Silvio Berlusconi
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Silvio Berlusconi, nato il 29 settembre 1936 a Milano, è l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri del 59° governo italiano della Repubblica Italiana. Imprenditore - secondo Forbes è oggi l'uomo più ricco d'Italia - è il leader di Forza Italia, il movimento politico da lui fondato.
Famiglia
Nasce a Milano il 29 settembre 1936, primo di tre figli (due maschi e una femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi, casalinga.
Sposato nel 1965 con Carla Dell'Oglio, dalla quale ha avuto due figli: Maria Elvira, detta Marina (1966) e Piersilvio (1968); divorzia nel 1985.
Ufficializza nel 1985 il legame con Veronica Lario (al secolo Miriam Bertolini) che sposa nel 1990, da cui ha avuto tre figli: Barbara (1984), Eleonora (1986) e Luigi (1988).
Formazione
Nel 1954 consegue la Maturità classica al liceo salesiano Copernico e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università Statale. Nel 1961 si laurea in legge con 110 e lode a Milano con una tesi sugli aspetti giuridici del contratto pubblicitario, e vince una borsa di studio di 2 milioni di lire messa in palio dalla concessionaria Manzoni.
Berlusconi non ha mai prestato servizio militare, neanche per il periodo standard di leva obbligatoria: i motivi, se dichiarato in sovrannumero, riformato o altro, sono però sconosciuti.
Carriera imprenditoriale
Edilizia
Inizia ad occuparsi di edilizia nel 1961 con l'acquisto di un terreno in via Alciati (Milano), suo socio il costruttore Pietro Canali, garante il banchiere Carlo Rasini. Nasce la Cantieri Riuniti Milanesi.
Nel 1963 fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico.
Nel 1964 apre un cantiere a Brugherio per edificare alcuni condomini.
Nel 1965 è pronto il primo condominio che viene venduto al Fondo di previdenza dei dirigenti commerciali.
Nel 1968 nasce l'Edilnord 2, acquistando terreni nel comune di Segrate, dove sorgerà Milano 2.
Nel 1969 Brugherio è completa con 1000 appartamenti venduti.
Nel 1973 fonda la Italcantieri Srl e acquista, tramite l'avv Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni ad Arcore.
Televisioni
In seguito il suo campo d'azione si è spostato verso il mondo dei media: dopo avere fondato nel 1978 Telemilano, televisione privata a carattere locale, due anni dopo la espanse a tutta Italia, cambiandone il nome in Canale 5, che crebbe fino a diventare il primo canale televisivo privato nazionale. La crescita degli ascolti nel 1980 fu dovuta al Mundialito, un torneo di calcio tra Uruguay, Argentina, Brasile, Germania, Italia e Olanda. Dopo una vivace campagna propagandistica a favore della visione in diretta, condotta da alcuni quotidiani nazionali (tra cui si distinsero il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, allora sotto l'influenza della loggia massonica P2, e Il Giornale, di cui lo stesso Berlusconi era azionista), nonostante gli iniziali pareri sfavorevoli da parte di ministri governativi, la RAI dovette concedere a Canale 5 l'uso del satellite e la diretta per la trasmissione in Lombardia e in differita, nel resto d'Italia. Con l'acquisto di Italia 1 nel 1982 dall'editore Edilio Rusconi e di Retequattro nel 1984 dal gruppo editoriale Mondadori il gruppo Fininvest, ora Mediaset, divenne il principale antagonista dell'ex monopolio televisivo RAI. Il 6 agosto 1990 la legge Mammì legalizzava l'impero televisivo di Berlusconi.
Editoria
Nel campo editoriale è azionista di due tra le principali case editrici italiane, Mondadori ed Einaudi. Nel campo della distribuzione audiovisiva è stato per un certo periodo socio in Blockbuster Italia; controlla inoltre il gruppo Medusa Cinema.
Altro (Commercio, Milan)
È anche presidente della squadra di calcio del Milan, mentre è uscito dal campo del commercio dopo avere posseduto per vari anni il gruppo Standa.
La discesa in campo
La sua entrata in politica avviene nei primi anni 1990 quando, di fronte al crollo della Democrazia Cristiana e del PSI dopo lo scandalo Mani Pulite, trova opportuno "scendere in campo", come egli stesso afferma, fondando Forza Italia un nuovo movimento politico che potesse arginare la possibile vittoria dello schieramento di centrosinistra, identificato da lui come "il pericolo Comunista". Tuttavia il suo debutto politico inizia all'insegna dei cavilli. Silvio Berlusconi, infatti, per la mai abrogata legge 361 del 1957 (che all'articolo 10 afferma: "Non sono eleggibili (...) coloro che (...) risultino vincolati con lo Stato (...) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica") risulta ineleggibile. Tuttavia, la Giunta per le elezioni, anche grazie ad una parte degli esponenti dei DS del neo-segretario Massimo D'Alema, decise di rigettare il ricorso, permettendo l'ascesa politica di Berlusconi. Grazie anche ad una massiccia campagna elettorale per la quale Berlusconi sfrutta pienamente i propri canali mediatici e che scatenerà polemiche che si risolveranno nella cosidetta par condicio, nel 1994 le elezioni si risolvono in un successo per il suo partito consociatosi in un'alleanza di centrodestra ad Alleanza Nazionale e alla Lega Nord; ma la sua prima esperienza di governo ha vita breve e si conclude pochi mesi dopo quando la Lega di Umberto Bossi esce dalla maggioranza di governo per appoggiare dall'esterno un governo di centrosinistra (il cosiddetto ribaltone).
Politica, cenni generali
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Forza Italia è un movimento politico nato per identificarsi con il suo fondatore. Berlusconi si propone come liberale e liberista, l'alternativa alla vecchia politica, un imprenditore al servizio della politica. Il suo stile politico fa sì che si rivolga direttamente al popolo italiano con slogan semplici ed incisivi (Un presidente operaio, Un milione di posti di lavoro ad esempio): è celebre il suo contratto con gli italiani siglato in diretta televisiva alla trasmissione "Porta a porta" prima delle elezioni del 2001.
Dal suo punto di vista, il governo della nazione è equivalente alla gestione di una grande azienda: da qui l'insofferenza per la politica legata alle trattative tra i partiti e ai limiti che la Costituzione del 1948 pone al Presidente del Consiglio dei Ministri. Nella riforma costituzionale avviata nel corso del suo secondo governo, la parte che rafforza i poteri del premier è presentata da Berlusconi come il modo per rafforzare "l'amministratore delegato dell'Azienda Italia", chiunque egli sarà. D'altra parte, il governo Berlusconi II non è stato solamente il più lungo della Repubblica Italiana, ma anche quello in cui è stato sostituito il maggior numero di ministri. Questo modo aziendale e personale della sua politica viene tacciato come demagogico e populista dai suoi critici e avversari politici: l'indubbio intreccio di interessi imprenditoriali, mediatici e politici rende molto spesso difficile comprendere se, e in quanta parte, varie leggi promulgate nel secondo governo Berlusconi siano state fatte ad personam: tra di esse si annoverano la depenalizzazione del reato di falso in bilancio, la legge Cirami che amplia la possibilità di ricusare un collegio giudicante per "legittimo sospetto", la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni in genere, il lodo Maccanico sulla sospensione dei procedimenti penali in corso, con conseguente allungamento dei termini di prescrizione, per le cinque maggiori cariche dello Stato. Il programma di governo è generalmente liberista: tra le leggi di riforma promulgate spiccano quelle dei sistemi pensionistico, giuridico e scolastico.
La riforma fiscale, che fa parte del Contratto con gli italiani, non è stata ancora effettuata. Sul realismo di questo progetto le opinioni professate da governo e opposizioni divergono sostanzialmente; il primo ha affermato che è già stato in buona parte realizzato, ed ha promesso che nel 2006 verranno dati ulteriori sgravi fiscali, le altre che per le classi meno abbienti gli scarsi sgravi sull'IRPEF (ora chiamata IRE) sono stati più che annullati dall'aumento delle imposte locali e indirette, come i bolli.
La politica estera italiana degli ultimi anni ha segnato una rottura con il tradizionale filoeuropeismo italiano, appoggiando gli Stati Uniti anche nella decisione della guerra in Iraq del 2003 (l'Italia comunque si è dichiarata non belligerante e ha inviato truppe solo nel dopoguerra). In ambito europeo, Berlusconi ha espresso pubblicamente la volontà di implementare relazioni cordiali con la Russia e quella di sostenere l'entrata della Turchia nell'Unione Europea. Il suo governo ha varato leggi più restrittive in merito all'immigrazione (la legge Bossi-Fini) e con l'intento di fermare quella clandestina ha cercato cooperazione con i paesi dell'area mediterranea.
Primo governo Berlusconi
Formazione del governo (inteso come assegnazione ministeri principali)
Politica interna
Politica estera
Caduta del governo
Opposizione
Dopo le elezioni del 1996, vinte dal centrosinistra, Berlusconi e il suo partito rimangono all'opposizione fino alle successive elezioni nazionali del 2001 quando ritornano al governo con una nuova coalizione (Casa delle Libertà) che include ancora una volta Alleanza Nazionale e Lega Nord ma anche altri partiti tra cui l'UDC.
Bicamerale
Data la necessità di riforme in un momento di difficoltà congiunturale, il governo Prodi promosse con legge costituzionale la Commissione Parlamentare per le Riforme Costituzionali, la cosidetta Bicamerale, il 24 gennaio 1997 che potesse proporre al Parlamento un progetto di riforma ampiamente condiviso. I lavori, tuttavia, inizieranno poco prima della caduta del governo Prodi (avvenuta il 21 ottobre 1998). Il nuovo premier D'Alema attuò la politica dell'Appeasement, cercò cioè di coinvolgere nei lavori anche il capo dell'opposizione Berlusconi. La commissione iniziò i lavori all'insegna della polemica: Silvio Berlusconi chiese che venisse inserita come priorità nell'agenda dei lavori anche una riforma giudiziaria costituzionale, anche se la Costituzione italiana viene ritenuta, in questo campo, una delle più all'avanguardia del mondo. Tuttavia il premier acconsentì alla richiesta (secondo alcuni, in cambio del varo di una legge sul conflitto di interessi favorevole a Berlusconi, effettivamente approvata alla Camera in quei giorni, ma respinta due anni dopo dal Senato). Il progetto Bicamerale si infranse a causa delle divergenze fra il centrosinistra e il centrodestra, in particolare proprio del futuro premier, Berlusconi.
Referendum pubblicità
Secondo governo Berlusconi
Il secondo governo da lui presieduto è stato quello di più lunga durata nella storia repubblicana, dal giugno 2001 alla crisi di governo dell'aprile 2005.
Formazione del governo
- Gianfranco Fini - vicepresidente del consiglio
- Marco Follini - (dal 3 dicembre 2004 al 18 aprile 2005)
- Renato Ruggiero - ministro degli affari esteri (dal 10 giugno 2001 al 6 gennaio 2002)
- Silvio Berlusconi - (dal 6 gennaio 2002 al 14 novembre 2002)
- Franco Frattini - (dal 14 novembre 2002 al 18 novembre 2004)
- Gianfranco Fini - (dal 18 novembre 2004)
- Claudio Scajola - ministro degli interni (dal 10 giugno 2001 al 3 luglio 2002)
- Roberto Castelli - ministro della giustizia
- Giulio Tremonti - ministro dell'economia e delle finanze (dal 10 giugno 2001 al 3 luglio 2004)
- Antonio Marzano - ministro delle attività produttive
- Letizia Moratti - ministro dell'istruzione, università e ricerca
- Roberto Maroni - ministro del lavoro e delle politiche sociali
- Antonio Martino - ministro della difesa
- Giovanni Alemanno - ministro delle politiche agricole e forestali
- Altero Matteoli - ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
- Francesco Nucara - (dal 30 dicembre 2004)
- Pietro Lunardi - ministro delle infrastrutture e dei trasporti
- Girolamo Sirchia - ministro della salute
- Giuliano Urbani - ministro dei beni culturali
- Maurizio Gasparri - ministro delle comunicazioni
- Enrico La Loggia - ministro degli affari regionali
- Giuseppe Pisanu - ministro attuazione programma di governo (dal 10 giugno 2001 al 3 luglio 2002)
- Claudio Scajola - (dal 28 agosto 2003)
- Franco Frattini - ministro della funziona pubblica (dal 10 giugno 2001 al 14 novembre 2002)
- Luigi Mazzella - (dal 14 novembre 2002 al 2 dicembre 2004)
- Mario Baccini - (dal 2 dicembre 2004)
- Lucio Stanca - ministro dell'innovazione e delle tecnologie
- Mirko Tremaglia - ministro degli italiani nel mondo
- Stefania Prestigiacomo - ministro per le pari opportunità
- Rocco Buttiglione - ministro delle politiche comunitarie
- Umberto Bossi - ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione (dal 10 giugno 2001 al 19 luglio 2004)
- Carlo Giovanardi - ministro per i rapporti col parlamento
Politica interna
Politica estera
thumb|Silvio Berlusconi (a sinistra) in Texas
Caduta del governo
La sconfitta della Casa delle Libertà alle elezioni regionali amministrative del 3-4 aprile 2005 apre la strada ad una crisi di governo. Berlusconi annuncia, con un discorso alle camere, le dimissioni il 20 aprile 2005, rimettendo il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Terzo governo Berlusconi
Il terzo governo Berlusconi, rifacendosi ai dati delle elezioni regionali del 3-4 aprile 2005, che hanno visto la Casa delle Libertà arretrare rispetto alle precedenti elezioni, perdendo in 12 delle 14 regioni in cui si votava, cerca di recuperare consensi proponendosi di dar maggior rilievo a tre settori fondamentali: famiglie, imprese e Sud.
Formazione del governo
Il nuovo governo è formato da 25 ministri e comprende un nuovo dicastero.
- Gianfranco Fini - vicepresidente del consiglio, ministro degli affari esteri
- Giulio Tremonti - vicepresidente del consiglio
- Giuseppe Pisanu - ministro degli interni
- Roberto Castelli - ministro della giustizia
- Domenico Siniscalco - ministro dell'economia e delle finanze
- Claudio Scajola - ministro delle attività produttive
- Letizia Moratti - ministro dell'istruzione, università e ricerca
- Roberto Maroni - ministro del lavoro e delle politiche sociali
- Antonio Martino - ministro della difesa
- Giovanni Alemanno - ministro delle politiche agricole e forestali
- Altero Matteoli - ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
- Pietro Lunardi - ministro delle infrastrutture e dei trasporti
- Francesco Storace - ministro della salute
- Rocco Buttiglione - ministro dei beni culturali
- Mario Landolfi - ministro delle comunicazioni
- Enrico La Loggia - ministro degli affari regionali
- Stefano Caldoro - ministro attuazione programma di governo
- Mario Baccini - ministro della funziona pubblica
- Lucio Stanca - ministro dell'innovazione e delle tecnologie
- Mirko Tremaglia - ministro degli italiani nel mondo
- Stefania Prestigiacomo - ministro per le pari opportunità
- Giorgio La Malfa - ministro delle politiche comunitarie
- Roberto Calderoli - ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione
- Gianfranco Miccichè - ministro sviluppo e coesione territoriale
- Carlo Giovanardi - ministro per i rapporti col parlamento
Politica interna
Politica estera
Conflitto di interessi e 'Par Condicio'
Con riferimento al controllo dei mezzi di informazione si intende per conflitto di interessi l'incompatibilità fra la proprietà di testate giornalistiche o di emittenti radio televisive con l'assunzione di cariche pubbliche tali da consentire al titolare di tali cariche di controllare o influenzare la gestione di altre testate o reti concorrenti, il cui controllo, parziale o totale, sia appannaggio della cosa pubblica.
In particolare la proprietà da parte di Berlusconi delle reti Mediaset configurerebbe un conflitto di interesse nella misura in cui, nella sua veste di Presidente del Consiglio, egli fosse in grado di determinare, o comunque influenzare, la nomina degli organismi dirigenti della RAI, televisione pubblica di cui il Ministero del Tesoro, tramite la RAI Holding, è azionista di riferimento. Va notato che, attualmente, Mediaset e RAI, insieme, detengono circa il 90% dello share televisivo totale nazionale, diviso fra le due reti in parti all'incirca uguali.
Mediaset dichiara di attenersi agli stessi criteri adottati dalla RAI nel garantire un'appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti (la cosiddetta Par Condicio).
Il Consiglio di Amministrazione della RAI è nominato, di comune accordo, dai presidenti del Senato e della Camera dei Deputati. Sebbene entrambi i presidenti siano espressione della maggioranza è prassi consolidata che essi siano scelti in modo da poter essere accettati anche dalle opposizioni. La ragione di ciò risiede nell'alto profilo istituzionale di queste due figure, che rappresentano rispettivamente la seconda e terza carica dello Stato, subito dopo il Presidente della Repubblica, e che quindi sono tenute ad agire "super partes" in questioni riguardanti l'alto interesse nazionale. Attualmente queste due posizioni sono occupate, rispettivamente, da Marcello Pera e Pierferdinando Casini.
È interessante notare che questo approccio è tipico del sistema politico italiano. La Costituzione Italiana, infatti, è stata approvata nel 1948, subito dopo l'era fascista, e, al fine di prevenire il ritorno a forme di governo dittatoriali, ha posto un'estrema cura nel bilanciare fra di loro i diversi poteri dello Stato, per evitarne l'eccessiva concentrazione in un'unica persona e/o istituzione.
Uno dei maggiori critici di Berlusconi tra i media stranieri è stato il quotidiano Britannico The Economist (soprannominato da Berlusconi "The Ecommunist"). Lo scontro verbale tra Berlusconi e l'Economist raggiunse il suo apice quando Berlusconi portò la pubblicazione alla corte di Roma, mentre l'Economist pubblicava lettere aperte contro di lui [1].
In ogni caso, secondo l'Economist, Berlusconi, nella sua doppia veste di proprietario della Mediaset e Presidente del Consiglio, detiene il controllo di circa il 90% di tutto il panorama televisivo nazionale.[2] Questa percentuale include sia le stazioni da lui direttamente controllate che quelle su cui il suo controllo può essere esercitato in maniera indiretta attraverso la determinazione o l'influenza nella nomina degli organismi dirigenti della televisione pubblica.
Il vasto controllo sui media esercitato da Berlusconi è stato più volte ricollegato alla possibilità che i media italiani possano essere soggetti ad una limitazione delle libertà d'espressione. L'Indagine mondiale sulla libertà di stampa 2004 (Freedom of the Press 2004 Global Survey), uno studio annuale pubblicato dall'organizzazione americana Freedom House, retrocesse L'Italia dal grado di 'Libera' (Free) a 'Parzialmente Libera' (Partly Free) [3] sulla base dell'influenza di Berlusconi sulla RAI. Un grado raggiunto nell'Europa occidentale solo dalla Turchia (2005).
Reporter senza frontiere dichiara che nel 2004, "Il conflitto d'interessi che coinvolge il primo ministro Silvio Berlusconi e il suo vasto impero mediatico non è ancora risolto e continua a minacciare la libertà d'espressione".[4] Nell'aprile 2004, la Federazione Internazionale dei Giornalisti si unisce alle critiche, obbiettandosi al passaggio di una legge votata da Carlo Azeglio Ciampi nel 2003, che i detrattori di Berlusconi ritengono sia destinata a proteggere il suo controllo dichiarato del 90% dei media nazionali. [5]
Retequattro e corte costituzionale
La Commissione Parlamentare di Vigilanza
Il Parlamento Italiano ha istituito nel 1975 Una Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, [6] , composta da membri di tutti i partiti ed il cui presidente è tradizionalmente un rappresentante dell'opposizione, attualmente l'On. Claudio Petruccioli del partito DS-Ulivo.
Leggi promulgate
Il "berlusconismo"
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Come già accennato, una caratteristica precipua di Berlusconi è il cercare rapporti per quanto possibile di amicizia personale, e in generale di "accomodare" l'interlocutore. Lui stesso ama ricordare i suoi trascorsi di gioventù come cantante e intrattenitore da crociera, e nel 2004 ha persino inciso un disco di canzoni napoletane composte da lui insieme a Mariano Apicella. La sua cura per l'aspetto fisico è anche assai nota; è un convinto fautore del jogging, ha deciso di fare un intervento di lifting a dicembre 2003 e nei primi di agosto 2004 si è sottoposto al trapianto di capelli presso l'ambulatorio di Ferrara del chirurgo plastico Piero Rosati (la nota "bandana bianca" che il premier portava durante il suo incontro con Tony Blair doveva servire a celare i segni dell'intervento).
In campo politico, questo stile porta all'ostentazione di rapporti personali con gli altri potenti: tra gli amici personali di Berlusconi, il presidente americano Bush, il primo ministro inglese Tony Blair, e il presidente russo Putin. Tutto questo ha però reso Berlusconi molto vulnerabile a una serie di scivoloni di percorso verificatisi durante i suoi discorsi a braccio. L'inizio del semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea a luglio 2003 ha visto un rumoroso incidente diplomatico con la Germania a seguito della sua risposta alle critiche del parlamentare europeo Martin Schultz (SPD) ( Signor Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo di kapò. Lei è perfetto). Altre frasi infelici sono state quelle sull'inferiorità della cultura islamica rispetto a quella occidentale, pronunciata poco dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, e l'affermazione secondo cui Mussolini non ha mai ucciso nessuno, e si limitava a confinare gli avversari politici "in località di villeggiatura". Nel 2005 un'altra affermazione: "con la sinistra al potere, miseria terrore e morte".
Questo suo modo di proporsi ha diviso l'opinione pubblica italiana in due fazioni incapaci di trovare un qualsivoglia accordo sulla sua figura.
Fra l'altro, alcuni critici di Berlusconi hanno fatto notare che una sua dichiarazione pubblica - nella quale richiedeva in qualità di Primo ministro l'allontanamento dal palinsesto Rai del giornalista ed editorialista Enzo Biagi e di altri personaggi televisivi molto conosciuti quali (Michele Santoro, Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti) - creava un pericoloso precedente, ponendo di fatto l'Italia al di fuori del concetto democratico di stato.
In ogni caso, una delle preoccupazioni del governo Berlusconi è stata in questi anni quella di sostenere pubblicamente la necessità del pluralismo in campo televisivo, anche facendo crescere artificialmente il numero di canali televisivi disponibili mediante la cosiddetta Legge Gasparri sul digitale terrestre. All'atto pratico, però, il pluralismo rimane solamente sulla carta: RAI e Mediaset insieme superano il 90% dei telespettatori e delle risorse pubblicitarie.
Altra critica che gli venne mossa, fu il suo rifiuto del confronto diretto. A partire dal 1996, e per 9 anni, ha sempre rifiutato un faccia a faccia con l'opposizione in una qualunque trasmissione televisiva o radiofonica, per poi rompere clamorosamente il 5 aprile 2005, all'indomani delle elezioni regionali che avevano visto perdere la sua coalizione in 11 regioni su 13. In quell'occasione, si presentò a sorpresa nella tana del lupo, la trasmissione televisiva Ballarò, discutendo con Massimo D'Alema e Francesco Rutelli. Questo dopo che lo stesso sito di Forza Italia lo aveva incitato all'azione con frasi del tipo «Silvio, svegliati!» o «Rimettiti a fare il liberale!»
I suoi detrattori ritengono che le infelici dichiarazioni(o anche gesti come le famose corna al premier spagnolo)siano in realta' astute mosse propagandistiche.
Curiosità
Nel giugno 2005, durante la fiera di arte moderna e contemporanea più importante al mondo, l'"Art Basel" di Basilea, è stata venduta a soli 15.000 euro una saponetta realizzata dall'artista svizzero Gianni Motti che afferma di averla ricavata dal grasso del premier, frutto di una liposuzione subita in una clinica svizzera nel 2004. L'opera è stata intitolata Mani pulite.
Come Berlusconi viene visto dall'opinione pubblica
In Italia
All'estero
Provvedimenti giudiziari a carico di Berlusconi
Silvio Berlusconi è stato al centro di diverse accuse di corruzione e falso in bilancio relative al periodo precedente il suo ingresso in politica; nei confronti dei giudici italiani ha espresso più volte pubblicamente perplessità. Il suo nome è inoltre stato trovato nelle liste della organizzazione massonica P2, con il numero di tessera 1816 e il grado di "apprendista muratore". Berlusconi è stato inoltre indagato dalla procura di Palermo per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco, ma le indagini sono state archiviate su richiesta della Procura stessa per scadenza dei termini massimi concessi per indagare.
Provvedimenti conclusi con un'assoluzione
- Processo Sme: assoluzione con varie formule per il cosiddetto capo B riguardante la vicenda della compravendita fallita della Sme
Provvedimenti nei quali è stato giudicato colpevole, ma i reati commessi sono coperti da amnistia
La corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2 (reato coperto da amnistia nel 1989).
Provvedimenti nei quali è stato giudicato colpevole, ma ha goduto della prescrizione per i reati commessi
- Processo All iberian (tangenti a Bettino Craxi): condannato a due anni e quattro mesi in I° grado nel 1998, viene assolto per prescrizione con sentenza della Cassazione del 22 novembre 2000, che conferma la sentenza della corte d'appello.
- Lodo Mondadori: prescrizione del reato di "corruzione semplice" a seguito di concessione delle attenuanti generiche.
- Processo Sme: prescrizione per il cosiddetto capo A riguardante il versamento di 430.000 dollari nel marzo del 1991 al giudice Renato Squillante.
Provvedimenti conclusi con una condanna
Provvedimenti in corso
Collegamenti esterni
- Biografia ufficiale sul sito del governo italiano.
- Biografia ufficiale sul sito di Forza Italia.
- Profilo sulla BBC
- Con parole sue sulla BBC
- Tutti i processi
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