Stilicone
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Flavio Stilicone (circa 359 - 22 agosto, 408) fu generale Romano e Patrizio dell'Impero Romano d'Occidente.
Vita
Nato nell'attuale Germania da padre ufficiale ausiliario del esercito romano ed appartenente al popolo dei Vandali ma da madre probabilmente romana. Di educazione prettamente romana, pur senza dimenticare o rinnegare la sua origine germanica. Parlava correttamente le tre lingue principali dell'epoca: il germanico d'uso corrente (una sorta di lingua franca per le tribù nomadi barbare), il latino e il greco (idioma principale dell'Impero Romano d'Oriente).
Entrò a far parte dell'esercito romano, dove raggiunse il grado di generale durante il regno di Teodosio I grazie ad una fortunata missione alla corte persiana. Stilicone ebbe il compito di difendere l'Impero Romano d'Occidente dagli attacchi dei Visigoti guidati da Alarico, un ruolo che lo impegnò per circa venti anni. Importante furono le battaglie svolte a Pollentia (402) e a Verona (403), dove Stiticone sconfisse i Visigoti costringendoli a deviare per l'Illiria. Coerentemente alla sua politica filogermanica, Teodosio gli diede in sposa Serena, sua nipote, e lo nominò tutore del figlio Onorio. In virtù della scarsa attitudine al comando di Onorio e dell'altro figlio di Teodosio, Arcadio, Stilicone divenne de facto comandante in capo del esercito romano; in quest' ultimo ruolo egli dimostrò ottime capacità strategiche. Ricacciato Alarico,dovette respingere una nuova invasione guidata da Radagaiso (battaglia di Fiesole, 405) e fu costretto perciò a sguarnire le frontiere settentrionali, oltre le quali si riversarono,a partire dal 406, orde di Vandali, Alani e Svevi. Il suo prestigio diminuì notevolmente. Abbandonato dallo stesso imperatore Onorio, fu vittima di una sollevazione delle truppe di nazionalità romana a Ticinum (Pavia) che uccisero almeno sette ufficiali superiori. Si ritirò a Ravenna dove si lasciò catturare dai fedeli di Onorio e fu ucciso. Stessa sorte subì il figlio Eucherio (Assassinato da sicari di Onorio) e la moglie Serena (Uccisa per decisione del Senato romano durante il primo assedio di Roma (408)).
Anche se avrebbe facilmente potuto evitare il suo arresto e sollevare le truppe, non lo fece per timore delle conseguenze che il fatto avrebbe avuto sul destino del traballante impero occidentale.
Fonti
Oltre alle annotazioni legali presenti nel Codex Theodosianus,
la fonte primaria sulle gesta di Stilicone è il panegirico De Consulatu Stilichonis a lui dedicato dal poeta latino Claudiano.
Paolo Orosio parla negativamente di Stilicone nella sua Historiae adversus paganos
Altra fonte importante è Zosimo con la sua Historia Nova
Rutilio Namaziano nel suo poema De Reditu accusa Stilicone di aver distrutto i Libri sibillini per favorire la caduta dell’impero romano.
Voci correlate
- Dittico di Stilicone
