Primitivo
Primitivo è indubbiamente un concetto di difficilissima definizione.
Nella seconda metà del XIX secolo, il termine s'impose su quello di selvaggio e cominciò a definire, ad un tempo, sia uno stadio evolutivo originario dell'umanità che l'oggetto di studio dell'etnoantropologia (lo studio da parte dell'antropologia degli attuali gruppi umani primitivi).
Fin dall'inizio quindi, il termine si connotò per una forte ambiguità. Perché, se da un lato è vero che gli attuali gruppi umani primitivi possono condividere alcuni aspetti psicologici e sociologici con i nostri, comuni, antenati preistorici, è anche vero che i gruppi umani preistorici riuscirono ad evolversi verso la civiltà e la scrittura. Una evoluzione questa che, come noto, non si è mai verificata spontaneamente tra gli attuali gruppi primitivi, cristallizzati da millenni in rituali magico-religiosi.
A tutt'oggi, l'antica ambiguità insita nell'uso del termine primitivo non è stata risolta dagli antropologi ed il termine ha finito per connotarsi degli stessi significati che aveva selvaggio (inferiorità, razzismo, etnocentrismo, ecc.). Ed è per questo che <<...attualmente esso viene usato solo convenzionalmente, e spesso tra virgolette, nella letteratura antropologica>> (U. Fabietti).
Quale strada percorrere allora per uscire dall'attuale impasse etnoantropologico?
La ricerca è più che mai aperta, ma certamente essa non potrà fare a meno di definire la caratteristica umana più primitiva e universale di tutte e che è presente in ogni essere umano fin dalla nascita. Potrebbe essere questo il prezioso segreto di tutti i gruppi umani "primitivi": riuscire, come gli artisti, ad esprimere in un oggetto materiale esterno (inutile ai fini della sopravvivenza), una realtà interna "primordiale" di cui ancora oggi, noi civilizzati, non siamo consapevoli.
La moderna psichiatria, basata sulla interpretazione dei sogni, ritiene che la caratteristica esclusivamente umana sia presente fin dalla nascita e denomina tale caratteristica con il termine "immagine interiore". È un concetto sufficiente a riaprire la ricerca sulla dimensione primitiva umana?
Bibliografia
- Fabietti U., Remotti F. (a cura di), Dizionario di antropologia. Zanichelli, Bologna 1997; p. 591.
