Regno di Napoli

left|40px Attenzione – Questo articolo è stato inserito nella categoria Da controllare dall'utente Retaggio perché (risultano da verificare le date e gli avvenimenti inseriti nel paragrafo relativo al periodo Angioino). Se puoi contribuisci adesso a verificarne il contenuto e a migliorarlo secondo le convenzioni di Wikipedia. Per eventuali annotazioni vedi la pagina di discussione.

Il Regno di Napoli è uno stato italiano preunitario esistito, con alterne vicende, dal XIII secolo al XIX secolo, comprendente le attuali regioni della Campania, Calabria, Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata, e alcuni territori dell'odierno Lazio (Gaeta e Cassino).

Indice

Le origini

Sicilia e Italia meridionale erano i territori che formavano il Regno di Sicilia fin dal 1130, quando fu istituito dall'Antipapa Anacleto II e successivamente legittimato, nel 1139, per mano di Papa Innocenzo II.

Il Regno di Sicilia fu governato dai Normanni dal 1130 al 1195 e, successivamente, dagli Svevi fino al 1266, allorquando Carlo d'Angiò, fratello del Re di Francia Luigi IX, chiamato in Italia da Papa Clemente IV, sconfisse Manfredi, ultimo Re svevo, nella battaglia di Benevento e se ne impossessò . La conquista divenne definitiva due anni dopo quando Carlo d'Angiò sconfisse, nella battaglia di Tagliacozzo, il non ancora diciottenne Corradino di Svevia, ultimo degli Hohenstaufen e pretendente al trono del Regno di Sicilia, quale discendente diretto di Federico II.

Il 1268 vide, quindi, la scomparsa degli Svevi dalla scena politica europea e l'affermazione della dinastia angioina nel meridione d'Italia, nella persona di Carlo d'Angiò, primo Re di Sicilia.

Il Regno di Napoli nacque de facto sul finire del XIII secolo quando, in seguito alla rivolta dei Vespri Siciliani del 1282, ebbe inizio una lunga guerra, detta appunto "guerra del vespro", a conclusione della quale il Regno di Sicilia fu diviso in due parti, l'una - Regno di Trinacria - sotto il controllo degli Aragonesi, l'altra - Regno di Sicilia (la parte continentale con Capitale Napoli) - sotto il controllo degli Angioini.

La guerra del vespro era nata come movimento di ribellione dei siciliani nei confronti del regime vessatorio instaurato da Carlo I d'Angiò; ribellione che indusse gli isolani ad offrire la corona del Regno a Pietro III, Re d'Aragona, consorte di Costanza, figlia di Re Manfredi di Svevia.

Pietro III, che aveva intrapreso da tempo una decisa politica espansionistica nell'area mediterranea, fu ben felice dell'offerta e immediatamente inviò nell'isola una poderosa flotta carica di uomini e mezzi per avviare la conquista dei nuovi territori. Pietro III riuscì a strappare l'isola a Carlo I rapidamente e nello stesso anno 1282, facendone subito un possedimento aragonese. La Sicilia cessava, quindi, di essere un Regno autonomo.

Pur di riconquistare l'isola, Carlo I fece immediatamente ricorso alle armi. Con lui si schierarono il papato e la Francia. Sull'altro fronte, accanto agli aragonesi, si schierarono Pisa, Genova, l'Imperatore d'Oriente, le città ghibelline del Nord Italia e Rodolfo I d'Asburgo, Imperatore S.R.I..

Ebbe inizio, così, un sanguinoso conflitto tra le due dinastie, che si sarebbe concluso soltanto molti anni dopo e che nessuno dei due monarchi che vi avevano dato inizio, ne vide la conclusione.

Nel 1285, infatti, morirono entrambi i sovrani mentre il conflitto era in pieno svolgimento e ben lungi dalla conclusione.

Per parte aragonese, Alfonso e Giacomo, figli di Pietro III, si divisero il Regno. Il primo ebbe la corona d'Aragona e Valencia e ascese al trono con il nome di Alfonso III. Il secondo ricevé la corona di Sicilia e ascese al trono con il nome di Giacomo II. La Sicilia tornava, in tal modo, ad essere un Regno autonomo.

Per parte angioina, invece, si dové registrare che Carlo II, erede al trono, era ancora prigioniero degli aragonesi in Sicilia, per cui la direzione della guerra tra le due dinastie, per conto degli angioini, passò nelle mani del papato, fino al 1288, anno della liberazione di Carlo, il quale fu incoronato Re da Papa Niccolò IV, l'anno seguente, nella città di Rieti.

Con la liberazione di Carlo II, il conflitto riprese immediatamente, ma le operazioni belliche si trascinavano stancamente senza approdare ad alcun risultato di rilievo.

Nel 1291 moriva Alfonso III, senza lasciare discendenti legittimi, per cui Giacomo II fu chiamato a succedere al fratello sul trono d'Aragona, lasciando il governo della Sicilia nelle mani dell'altro fratello Federico, confermando, di fatto, l'autonomia della Sicilia dall'Aragona.

L'impegno di Carlo II per la riconquista della Sicilia fu coronato da successo allorquando questi concluse un accordo con Giacomo II ad Anagni il 20 giugno 1295, anche con la determinante mediazione di Papa Bonifacio VIII. A seguito di tale accordo, Giacomo II rinunciava ai propri diritti sulla Sicilia a favore della Chiesa, che, tramite il Papa, li riassegnava a Carlo II. In cambio di tale rinuncia, riceveva l'investitura del Regno di Sardegna e della Corsica.

I siciliani, però, venuti a conoscenza dell'accordo che, di fatto, trasferiva il dominio sull'isola nuovamente nelle mani dei francesi, si ribellarono con forza in quanto non intendevano perdere più l'autonomia che essi avevano conquistato allorquando la Sicilia era stata distaccata dal Regno d'Aragona e affidata prima nelle mani di Giacomo II e poi in quelle di Federico suo fratello. I siciliani rigettarono l'accordo, riconobbero Federico quale unico Signore di Sicilia e lo proclamarono loro Re nel 1296.

Suo malgrado, Papa Bonifacio VIII dovette incoronare Federico, a Palermo il 25 marzo 1296, Re di Trinacria con il nome di Federico III; mentre il titolo di Re di Sicilia restava agli angioini di Napoli.

Il conflitto tra le due dinastie sembrava ormai chiuso, ma, nonostante l'intervento del Papa, non ebbe affatto termine. Gli angioini continuavano a rivendicare il possesso dell'isola e la contesa si protrasse ancora alcuni anni fino a quando, nel 1302,a Caltabellotta, non fu raggiunta una pace di compromesso che prevedeva il ritorno dell'isola sotto il dominio dei francesi, alla morte di Federico, in cambio del Regno di Sardegna per il successore di quest'ultimo.

L'alchimia politica di Bonifacio VIII sembrava aver raggiunto lo scopo di porre fine per sempre al conflitto tra gli angioini e gli aragonesi. In pratica le ostilità tra le due dinastie non ebbero affatto termine, dal momento che ciascuna continuava a rivendicare per sé i diritti sulle terre dell'altra.

La contesa si protrasse per decenni con continue guerre, fino a quando, nel 1372, la Regina Giovanna I d'Angiò e Federico IV di Sicilia non sottoscrissero un trattato di pace che, ponendo fine alla c.d. "guerra del vespro", sanciva il riconoscimento reciproco delle monarchie e dei relativi territori, cioè Napoli agli Angioini e la Sicilia agli Aragonesi, estendendo il riconoscimento anche alle rispettive linee di successione.

Il Regno di Napoli, che era nato de facto nel 1282 con l'occupazione della Sicilia da parte di Pietro III d'Aragona, diventava tale a pieno titolo nel 1372.

Ma, come detto, tanto Aragona che Angiò rivendicavano il 'titolo' di Regno di Sicilia; gli Angioini in particolare presero a chiamare le due parti Regno di Sicilia al di là del faro (l'isola siciliana) e Regno di Sicilia al di qua del faro (la parte continentale, con capitale la città di Napoli).

Ben presto, comunque, invalse l'uso di chiamare la parte continentale Regno di Napoli, nome che si conserverà, con diverse interruzioni, fino agli inizi del XIX secolo, quando venne creato il Regno delle Due Sicilie.

Il Regno di Napoli fu quindi governato, fino al 1442 dalla dinastia angioina, per passare, dopo questa data agli aragonesi.

Dopo una brevissima parentesi di dominio francese, il regno venne formalmente unito alla Spagna nel 1504, perdendo il 'titolo' e diventando così, per due secoli Vicereame di Napoli, in quanto governato da un viceré in rappresentanza del re di Spagna.

Dopo una breve parentesi austriaca, il Regno di Napoli ritrovò la sua indipendenza con Carlo di Borbone, figlio del Re di Spagna Filippo V, nel 1734.

Il periodo napoleonico e della Rivoluzione francese vide grossi sconvolgimenti nel Regno, dapprima con la nascita e la morte della Repubblica Napoletana nel 1799, e in seguito con l'instaurarsi della dinastia dei Napoleonidi (anche detta da alcuni Murattiana) tra il 1806 e il 1815.

Dopo la Restaurazione, nel 1816, con il ritorno dei Borbone, i due regni di Napoli e Sicilia furono nuovamente formalmente uniti nel Regno delle Due Sicilie che sarebbe sopravvissuto fino all'unità d'Italia.

Il Regno di Napoli nel periodo angioino

All'inizio del ‘300 gli Aragonesi si erano appropriati della Sicilia, i commerci marittimi erano ostacolati da Aragonesi e Veneziani, i grandi banchieri fiorentini controllavano le finanze dello Stato, il perdurare di strutture di stampo feudale aveva prodotto nelle campagne un'economia chiusa ed arretratissima, della quale risentivano anche i centri urbani.

Roberto d'Angiò (13091343), pur essendo capo del partito Guelfo e Vicario del Papa a Roma, non seppe sfruttare la propria posizione per estendere il proprio dominio in Italia. Quando Roberto morì, il regno di Napoli attraversò un periodo di crisi.

Giovanna I (13431382), nipote di Roberto, aveva sposato Roberto d'Angiò, fratello del re d'Ungheria. Quando nel 1345 il marito fu assassinato, Giovanna sposò un altro angioino, il cugino Luigi di Taranto, nemico del precedente. Il Re d'Ungheria, per vendicare il fratello, scese nel napoletano con le sue truppe e compì devastazioni di ogni genere, mentre Giovanna si rifugiava ad Avignone dal papa (13451348). Quando il re d'Ungheria ritirò le sue truppe, Giovanna tornò a Napoli. Giovanna, essendo senza eredi aveva designato come suo successore il cognato Carlo di Durazzo, poi però gli preferì il cugino Luigi I d'Angiò, fratello del re di Francia. Carlo di Durazzo fece assassinare la regina (1382) e si impadronì del regno, ma fu assassinato a sua volta nel 1386.

Suo figlio Ladislao, dopo aver combattuto contro i sostenitori di Luigi II d'Angiò (figlio di Luigi I), con l'aiuto del papa riuscì ad impadronirsi di Napoli (1400) ed intraprese una politica espansionistica, interrotta dalla sua morte nel 1414.

Salì al trono Giovanna II (14141435), sorella di Ladislao, anch'ella, non avendo eredi diretti, dovette scegliere un successore e designò dapprima Alfonso, re di Aragona e di Sicilia, ed in seguito Renato d'Angiò. Pertanto alla sua morte (1435) scoppiò una nuova guerra di successione. Poiché gli stati italiani temevano un'egemonia aragonese in Italia, Milano, Genova, Firenze, e Venezia si coalizzarono contro Alfonso d'Aragona e lo sconfissero, ma il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, temendo che la sconfitta degli Aragonesi rendesse troppo potenti i Veneziani (Aragonesi e Veneziani controllavano il Mediterraneo) si alleò con Alfonso d'Aragona. La lega sconfisse l'ex alleato ad Anghiari (1440) ed il Visconti dovette firmare la pace di Cremona (1441). Nel 1442, Napoli, assediata dagli Aragonesi, dovette arrendersi (fine della dominazione angioina). Alfonso d'Aragona unì il regno di Napoli alla Sicilia.

Il Regno di Napoli nel periodo aragonese

Il Regno di Napoli nel periodo borbonico

Per questa periodo storico si rimanda all'articolo relativo al Regno delle Due Sicilie per una evidente continuità storica e politica con questa diversa entità statale.

Il Regno di Napoli nel periodo napoleonico

Voci correlate

See also: Regno di Napoli, 1130, 1139, 1195, 1266, 1268, 1282, 1285, 1288