Novella (letteratura)
La novella è un componimento narrativo breve che ha solitamente un carattere realistico.
La novella nacque in Italia nel Duecento, secolo in cui nacque la letteratura italiana, ed è un genere letterario che, con maggiore o minore fortuna, si è continuato in ogni secolo, fino ai giorni nostri.
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La novella nel Duecento
La novellistica ha, nel Duecento, un carattere di freschezza e originalità che si esprime in alcuni validi testi come il Libro dei sette savi, che è sostanzialmente la traduzione dal francese di una trama narrativa che ebbe in seguito diffusione in tutte le letterature, i Conti di antichi cavalieri, anch'essi derivati dal francese, silloge di varie storie cavalleresche e, soprattutto, il Novellino, chiamato anche Le cento novelle antiche o Libro del bel parlare, che trova nella borghesia comunale che sta sorgendo, con i suoi ideali di gentilezza, di cortesia, di sottile intelligenza e del bel parlare, la sua migliore celebrazione.
Il Novellino
"Il Novellino" - da non confondersi con l'opera omonima del 1476 (appunto, Il Novellino) di Masuccio Salernitano, passato all'indice dei libri proibiti - è senza dubbio una delle più notevoli opere in prosa del secolo. Della sua storia esterna, poco di sicuro si può affermare ancora oggi malgrado i numerosi studi fatti su di essa.
L'opera dovette essere composta non prima del 1281 e non dopo il 1300 e si discute se da uno o da più autori; certamente il compilatore fu unico e a lui, quasi sicuramente, si deve il Proemio dove i contenuti dell'opera e i suoi scopi sono indicati con sufficiente chiarezza e sintesi: sebbene la fonte fosse quasi certamente di area toscana, alcuni non escludono che le sue origini vadano ricercate nell'ambiente culturale veneto dell'epoca.
Vi si legge:
- "...e acciò che li nobili e gentili sono nel parlare e ne l'opere quasi com'uno specchio appo i minori, acciò che il loro parlare è più gradito, però ch'esce di più delicato stormento, facciamo qui memoria d'alquanti fiori di parlare, di belle cortesie e di belli riposi e di belle valentie, di belli donari e di belli amori, secondo che per lo tempo passato hanno fatto già molti. E chi avrà cuore nobile e intelligenzia sottile sì li potrà simigliare per lo tempo che verrà per innanzi, e argomentare e dire e raccontare in quelle parti dove avranno luogo, a prode e a piacere di coloro che non sanno e disiderano di sapere...".
La brevità quasi schematica del maggior numero dei racconti del "Novellino" (cento in tutto) è parsa per lungo tempo dovuta all'immaturità e semplicità dello scrittore, ma un più accurato studio dell'opera ha rivelato che esso non può essere inteso nella sua realtà se non collocandolo sullo sfondo della civiltà culturale medievale.
La brevità e la schematicità del Novellino sono volute dal suo autore, e sono dovute a precisi intenti stilistici e morali.
Gli aneddoti e le brevi narrazioni erano collocati infatti nel Medioevo nei trattati morali come esempi di verità o riprove degli insegnamenti e delle esortazioni, e perciò erano tanto più efficaci quanto più brevi e calzanti.
Il Novellino trasporta nel volgare, con esperta disciplina retorica e stilistica, proprio gli esempi delle scritture medievali, pertanto il suo pregio sta proprio nella sua rapidità ed essenzialità.
Il Novellino perciò non segna gli inizi, ingenui ed elementari, della novellistica italiana, ma, se mai, è documento in volgare dell'esperta civiltà letteraria del Medioevo latino.
Pertanto non si dovrebbe guardare questa opera tenendo l'occhio al Decamerone, ma allo sfondo di cultura al quale si collega, e se da esso si vuole guardare al Decamerone, si può farlo solamente per rendersi conto di quale rivoluzione abbia operato nell'ambito letterario l'opera del Boccaccio.
Il Novellino ha pertanto singolari pregi di vivacità, di disegno essenziale e anche di felice rilievo. Sono narrazioni brevi, ma proporzionate e armoniche, ravvivate da un gusto narrativo che va dal tragico al fiabesco, dal comico al drammatico, il tutto scritto in una lingua toscanamente viva e schietta.
La novella nel Trecento
Se nel Duecento la novella aveva mirato sia ad educare che a dilettare, nel Trecento queste finalità prendono vie diverse: da una parte novelle di pura ispirazione morale e religiosa, dall'altra novelle che intendono essenzialmente dilettare.
Di ispirazione religiosa e morale sono le novelle di Jacopo Passavanti, frate francescano, che incluse nel suo libro di prediche intitolato Lo specchio di vera penitenza. Si tratta di racconti di grande rilievo drammatico, in cui si avverte sempre la presenza dell'al di là come conseguenza della condotta dell'uomo sulla terra.
Anche I fioretti di San Francesco, aneddotti sulla vita del Santo raccolti da un ignoto frate francescano, sono pervasi di profondo spirito religioso: non cupo come nei racconti del Passavanti, ma gioioso, sereno, tipicamente francescano.
Scritte invece per dilettare ed indifferenti ad ogni pretesa morale sono le novelle di Giovanni Boccaccio, novelle tra le più belle non solo di questo secolo, ma di tutta la letteratura italiana.
Sono cento e sono tenute insieme da un racconto cornice che è il seguente: nella peste del 1348 dieci giovani fiorentini, tra uomini e donne, per evitare il contagio si rifugiano nel contado e qui, per trascorrere lietamente il tempo, raccontano per dieci giorni una novella ciascuno, per questo il titolo dell'opera è Decamerone, che, secondo l'etimologia greca, significa, dieci giornate.
Argomento delle novelle sono la gaia vita cortese, l'esuberanza esplosiva dell'amore in tutti i suoi infiniti atteggiamenti, l'astuzia sottile che si fa beffa dei creduloni. Un mondo, insomma, in cui l'intelligenza e la bellezza dominano incontrastate e non conoscono remore morali. In questo mondo vivono mille personaggi, uomini e donne, giovani e vecchi, buoni e cattivi, furbi e sciocchi, onesti e furfanti, nobili e sguatteri, tutti così vivamente rappresentati, che una volta incontrati non si dimenticano più. Ed è proprio in questa grande abilità di delineare caratteri, oltre che in quella di tessere trame, la grande arte di Boccaccio.
Boccaccio ebbe nel suo secolo diversi imitatori. Tra questi il migliore fu Franco Sacchetti che scrisse il Trecentonovelle, ideato intorno al 1385, ma realizzato in parte tra il 1392 e 1396, senza un piano e un ordinamento. Si tratta appunto di trecento novelle che si rifanno ad alcuni temi boccacceschi, per lo più brevi e piene di brio, ma lontane dalla grande arte di Boccaccio.
La novella del Quattrocento
L'attività letteraria nel Quattrocento consistette prevalentemente nello studio e nell'imitazione delle letterature classiche: latina e greca.
In un simile ambiente culturale, naturalmente erudito e accademico, la novella, come genere popolare e di svago, doveva avere poca fortuna.
Tuttavia la fama di Boccaccio era ancora tanto grande, che non mancarono neanche in questo secolo suoi imitatori: essi furono Masuccio Salernitano, Giovanni Gherardi e Sabatino degli Arieti. Costoro, però, insistettero troppo su due aspetti dell'arte del Boccaccio, forse tra i meno pregevoli, il carattere erotico di certe novelle e il periodare a volte monotono.
Le novelle più belle di questo secolo si rinvengono in opere di autori che non furono veri e propri narratori: negli scritti di Leonardo da Vinci e nelle prediche di San Bernardino da Siena. Le loro novelle, forse meglio sarebbe dire aneddoti o esempi, sono ricche di spirito e di grazia e sono espresse in un linguaggio molto vivo e colorito.
Piacevoli sono anche le novelle che un autore sconosciuto raccontò, raccogliendo Le facezie del piovano Arlotto, un personaggio, a quanto pare, realmente esistito.
La novella nel Cinquecento
La novella del Cinquecento è boccaccesca: boccacceschi sono i temi, boccacceschi i personaggi. Solo che quella che era stata licenza in Boccaccio, diventa ora, molto spesso, oscenità.
La ragione sta nel fatto che la novella in questo secolo, più che proporsi un intento letterario, persegue un intento di intrattenimento e divertimento, divertimento di una società sensuale, tutta intrisa di terrenità, disinteressata ai grandi temi della morale, della fede, della politica.
Il modello più vicino al Boccaccio fu Matteo Bandello, autore di poco più che duecento novelle. Non senza ragione Bandello chiamava "casi" le sue novelle. In esse, infatti, il caso e non il personaggio (come era stato invece in Boccaccio) è il vero protagonista.
Novelle tra le più vivaci e interessanti del secolo le compose Anton Francesco Doni, un letterato che scrisse e si interessò di tutto.
Anche le novelle di Gianfranco Straparola, riunite nelle Piacevoli notti, si fanno leggere con piacere per il modo sciolto e garbato con cui l'autore racconta le sue storie, alcune delle quali di argomento fiabesco.
Altri autori di novelle furono il Fiorenzuola ed il Lasca e lo stesso Niccolò Machiavelli, che fu il più pensoso e serio scrittore del secolo. Sua è infatti la novella Belfagor arcidiavolo.
La novella nel Seicento
Nel Seicento la novella ebbe poca valenza letteraria, investita anch'essa dalla decadenza di questo secolo.
Uno scrittore di racconti ci fu (e anche valido): il napoletano Giambattista Basile, autore del Cunto de li cunti. Ma i suoi racconti sono da considerarsi più simili alle fiabe che alle novelle.
Autore di un libro di novelle e facezie, alcune piacevoli e vivaci, fu Giovanni Sagredo autore de L'Arcadia in Brenta e Lorenzo Malagotti che, pur essendo soprattutto uno scienziato, seppe raccontare alcune novelle con una prosa spigliata e moderna.
La novella nel Settecento
Sembra che il Settecento, pur avendo tante cose da dire in campo di rinnovamento dei costumi, della politica, della giustizia, dell'economia, della letteratura e della lingua, non abbia trovato il tempo di scrivere novelle. Poche, infatti, ne furono scritte, ed anche queste poche, mosse più da un interesse pedagogico che dal disinteressato gusto del raccontare.
Un'eccezione possono essere considerate le novelle di Gaspare Gozzi, arguto riformatore, scritte in una lingua semplice e priva di artifici e di piacevole lettura.
Più studiata, invece, perché modellata su quella del Boccaccio, è la lingua con cui Antonio Cesari scrisse le sue novelle, che certamente non sono dei capolavori di fantasia.
La novella nell'Ottocento
L'Ottocento fu un secolo fondamentalmente romantico nella prima parte, verista nella seconda e la novella ne seguì le correnti.
Il romantico Giuseppe Giusti, poeta di satire politiche, ma anche autore di belle pagine di prosa, scrisse alcune novelle argute e briose.
Agli ideali romantici s'ispirò anche Edmondo De Amicis, autore del popolarissimo libro Cuore, scritto per i ragazzi, fatto di novelle, forse un po' patetiche, ma di piacevole lettura.
Scrittore per ragazzi fu anche Carlo Lorenzini, noto con lo pseudonimo di Collodi, autore di Pinocchio ma anche di fiabe e novelle.
Esiti più ricchi e vitali ebbe la novella verista.
Il catanese Giovanni Verga, che del verismo fu il più illustre rappresentante, scrisse bellissime novelle, raccolte nei libri Novelle rusticane e Vita campestre.
In queste novelle, come nel suo più famoso romanzo, I Malavoglia, egli s'ispirò agli stenti, alle fatiche, al duro destino della povera gente della sua Sicilia e lo fece con una prosa che sarebbe dovuta essere oggettiva ed impersonale ed invece è personalissima e ricca di tanta umana empatia.
Alla gente semplice di campagna toscana s'ispirò, invece, Renato Fucini, che fu un fecondo autore di novelle, raccolte nei volumi Le veglie di Neri, Nella campagna toscana, All'aria aperta.
Grazia Deledda, anche se vissuta tra Ottocento e Novecento, fu assai vicina all'arte del Verga e alla poetica verista. Il mondo rude e primitivo della sua Sardegna è scenario di buona parte dei suoi romanzi e delle sue novelle.
Gabriele D'Annunzio, anche lui vissuto tra Ottocento e Novecento, fu poeta, romanziere, drammaturgo ed anche autore di novelle. E fu proprio con le novelle che compì le prime esperienze letterarie, che erano ancora legate all'arte verista. Nelle sue raccolte Terra vergine e Le novelle della Pescara, l'ambiente è sempre la sua aspra terra d'Abruzzo, altera, pagana e selvaggia.
Un posto a parte spetta a Ugo Tarchetti, che, pur essendo vissuto a metà dell'Ottocento, sembra preludere con la sua narrativa a temi e gusti che torneranno nel secolo seguente. I suoi Racconti, infatti, ispirati da una pura acrobazia intellettuale, si muovono ai confini dell'assurdo.
La novella del Novecento
Nel Novecento la novella presenta una varietà infinita di aspetti. Innanzi tutto i suoi confini diventano meno precisi, perché non è facile distinguerla dalla pagina di memoria, dall'appunto di viaggio, dalle riflessioni su tema, dal documento socio-ambientale, dalla satira di costume e spesso si fa confluire in quel genere letterario che viene definito del racconto breve.
La novella del Novecento non sempre è trama, ma molto spesso è memoria, riflessione, intimismo, documento, satira, partecipazione sociale, ricerca della bella pagina.
Agli inizi del secolo, Alfredo Panzini, autore di romanzi e di novelle, appare come un narratore un po' antiquato, ma dalla prosa nitida ed elegante con venature di satira e di costume.
Nella prima metà del Novecento, Luigi Pirandello è l'autore più noto anche al di là dei confini d'Italia. Più famoso come autore di commedie, scrisse anche romanzi e novelle, Novelle per un anno. A base delle sue opere è l'indagine sui recessi più misteriosi della coscienza, sull'essenza stessa dell'io.
Massimo Bontempelli, anche lui drammaturgo e narratore ebbe il pregio di raccontare storie irreali ed impensabili con lucida e realistica chiarezza.
Narratore elegante, ma per certi versi legato agli interessi del verismo è Corrado Alvaro, che con la sua narrativa, fatta di romanzi e novelle, si ispira spesso alla vita problematica della gente del meridione d'Italia.
Per buona parte del secolo Alberto Moravia autore di romanzi e novelle, I racconti romani, ha rappresentato un importante punto di riferimento nella narrativa italiana. Con una prosa precisa, aderente alle cose, realistica. Moravia ha espresso un ricco quadro di costume, borghese e popolare, rappresentato con oggettività e senza alcuna pretesa morale.
Contemporaneamente Dino Buzzati, autore di romanzi e novelle fa argomento della sua narrativa le ansie, le paure, le angosce, gli incubi che vivono nel fondo della coscienza dell'uomo, creando situazioni di surrealistica potenza.
Una trascrizione surrealistica della vita contemporanea ispira anche le novelle di Achille Festa Campanile ed Emilio Flaviano.
Il mondo della memoria e delle esperienze di vita è invece il motivo ispiratore fondamentale delle novelle di Michele Saponaro, Natalia Ginzburg, Giorgio Saviane, Vittorio Gassman.
Alla rievocazione d'ambiente, condotta in chiave tra ironica e sentimentale si rifanno le novelle di Giuseppe Marotta, Luca Goldoni, Ugo Gregoretti, Luciano De Crescenzo, Gianni Rodari, Massimo Grillandi e di tanti altri scrittori, noti e meno noti, che vanno ad arricchire questo genere letterario ancora oggi, e forse più che mai, attuale pur con le sue mille sfaccettature.
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