Quanto

Alla fine del XIX secolo le proprietà dell’Universo, descritte dalla fisica classica, sembravano ormai delineate. Infatti, tutto l’insieme dei fenomeni gravitazionali era perfettamente descritto dalla teoria di Newton; la termodinamica aveva permesso di capire i fenomeni termici e di costruire macchine sempre più efficienti e affidabili. Nonostante alcune cose non fossero chiarite, nessuno sospettava che, nei venti anni successivi, la fisica avrebbe subito una vera e propria rivoluzione. Una delle teorie che sconvolse la fisica classica e individuò i limiti di questa, fu la teoria di Planck.

Max Planck dimostrò che è possibile ottenere una distribuzione R(λ, T) coerente con i dati sperimentali, ammettendo che gli atomi del corpo nero – oggetto capace di assorbire completamente onde elettromagnetiche di qualunque lunghezza d’onda - assorbano (o emettano) energia soltanto in quantità E che sono multipli interi di un valore minimo E = nhf dove n è un intero positivo e h è la costante di Planck (h = 6,62618·10-34) in quanto la distribuzione spettrale dell’intensità di irraggiamento calcolata sulla base dell’elettromagnetismo classico non era assolutamente in accordo con i dati sperimentali. Ciascuno di questi «pacchetti di energia» è detto quanto del campo elettromagnetico o, semplicemente, quanto.

Poiché i “quanti” sono discontinui e si comportano secondo leggi che variano, la teoria dei quanti si presta a soluzioni di tipo probabilistico e statistico: il ricercatore deve rinunciare a definire le leggi della materia e può cogliere solo delle ricorrenze statistiche e fare ipotesi basate sul calcolo della probabilità.

See also: Quanto, Corpo nero, Costante di Planck, Max Planck, Termodinamica, XIX secolo, Teoria dei quanti, Calcolo della probabilità, Teoria di Planck