Santa Caterina da Siena

Santa Caterina da Siena, nata Caterina Benincasa (Siena, 25 marzo 1347 - ivi, 29 aprile 1380), è una mistica e santa della Chiesa Cattolica.

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La vita

Caterina nasce nel rione di Fontebranda (oggi Nobile Contrada dell'Oca) come ventitreesima figlia di Jacopo Benincasa, tintore, e di Lapa Piagenti (o Piacenti). La sorella gemella Giovanna vivrà solo pochi mesi.
Nel 1348 Siena e l'Europa sono devastate dall'epidemia di peste che decima la popolazione.
A soli sei anni comincerà ad avere qulle che lei stesse definirà "visioni". Sostiene di aver visto, nella Basilica di San Domenico a Siena, Gesù Cristo in trono, con i Santi Pietro e Paolo. Caterina a sette anni fa voto di verginità. Nello stesso tempo comincia un percorso di mortificazione, fatto di digiuni (soprattutto di carne) e, in seguito, con il cilicio. Alcuni di questi sono ancora visibili nella cappella di Santa Caterina della Notte, nel complesso del Santa Maria della Scala. Nella prima fase della sua vita, queste pratiche erano condotte in modo solitario.

Verso i dodici anni gli ignari genitori cominciano a pensare di maritarla. Caterina reagisce anche con il taglio completo dei capelli e chiudendosi in casa con il capo coperto da un velo. Per vincere la sua ostinazione, i genitori la costringono ad estenuanti lavori domestici, ottenendo il risultato di far chiudere la figlia ancora di più in se stessa e di rafforzare la sua convinzione interiore. Solo un avvenimento inusuale, una colomba che le si poggia sulla testa mentre prega, convince il padre della sincera vocazione di Caterina.

Il padre, dopo avere ostacolato la figlia, la lascia libera di seguire la sua vocazione e a sedici anni Caterina entra nel terzo ordine delle Domenicane (o Mantellate, per via del mantello nero sull'abito bianco), pur restando presso la sua abitazione. Racconta lei stessa di essersi avvicinata alle letture sacre pur essendo semianalfabeta e, dopo giorni di estenuanti e poco fruttose fatiche, di aver ricevuto dal Signore il dono di sapere leggere. Imparerà più tardi anche a scrivere, ma la maggior parte dei suoi scritti e delle sue corrispondenze sono dettate.

Al termine del Carnevale del 1367 racconta che le apparve Gesù con sua Madre e altri santi per sposarla a sé nella fede. L'anello, adorno di rubini, che le fu messo al dito, era visibile soltanto ai suoi occhi.
Caterina è iconograficamente rappresentata con l'anello e con un giglio.

Per niente intimorita al cospetto dei potenti, Caterina si rivolge a loro sempre da pari a pari.
Verso il 1372 espone con franchezza al legato pontificio in Italia, Pietro d'Estraing, la necessità di riformare i costumi del clero, di trasferire la Santa Sede a Roma da Avignone dove risiedeva dal 1309 e di organizzare una crociata contro gli infedeli. Le autorità ecclesiastiche, colpite (e forse indispettite) dal fatto che Caterina, analfabeta e visionaria, si rivolgesse in questi toni a personaggi di tale rango, la chiamarono nel 1374 a Firenze di fronte al Capitolo generale dei Domenicani. L'Ordine ne riconobbe l'ortodossia e l'affidò alla direzione di frate Raimondo delle Vigne da Capua (1330-1399). Questi venne nominato lettore di teologia a Siena e lasciò una biografia della Santa.
Si fa risalire al 1 aprile 1375 il ricevimento delle stimmate nella chiesa di Santa Cristina a Pisa, dove si trovava su invito di papa Gregorio XI al fine di preparare la crociata da lei sollecitata. Secondo la tradizione cattolica, le stimmate rimasero invisibili fino alla sua morte.

Questo progetto fu abbandonato quando Firenze, dopo aver stretto alleanza con i Visconti di Milano e aver sobillato le città dello Stato Pontifico a ribellarsi contro il papa, dichiarò guerra al "papa francese". A nome dei fiorentini, Caterina va ad Avignone in missione di pace da Gregorio XI con altre ventitrè persone incluso Raimondo da Capua. Il papa, seppure affascinato da Caterina, è convinto del doppiogichismo dei fiorentini e rifiuta la pace.
Ciononostante, lei continua con la sua opera di convincimento e non interrompe l'invio di lettere al Pontefice, in cui lo invita a tornare a Roma. Riesce alla fine nel suo intento: il 27 gennaio 1377 il Papa rientra nella città eterna.

All'inizio del 1378 viene incaricata di ristabilire i rapporti tra Santa Sede e Firenze, ma durante la sua missione in riva all'Arno rischiò la vita, e la missione fallì. Il nuovo papa Urbano VI riuscì a siglare una pace il 28 luglio 1378. Il 20 settembre dello stesso anno, a Fondi, avviene lo scisma, con l'elezione dell'antipapa Clemente VII. Caterina definisce i tredici Cardinali scismatici demoni incarnati. Nonostante la vittoria militare di Urbano VI a Marino il 30 aprile 1379, lo scisma si protrarrà per quarant'anni.

Muore, provata da una vita di digiuni e di astinenze forzate, a soli 33 anni, dopo essersi astenuta dal bere per un mese.

La storia

Caterina da Siena fu canonizzata per la Chiesa Cattolica da papa senese Pio II nel 1461. Le sue reliquie riposano sotto l'altare maggiore della basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma. La sua testa fu portata a Siena nel 1384 e collocata in San Domenico. Papa Paolo VI ha dichiarato Caterina dottore della Chiesa il 4 ottobre 1970.

Santa Caterina è inoltre patrona principale d'Italia per nomina di papa Pio XII nel 1939 e Patrona d'Europa per nomina di Papa Giovanni Paolo II in data 1 ottobre 1999.

Ancora oggi esiste un dibattito sull'attendibilità dell'attribuzione delle opere cateriniane a Santa Caterina, semianalfabeta e i cui scritti sono in maggioranza dettati. La pubblicazione postuma di alcuni suoi scritti, in alcuni casi anche dopo quasi cento anni, rendono oggettivamente incertealcune attribuzioni. Si obietta, inoltre, la qualità letteraria dei suoi scritti considerandoli spesso sovrastimati.

Mistica o anoressica?

Esistono numerose interpretazioni del misticismo e dell'ascesi in relazione alle privazioni inflitte al corpo e a una serie di altre cause, tra cui l'anoressia. Secondo queste interpretazioni Santa Caterina ricadrebbe in questa categoria. Scrive lei stessa (Trattato della Provvidenza): "Essere la serva di Dio significa non essere soggetta all’autorità di nessun uomo. Cancellare ogni sensazione umana di dolore, fatica, desiderio sessuale e fame significa essere padrona di se stessa.

Così come fece con Gregorio XI, il furore mistico di Caterina non la fa fermare davanti a nessun ostacolo. A Pietro, cardinale di Ostia, scrive: "Vi dissi che desideravo vedervi uomo virile e non timoroso (...) e fate vedere al Santo Padre più la perdizione dell’anime che quella delle città; perocché Dio chiede l’anime più che le città".
Nel Trattato della Provvidenza arriva persino a parlare a nome di Dio: Mandai el Verbo dell’unigenito mio Figliuolo (el quale fu figurato per Eliseo) che si conformò con questo figliuolo morto, per l’unione della natura divina unita con la natura vostra umana. Con tutte le membra si unì questa natura divina, cioè con la potenza mia, con la sapienza del mio Figliuolo e con la clemenzia dello Spirito santo, tutto me, Dio, abisso di Trinità, conformato e unito con la natura vostra umana.

I fatti, qualunque fosse la loro origine, parlano di una donna dal forte carattere e dalle incrollabili convinzioni personali che è riuscita a parlare ai potenti del tempo da pari a pari.

Le opere

Bibliografia

Rudolph M. Bell, La santa anoressia. Digiuno e misticismo dal Medioevo a oggi, trad. it. Laterza, 1985, Mondadori, 1992

See also: Santa Caterina da Siena, 1309, 1330, 1347, 1348, 1367, 1372, 1374, 1375, 1377