Scene della vita di San Bernardino
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1473, Galleria Nazionale dell'Umbria, Perugia
"Il miracolo del muto"
Quest’opera rappresenta bene quella che era l’idea di prospettiva rinascimentale applicata alla pittura. La presenza di membrature architettoniche rettilinee permette la piena realizzazione dell’impianto prospettico secondo linee convergenti nel punto di fuga. A chiarire la posizione di oggetti e persone è il pavimento, che funge da sistema cartesiano. Infatti esso in questo caso è costituito da quadrati divisi tra loro da strisce di marmo bianco, con figure geometriche concentriche policrome al loro interno, formando dei “sottoreticolati” di riferimento, oltre la maglia quadrata principale. La realizzazione del dipinto rinascimentale è basata sulla costruzione prospettica del cosiddetto “quadrato di base” ripartito a scacchiera, descritto dal Leon Battista Alberti, in cui una diagonale diventa mezzo per il controllo, per la verifica delle posizioni. C’è quindi una razionalizzazione del reale, un’astrazione matematica che si allontana decisamente da quella concezione psicofisiologica dello spazio antico e che non è superiore ad essa, ma soltanto diversa. Tale astrazione, infatti, sicuramente permette un maggior controllo dello spazio e attraverso la prospettiva non solo ci dà la collocazione e la dimensione di un oggetto, ma cosa più importante chiarifica la relazione di quest’oggetto con gli altri oggetti e con le persone. La tela non è più soltanto cornice ma è un vero e proprio piano figurativo in cui rappresentare la realtà così com’è, una realtà in cui lo spazio non è più anisotropo come nell’antichità, ma è omogeneo, individuabile attraverso delle coordinate.
