Signoraggio

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L'emissione di moneta dovrebbe corrispondere al controvalore della produzione nazionale, quindi al reale fabbisogno dei cittadini che la usano. Infatti, se per assurdo, la massa di moneta in circolazione fosse inferiore alla massa dei beni prodotti non si avrebbe fisicamente moneta sufficiente per acquistarli tutti; viceversa, se la massa della moneta circolante fosse superiore a quella dei beni prodotti, si avrebbe moneta da spendere ma mancherebbero beni da comperare. Nella situazione limite di un'emissione abnorme di moneta, che le faccia perdere rapidamente valore, i possessori sarebbero indotti ad acquistare beni reali, che non rivenderebbero, evitando così di rientrare in possesso della vecchia valuta.

In sintesi, si tratta della legge di Grisham, per cui la moneta cattiva (fortemente svalutata, emessa in enormi quantità, senza legame con la ricchezza reale) scaccia quella buona. I detentori di grandi quantità di moneta, quando ne rilevano la perdita del potere d'acquisto, causato da eccessiva stampa di cartamoneta, prelevano i risparmi dalle banche e comprano ricchezze reali (case, terreni, industrie, oggetti d'arte) che non rivendono, se non in cambio di oro o preziosi il cui valore è stabile nel tempo e non rischia di deprezzarsi come la moneta . Fin dal Medioevo il privilegio di coniare moneta, è stato la principale fonte di finanziamento delle monarchie occidentali (oltre ad apposite tasse governative) ed a tutt'oggi nulla è cambiato. A partire dal 1200, con la nascita dell'attività bancaria inventata a Pisa dalla famiglia ebrea Del Banco e diffusa dalla famiglia di grandi banchieri Warburg (ancor oggi una delle più grandi banche mondiali), la coniazione della moneta diviene anche prerogativa delle banche. Col meccanismo della riserva frazionaria, le banche prestano del denaro che non possiedono e che creano dal nulla, grazie al fatto che i depositanti ritirano ogni mese una minima parte delle somme caricate nel proprio conto corrente; questa cifra mensile corrisponde "sorprendentemente e costantemente" a circa un 10% del valore dei depositi. Così, per ogni unità unità di moneta depositata vengono creati prestiti fino a 10 unità di moneta (con delle semplici scritture contabili, oggi elettroniche). Presto il mondo della finanza capisce che i prestiti ai grandi governi ed alle grandi società, producono rendite maggiori e danno solide garanzie contro l'insolvenza, rispetto ai prestiti erogati al singolo per il microcredito al consumo od ai piccoli imprenditori . Gugliemo d'Orange fu il primo a rivolgersi ad una banca privata per coniare sterline e ripagare gli enormi debiti di guerra; se lo Stato moderno prevede una moneta che è proprietà del popolo, è proprio dagli inizi ( l'Olanda è la prima repubblica della storia) che nascono banche centrali-private con l'esclusiva dell'emissione di moneta.

Sul modello della banca d'Inghilterra vengono create altre banche centrali che prestano denaro agli Stati nazionali i quali accumulano un debito pubblico crescente, dovendo contrarre nuovi prestiti per pagare gli interessi su quelli passati. Infatti, la moneta che circola è il capitale su cui pagare gli interessi: le banconote per pagare gli interessi devono essere sempre ancora stampate e prese a prestito. Il totale di denaro circolante non è mai sufficiente a rimborsare il capitale e gli interessi che divengono una rendita a a vita per i banchieri. categoria:economia

Cenni storici

Gli uomini preistorici erano autosufficienti, ovvero ognuno di loro provvedeva alla propria sopravvivenza. Scambiare oggetti, cioé barattare, è stata la prima forma di commercio e nell'antichità si utilizzava un'economia agricola o naturale e i primi baratti riguardavano i prodotti della terra. Nel baratto si perdeva più tempo ad effettuare lo scambio che nella produzione della merce da scambiare e per rimedio fu necessario aggregarsi in date e luoghi prestabiliti: nacquero i mercati. Nei villaggi le caste si specializzarono per produrre beni specifici da scambiare con altri gruppi. Inizia lo scambio merci organizzato perché inizia la specializzazione produttiva. Ogni popolo eleggeva un bene/prodotto come valore di riferimento e gli scambi venivano in base ad esso. - Il metallo-moneta assunse importanza solo con il crescere del commercio esterno verso altri villaggi o regni, per tale motivo i primi popoli che se ne servirono furono quelli conquistatori, che iniziarono ad affiancare la merce-moneta al metallo-moneta. Inizia così il passaggio da economia naturale all'economia monetaria. Tale passaggio fu molto lento e distribuito nel tempo, infatti l'economia naturale rimase presente fino al nostro secolo (in Italia nel 1950 1960 la paga dei braccianti agricoli era ancora in parte in natura). Fino dall'origine della moneta abbiamo visto che l'autorità locale cercava di avocare il diritto alla produzione di moneta. Se nell'antichità l'esigenza era solo quella di salvaguardare il commercio stesso ed auto-determinare il proprio potere su altre entità politiche, ora vediamo emergere altre motivazioni puramente commerciali. Infatti l'aspetto che spinse l'autorità a monopolizzare la produzione monetaria fu il guadagno che si traeva dal Signoraggio ovvero la differenza tra il valore di una moneta ed il suo valore facciale, o nominale, di mercato. L'accumulo di ricchezza in merce-moneta richiedeva luoghi ove depositarla e custodirla. Gli Orafi furono i primi a diventare custodi per conto dei mercanti da cui ricevevano metalli e preziosi. Il custode compilava una ricevuta di carta. Ad un certo punto gli operatori iniziarono a trasferire la proprietà della moneta metallica girando la ricevuta di deposito. Nel momento in cui esse iniziarono a circolare e, soprattutto essere al portatore, nacquero la carta-moneta e le banche. Presto il banchiere/custode capì che non serviva tenere presso di se tutto quanto depositato ed iniziò a concedere credito. Nel 1694 l'oro viene trasformato in carta dalla banca d'Inghilterra, il cui fondatore William Paterson, dichiara spregiudicatamente: "Il banco trae beneficio dall'interesse su tutta la moneta che crea dal nulla".

Banca d'Italia

La storia della banca d'Italia va di pari passo con quella dell'unità nazionale. Camillo Benso, conte di Cavour, era banchiere e presidente del Banco di Piemonte che aveva il privilegio di coniazione della moneta dei Savoia. La Banca d'Italia nasce all'indomani dell'unità d'italia per suo volere e Cavour ne sarà il primo presidente. Dalla fusione, omeglio "annessione", del Banco di Chiavari e del Banco delle Due Sicilie, storica banca dei Borboni(che batteva la moneta del sud Italia) nasce una società privata per azione di cui queste tre banche sono le azioniste storiche. Le quote del Banco delle due sicilie finiscono nel Banco di Napoli e quelle del Banco di Chiavari nella Banca Carige e altre, che attualmente figurano fra gli azionisti di Bankitalia. La moneta del sud che era coniata in oro (di alto valore intrinseco) e l'oro del Banco delle due Sicilie vengono incamerati dalla Banca d'Italia a sostegno della moneta del Piemonte, svalutata perchè coniata in gran quantità senza riserve. L'oro del sud "pagherà" l'industrializzazione del nord Italia.

Svalutazione aurea

Le monete antiche, come le troviamo anche nei musei, sono coniate con metalli preziosi. Il primo tentativo di risparmiare sulle quantità d'oro e lucrare il signoraggio, si fa risalire alla riforma monetaria dell'imperatore Nerone, che rimpinguò le casse di un impero che nei suoi programmi doveva iniziare grandi opere pubbliche (non c'era debito ancora con i banchieri). Accadeva che il prezzo di mercato dei grammi d'oro sulle monete era inferiore al valore nominale che su queste era stampato. Il costo di coniazione era l'oro inserito; chi batteva moneta la spendeva al valore nominale, guadagnando la differenza. Economisti classici come Adamo Smith e Ricardo forti della loro esperienza diretta di banchieri che facevano questo tipo di attività si chiedevano fino a che punto si sarebbe spinta la truffa ai dannni del popolo e notavano che dopo Nerone era gradualmente diminuita nei secoli la quantità d'oro nelle monete (fino a quelle moderne dove c'è solo della carta). A partire dal 1400 nascevano le banconote o note-da-banco in cui, per il pericolo di essere derubati di monete d'oro (l'oro si liquidava dovunque, la nota da banco solo nella banca del depositante) o per il minor peso/ingombro, si preferiva viaggiare con un foglio di carta in cui il banchiere attestava che si era versato in un conto corrente presso la sua banca una quantità equivalente d'oro; il commerciante pagato con nota da banco si presentava all'incasso dal banchiere e riscuoteva l'oro. La nota era pagabile al portatore. Pagabile al portatore erano tutte le monete (anche la lira, su cui era scritto) finchè esistevano riserve auree; recandosi in Banca d'Italia si otteneva oro dando lire secondo il cambio corrente di borsa. Dietro pagamento di interessi i banchieri fin dall'inizio, rilasciavano note da banco in cui si attestavano conferimenti d'oro maggiori di quelli effettivi, il che equivaleva a prestare del denaro al cliente. L'azzardo sull'oro creava monete dal nulla e inflazione, fidando nel fatto che l'affidabilità delle note da banco avrebbe sostituito l'oro come mezzo di pagamento, ossia che il commerciante avrebbe a sua volta fatto acquisti con la nota da banco senza presentarsi all'incasso. Il rischio come per i conti correnti attuali, era che se il cliente spendeva tutta la banco-nota (con il prestito) per un solo acquisto alla richiesta d'incasso il banchiere non aveva abbastanza oro da ripagare la banconota. Allora i banchieri cominciano a usare l'oro depositato da altri clienti e a farsi prestiti tra loro in caso l'oro manchi. Praticamente l'oro da quantità uguale (controvalore) e sostituibile in ogni momento alle banconote circolanti, diventa una percentuale sempre più piccola, una riserva per i pochi (si spera) che si presentano all'incasso. Il 22 luglio 1944 gli Stati del mondo disegnano un nuovo sistema monetario in un'anonima località americana, Bretton Woods. In questo nuovo sistema, tutte le monete erano convertibili nel dollaro e solo questo era convertibile in oro. Allo stesso tempo venne istituito il Fondo Monetario Internazionale (FMI), con lo scopo di venire in soccorso a quei paesi che non potevano sostenere la parità determinata a Bretton Woods tra le monete. Il presidente USA Richard Nixon, nell'agosto del 1971, annunciò al mondo l'inconvertibilità del dollaro in oro (sino ad allora per 35 dollari doveva esistere la garanzia di un'oncia d'oro).

See also: Signoraggio, Adamo Smith, Ricardo