Quarto Potere
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Quarto Potere è il primo lungometraggio diretto da Orson Welles.
Il film è liberamente ispirato alla vita del magnate statunitense William Randolph Hearst. Uscito nelle sale il 1° maggio 1941, Quarto Potere è ormai divenuto una pietra miliare nella storia del cinema, ampiamente discusso ed analizzato sia dalla critica sia dal pubblico di tutto il mondo.
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Stile
Con Quarto Potere, Welles va alla ricerca di un nuovo stile cinematografico per la creazione del quale egli prende a prestito a piene mani, fondendo in modo magistrale, elementi eterogenei provenienti da grandi registi come D. W. Griffith (autore de La nascita di una nazione). In particolare l'uso espressionistico delle luci e delle ombre rivela l'influenza esercitata su Welles dal cinema tedesco e russo.
Ma l'aspetto più innovativo del film è costituito dall'uso del cosiddetto deep focus. In quasi ogni scena del film tutto ciò che appare nell'inquadratura, sia in primo piano che sullo sfondo, risulta essere perfettamente a fuoco. Questo effetto visivo fu reso possibile dalla maestria del leggendario direttore della fotografia Gregg Toland, che fece ricorso a speciali lenti e ad una potentissima illuminazione del set.
Il boicottaggio
Il film subì sin dalla sua uscita nelle sale il boicottaggio di William Randolph Hearst, che riuscì a limitarne la circolazione, impedendo che venisse recensito o anche solo menzionato da tutti i giornali e le radio di sua proprietà. Inoltre offrì alla RKO 800.000 dollari affinché la pellicola venisse distrutta ed i negativi bruciati. La RKO non cedette ed il film ottenne numerose nomination ed il premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
Solo a partire dagli anni Cinquanta la critica mondiale iniziò a considerare Quarto Potere un capolavoro. Da allora la fama del film non cessò la sua ascesa: l'American Film Institute lo annovera al primo posto nella classifica dei migliori cento film di tutti i tempi; il National Film Registry lo ha selezionato tra i film di cui debba essere garantita la conservazione e la trasmissione ai posteri; dal 1962 al 2002 è stato in cima alla classifica dei migliori film di tutti i tempi realizzata, ricorrendo alla consultazione di critici cinematografici di tutto il mondo, dalla prestigiosa rivista inglese Sight and Sound.
Trama
Prodotto nel 1941 il film narra dell'incapacità di amare di Charles Foster Kane (interpretato da Welles). Kane è in grado di amare "solo alle sue condizioni" con la conseguenza che egli fa il vuoto attorno a sé e muore abbandonato da tutti all'interno della sua gigantesca residenza (Kandalù), fatta erigere per celebrare la propria grandezza.
Il film si apre con la morte di Kane, immediatamente seguita da un cine-notiziario dedicato alla vita pubblica del magnate. Il notiziario non soddisfa, però, il direttore della testata che chiede ai suoi giornalisti di indagare ancora nel passato di Kane per comprendere il significato dell'ultima parola da lui pronunciata prima di spirare: Rosabella (Rosebud).
Come ha acutamente osservato lo scrittore argentino Jorge Luis Borges in una recensione del 1941, il risultato è un "giallo metafisico" che ha ad oggetto una indagine psicologica ed allegorica degli aspetti più intimi e nascosti della personalità di un uomo attraverso le testimonianza di coloro che lo conobbero.
Welles, servendosi di una sequenza di flashback, mostra i frammenti della vita di Kane, quasi fossero i pezzi di un gigantesco puzzle (oggetto che metaforicamente appare più volte nel film). Allo spettatore è lasciato l'onere di ricomporre in tutta la sua complessità la personalità di Charles Foster Kane.
Ma si tratta di uno sforzo vano perché i frammenti della vita di Kane non permettono di comprenderne la segreta essenza, anche quando, alla fine del film, viene rivelato il significato delle sue ultime enigmatiche parole.
L'unica cosa che appare certa è che l'incapacità di amare di Kane deriva dal trauma, subito durante l'infanzia, dell'allontamento dai genitori. Affidato ad un uomo d'affari, incaricato di amministrare il suo smisurato patrimonio, Kane viene privato dell'amore familiare. Da adulto concepirà l'amore come possesso, e non come dono, e ciò lo condurrà inesorabilmente alla disperazione ed all'isolamento.
Premi
Nel 1941 vinse l'Oscar alla migliore sceneggiatura originale, scritta da Orson Welles ed Herman J. Mankiewicz. Ma ebbe anche nomination per il miglior film, il miglior attore protagonista, la migliore scenografia, la migliore fotografia, il miglior regista, il miglior montaggio, la migliore colonna sonora ed il miglior montaggio sonoro.
