Sergio Corazzini

right|thumb|160px|Sergio Corazzini Sergio Corazzini (6 febbraio 1886, Roma - 17 giugno 1907, Roma), poeta italiano appartenente alla corrente dei crepuscolari. Corazzini è forse colui che, nella sua brevissima stagione poetica ha tentato la più intensa e precoce sperimentazione formale, dando un’impronta fortemente simbolica ed oggettiva ai temi prettamente crepuscolari.

Indice

Biografia

Sergio Corazzini nacque a Roma il 6 febbraio 1886 da una famiglia minata dalla tubercolosi, da padre romano e da madre cremonese (Carolina Calamani).

Frequentò qualche anno di scuola elementare a Roma e in seguito, dal 1895 al 1898, si trasferì a Spoleto con il fratello Gualtiero e frequentò il Collegio Nazionale.

Ma, a causa delle difficoltà finanziarie in cui si ritrovò la famiglia, il padre fu costretto a ritirare i figli dal collegio. Sergio continuò il ginnasio a Roma ma non potè frequentare il liceo perché dovette cercare lavoro presso una compagnia di assicurazioni, "La Prussiana", per aiutare la famiglia.

La compagnia di assicurazione aveva sede in una vecchia casa in via del Corso e la stanza di Sergio era buia e triste, con una finestra ad inferriate che dava sul cortile. Si possono trovare numerosi riferimenti a questo luogo nei versi di Soliloqui di un pazzo.

Il passare da una vita agiata alla povertà, dovuta alle errate speculazioni in borsa e al libertinaggio del padre, cambiò completamente le condizioni spirituali del poeta che da questo momento non ebbe certo vita felice (la madre era ammalata di tisi, il fratello Gualtiero morirà della stessa malattia, il fratello Erberto perirà in un incidente d'auto in Libia e il padre morirà in un ospizio).

L'esordio poetico

Amante delle lettere, Sergio non rinunciò tuttavia alla lettura dei suoi poeti preferiti, quelli contemporanei, non solo italiani ma anche stranieri, e quelli dialettali.

Le sue intense letture lo aiutarono nel suo esordio poetico e i suoi primi componimenti apparvero su giornali popolareschi.

Il 17 maggio 1902 scriverà il suo primo sonetto, Na bella idea, in romanesco pubblicato in "Pasquino de Roma" al quale seguirà, il 14 settembre 1902, il sonetto di settenari in lingua, Partenza, pubblicato su "Rugantino" e dai versi liberi, La tipografia abbandonata, usciti su "Marforio".

Su "Marforio" usciranno, nei tre anni successivi, la maggior parte dei versi del poeta che scriverà anche altre poesie in vernacolo su "Rugantino" e su "Il Fracassa".

Si trattava di versi dai temi realistici che rivelavano, nel giovanissimo autore, una precoce predisposizione ad osservare i fatti della vita.
Si trovano in essi allusioni alla malattia già latente e in un sonetto del 1906, Vinto, vi sono amare riflessioni sulla perdita della felicità.

La cerchia degli amici

La pubblicazione dei primi versi lo fecero conoscere ad una piccola cerchia di letterati che si riuniva nel "Caffè Sartoris" e che divennero ben presto suoi amici. Tra costoro Fausto Maria Martini sarà il cronista di questo cenacolo corazziniano nel romanzo, da lui pubblicato nel 1930, Si sbarca a New York.

In seguito, gli amici del cenacolo si sarebbero, dice il Martini, riuniti in una piccola sala del "Caffè Aragno" dando vita al quindicinale "Cronache latine" che ebbe durata breve (tre soli numeri dal 15 dicembre 1905 al 15 gennaio 1906) e sul quale apparvero alcune prose liriche del Corazzini, tra le quali Soliloquio delle cose ed Esortazione al fratello.

Il 26 maggio 1905 venne rappresentato, senza successo, al Teatro Metastasio di Roma l'atto drammatico di Corazzini Il traguardo.

Gli ultimi anni di vita

Nella primavera del 1906 la precaria salute del giovane poeta, malato di tubercolosi, lo costrinse a soggiornare in una casa di cura a Nocera dove conobbe una giovane danese, Sonia, per la quale provò un intenso e platonico innamoramento.

Nel giugno dello stesso anno il poeta si recò a Cremona, città natale della madre, per cercare un aiuto economico dai parenti materni e conobbe una giovane pasticcera con la quale inizierà una breve corrispondenza epistolare.

Tra il 1904 e il 1906 furono pubblicate le sue raccolte poetiche: Dolcezze (1904), L'amaro calice (1905), Le aureole (1906), Piccolo libro inutile (1906), Elegia (1906), Libro per la sera della domenica (1906).

Nel 1906 Corazzini, per l'aggravarsi della malattia, venne ricoverato nella casa dei Fatebenefratelli di Nettuno in grave stato febbrile. Dal sanatorio iniziò la corrispondenza con Aldo Palazzeschi e lavorò alla traduzione della Semiramide di S. Péladan che veniva annunciata su "Vita letteraria" come opera di collaborazione con G. Milelli.

Nel maggio del 1907 Corazzini ritornò a Roma ma il suo stato di salute si aggravò e il 17 giugno, nella sua casa di via dei Sediari moriva di etisia.

Poetica

La sua poesia è focalizzata su "piccole cose", dietro le quali non emergono valori segreti, ma si nasconde il vuoto, tipico dei poeti crepuscolari tra i quali Corazzini fu annoverato. I suoi versi esprimono da un lato un malinconico desiderio per quella vita che la malattia gli negava, dall'altro un nostalgico ritrarsi dall'esistenza presente, proprio perché avara di prospettive future.

Nelle poesie di Corazzini si possono cogliere due momenti: quello del povero poeta sentimentale che racconta la propria malinconia con un linguaggio semplice e dimesso e quello del poeta ironico che adotta un linguaggio meno trasparente, più polisemico, a volte addirittura simbolico.

In Desolazione del povero poeta sentimentale si esprime tutta la poetica di Corazzini dove il "piccolo fanciullo che piange" proclama l'impossibilità di essere chiamato "poeta", affermando così, per la prima volta, la concezione della poetica crepuscolare così in contrasto con il trionfante dannunzianesimo.


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Corazzini, Sergio Corazzini, Sergio

See also: Sergio Corazzini, 14 settembre, 15 dicembre, 15 gennaio, 17 giugno, 17 maggio, 1886, 1895