Socialdemocrazia

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Un garofano rosso stretto in un pugno chiuso è il simbolo internazionale della socialdemocrazia.

La socialdemocrazia è un’ideologia politica emersa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX ad opera di sostenitori del marxismo convinti che la transizione verso una società socialista potesse essere attuata attraverso un processo democratico e non mediante una svolta rivoluzionaria. La socialdemocrazia sostiene inoltre la necessità di un programma di graduali riforme legislative del sistema capitalistico, al fine di rendere quest’ultimo più equo (solitamente con l’obiettivo di trasformarlo, nel lungo periodo, in una società socialista).


A tal proposito, l’Internazionale Socialista definì la socialdemocrazia come la forma ideale di democrazia rappresentativa, che avrebbe potuto risolvere i problemi tipici della democrazia liberale. Tale forma ideale si sarebbe raggiunta seguendo i principi del cosiddetto welfare state (traducibile in italiano con “stato del benessere”). Il primo di questi principi-guida è la libertà, che non include solo le libertà individuali, ma anche la libertà dalla discriminazione e quella dalla dipendenza dai proprietari dei mezzi di produzione o dai detentori illegittimi del potere politico, così come la libertà di poter determinare il proprio destino. Si aggiungono poi l’equità e la giustizia sociale, intese non solo come eguaglianza di fronte alla legge ma anche come equità socioeconomica e culturale, concedendo perciò a tutti gli esseri umani in quanto tali le medesime opportunità, a prescindere dalle loro differenze. Infine, vi è una sorta di solidarietà che porta all’unità e ad un senso di compassione (da intendersi, però, con accezione positiva) nei confronti delle vittime delle ingiustizie e delle disuguaglianze.

SI's Declaration of Principles
 
Indice

Partiti politici socialdemocratici

I partiti politici socialdemocratici sono presenti in numerosi paesi democratici. Nel corso del XX secolo, partiti come il Labour Party nel Regno Unito, il tedesco SPD e molti altri in Europa, Canada (New Democratic Party), Australia (Labor Party) e Nuova Zelanda (Labour Party) hanno implementato o proposto programmi politici riguardanti la legislazione del lavoro, la [nazionalizzazione]] delle maggiori industrie e un crescente welfare state.

Sul finire del XX secolo, molti di questi partiti hanno finito col prendere le distanze dalla tradizionale proposta economica socialista. Attualmente, i socialdemocratici non ritengono che vi sia un conflitto fra l’economia di libero mercato e la loro definizione di società “socialista”. A great many social democratic parties have adopted policies of the centrist Third Way, which supports a deregulated economy and emphasises equality of opportunity as the benchmark for social equity. Modern social democrats have also broadened their social goals to encompass aspects of feminism, racial equality and multiculturalism. Whether this modern form of social democracy can properly be described as "socialist" is a matter of dispute. Many social democrats do not see themselves as socialist.

Most social democratic parties are members of the Socialist International, which is a successor to the Second International.

See also List of social democratic parties

"Democratic socialism" versus "Social democracy"

Democratic socialism or reformism arguably forms a distinct current of thought from social democracy, in that self-described democratic socialists still see themselves as working towards the establishment of a socialist state. Many separate parties calling themselves "democratic socialists" have sought to distance themselves from their social democratic counterparts. Naturally, there is some degree of overlap, and some self-professed democratic socialists remain associated with social democratic parties in an effort to render them more avowedly socialist.

In many cases, those who merely want to improve capitalism have kept the name "social democrats" (by virtue of their majority position), while those who want to gradually abolish capitalism through democratic means are called "democratic socialists". In others, particular names are used solely by historical accident.

Storia

Molti partiti, nella seconda metà del XIX secolo, si autodefinirono “socialdemocratici”, come l’inglese Federazione Socialdemocratica, e il partito socialdemocratico russo. In alcuni casi, si svilupparono gruppi rivoluzionari socialisti o marxisti, nell’intento di introdurre la democrazia (o, almeno, la concezione che avevano di essa) in paesi non democratici.

La socialdemocrazia odierna, tuttavia, nacque da una frattura all’interno del movimento socialista all’inizio del XX secolo, a seguito di due diversi modi di concepire le idee di Karl Marx. Molti movimenti correlati, quali il pacifismo, l’anarchia, e il sindicalismo, nacquero nello stesso periodo (spesso a partire da divisione interne al mondo socialista) e svilupparono diverse critiche al marxismo. I socialdemocratici, rappresentanti la maggioranza dei socialisti del tempo, non rinnegarono apertamente il marxismo (e, anzi, spesso dichiararono di ispirarsi ad esso), ma dissero di volerlo “riformare” e moderare la loro critica del capitalismo. Proclamavano, in sostanza, che il socialismo si potesse raggiungere attraverso l’evoluzione piuttosto che attraverso la rivoluzione. Questa visione fu fortemente osteggiata dai socialisti rivoluzionari, convinti dell’inevitabile fallimento di ogni tentativo di riforma del capitalismo, poiché i riformatori sarebbero stati gradualmente corrotti e, probabilmente, trasformati in capitalisti essi stessi.

Due furono le figure chiave degli albori della Two key figures within the socialist movement at this time were César de Paepe of the Belgian International Working Men's Association, and Jean Jaures (who led the French Socialist Party until his assassination on July 31, 1914, one day before the general mobilization of forces that began World War I).

Malgrado le divergenze, i socialisti riformisti e quelli rivoluzionari rimasero uniti fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Il conflitto, infatti, acuì le tensioni fino alla rottura definitiva. I socialisti riformisti scelsero di appoggiare i rispettivi governi nazionali in occasione dell’entrata in guerra, cosa che per i socialisti rivoluzionari significò un vero e proprio tradimento ai danni della classe operaia (visto che si tradiva il principio secondo cui i lavoratori di tutto il mondo dovevano essere uniti nella loro lotta al capitalismo, non prendendo parte ai conflitti fra i governi “capitalisti”). Si ebbero perciò violenti scontri fra i due schieramenti, come accadde in Germania, fra il socialista riformista Eduard Bernstein e la socialrivoluzionaria Rosa Luxemburg.

Del resto, subito dopo la rivoluzione russa, gran parte dei partiti socialisti subirono profonde lacerazioni. I socialriformisti, infatti, mantennero la denominazione di “socialdemocratici”, mentre i socialrivoluzionari incominciarono a chiamarsi “comunisti” (vedi anche Comintern). A partire dagli anni Venti, le differenze fra socialdemocratici e comunisti divennero sempre più marcate (del resto, anche all’interno del pensiero comunista si svilupperanno varie correnti).

Sulla falsariga della divisione fra socialdemocratici e comunisti, un’altra frattura sconvolse nuovamente la socialdemocrazia: da un lato, coloro che ancora ritenevano necessario abolire il capitalismo (senza fare ricorso alla rivoluzione) sostituendo ad esso un sistema socialista costruito attraverso l'uso degli strumenti offerti dalla democrazia parlamentare; dall’altro, coloro i quali sostenevano che fosse possibile mantenere il sistema capitalistico, apportando i miglioramenti necessari, quali la nazionalizzazione di determinate attività, l’implementazione di programmi pubblici (ad esempio, la creazione di sistemi sanitari ed educativi universalistici) e la parziale redistribuzione della ricchezza grazie al ‘’welfare state’’ (tutte misure, queste, volte a creare un capitalismo dal volto più umano). Del resto, quasi tutti i partiti socialdemocratici finirono con l’essere dominati da questa seconda concezione e, nel secondo dopoguerra, abbandonarono definitivamente ogni proposta di superamento del capitalismo. Per esempio, nel 1959 l’SPD adottò il programma Godesberg con cui “rinnegò” la lotta di classe del marxismo.

Sul finire degli anni Ottanta, molti partiti socialdemocratici hanno adottato, più o meno formalmente, la cosiddetta terza via, a seguito della loro incapacità di realizzare politiche redistributive e di raggiungere la stabilità economica e il pieno consenso elettorale. Modern social democrats are generally in favor of a mixed economy, which should be mainly capitalistic but with governmental provision of certain social services. Many social democratic parties have shifted emphasis from their traditional goals of social justice to human rights and environmental issues. In this, they are facing increasing challenge from Greens, who view ecology as fundamental to peace, and require reform of money supply and safe trade measures to ensure ecological integrity. In Germany in particular, Greens, Social Democrats, and other socialist parties have cooperated in so-called Red-Green Alliances.

A number of the policies advocated by social democrats have become permanent in the countries where they have been implemented, in the sense that they are now supported by all mainstream political parties. Such policies include the progressive income tax and publicly funded medicine. Other measures, however, (such as tuition-free university education) have largely been overturned, often by social democratic governments themselves. Social democrats have, for the most part, also abandoned the concept of nationalization and have instead fully or partly privatised state owned industry and services. These changes have been seen in the governments of Bob Hawke and Paul Keating in Australia, that of Tony Blair in the United Kingdom, and the Rogernomics of Roger Douglas in New Zealand.

In general, these reversals in policy are supported more by the party leadership and far less by the average members of social democratic parties and their voter base - although they are accepted as necessary in order for their parties to remain electorally viable. Many have claimed that the present leadership of the social democratic movement have betrayed social democratic principles; to which modernizing social democrats counter that their 'new' social democracy is an adaptation of those historic principles to the reality of the modern world.

When discussing the recent reversal of social democratic policy it is important to bear in mind that what many people refer to as 'traditional' social democracy is now generally regarded to have been possible only because of the prevailing international climate - the post-war Bretton Woods consensus. What is of interest to contemporary social democrats, therefore, is why this consensus itself collapsed, whether it would be possible to rebuild it, and how?

Some social democratic parties have at some point in their history been supporters of free trade, on the grounds that limiting international trade harms the poor by raising prices and reducing incomes: for example the Labour Party first came to government in the UK in 1924 after their opponents had lost the 1923 election by proposing protectionism.

See also History of Socialism.

La posizione odierna della socialdemocrazia

In generale, i socialdemocratici dei giorni nostri sostengono:

Critiche alla socialdemocrazia

Come prevedibile, gran parte delle critiche alla socialdemocrazia giungono dai suoi principali oppositori politici, vale a dire le forze di destra. Queste ultime, solitamente, sostengono che i sistemi socialdemocratici siano troppo ristrettivi nei confronti dei diritti individuali e che la scelta del singolo sia impoverita in un sistema in cui lo stato offre (fino ad arrivare ad una sorta di monopolio) scuole, assistenza sanitaria e molti altri servizi.

Il liberalismo classico e i conservatori affermano che la socialdemocrazia interferisca con i meccanismi del libero mercato e danneggi l’economia, portando ad una crescita eccessiva del debito pubblico e scoraggiando gli investimenti degli imprenditori.

Inoltre, anche le altre forze di sinistra muovono delle critiche alla socialdemocrazia. I socialisti rivoluzionari criticano i socialdemocratici accusandoli di essere così legati al sistema capitalistico da divenire indistinguibili dai moderni liberali. Del resto, molti socialdemocratici hanno rinunciato alla denominazione di “socialisti” e alla realizzazione di uno stato socialista quale ultima tappa del loro impegno politico. Di conseguenza, la decisione di operare all’interno del sistema capitalistico piuttosto che di provare a superarlo ha fatto sì che molte forze di sinistra abbiano accusato i socialdemocratici di essere dei traditori. A testimonianza di ciò, tra le altre cose, vi sarebbe il fatto che alcuni celebri socialdemocratici dei giorni nostri, come Tony Blair e Gerhard Schröder, stiano in realtà facendo il “gioco” dei capitalisti, tagliando le tasse e i programmi sociali, procedendo con le privatizzazioni e con la deregolazione in campo industriale (restringendo cioè il raggio d’azione del ‘’welfare state’’).

See also

Collegamenti esterni

Socialdemocratici: partiti che si rifanno all'esperienza dei partiti socialisti nati all'inizio del secolo, ma che si caratterizzano per uno spostamento della politica spostata verso il centro. Nella prassi contemporanea, quindi, sono partiti progressisti, in genere aperti alle libertà personali e alla tutela non solo delle classi lavoratrici ma anche alle classi medie. I partiti socialdemocratici sono particolarmente forti nell'Europa settentrionale (Svezia, Danimarca) e in Germania.

See also: Socialdemocrazia, 1914, 1959, Anarchia, Australia, Bretton Woods, Canada, Comintern, Comunismo