Lucio Cornelio Silla

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Lucio Cornelio Silla

Lucio Cornelio Silla, in latino Lucius Cornelius Sulla Felix nelle iscrizioni: L·CORNELIVS·L·F·P·N·SVLLA·FELIX, (ca. 138 AC78 AC) In italiano noto semplicemente come Silla, nome che probabilmente deriva dalla curruzione della grafia originaria del suo cognome (SVILLA). Il cognome aggiuntivo (in latino agnomen) Felix fu aggiunto quando già era al termine della carriera, a motivo della sua quasi leggendaria fortuna come condottiero. In latino antico il nome era verosimilmente pronunciato "siulla".

Indice

Esordi della carriera ed opposizione a Mario

Silla apparteneva ad una ramo povero della gens dei Cornelii, famiglia di antichissima origine patrizia, ma in quell'epoca senza alcuna influenza nella vita politica della città. Completamente privo di mezzi economici, Silla trascorse gli anni della gioventù ai margini dei circoli politicamente più influenti di Roma. In che modo il giovane si procurò le risorse economiche per poter essere ammesso nel rango senatorio non è dato sapere, sebbene alcune fonti facciano allusione ad un'eredità familiare. Nel 107 AC Silla fu nominato questore di Caio Mario, nel periodo in cui questi stava assumendo il comando della spedizione militare contro Giugurta, re della Numidia. Questa guerra si protraeva ormai dal 112 AC, con risultati addirittura umilianti per l'esercito romano, tenuto in scacco dalle forze di questo piccolo regno africano. Alla fine Mario, nel 106 AC, riuscì a prevalere, soprattutto grazie all'abile e coraggiosa iniziativa di Silla, che riuscì a catturare Giugurta convincendo il suocero Bocco e gli altri familiari a tradirlo e consegnarlo ai Romani. La fama che gliene derivò gli servì da trampolino di lancio per la carriera politica, ma provocò il risentimento e la gelosia di Mario nei suoi confronti. Nonostante ciò Silla continuò a servire nello stato maggiore di Mario per tutta la durata della difficile campagna condotta in Gallia contro le tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni (104103 AC). Silla si distinse anche in questa occasione, aiutando il console Quinto Lutazio Catulo, rivale di Mario, a sconfiggere i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli, nel 101 AC. Al suo ritorno a Roma, Silla riuscì a farsi eleggere pretore urbano, e i suoi avversari non mancarono di accusarlo di aver corrotto all'uopo molti degli elettori. In seguito fu assegnato al governo della Cilicia, regione situata nella moderna Turchia.

Nel 92 AC Silla lasciò il medio oriente e rientrò a Roma, dove si unì al partito degli oppositori di Caio Mario. In quegli anni la Guerra Sociale (91-88 AC) era al suo culmine. L'aristocrazia romana si sentiva minacciata dalle ambizioni di Mario che, vicino alle posizioni del partito popolare, aveva già conseguito il consolato per 5 anni di seguito, dal 104 AC al 100 AC. Nella repressione di quest'ultimo moto di ribellione delle popolazioni italiche alleate di Roma, Silla si mise particolarmente in luce come brillante e geniale stratega, eclissando sia Mario che l'altro console Gneo Pompeo Strabone (padre di Pompeo). Una delle sue imprese più famose fu la cattura di Eclano, condottiero degli Irpini, ottenuta incendiando il muro di legno che difendeva la città assediata. Come conseguenza, nell'88 AC, ottenne per la prima volta il consolato, insieme a Quinto Pompeo Rufo.

Occupazione militare di Roma

Assunta la carica, Silla intraprese, su incarico del Senato, una nuova spedizione militare in Oriente, per comabattervi quella che poi sarebbe stata denominata la prima guerra mitridatica. Si lasciò tuttavia alle spalle, a Roma, una situazione assai turbolenta. Mario era ormai vecchio, ma nonostante ciò, aveva ancora l'ambizione di essere lui, e non Silla, a guidare l'esercito romano contro il re Mitridate IV del Ponto, e, per ottenere l'incarico, convinse il tribuno Publio Sulpicio Rufo a convocare una seduta del Senato per annullare la precedente decisione di affidare il comando a Silla. Appresa la notizia Silla, accampato in quel momento nell'Italia meridionale in attesa di imbarcarsi per la Grecia, prese una decisione grave e senza precedenti: scelse le 6 legioni a lui più fedeli e, alla loro testa, si diresse verso Roma stessa. Questo era un fatto veramente inaudito. Nessun generale, in precedenza, aveva mai osato violare con l'esercito il perimetro della città (il cosidetto pomerio). La cosa era talmente contraria alle tradizioni che molti dei suoi camandanti, considerandola un sacrilegio, si rifiutarono di seguirlo, e Silla fu costretto ad obbligarli con la forza. Spaventati da tanta risolutezza, Mario ed i suoi seguaci fuggirono dalla città, mentre Silla, agendo dalla posizione di forza in cui oramai si trovava, si rivolse al Senato in tono risentito, atteggiandosi addirittura a vittima di una congiura, probabilmente per giustificare la sua violenta presa della città. Poi, dopo avere preso opportuni provvedimenti per confermare il Senato come guida assoluta della politica romana, rientrò nei suoi accampamenti militari per portare a termine la campagna contro Mitridate.

Dittatore a vita

Approfittando dell'assenza di Silla, sul finire dell' 87 AC Mario riuscì a riprendere il controllo della situazione. Con il sostegno di Lucio Cornelio Cinna (suocero di Giulio Cesare), ottenne che tutte le riforme e le leggi emanate da Silla fossero dichiarate prive di validità e che lo stesso Silla fosse ufficialmente dichiarato in esilio. Insieme, Mario e Cinna, eliminarono fisicamente un gran numero di sostenitori di Silla, e furono eletti consoli per l'anno 86 AC. Mario morì pochi giorni dopo l'elezione e Lucio Valerio Flacco fu nominato console suffectus al suo posto, mentre Cinna rimase a dominare incontrastato la politica romana, essendo rieletto console negli anni successivi. Nel frattempo Silla sconfisse Mitridate, e, nell' 86 AC, occupò la città di Atene, dopo aver vinto la Battaglia di Cheronea e la Battaglia di Orcomeno. Durante la campagna in Oriente Silla fu il primo magistrato romano a incontrare un ambasciatore persiano, ma, inavvertitamente, gli recò offesa, andando ad occupare il seggio posto fra Mitridate e l'ambasciatore, in violazione del cerimoniale. Quando fu raggiunto dalla notizia della morte di Cinna, nell'84 AC, lasciò l'oriente e si mise in marcia verso Roma. Dopo un periodo iniziale di stasi delle operazioni militari, nel novembre dell'82 AC l'armata di Silla sconfisse le forze consolari comandate da Gneo Papirio Carbone nella Battaglia di Porta Collina. L'esito di questa battaglia fu determinato in modo risolutivo dalla defezione dalle forze consolari di Marco Licinio Crasso, e dall'aiuto del giovane Pompeo. Nell'84 AC il Senato nominò Silla dittatore a vita, consegnandogli in tal modo il pieno e totale controllo di Roma. Questa investitura era del tutto inusuale e contraria alle tradizioni, essendo stata in passato attribuita per la durata di soli 6 mesi ed in situazioni di estremo pericolo per la salvezza dello stato, come, ad esempio, durante la Seconda Guerra Punica. Essa rappresentava di fatto un'eccezione ad un principio fondamentale a cui si era da sempre attenuta la politica della Repubblica Romana, cioè quello di evitare la concentrazione dei poteri nelle mani di un'unica persona, e costituì un precedente alla dittatura di Giulio Cesare che, meno di cinquant'anni dopo, pose termine alla Repubblica.

Le liste di proscrizione

Divenuto padrone assoluto della città, Silla instaurò un vero e proprio regno del terrore, mettendo al bando e dichiarando fuori legge tutti gli oppositori politici. Il giovane Cesare, come genero di Cinna, fu una delle sue vittime, e fu costretto ad abbandonare precipitosamente la città per mettersi in salvo. In realtà Cesare ebbe salva la vita grazie all'intercessione di alcuni amici influenti, e Silla annotò poi nelle proprie memorie di essersi pentito di averlo risparmiato, viste le ben note grandi ambizioni politiche del giovane. Ormai virtualmente senza opposizioni, Silla attuò una serie di riforme tese a mettere il controllo dello stato saldamente nelle mani del Senato, allargato per l'occasione da 300 a 600 senatori. La nomina a senatore fu resa, inoltre, automatica al raggiungimento della carica di questore, mentre prima era demandata alla scelta dei censori. Il potere dei tribuni fu inoltre fortemente limitato. In definitiva tutte le sue azioni erano animate dall'intento di restituire al partito aristocratico il controllo della città.

Ritiro dalla vita politica

Nella sua veste di dittatore a vita Silla venne eletto console per la seconda volta nell'80 AC, ma, sorprendentemente, l'anno successivo decise di abbandonare la politica per rifugiarsi nella propria villa di campagna, con l'intento di accingersi a scrivere le proprie memorie. Si narra che fosse circondato da una variopinta corte di attori, ballerini e prostitute, fra cui un certo Metrobio, famoso attore conosciuto in gioventù. Nel suo ultimo appassionato discorso indirizzato al Senato, Silla dichiarò che costui era stato suo amante per tutta la vita, lasciando così l'assemblea scandalizzata e sgomenta. In compagnia di questa allegra brigata, Sulla felix fino all'ultimo respiro, morì nel 78 AC.

Matrimoni e figli di Silla

Cronologia

Voci correlate

Collegamenti esterni

In lingua inglese

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See also: Lucio Cornelio Silla, 100 AC, 101 AC, 103 AC, 104 AC, 106 AC, 107 AC, 112 AC, 138 AC, 78 AC