Scrittura
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Nascita della scrittura
La scrittura nasce nella Bassa Mesopotamia (attuale Iraq), nel corso della rivoluzione urbana verificatasi nel sito di Uruk, oggi noto con il nome Warka. La classica datazione della nascita della scrittura (Uruk IVb, 3300 a.C.) è il frutto di una semplice media aritmetica della forbice cronologica fornita dall'equipe archeologica diretta da Hans J. Nissen (datazione alta, 3600 a.C.; datazione bassa, 2900 a.C.). Le ricerche più recenti sul sito di Uruk, fanno propendere per una datazione decisamente alta sia dell'inizio del periodo di Uruk (3750 a.C., secondo J. D. Forest) che della nascita della scrittura (3600-3500 a.C.). Le stesse Tavolette di Tartaria (cfr. J. Makkay), datate attorno al 3500 a.C. e che l'assiriologo A. Falkenstein ha ritenuto di poter leggere in sumerico, potrebbero essere un ulteriore indizio a favore della maggiore antichità della scrittura di Uruk.
La domanda se l'idea "primaria" della scrittura sia nata in una sola area geografica per poi diffondersi (idea "secondaria") in tutto il mondo oppure se trattasi di un processo sostanzialmente autonomo, verificatosi in aree ed in tempi diversi anche se con modalità simili, è una questione complessa che in realtà deve ancora avere una risposta definitiva. A favore della nascita della scrittura come processo ubiquitario presentatosi autonomamaente in varie aree geografiche ed in tempi diversi, ci sarebbe la constatazione che ovunque è comparsa la scrittura, essa si è presentata con i caratteri della pittografia al fine di memorizzare-registrare gli scambi economici. Contro questa idea però, c'è una lunga serie di evidenze. Ad esempio, la scrittura cinese dell'epoca Shang assolveva una funzione essenzialmente magica e non economica. Ma l'evidenza più eclatante deriva dalla constatazione che gli ideogrammi di Uruk sono per la maggior parte astratti e che quindi non è possibile riconoscere in essi la riproduzione grafica di forme di oggetti visivamente percepiti (un esempio per tutti: l'ideogramma UDU, pecora, era rappresentato da un cerchio con due diagonali). Gli assiriologi conoscono bene questo aspetto cruciale del problema (non è un caso se le tavolette di Uruk resistono ad ogni tentativo di decifrazione), ma non sembrano trarre le dovute conseguenze da questa evidenza paleografica. Citiamo un assiriologo spagnolo:
<<Las hipótesis generalmente aceptadas sobre el origin de la escritura postulan un paso de lo concreto hacia lo abstracto. Pero las tablillas de Uruk contradicen esta línea de pensamiento. La mayor parte de los 1500 signos son ideogramas enteramente abstractos>> (cfr. Zamudio R. J.)
Chi desideri verificare l'entità degli ideogrammi astratti presenti nelle tavolette di Uruk e di Susa, può esaminare le liste dei rispettivi segni (cfr. Nissen H.J. e Meriggi P.).
Anche l'origine "economica" degli ideogrammi di Uruk è stata messa seriamente in discussione. In base alla teoria di D. Schmandt-Besserat si è ritenuto per molti anni che gli ideogrammi di Uruk fossero la riproduzione di più antichi calculi o gettoni d'argilla presenti in gran quantità nel Vicino Oriente fin dall'8000 a.C. Come però ha fatto giustamente notare R. Harris, considerato che soltanto <<una trentina di segni sumeri sembrano avere un equivalente nei gettoni, (...) il principale punto debole della teoria è che essa non dà una spiegazione per la gran parte dei 1500 segni sumeri>>.
Il sito di Uruk, quindi, ci ha lasciato un tipo di scrittura che, insieme alla pressoché contemporanea scrittura protoelamica di Susa (i cui ideogrammi appaiono, se possibile, ancora più astratti), rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama delle cosiddette prime scritture. Dunque, considerato che le scritture di Uruk e Susa sono le più antiche scritture del mondo, appare metodologicamente corretto lasciare più che mai aperta la questione della definizione dell'essenza della scrittura, del come essa sia veramente nata (quali rapporti con la prescittura impressa nelle ceramiche e nei sigilli neolitici?) e, conseguentemente, se le altre scritture (egiziana, protoindiana, minoica, cinese e maya) vadano considerate "primarie" o "secondarie". Nel dire ciò, accenniamo alla terza ed ultima teoria esistente sulle origini della scrittura. A parte la "teoria pittografica" e la "teoria economica di D. Schmandt-Besseratt (i gettoni d'argilla)" -che sono quelle conosciute dai filologi- bisognerebbe riconsiderare l'unica teoria sulle origini della scrittura che può portare ad un incremento della conoscenza. La formulò negli anni '20 e '30 una archeologa: Amelia Hertz. Secondo questa dimenticata archeologa gli ideogrammi delle scritture dell'Asia anteriore (sumerica e protoelamica) avevano un'origine comune: gli ideogrammi astratti dipinti sulle ceramiche tardo neolitiche di Susa I e II (Elam). E' una teoria completamente nuova e diversa, svincolata sia dalla genesi pittografica che economica della scrittura, ed è collegabile unicamente all'arte astratta preistorica e protostorica (cfr. A. Hertz e M. Gimbutas). E' accaduto però che l'invito allora rivolto da Amelia Hertz al mondo accademico (archeologi e filologi) ad approfondire le relazioni tra i geometrismi neolitici e quelli impressi sulle tavolette d'argilla è rimasto, a tutt'oggi, vox clamans in deserto.
Infine, a tutti i filologi che preferiscono definire la scrittura come <<un procedimento di cui ci si serve attualmente per immobilizzare, fissare il linguaggio articolato>> (cfr. Février J. G.), dobbiamo ricordare due fatti incontestabili: 1) l'esistenza delle attuali scritture ideografiche come quella cinese (che funziona benissimo e che solo per il 20% è fonetica), esistenza che invalida in parte la definizione dello storico Février (non tutti i popoli civilizzati attuali infatti si servono di una scrittura fonetica); 2) anche volendo sposare l'accezione puramente fonetica della scrittura, il punto di partenza della ricerca filologica è, ancora una volta, la civiltà di Uruk. E' a Uruk infatti, e precisamente Uruk III (3100-2900 a.C.), che gli ideogrammi vennero utilizzati -per la prima volta nella storia dell'uomo- attribunedo loro un valore fonetico (cfr. R. K. Englund).
Con ciò si ripropone il problema delle origini della civiltà: quale ruolo, o peso specifico, dobbiamo assegnare all'invenzione della scrittura?
Bibliografia
- Forest J. D., Mesopotamia. L'invenzione dello Stato. Jaca Book, Milano 1996; p. 117.
- Makkay J., The Tartaria Tablets. Orientalia, vol. 37, fasc. 3. Pontificium Institutum Biblicum, 1968; pp. 272-289.
- Zamudio R. J., Gramática de la lengua sumeria. Ediciones Clásicas, Madrid 1998; p. 16.
- Nissen H.J., Green M.W., Zeichenliste der archaischen Texte aus Uruk. Vol. 2, GMV, Berlino 1987.
- Meriggi P., La scrittura proto-elamica. Parte I, II, III. Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1971-1974.
- Schmandt-Besserat D., Conto e contabilità nel Medio Oriente preistorico. In: Fales M. F., Prima dell'alfabeto. Erizzo, Venezia 1989; pp. 54-59.
- Harris R., L'origine della scrittura. Nuovi Equilibri, Viterbo 1998; p. 80.
- Hertz A., Les débuts de la Géometrie, Revue de Synthése Historique, giugno 1929, pp. 25-42.
- Hertz A., Le dècor des vases de Suse et les écritures de l’Asie Antérieure. Revue Archéologique, I, 1929, pp. 217-234.
- Hertz A., Die Kultur um den persischen Golf und ihre Ausbreitung, Klio Beiheft XX, 1930, pp. 1-152.
- Hertz A., Les débuts de l’ecriture, Revue d’archeologie II, 1934, pp. 109-134.
- Gimbutas M., Il linguaggio della Dea. Longanesi & C. Milano 1989.
- Février J. G., Storia della scrittura. ECIG, Genova 1992; p. 19.
- Englund R. K., Grégoire J-P, The proto-cuneiform texts from Jemdet Nasr. Band 1. Gebr. Mann Verlag, Berlin 1991.
