Pindaro

"Io mi consumo come cera al calore, quando guardo la giovinezza dei ragazzi dalle floride membra"
"Contro il destino non c'é fuoco o muraglia di ferro che tenga"
(Pindaro)

Pindaro, conosciuto come Pindaro di Cinoscefale (o Cinoscéfalos) o anche come Pindaro di Beozia (Tebe ca. 522 AC - Argo 442 AC) è stato un poeta lirico greco.

Indice

Biografia

Nato a Cinoscefale (Beozia), figlio di Daifanto e Cleodice, della nobile famiglia degli Egidi. Autore di importanti carmi epici, è ritenuto uno dei maggiori esponenti della lirica corale. Viaggiò a lungo e visse e scrisse per sovrani e famiglie importanti.

Adolescente si recò ad Atene, dove incontrò Eschilo; quindi soggiornò per qualche anno nell'isola di Egina.

A soli vent'anni, ebbe l'incarico di scrivere un'ode in onore del figlio di una famiglia nobile, vincitore di una gara di corsa ai giochi pitici. Questa fu l'opera che gli diede la celebrità. Da tutta la Grecia gli arrivarono commissioni di odi in onore di atleti.

Fu ammirato da tutti, citato come classico subito dopo la sua morte, avvenuta all'età di 80 anni ad Argo.

Quando Alessandro distrusse Tebe (335 a.C.), ordinò che la casa di Pindaro fosse risparmiata.

Attività

L'opera di Pindaro non si limitò a questa poesia di circostanza. Le sue odi trionfali cantano con immagini ardite di vittorie a giochi o in battaglia. Non manca la riflessione morale, che ne giustifica la viva che ottenne in vita.

Negli Epinici cantò le vittorie della gioventù aristocratica dorica - cui egli stesso apparteneva - ai giochi panellenici, i futuri giochi olimpici, che a scadenze fisse si tenevano a Olimpia, Delfi, a Nemea nel Peloponneso e sull'Istmo di Corinto.

Celebrando le competizioni agonistiche del suo tempo - articolate per lo più in tornei di lotta, pugilato, corse a piedi ma anche coi cavalli o su carri trainati da cavalli - alzò alte lodi ad Olimpia in versi rimasti memorabili:

Come l'acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come l'oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi.

Cantando i modelli di un ideale umano del quale l'eccellenza atletica era solo una manifestazione, Pindaro dava conto, sicuramente con consapevolezza, di uno dei principali canoni dell'etica greca, quello che coniugava bellezza e bontà, prestanza fisica e sviluppo intellettuale: in fondo, i valori di quell'educazione aristocratica alla quale egli stesso era stato formato.

Pindaro trascorse diversi anni in Sicilia, in particolare a Sicuracusa ed Agrigento, presso i tiranni Gerone e Terone. Fu appunto in Sicilia che incontrò altri due celebri poeti greci Simonide di Ceo e Bacchilide, suoi rivali nella composizione. In forma maggiore rispetto a questi, Pindaro - di spirito religioso e profondamente devoto alle tradizioni aristocratiche - infuse nella sua opera quella concezione religiosa e morale della vita che gli permise - è il parere di molti critici - di mettersi alla pari, nei versi che scriveva, con l'eroe celebrato, anche nel caso si trattasse di un potente tiranno: il senso di questa operazione era che, mettendo in luce - immortalandola, appunto - l'impresa dell'eroe, il poeta poteva educare le nuove generazioni perpetuando gli antichi valori.

Interprete e méntore, quindi, della coscienza della grecità classica fusa in una unica identità culturale interna alla costante presenza del mito come garanzia storica, Pindaro viene ancor oggi ricordato attraverso un motto diventato celebre, riferito, appunto, ai suoi voli poetici (i voli pindarici, appunto), vale a dire quella proverbiale capacità di dare vita a momenti narrativi ricchi di passaggi e scarti improvvisi che se apparentemente poco curanti di una necessaria coesione logica arricchiscono il testo di una particolare carica di tensione.

Per il poeta latino Orazio, la poesia di Pindaro è da considerarsi inimitabile; pur tuttavia critici in epoca moderna ne hanno ridimensionato l'oggettiva qualità tacciandola di eccessivo tenore adulatorio nei confronti di coloro per i quali i versi erano stati scritti.

Opere

La copiosa opera poetica di Pindaro - raccolta dai filologi alessandrini in diciassette libri - è giunta a noi in maniera parziale. Infatti la tradizione medievale ha conservato integralmente solo i quattro libri di epinici comprendenti le 14 olimpiche (celebre - anche se a parere di molti in un certo senso un po' autoreferenziale, la prima, nella quale viene celebrato - insieme alle vittorie equestri di Gerone, paragonate a quelle dell'eroe mitologico Pelope - il valore della poesia, capace di dispensare gloria immortale a chi si rende protagonista di imprese epiche), 12 pitiche, 11 nemee, 7 istmiche.

Voci correlate

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categoria:biografie categoria:poeti greci

See also: Pindaro, 335 AC, 442 AC, 522 AC, Alessandro, Argo, Argo (città), Atene