Respirazione artificiale
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La respirazione artificiale è l'insieme delle manovre che hanno lo scopo di supplire alla respirazione naturale, quando questa non viene più eseguita spontaneamente. La respirazione artificiale può essere eseguita anche attraverso strumenti appositi o mezzi meccanici che erogano aria a pressione positiva (respiratori automatici) o attraverso una depressione esterna al torace (polmone d'acciaio).
L'asfissia acuta che comporta la cessazione della respirazione può essere dovuta a:
- mancanza di aria respirabile nell'ambiente
- costrizione della gola (strangolamento, soffocamento, impiccagione)
- scarica elettrica
- avvelenamento da gas tossico.
In questi casi si presenta la necessita di praticare la respirazione artificiale in maniera tempestiva ed efficace e per un periodo di tempo anche prolungato (si può ottenere la ripresa della respirazione anche dopo un'ora dall'inizio dalla pratica della respirazione artificiale).
Vi sono numerosi metodi per praticare la respirazione artificiale, una precauzione che deve essere presa in tutte è quella di verificare che la lingua non sia rivolta all'indietro, ostacolando il flusso dell'aria. Di seguito sono descritti i metodi più comuni, che risultano essere anche i più pratici e i più efficaci.
Spesso, all'arresto respiratorio segue l'arresto cardiaco, pertanto è necessario controllare la presenza della circolazione sanguigna ed eventualmente praticare una rianimazione cardiopolmonare.
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Metodo Virdia-Schafer
È uno dei metodi più usati in passato per la sua semplicità. È utilizzato ancora oggi per i casi meno gravi.
Il paziente viene sdraiato sul ventre, il volto rivolto da un lato e poggiato sulla mano o sull'avambraccio di una delle due braccia piegata al gomito e portata in avanti. Si lasciano così perfettamente liberi sia la bocca che il naso.
Per praticare la respirazione, l'operatore si deve porre in ginocchio, a sinistra o a destra del paziente, all'altezza dei glutei. Le palme delle mani vengono poggiate sul fondo della schiena, tenendo uniti i pollici lungo la spina dorsale mentre le altre dita rimangono lungo i fianchi, con i mignoli all'altezza dell'ultima costola.
Si porta il tronco leggermente in avanti, facendo leva sulle ginocchia. Il peso del corpo viene a gravare pian pano sulla base del torace, provocando l'espulsione dell'aria dai polmoni (espirazione). Alla fine del movimento pressorio, le spalle si verranno a trovare sulla verticale delle mani.
L'operatore cessa gradualmente la pressione, riportandosi alla posizione di partenza. Il torace, con le sue proprietà elastiche, si espanderà. permettendo all'aria di entrare nei polmoni passivamente (inspirazione).
Il primo movimento avrà una durata di due secondi, il terzo di tre secondi. La frequenza delle pressioni sarà quindi di 10-12 al minuto.
La pressione esercitata dall'operatore deve essere ben dosata, per evitare fratture delle costole e lesioni ai sottostanti organi (fegato, stomaco, milza, ecc.).
Questo metodo permette un atto respiratorio provocato alquanto scarso ed è per questo che va utilizzato solo per casi non particolarmente gravi.
Metodo Sylvester
Il paziente viene messo supino, possibilmente con un cuscino sotto la schiena per aumentare l'apertura delle prime vie aeree.
L'operatore si pone dietro la testa, in ginocchio, meglio se con una gamba tiene la testa dell'infortunato sollevata, tenendola poggiata ad uno stinco. Quindi prende gli arti superiori del paziente al di sopra dei polsi, li solleva gradatamente, ruotandoli a semicerchio, fino a toccare terra (inspirazione).
L'operatore abbassa le braccia del paziente, con i gomiti piegati lungo il tronco e premendo gli avambracci sopra al petto con una certa energia, forzando l'aria ad uscire (espirazione).
Devono essere compiuti 10-12 atti respiratori completi in un minuto.
Questo movimento determina un'espansione della cassa toracica di una certa entità, con una buona quantità di aria inspirata.
I movimenti devono essere dosati per evitare lesioni scapolo-omerali durante la rotazione o lesioni toraciche durante la pressione.
Se non sono presenti lesioni toraciche e gli arti superiori sono integri, questo metodo permette un maggior ricambio d'aria rispetto al metodo Virdia-Schafer.
Metodo Kohlrausch
È un metodo particolarmente usato per le donne in stato di gravidanza.
Il paziente viene posto sul fianco destro, con il braccio disteso lungo la linea del corpo, sotto la testa. La gamba sinistra viene piegata al ginocchio e portata in avanti.
L'operatore si pone in ginocchio dietro la schiena del paziente, quindi afferra il braccio sinistro del paziente e con l'avambraccio dell'infortunato, esercita una pressione sul lato sinistro (espirazione).
L'operatore solleva il braccio sinistro del paziente, portandolo disteso oltre il capo, lungo il braccio disteso a terra, ottenendo una dilatazione della cassa toracica (inspirazione).
Il primo movimento deve avere una durata di due secondi, mentre il secondo movimento sarà di tre secondi.
Metodo Holger-Nielsen
In questo metodo l'infortunato viene posto con l'addome poggiato al piano ed il viso voltato su un lato. Le braccia vengono piegate al gomito ed incrociate poggiando le mani una sull'altra all'altezza della testa, questa sarà poggiata sulle mani, affinché risulti leggermente sollevata. Se possibile, il paziente dovrebbe essere poggiato su un piano leggermente inclinato, posizionando la testa ad un livello inferiore rispetto ai piedi.
L'operatore si inginocchia di fronte al paziente (anche su un solo ginocchio) ed applica le mani sulla schiena, immediatamente sotto le scapole, i pollici devono essere tra loro ravvicinati lungo la linea mediana, mentre le altre dita si dispongono a ventaglio sulla parte posteriore del torace.
L'operatore si piega in avanti progressivamente, diminuendo entità della flessione sul ginocchio poggiato, il movimento avrà termine quando le braccia raggiungono una posizione verticale rispetto alla schiena del paziente. La pressione esercitata farà uscire dai polmoni l'aria contenuta (espirazione).
Terminata la pressione, le mani verranno fatte scivolare lungo i lati del torace e lungo le braccia e, afferrando i gomiti dell'infortunato, le braccia verranno sollevate e tirate delicatamente in avanti. Quando si avverte una certa resistenza, l'operatore cessa la trazione e riporta le braccia al suolo nella posizione iniziale. La manovra provoca una dilatazione della gabbia toracica, con immissione di aria nei polmoni (inspirazione).
Importante che la pressione sia esercitata in modo misurato per evitare lesioni toraciche, negli adolescenti la pressione deve essere alleggerita.
I movimenti devono essere ripetuti 12-15 volte ogni minuto.
Metodo "bocca a bocca"
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Il metodo "bocca a bocca" è il metodo più antico di respirazione artificiale. È stato rivalorizzato dagli americani e si è rapidamente diffuso ovunque, Italia compresa. È il metodo più adatto per i bambini più piccoli e per i neonati.
Come in tutti gli altri casi, deve essere posta attenzione alla lingua, controllando che non sia scivolata all'indietro. Trattandosi di bambini, occorre tener presente la possibilità che la respirazione sia bloccata da corpi estranei introdotti nell'albero respiratorio. Occorre quindi verificare la presenza di oggetti che occludano la bocca con il dito medio ed asportali, facendo attenzione a non spingerli ancor più in profondità. Sempre col dito medio in bocca, il bambino verra posto a testa in giù, piegato alla vita e, con alcuni energici colpi sulla schiena portati con la mano libera, si cercherà di liberare le vie respiratorie dai corpi estranei.
Il paziente viene posto disteso sulla schiena. La mandibola, presa con entrambe le mani, viene sollevata dal basso e dall'indietro in alto e in avanti. La posizione deve essere mantenuta per tutto il tempo della respirazione, servendosi di una sola mano.
L'operatore, postosi di fianco al paziente, pone la propria bocca sulla bocca dell'infortunato: nel caso di un bambino piccolo, comprenderà anche il naso in modo che la tenuta perfetta. L'operatore soffierà aria all'interno, in maniera graduale e costante, fino al sollevamento del petto dell'infortunato (inspirazione). In questo momento, la mano libera, dovra effettuare una leggera pressione nella regione epigastrica, per evitare che lo stomaco si riempia d'aria.
Dopo che i polmoni si sono riempiti, l'operatore solleverà la bocca da quella dell'infortunato, lasciando che i polmoni rilasciano l'aria naturalmente (espirazione).
Nel caso la respirazione sia effettuata su una adulto, la mano libera durante l'insufflazione d'aria, dovra essere utilizzata per chiudere le narici del naso.
L'insufflazione d'aria dovra ripetersi 20 volte al minuto per il bambino e 12-15 volte nel caso di un adulto.
A questo metodo può essere preferito la variante bocca-naso, in cui l'insufflazione d'aria avviene attraverso il naso dell'infortunato. La bocca del paziente deve rimanere chiusa e la respirazione va aiutata con una leggera pressione sulla parte superiore dell'addome del paziente.
