Odissea (Omero)
Odissea (Ὀδυσσεία) è un poema epico attribuito al poeta greco Omero; si compone di ventiquattro libri, per un totale di 12.007 esametri. L'opera narra le avventure di Ulisse (od Odisseo) dalla caduta di Troia fino al suo ritorno in patria ad Itaca.
L'azione dell'Odissea copre un arco di tempo molto breve, che non supera le sei settimane, ma in questo arco di tempo vengono raccontate le avventure intercorse in dieci anni. Quando Ulisse ritroverà Itaca, ne sarà stato lontano complessivamente diciannove anni, avrà una quarantina d'anni e i capelli castani.
La prima traduzione in latino fu quella di Livio Andronico. Seguirono traduzioni in italiano di Bacelli, Pindemonte, Romagnoli, Vitali e Pascoli.
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Datazione
L'opera, insiema all'Iliade, viene composta nella Ionia d'Asia intorno al IX secolo a.C., anche se alcuni autori ne pospongono la nascita intorno al 720 a.C.. L'originale più antico dell'opera risale al VII secolo a.C., ed è questo che il tiranno ateniese Pisistrato usa quando, nel VI secolo a.C., decide di uniformare e dare forma scritta ad un poema che fino ad allora si era tramandato quasi esclusivamente per forma orale. Quest'ultima forma, però, continuerà fino al III secolo d.C. in Egitto, con tutti i cambiamenti e le mutazioni inevitabili nella forma orale.
Varie edizioni
L'edizione pisistratea, comunque, non rappresenta un canone fisso. In seguito, infatti, convive con le successive edizioni scritte delle città greche di Massalia (odierna Marsiglia), Creta, Cipro, Argo e Sinope. Queste edizioni vengono dette "politiche" (dal greco κατά πόλεις, catà pòleis), nel senso di appartenenti alle poleis, alle città.
Esiste un'edizione pre-ellenistica di origine ignota, chiamata πολύστιχος (poliùsticos, letteralmente "con molte linee"), e che presenta un maggior numero di versi rispetto alla versione pisistratea: gli studiosi tendono a considerarla una versione "annacquata" da interventi operati da chi la tramandava oralmente.
Esistono poi delle edizioni di cui si sa molto poco dette "personali" (dal greco κατ' άνδρα, cat'àndra), nel senso che appartenevano a uomini (àndra) illustri, come Antimaco di Colofone o Euripide (figlio del più famoso drammaturgo). Sembra non confermato il fatto che anche il filosofo Aristotele avesse un'edizione personale delle opere di Omero.
L'opera
(Nota: per una sinossi dettagliata dell'opera vedi Odissea (trama); per le traduzioni che dell'Odissea sono state fatte vedi Odissea (traduzioni))
L'opera è la storia dell'uomo che vuole vedere e che vuole conoscere. Quando i compagni consigliano Ulisse di abbandonare la grotta di Polifemo, lui vuole rimanere, per sapere chi la abitava. E quando deve passare vicino alle sirene, vuole sentire e provare la sensazione della loro forza ammaliatrice. Cosa si cela in quel palazzo che egli vede da lontano sull'isola di Eea? Persino Penelope vuole sapere e vedere, quando Ulisse si fa riconoscere.
L'Odissea è il poema del ritorno di "Odisseo", come nell'Iliade, ha una durata in tempo di pochi giorni (40), ma vi è condensata una storia di 10 anni.
L'opera può essere divisa in due parti: prima del ritorno (libri I-XII) e il ritorno e il dopo-ritorno (lezione XIII-XXIV).
Successivamente anche la prima parte può essere divisa in due: la "Telemachia" (libri I-IV) e gli errori di Ulisse (libri V-XII).
La Telemachia rappresenta lo stato della casa di Ulisse durante la sua assenza. Soprattutto celebra la efebia di Telemaco, che ha ormai raggiunto l'età per assumere direttamente il governo della casa.
Così l’Odissea ruota su tre nuclei detti: efebia di Telemaco, errori di Ulisse, ritorno e vendetta. Questi tre nuclei, ruotano tutti intorno al nodo centrale: le malversazioni dei proci.
La poesia dell'Odissea scorre lungo due temi o motivi fondamentali, il tema del ritorno e quello della vendetta. Questi talvolta confluiscono uno nell'altro, si arricchiscono di motivi minori, che concorrono a questo confluire o, ancor meglio, producono fusione o unità.
Dominano anche parti distinte, come il sentimento nostalgico della patria lontana, il ricordo degli affetti e dell'amore.
La sua unità e coerenza poetica non è dubitabile, a riprova le innumerevoli rispondenze di tono. Anche la suddivisione in ventiquattro libri, che è tipica dei grammatici alessandrini, è una restaurazione di divisioni rapsodiche e aediche di tempi più antichi.
Citazioni
- Se un'intelligenza superiore volesse ragguagliare gli abitanti dei cieli sugli avvenimenti degli uomini e darne loro un'immagine esatta, userebbe il linguaggio di Omero. Joubert
- Omero è il padre e il perpetuo principe di tutti i poeti del mondo. Leopardi
- Omero fu uno storico, a quei tempi che le storie non si solevano né sapevano ancora narrare in prosa. Courier
- Rimane un prodigio inspiegabile come tutte le forze e le tendenze caratteristiche della grecità si presentino già chiaramente preformate in Omero. W. Jaeger
- Omero è tragico e non pessimista e desolato e disperato, perché quel che sempre sormonta nel suo sentire e lo conclude è l'idea della volontà eroica. B. Croce
- L'Iliade e l'Odissea sono rimasti esemplari per tutta l'epopea occidentale, sino ai tempi più recenti, sino al Goethe e al Pascoli. G. Pasquali
Bibliografia
- Breve introduzione ad Omero (1989), di Raffaele Cantarella e Giuseppe Scarpat, Società Editrice Dante Alighieri
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