Sistema di collocamento pubblico

Il sistema di collocamento pubblico è lo strumento con il quale lo Stato tende a fornire ai cittadini disoccupati o in cerca di nuovo lavoro, pari opportunità di trovare lavoro.

Indice

Evoluzione storica

Nascita e periodo post-fascista

Il collocamento pubblico moderno nasce nel periodo post-fascista, dopo la caduta del regime e dell'ordinamento sindacale corporativo, quando ragioni di natura prettamente politica indussero il legislatore di allora a non restituire tale funzione ai sindacati, che l'avevano mantenuta già soltanto formalmente durante il ventennio. Il tutto quindi rimase monopolio esclusivo degli organi dello Stato, essendo prevista la sanzione penale per gli intermediatori privati.

La gestione pubblica implicava l'iscrizione in apposite liste negli uffici del Ministero del lavoro a chi fosse interessato, privo di occupazione o in cerca di una nuova. Il datore di lavoro, invece, che intendeva assumere del personale, doveva presentare una "richiesta di avviamento al lavoro", nella quale andavano inseriti soltanto dati relativi al numero dei lavoratori richiesti e la qualifica che dovevano possedere (la nominatività era richiesta solo in caso di elevata professionalità).

Questo sistema tuttavia si rivelò inefficente, fallimentare e, soprattutto, troppo burocratico per soddisfare le esigenze di entramble le parti. L'aspettativa del legislatore del 1949 di garantire eque possibilità per ciascuno rendeva il tutto troppo statico e insoddisfacente.

Periodo delle riforme fino all'attuale sistema

Tranne poche modifiche, il sistema iniziale rimase inalterato dal '49 fino agli anni '80: in un primo momento fu abrogato l'obbligo della richiesta numerica, concedendo dapprima l'assunzione su richieste nominative per la metà degli assunti, estesa poi per intero a tutti. Successivamente fu abolito anche l'obbligo della richiesta preventiva. Il principio garantista dell'equa opportunità era stato compromesso in favore di un più semplice meccanismo di domanda e offerta.

In secondo luogo, sono state attribuite alle Regioni le funzioni del mercato del lavoro, riservandosi lo Stato soltanto il ruolo generale di indirizzo, promozione e coordinamento.

L'ultima e radicale trasformazione del sistema di collocamento è avvenuta con l'intervento della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha ritenuto il monopolio pubblico italiano in contrasto con la disciplina comunitaria. Di conseguenza da quel momento anche i privati concorrono con lo Stato per la mediazione del lavoro.

Collocamento obbligatorio di disabili e categorie protette

La legge n.482 del 1968 prevedeva già a suo tempo un collocamento obbligatorio per soggetti disabili con menomazioni fisiche, psichiche, sensoriali e intellettive, nonchè a chi avesse vantato ragioni di benemerenza (figli orfani, coniugi superstiti di soggetti deceduti in guerra o sul lavoro ecc.), imponendo ai datori di lavoro l'assunzione di una percentuale di tali soggetti rapportata al numero complessivo dei dipendenti della loro impresa.

Dal 1999 invece esiste il "collocamento mirato", ovvero come definito dalla stessa legge n.68 di quell'anno, <<serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto , attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzione dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione>>. (art.2) La stessa legge individua i criteri per ritenere una persona disabile o meno, e prevede l'iscrizione di tali soggetti in appositi elenchi in <<unica graduatoria>> (art.8). Anche l'obbligo di assunzione è cambiato, in quanto grava sui datori di lavoro pubblici e privati che abbiano più di 15 dipendenti. L'obbligo è sospeso nei confronti delle imprese che abbiano ottenuto l'intervento della Cassa integrazione guadagni o in procedura di mobilità.

See also: Sistema di collocamento pubblico, 1949, 1999, Anni 1980, Diritto sindacale, Fascismo, Regioni d'Italia, Sindacato, Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Cassa integrazione guadagni