Partito Radicale

thumb|Partito Radicale Il Partito Radicale è un partito italiano che ha partecipato alla vita politica repubblicana a partire dal 1955.

Indice

Nascita e primi anni

Nacque infatti in quell'anno, con la denominazione di Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali Italiani, per effetto di una scissione delle correnti di sinistra del Partito Liberale Italiano, avendo fra i suoi fondatori Leopoldo Piccardi, Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Leo Valiani, Guido Calogero, Giovanni Ferrara, Paolo Ungari, Eugenio Scalfari, Marco Pannella. L'oggetto fondante, sviluppato da un comitato esecutivo provvisorio cui prendevano parte Valiani, Pannunzio ed altri, comprendeva l'attuazione della Costituzione e la effettiva instaurazione dello Stato laico e liberale, di quello Stato di diritto che fa tutti i cittadini uguali innanzi alla legge, senza discriminazioni politiche e religiose, e che ne garantisce la libertà attiva dall’arbitrio governativo e poliziesco.

Come si vede, fra i primi iscritti figuravano personaggi di tutto rilievo dell'ambiente socio-culturale del tempo, confluenti alla nascente formazione anche da aree più direttamente di sinistra, come per Ernesto Rossi, già messosi in luce nelle fila del Partito d'Azione, lo stesso movimento di cui era prestigioso leader Leo Valiani. Valiani non sarebbe restato a lungo nel Partito Radicale, rinserrandosi nuovamente nel "suo" più sobrio partito di provenienza quando fra i radicali cominciò a consolidarsi la leadership di Pannella. Rossi era invece fra i fondatori, e forse il più fervido stimolatore degli "Amici del Mondo", un raggruppamento di intellettuali associatisi per approfondire ricerche politico-istituzionali (i cui dibattiti venivano seguiti dal settimanale diretto da Pannunzio, "Il Mondo", da cui il nome).

Gli Amici del Mondo seguirono in effetti le fasi iniziali della crescita del partito ed a margine della campagna elettorale in corso nel 1956 per elezioni amministrative, nella quale i radicali (col nome abbreviato in "Partito Radicale") si erano schierati contro la speculazione edilizia ed i c.d. "palazzinari", gli "Amici di Rossi" (come li si chiamava da destra, giocando sul nome dell'intellettuale e sulle scoperte contiguità ideologiche) organizzarono un convegno sulle speculazioni immobiliari attribuite al Vaticano. Il neonato settimanale "L'Espresso", allora a firma di Arrigo Benedetti, ne prese spunto per coniare il noto slogan "capitale corrotta, nazione infetta", grazie anche al quale a Roma risultò eletto Leone Cattani, che in argomento aveva presentato esposti e denunce alla magistratura.

Nel 1957, sempre affiancati dagli Amici del Mondo, i radicali lanciarono nel dibattito politico, che presto ne divenne alquanto scomposto, la proposta dell'abolizione dei Patti Lateranensi, recepiti dalla Costituzione. Nacque con questa fase, supportata da autorevoli interventi tecnici di personalità di varie discipline, una linea politica equanimemente anticlericale, anticomunista ed anti "catto-comunista", intendendosi per quest'ultima la supposta alleanza di fondo, intesa come occulta, fra le due principali aree politiche del paese. Ma certamente restò più vivido, e più a lungo, il segno dell'accento anticlericale.

Fu nel 1959 che questo accento prese la piega di una vera e propria campagna antidemocristiana, assusandosi il partito di maggioranza, la DC, di aver costruito un regime in seno ad un sistema di democrazia repubblicana. Vi fu un importante dissenso all'interno del partito, cominciando a manifestarsi la frattura che ne avrebbe di lì a poco allontanato Valiani e Ferrara.

Gli anni Sessanta

Sul principio degli anni '60, si unirono al partito altri nomi illustri, fra i quali lo scrittore Elio Vittorini, l'attore Arnoldo Foà, Stefano Rodotà, Lino Jannuzzi, ed Antonio Cederna, destinato a svolgere nei decenni successivi un ruolo di sviluppatore tematico di grande importanza. Mentre l'arrivo di nomi noti anche ad un pubblico non solo elitario consentiva di migliorare le strategie di comunicazione del partito, da allora in poi sempre d'avanguardia (ampliando ed amplificando le sue posizioni, cui garantiva un'eccellente conoscibilità pubblica), al suo interno maturava però una contrapposizione che vide consolidarsi la "sinistra radicale", capeggiata da Bruno Villabruna (il vero "transfuga" dalle schiere del PLI) ed Ernesto Rossi.

Fu questa corrente a muovere con più deciso piglio per la promozione di una sorta di causa comune della sinistra, della quale criticava la superficiale e vana condotta d'opposizione alla DC, e dal partito nacque l'idea di "infiltrare" (quantunque alla luce del sole) suoi esponenti all'interno di altri partiti, come ad esempio nel Partito Socialista Italiano. Ma fu anche questa corrente a mettere a soqquadro il partito in occasione dello "scandalo Piccardi". Il buon Piccardi, co-fondatore del partito, era stato "pescato" dallo storico Renzo De Felice che aveva scoperto la sua partecipazione come relatore ad alcuni convegni nazi-fascisti di argomento razziale. Pannunzio e Rossi, che confermava il suo appoggio al malcapitato, entrarono in aperto conflitto, rendendo ingestibile il partito e costringendolo ad una revisione della dirigenza dopo che fu respinta la richiesta di esplusione di Piccardi (che avrebbe poi tardato a dimettersi da sé).

Furono in molti ad uscire dal partito, compreso lo stesso Rossi che insieme a Piccardi ed a Ferruccio Parri si sarebbe dato ad altre esperienze vagolanti nelle risacche ideologiche della sinistra post-resistenziale.

In realtà della rottura si poterono dare molte interpretazioni, essendovi in atto anche un contrasto (con costellazione di differenti posizioni) sulle visioni del ruolo della sinistra in quella fas epolitica: vi era, ad esempio, chi vedeva con favore un avvicinamento al PSI, nel quale Pietro Nenni (col suo rampante delfino Craxi) apriva ad una "non sfiducia" al Patto Atlantico, così come vi era chi anticipava tematiche che sarebbero poi state riprese in termini di eurocomunismo, e vi era anche chi, dalle colonne de Il Mondo, si volgeva apertamente al filo-americanismo. E vi era bastante numero di altre posizioni per poter considerare certamente non unitaria la linea del partito in materia di rapporti con le altre forze politiche, oltre a far dubitare che ve ne fosse una di cui si disponesse. Il caso (o lo scandalo) Piccardi, insomma, fu solo un elemento scatenante, capace di far affiorare dissidi interni espressivi di distanze non solo ascrivibili alla gioventù della formazione, ma gravi segnali di mancanza di un reale fattor comune. Emarginati o "autoepuratisi" gli anziani, il partito restò in mano ai giovani, ai "giovani guastatori", come furono (non senza sufficienza) definiti dai fuoriusciti.

La scalata al vertici di Marco Pannella

Il 1963 fu l'anno della definitiva affermazione di Pannella come politico, che fu protagonista, sebbene in concorso con altri, delle aperture internazionali del partito, mentre il celebrato Vittorini veniva assiso sulla presidenza del Consiglio Nazionale del partito. All'ombra del nuovo leader, che rappresentava la classe giovanile dei militanti, si preparavano intanto le giovani leve, che avrebbero, stavolta di maggior concerto, gestito le età successive dell'esperienza radicale. Fra tutti, Gianfranco Spadaccia fu il più stretto collaboratore di Pannella all'Agenzia Radicale, un'agenzia di stampa ad edizione in ciclostile che fu usata per "lanciare" alcuni scoop, come quello sui finanziamenti dell'Eni di Enrico Mattei (da poco caduto a Bascapé) a partiti e giornali, seguitati dal successore Eugenio Cefis in favore del quotidiano comunista "Paese Sera" o di quello di destra "Lo Specchio.

L'anno successivo prese corpo la linea politica del disarmo, con l'appoggio a iniziative internazionali, mentre fu stipulata un'alleanza elettorale con il PSIUP, che si teneva in una posizione di sperato raccordo fra il PCI ed il PSI. Diretto frutto dell'accordo fu, dopo poco, la creazione del CUSI (Comitato per l'Unità della Sinistra Italiana), che però fu tiepidamente accolto a sinistra e presto superato da nuove formulazioni.

A più riprese Pannella cercò infatti un'inarrivabile unità delle sinistre e per questo obiettivo spese buona parte del suo tempo dialettico ora sollecitando, ora sferzando, tutti i partiti. Fu detto, da alcuni, che in questa fase il partito radicale, pronto ad accostarsi a molti diversi soggetti politici, avesse perduto una sua distinguibilità univoca, e del resto il ruolo di "partito di servizio" collideva con le precedenti "radicali" campagne, che erano divenute oggetto di aspettative anche al di fuori della compagine. La consuetudine della "doppia tessera" (molti erano infatti iscritti, contemporaneamente, al Partito Radicale e ad altri partiti) contribuiva a farlo equivocare con un club di svago politico, un circolo di retroguardia, più che identificarlo con un partito di innovativi obiettivi.

Gli anni Settanta

Fu negli anni '70 che la vocazione per le campagne moralizzatrici riprese vigore, imperniandosi, come da originaria missione, sulla difesa dei diritti umani, dei diritti civili, per il pacifismo e la non violenza, contro la corruzione e contro l'infiltrazione legislativa di ispirazione cattolica (o più propriamente il suo retaggio) nelle regolamentazioni del diritto di famiglia. Sono note le vittoriose campagne referendarie in tema di divorzio ed aborto, cui seguirono un nutrita schiera di quesiti refendari, di cui molti poi proposti all'elettorato.

Della stessa decade sono le forme inconsuete di pubblicizzazione delle campagne radicali, la più nota delle quali consiste dello sciopero della fame, principalmente messo in atto da Pannella per richiamare attenzione ora sull'antiproibizionismo in materia di droga, ora sull'antimilitarismo (e l'obiezione di coscienza), ora sul femminismo e le libertà sessuali, con una spigolosa apertura al mondo omosessuale.

Sul fronte dell'accettazione sociale di un raggruppamento condotto da Pannella verso una ormai caratteristica tradizione scandalistica, nacque il fenomeno dei cosiddetti "radical-chic", esponenti dell'alta borghesia e comunque dei ceti monetariamente o culturalmentre più rilevanti, che abbracciavano (ma mai senza qualche distinguo) la causa radicale per effetto di una fenomenologia forse più modaiola che ideologica. In compenso, la popolarità crebbe anche presso i ceti meno fortunati, grazie all'impiego di tecniche di sicuro effetto per "restituire", almeno in via di tentativo, forme di partecipazione popolare alla vita democratica. Il referendum era certo una di queste, e le raccolte di firme ne erano il segnale "stradale" più noto, ma anche l'affermazione di Radio Radicale, emittente privata coordinata da Marco Taradash, consentì di diffondere le dirette delle sedute parlamentari, talvolta disvelando non edificanti performance dei massimi rappresentanti democratici.

Sviluppi recenti

Il Partito Radicale è oggi confluito nel Partito Radicale Transnazionale, che si autodefinisce come un'associazione di cittadini, parlamentari e membri di governo di differenti nazionalità che intendono utilizzare mezzi non violenti per creare un corpo effettivo di legge internazionale in merito agli individui e l'affermazione della democrazia e della libertà nel mondo.

Nonostante il nome, il Partito Radicale Transnazionale non partecipa ad alcuna elezione nazionale, regionale o locale; i Radicali Italiani, invece, in quanto affiliato al PRT, ha partecipato alle elezioni politiche del 2001 e alle europee del 2004 con il nome di Lista Emma Bonino. Nel 1995, il PRT ha ottenuto lo Status di Organizzazione Non Governativa di Primo Livello all'interno del ECOSOC delle Nazioni Unite.

Oltre a Radicali Italiani le altre organizzazioni affiliate al PRT sono:

Voci correlate

Collegamenti esterni

See also: Partito Radicale, 1956, 1957, 1959, 1963, 1995, 2001, 2004, America, Bettino Craxi