Sterilizzazione (igiene)
La sterilizzazione è il processo con cui vengono eliminati gli agenti microbici che potrebbero essere introdotti nell'organismo.
L'ambiente è ricchissimo di agenti microbici che possono recare danno all'uomo. L'aria dei luoghi affollati o quella particolarmente ricca di polvere può presentare un notevole pericolo in quanto ricca di goccioline di Flügge. Queste vengono emesse con gli starnuti, con la tosse o anche semplicemente con la conversazione, e contengono germi (bacilli della tubercolosi, della difterite, ecc.) particolarmente resistenti. Anche il suolo è ricco di batteri e può essere il trasmettitore di germi particolari (carbonchio, tetano, ecc.), che entrano nel corpo attraverso piccole ferite. Germi che producono malattie intestinali (colera, dissenteria batterica, tifo, paratifo, ecc.) posso essere introdotti nell'organismo attraverso l'ingestione di acqua contaminata o di prodotti alimentari, specialmente vegetali.
Gli alimenti possono essere causa di gravi infezioni, ad esempio, il latte (e i suoi derivati) può trasmettere la tubercolosi, il tifo, la brucellosi, la difterite o il colera.
Uno dei più validi sistemi di difesa predisposti dall'uomo è quello della sterilizzazione, metodo con cui i microbi vengono distrutti.
Lo scopo può essere raggiunto con mezzi fisici (calore, radiazione) e chimici (sostanze battericide). In pratica, la sterilizzazione va intesa in senso relativo, cioè come un valore limite al quale ogni metodo può arrivare, come rapporto fra numero di microrganismi presenti alla fine e all'inizio del trattamento.
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Calore
Il calore è il metodo più efficace per l'uccisione dei microrganismi ed è utilizzato ogni volta che sia sopportato dal materiale da sterilizzare.
Gli oggetti metallici (aghi, lame, ecc.) possono ad esempio essere messi per qualche istante sopra ad una fiamma per ottenerne la sterilizzazione.
Calore secco
I comuni apparecchi ricorrono a stufe a secco in cui si raggiungono temperature di 200° C. Questo tipo di sterilizzazione può essere applicato solo su materiali resistenti, quali il vetro, la porcellana o il metallo. Viene utilizzata quindi sul materiale da laboratorio.
Normalmente vengono utilizzate temperature tra i 180° e i 200° C, per un tempo di esposizione di circa 60-90 minuti.
-Mettere uno strumento (ago, pinza, lama ecc.) sopra una fiamma, non significa sterilizzarlo ( le spore si attivano in un ambiente idoneo cioè ad alte temperature con un tasso di umdità pari al 50%, situazione che non troviamo in questo tipo di sistema). La sterilizzazione è un processo molto più complesso che è formato da varie fasi che vanno dal: -decontaminazione, lavaggio, asciugatura, confezionamento in buste apposite e sterilizzazione vera e propria all'interno di autoclavi a vapore. La scadenza di tale sterilizzazione è di un mese e una volta che il materiale viene a contatto con l'aria oppure con una superficie non sterile è da considerarsi non sterile. Quindi tutto quel materiale che viene utilizzato per es. medicazioni, interventi ecc. deve essere utilizzato in modo appropriato indossando guanti sterili,mascherine,camici sterili, preparando un tavolo sterile dove appoggiare il materiale ecc. ecc. ecc.
Calore umido
Più facile e alla portata di tutti l'utilizzo del metodo della calore umido, in cui acqua bollente e vapore d'acqua hanno, a parità di temperature del calore secco, un'efficacia migliore. L'azione microbicida è dotata di maggiore calore specifico: i germi, e in particolar modo le spore, si rigonfiano perdendo la loro termoresistenza.
Comunemente si sfrutta l'ebollizione. Con la bollitura si eliminano i batteri dall'acqua e dagli oggetti in essa immersi, raggiungendo una sterilizzazione in tempi brevi (3-5 minuti). Se pero si sospetta la presenza di spore batteriche, generalmente più resistenti, occorre una bollitura di almeno 15' o, ancora meglio, aggiungere all'acqua una piccola quantità di bicarbonato di sodio.
Metodi chimici
L'applicazione del calore non può essere effettuata su materiali termolabili e si ricorre quindi a metodi chimici.
Un gas ad azione battericida è l'ossido di etilene, che viene preparato in una miscela con CO2. Questo gas irrita le vie respiratorie e diviene letale se presente nell'aria in percentuali di 100 mg/l. Uccide batteri in forma vegetativa, funghi, virus e spore. La sua buona riuscita dipende dal tempo di esposizione, dalla temperatura, dall’umidità e dalla concentrazione del gas.
L'ossido di etilene viene utilizzato per tutto quel materiale termolabile ma anche per quel materiale che necessita di una scadenza più lunga, perché utilizzando buste in tyvek possiamo avere una scadenza di due anni (questo soltanto con la sterilizzazione ad ossido di etilene)
Altro composto che inattiva rapidamente batteri, virus e spore è l'aldeide formica. Essa si combina con le proteine dei microrganismi. I suoi vapori sono irritanti per le mucose.
Radiazioni
Le sterilizzazioni con radiazioni impiegano normalmente i raggi catodici, i raggi β, i raggi X e i raggi γ.
I microrganismi che maggiormente resistono a questo tipo di sterilizzazione sono i batteri grampositivi e i produttori di pigmenti. Per i virus occorrono dosi elevate. L'efficacia di questo tipo di sterilizzazione può essere alterata dall'essiccamento, dalla presenza di sostanze proteiche con acidi solforati e dalla densità dei microrganismi.
Sterilizzazione degli alimenti
La sterilizzazione degli alimenti avviene attraverso un trattamento termico con temperature superiori ai 100° C. Il trattamento viene attuato attraverso calore umido, ma, per ottenere una sterilità assoluta, deve essere applicato per molto tempo, con conseguente perdita nutritiva degli alimenti.
Il concetto della moderna sterilizzazione non si basa su una completa assenza di germi, ma su una loro notevole diminuzione.
Tra i primi ad occuparsi di sterilizzazione degli alimenti fu F. Appert, che verso il 1800 realizzo il primo metodo di sterilizzazione in scatola a livello industriale. Questo metodo, chiamato appertizzazione, si basa sugli studi di Spallanzani.
Da allora le tecniche di fabbricazione sono notevolmente migliorate e la scoperta di nuovi materiali per imballaggio ha notevolmente migliorato i metodi di sterilizzazione, limitando al massimo le perdite nutrizionali. Tra gli ultimi ritrovati il processo UHT.
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