Storia dei Paesi Bassi

Indice

L'antichità

I primi abitanti dei Paesi Bassi di cui si abbia notizia storica furono i Batavi, una popolazione che viveva sul corso inferiore del Reno e della Mosa e che fu sottomessa da Giulio Cesare durante la campagna di Gallia (I secolo AC). Il Reno fu per secoli il confine dell'Impero romano, per cui la regione a sud del fiume fece parte della provincia romana della Germania Inferior (e vi sorsero le città di Utrecht, Nijmegen e Maastricht), mentre a nord la popolazione germanica dei Frisoni rimase indipendente.

Il Medioevo

Alla caduta dell'Impero Romano nei Paesi Bassi giunsero le popolazioni germaniche dei Sassoni (nell'est) e dei Franchi (nel sud). Questi ultimi prevalsero sui loro vicini, ed alla fine dell'VIII secolo la regione faceva parte del Sacro Romano Impero fondato da Carlo Magno (che aveva il suo centro nella vicina Aquisgrana).

Nei secoli successivi, i Paesi Bassi rimasero formalmente soggetti all'Impero, ma vi sorsero vari principati semi-indipendenti (contea di Olanda, ducati di Gheldria e del Brabante, vescovato di Utrecht); nel XIV secolo tutti questi furono unificati dai duchi di Borgogna, che vi unirono le Fiandre meridionali (l'attuale Belgio) e gran parte del territorio a cavallo dell'attuale confine franco-tedesco, fino alla Svizzera. Le Fiandre divennero presto il centro economico dei domini borgognoni tanto che nel 1477 il nuovo duca Massimiliano d'Austria (della famiglia imperiale degli Asburgo) trasferirì la propria sede a Bruxelles.

Le Province Unite

Nel XVI secolo la Riforma protestante fu accolta con favore da buona parte della popolazione olandese. Sebbene vi si fosse opposto con forza, l'imperatore Carlo V (nipote ed erede di Massimiliano) finì per accettare la situazione. Alla sua morte (1558) i Paesi Bassi furono staccati dall'Impero, passando a suo figlio Filippo II, re di Spagna. Filippo tentò di perseguitare i protestanti e di eliminare le autonomie delle città fiamminghe, causando una rivolta (1568) che condusse alla proclamazione (1579) della Repubblica delle Sette Province Unite. Il nuovo stato era una repubblica, ma per tutta la sua esistenza la suprema carica di stadtholder fu sempre appannaggio di membri della casa di Orange. Per altri 70 anni la Spagna non riconobbe la secessione olandese e vi fu guerra fino alla Pace di Westfalia del 1648, con cui le Provincie Unite ottennero de iure l'indipendenza che ormai godevano di fatto.

In quegli anni, per quanto impegnati nella lotta con la Spagna, gli olandesi furono molto attivi anche fuori dall'Europa, fondando colonie in India, Indonesia, e nelle Americhe (ad es. New York fu fondata da olandesi), tanto che il XVII secolo è considerato il secolo d'oro (gouden eeuw) dei Paesi Bassi.

Esso però terminò con una serie di sconfitte subite da parte di altri paesi (specialmente degli inglesi), che segnarono la fine dell'espansione commerciale e coloniale olandese.

Il successivo XVIII secolo fu segnato dal conflitto fra i sostenitori degli stadtholder ed i cosiddetti patrioti (avversi a trasformazioni in senso monarchico), ma relativamente tranquillo fino alla Rivoluzione Francese del 1789.

L'invasione francese e la formazione del Regno dei Paesi Bassi

Poco dopo la Rivoluzione le armate francesi invasero i Paesi Bassi, costituendovi l'effimera Repubblica Batava. Essa fu sostituita dal Regno di Olanda (il cui re era Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone), che dopo una vita altrettanto breve fu annesso alla Francia.

Dopo la sconfitta di Napoleone 1814-15 il Congresso di Vienna restaurò lo stato olandese, trasformandolo in monarchia ed assegnando il trono a Guglielmo I d'Orange, figlio dell'ultimo stadtholder. Nel corso delle guerre napoleoniche gli inglesi si erano impossessati di quasi tutte le colonie olandesi: esse furono restituite solo in parte ma in compenso il regno fu notevolmente ampliato, con l'inclusione di Belgio e Lussemburgo.

Questa situazione non durò a lungo: nel 1830 il Belgio si ribellò, ottenendo l'indipendenza grazie all'aiuto francese. Nel 1890 anche il Lussemburgo si staccò dai Paesi Bassi.

Le guerre mondiali

I Paesi Bassi proclamarono la propria neutralità in entrambe le guerre mondiali. Nella Prima Guerra Mondiale questa neutralità venne sostanzialmente rispettata e la guerra ebbe principalmente ripercussioni economiche.

Invece nella Seconda Guerra Mondiale il paese fu occupato dalla Germania Nazista durante l'attacco alla Francia (maggio 1940). Questa occupazione portò tra l'altro alla deportazione ed alla morte di oltre 100.000 ebrei. Il governo olandese in esilio mantenne comunque il controllo dei territori d'oltremare, anche se nel gennaio 1942 il Giappone invase i possedimenti olandesi in Indonesia.

I Paesi Bassi furono liberati dagli alleati dopo la sconfitta della Germania (maggio 1945).

La storia recente

Subito dopo la resa giapponese l'Indonesia proclamò la propria indipendenza e dopo alcuni anni confusi nel 1949 il governo olandese rinunciò alla colonia; negli anni successivi i Paesi Bassi rinunciarono anche al resto del proprio impero coloniale.

La perdita tuttavia non portò a difficoltà economiche, ma anzi l'economia olandese attraversò una fase di rapida crescita.

Da allora la politica estera olandese è dominata dall'impegno a creare o rafforzare le istituzioni internazionali. Oltre a far parte delle Nazioni Unite, i Paesi Bassi sono fra i membri fondatori della NATO e di tutte le istituzioni europee (CECA, CEE) che hanno portato all'attuale Unione Europea, di cui fanno parte. Inoltre fin dal 1948 Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo hanno formato un'unione economica e doganale, il cosiddetto Benelux, che in qualche modo prefigurava la futura UE. Nel 1999 i Paesi Bassi hanno aderito all'Euro.

See also: Storia dei Paesi Bassi, 1477, 1558, 1568, 1579, 1648, 1789, 1814, 1815, 1830