Origini della guerra civile americana

Questo articolo fa parte della
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Negli Stati Uniti della prima metà del XIX secolo, gli stati del Nord e quelli del Sud erano portatori di tradizioni ed interessi economici, sociali e politici profondamente diversi. La principale causa di contrasto tra le regioni agricole meridionali e quelle industriali del Nord era l'istituto della schiavitù. L'inasprimento di questi contrasti portò alla guerra di Secessione americana (1861-1865), una guerra civile che oppose gli Stati Uniti d'America (l'Unione) a undici stati secessionisti del Sud, organizzati nella Confederazione degli Stati d'America.

Indice

Influenza della schiavitù sul sistema politico degli Stati Uniti

Negli Stati Uniti della prima metà dell’800 la schiavitù influenza ripetutamente e fortemente la crescita della società civile americana e lo sviluppo del suo sistema politico ed economico.

Agli inizi del 1800 la società americana si trova divisa tra favorevoli e contrari allo schiavismo, un sistema sociale ed economico che prevede l’asservimento di un popolazione (di origine africana ma in alcuni casi anche di indiani americani) da impiegare come manodopera a basso costo per la produzione agricola negli stati del Sud del paese in modo tale da garantire un elevato profitto per i loro proprietari. La divisione ideologica cresce e si rafforza anno per anno generando atteggiamenti via via sempre più estremisti, evidenti soprattutto a partire dagli anni 30. Una parte della società ritiene inevitabile per questa istituzione peculiare una progressiva estinzione negli anni futuri di pari passo con lo sviluppo socio-economico degli Stati Uniti, non immaginando ancora uno scontro violento con la parte favorevole alla schiavitù sia a livello di conflitto sezionale che sociale. Del resto l’argomento per anni rimane un tabù su cui le forze politiche del paese difficilmente avevano intenzione di confrontarsi.

Nel sud del paese, lo schiavismo si dimostra indispensabile al sostentamento e allo sviluppo del modello di sistema economico, in cui la produzione agricola è dipendente da coltivazioni quali il cotone in particolar modo, ma anche canna da zucchero; produzioni che necessitano di una forza lavoro molto numerosa da impiegare in ampi territori che non poteva essere fornita dai coloni bianchi del sud. I milioni di neri ridotti in schiavitù permettono il raccolto manuale del cotone ad un basso prezzo con un conseguente alto profitto per i proprietari terrieri, concorrenziale con analoghe produzioni nel resto del mondo ove la schiavitù non era praticata, in particolare con il cotone inglese proveniente dall’India. Lo schiavismo quindi condiziona questo sistema economico al punto da renderne impossibile la cessazione senza distruggere lo stesso sistema economico. L’arricchimento dei proprietari terrieri è infatti proporzionale anche alle risorse di schiavi disponibili, e nel contempo la loro ricchezza è alla base del loro potere politico non solo nel Sud ma anche nel resto del paese. I principali personaggi politici, senatori come Colhoun, o presidenti come Andrew Jackson, sono essi stessi proprietari di numerosi schiavi.

Inevitabilmente la questione se continuare ad accettare come sistema la schiavitù nella società americana deve essere affrontato quando l’espansione territoriale degli Usa pone gli americani di fronte al dilemma su come dovessero essere annessi alla federazione i nuovi Stati visto che al Nord di fatto la schiavitù non era praticata. Dal 1819, con il compromesso del Missouri, il dibattito approda nel Congresso degli Stati Uniti dove con un accordo di compromesso tra le varie fazioni politiche la questione sembra apparentemente risolta. Da questo momento in poi la politica americana sullo schiavismo è un susseguirsi di continui compromessi tra le parti che rinviano e non risolvono definitivamente la controversia perché, come dirà Lincoln, quando lo scontro sarà ormai inevitabile, per superare il problema sarebbe stato necessario decidere già molto tempo prima “se essere una cosa o l’altra”, cioè schiavisti o contrari alla schiavitù.

Motivazioni morali e interessi economici

Si scontrano in questo frangente due opposti interessi, non solo legati a questioni di moralità ma anche facenti capo a due sistemi diversi di produzione: quello dei grandi proprietari terrieri che usa forza lavoro ridotta in schiavitù; quello dei piccoli agricoltori che impiega una forza lavoro di tipo familiare ed in parte salariata. È evidente che il primo sistema di produzione è largamente competitivo nei confronti del secondo e per tanto quest’ultimo non può accettare l’arrivo nei nuovi territori annessi all’unione di gruppi produttivi favorevoli all’uso e incremento della schiavitù. Ecco che allora l’acquisizione di nuovi territori ad occidente fino alle sponde dell’Oceano Pacifico rende invitabile per i nuovi colonizzatori atteggiamenti diversi a secondo che provengano dal Nord libero o dal Sud schiavista. Ognuno cerca di portare e legittimare il proprio sistema economico. Nei territori dell’ex Louisiana e nei territori conquistati al Messico la forte presenza di sudisti tende a legittimare lo schiavismo e l’arrivo di coloni provenienti dagli stati liberi porteranno ad uno scontro violento come quello verificatosi in Kansas, degenerato in guerra civile, anticipando di qualche anno il conflitto tra Nord e Sud.

Due sistemi contrapposti

Quindi il dibattito sull’abolizione dello schiavismo diventa inevitabile nella società americana e radicalizza sempre più gli atteggiamenti di ambo gli schieramenti.

Da una parte, al Nord la consapevolezza che la schiavitù non sarebbe mai cessata da sola, spinge i gruppi abolizionisti ad adottare pratiche sempre più radicali e mobilitazioni più pressanti nei confronti dell’opinione pubblica e dei politici all’interno del Congresso. Sulla base delle esperienze maturate nei Gruppi dell’Impero filantropico (in cui avevano militato i vari leader abolizionisti come Garrison e Weld) vengono sviluppate tecniche di comunicazione di massa, l’uso della posta per inviare migliaia di petizioni al Congresso, la dotazione di apparati organizzativi più funzionali all’ottenimento dell’obiettivo. In questo si può dire che lo schiavismo ha stimolato la crescita di nuovi soggetti politici e di nuovi modi da parte dei cittadini di far sentire la propria voce.

Al Sud la consapevolezza che il proprio sistema poteva reggersi solo con il perpetuamento dello schiavismo spinge la società sudista ad atteggiamenti violenti come nel caso del Kansas e la classe politica, espressione dei grandi proprietari terrieri, a sviluppare un pensiero politico che legittimi lo schiavismo a partire dai fondamenti giuridici della stessa Costituzione. I sudisti strumentalizzano ai propri fini la Corte Suprema su cui hanno il controllo, affidandogli, con la sentenza del caso Dred Scott, il compito di risolvere il delicato problema. La nota sentenza, arrivando ad affermare in sostanza chel’esclusione della schiavitù dai territori era incostituzionale, costituisce per i sudisti lo strumento perfetto per rivendicare la legittimazione giuridica delle proprie ragioni. Anche in questo caso si può asserire come la schiavitù abbia influenzato lo sviluppo del pensiero giuridico nel momento in cui una sentenza della Corte Suprema giunge alegittimare l’esistenza di una legge fondamentale, la Costituzione degli Stati Uniti, solo per una categoria di esseri umani, i bianchi americani, in quanto si precisa che non era stata scritta per i “neri, schiavi o liberi che fossero”.

Politica e razzismo

In ultimo la radicalizzazione dello scontro influenza l’assetto del sistema politico degli Stati Uniti da una parte e contemporaneamente evidenzia il crescere degli atteggiamenti razzisti presenti nella società americana. La comparsa nel panorama politico di partiti antischiavisti come il Liberty Party e il Free Soil Party, divisi tra di loro ideologicamente sul riconoscimento dei diritti civili dei neri, mette in evidenza che nel fronte abolizionista essere antischiavisti non significava essere anche antirazzisti. Il Free Soil Party ignora le discriminazioni giuridiche a cui sono sottoposti i neri liberi strumentalizzando gli atteggiamenti razzisti di quei bianchi che non accettavano la schiavitù ma nemmeno la presenza di neri liberi come cittadini (liberi lavoratori salariati o piccoli agricoltori) nei nuovi stati. Questi partiti costituiscono una novità nel sistema politico americano perché per la prima volta uno dei due schieramenti dà luogo a partiti politici apertamente antischiavisti, ma è solo a partire dagli anni ‘50 che lo scontro sullo schiavismo completa la sua influenza sul sistema politico con la comparsa di due partiti che su questa problematica si schierano su due poli contrapposti, generando due partiti interamente strutturati su base sezionale che dividono di conseguenza anche il paese in due blocchi tali da compromettere la stessa unità della federazione. Da una parte gli abolizionisti nel Partito Repubblicano a Nord (nelle cui file confluiscono i resti dei partiti antischiavisti); dall’altra gli schiavisti al Sud in quella parte del partito Democratico divisosi in modo insanabile nel 1860 tra la fazione del senatore Douglass (che non condanna apertamente la schiavitù e demanda alla sovranità popolare il compito di decidere in ogni Stato l’eventuale abolizione della schiavitù) e i democratici del sud favorevoli ad una legislazione federale schiavista.

See also: Origini della guerra civile americana, 1819, 1860, 1861, 1865, Abramo Lincoln, America coloniale, Anni 1830, Canna da zucchero