d'onda, occorre usare un telescopio più grande.

Telescopi celebri

Voci correlate

Collegamenti esterni

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See also: Telescopio, 2003, Aberrazione sferica, Antenna, Atmosfera, CCD (elettronica), Cile, Coma (ottica), Coronografo