New deal

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Una violenta sproporzione tra crescita reale e speculazione borsistica, il collasso del credito al consumo, la riduzione dei consumi stessi e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione crearono le premesse per una rapida e profonda crisi che investì tutti i campi delle attività economiche, riducendo il paese alla recessione. Il Crollo di Giovedì 29 ottobre 1929 delle quotazioni azionarie alla borsa di new york non fu altro ke l'evento simbolo di un processo di grandi dimensioni che investiva un paese minato paradossalmente dalla grande fiducia e dalla speranza nel futuro.

Le conseguenze sul piano economico, sociale e politico furono immediatamente tangibili. Il prepotente aumento della disoccupazione costituì alle soglie del nuovo decennio una vasta piaga sociale. Il sistema venutosi a creare consisteva dunque in un circolo vizioso di progressivo aumento del numero di disoccupati e dunque una diminuzione della domanda, alla quale faceva fronte una successiva diminuzione del numero dei lavoratori.

E' apprezzabile per la prima volta quell'effetto domino che sarà poi una costante nella storia economica del novecento. La crisi in america, scatenatasi per una sovrapproduzione agricola (con conseguente deprezzamento delle merci), investì altri paesi legati agli Usa da vincoli di tipo strettamente economico. Ecco dunque la grande crisi in Germania, paese nel quale gli aiuti del piano Dawes vennero a mancare in un momento topico della storia della neonata repubblica.

La situazione apparve dunque disperata agli inizi del 1932, anno di campagna elettorale. Proprio in questo clima di profonda sfiducia però il Democratico Roosevelt, facendo leva sui valori tradizionali dell'etica del lavoro e della capacità tutta americana di ripresa nei momenti più duri della propria storia, ottenne una robusta maggioranza. A quel punto il programma del neoeletto presidente focalizzò la propria attenzione sul tema della ripresa, affidandosi ad un brain trust (letteralmente "gruppo di fiducia di cervelli") a capo del quale venne posto John Maynard Keynes, brillante economista britannico, già autore delle "Conseguenze economiche della pace (1919)".

L'opera di Keynes è del suo gruppo, poi elegantemente sintetizzata in Teoria generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della moneta, penetrò sensibilmente nei reticolati della cultura economica liberale americana, dando luogo ad un lungo dibatto protrattosi negli anni. L'opera dell'economista inglese infatti, che pure si trovava in disaccordo con "maestri" quali Smith o Ricardo, sosteneva l'incapacità del mercato di autoregolamentarsi, secondo le regole già enunciate dallo scozzese in An Inquiry into the nature and Causes of the wealth of Nations. In una situazione di inflazione galoppante ed evidente recessione, l'intervento da parte dello stato nell'attività produttiva e nel processo economico diveniva determinante per risollevare le sorti del paese e ridistribuire verso il basso la ricchezza, evitando dunque la sproporzione evidente nel dato periodo.

Intervento dello Stato nell'economia attraverso la realizzazione di infrastrutture, creazione di un Welfare State in grado di poter sostenere la forza lavoro disoccupata, conseguente aumento della domanda per riavviare il processo produttivo furono i cardini dell'opera del primo mandato roosveltiano. La Tennesse Valley Authority, il Nir Act (creazione della National Recovery Administration) promossero la creazione di grandi opere pubbliche, linfa per il settore privato e per la forza lavoro. L'Agricultural Adjustement Act, la Civil Work Administration, nonchè il Wagner Art (importante riconoscimento dei sindacati) furono alcune delle misure stabilite per tamponare il fenomeno e restituire vitalità ad un settore vessato dalla stagnazione

Le critiche di un'eccessiva statalizzazione nel paese più liberale del mondo furono messe a tacere dai concreti risultati e dal riassorbimento delle sacche di forza lavoro rimasta unemployed. Il metodo keynesiano, il suo approccio pragmatico all'evento ridiedero spinta ad un paese giunto quasi sull'orlo del tracollo. L'ampliamento dei poteri dell'esecutivo, l'apertura alla sperimentazione economica, la fiducia garantita alla comunità scientifica, all'università costituirono le grandi novità di una nazione che si rimetteva in moto. Le successive elezioni del 1936 diedero a Roosevelt la possibilità di un secondo mandato grazie a quello che fu definito un plebiscito popolare. La nazione americana, che aveva sopportato il trauma di un tracollo violento dopo un periodo di fortissima espansione, rialzava il capo e proseguiva nel suo cammino, pur osteggiato dalle ombre nere della guerra, ormai alle porte

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