Psiche (Prati)
Psiche è la penultima raccolta di liriche di Giovanni Prati, pubblicata nel 1876.
Conta 568 sonetti, per la maggior parte scritti tra il 1868 e il 1874.
Nella storia dell'autore, Psiche rappresenta l'abbandono delle ambizioni romantiche e il passaggio al realismo quotidiano e puntuale (così come accadde a Coppée e Prudhomme).
Il mondo rappresentato è minuto, famigliare, frammentario, la cui accettazione non è sentita come rinuncia. Il poeta indica oggetti che gli ricordano i sintomi della sua decadenza fisica o i tempi passati; da tutto questo è costretto a spremere il succo della disillusione.
Dalla disillusione nasce un distacco dagli uomini rancoroso e acre, che si placa solo nella visione degli aspetti multiformi della natura al quale si ispira.
Il tratto più notevole di Psiche è l'accuratissima elaborazione formale; la fase, per così dire, parnassiana della poesia di Prati.
- Qualcosa di nuovo e di attraente è veramente in quest'ultima produzione del Prati, appunto per l'effetto del malinconico ripiegamento del vecchio e celebre artista sopra se medesimo, del suo abbandono dell'arte di grandi pretese. B. Croce
