Moneta

[[Immagine:1c_comm.png|thumb|right|90px|Moneta da 1 centesimo di euro.]] Per moneta si intende qualsiasi bene materiale o entità astratta che svolga le due funzioni di misura del valore e di mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi.

In passato si identificava la moneta con le monete metalliche, consistenti in dischi di varie dimensioni e composizione usati come strumenti di pagamento o tesaurizzati. Nelle economie moderne alla moneta metallica si è affiancata la moneta cartacea, più facile da produrre e utilizzare, nonchè diverse altre tipologie di monete immateriali, a cominciare dal deposito bancario.

Dunque moneta è tutto ciò che svolge la funzione di moneta, ovvero che svolge i compiti di mezzo di pagamento e unità di conto, a prescindere dalle caratteristiche che in concreto essa assume.

Indice

Storia della moneta

Dal Baratto alla Moneta

In assenza di moneta lo scambio di beni è servizi comporta il ricorso al baratto, ovvero allo scambio di beni o servizi contro altri beni o servizi, pratica che può avvenire solo in economie estremamente primitive e solo se si verificano certe condizioni.

Qualora il venditore non desiderasse ricevere, in cambio del bene ceduto, il bene che gli viene proposto, può rifiutare lo scambio oppure accettare il bene proposto per poi rivenderlo ad altri in cambio di un bene gradito oppure di un bene che a sua volta consenta di ottenere quanto desiderato.

Così il venditore può otenere il bene desiderato solo dopo una serie di scambi (baratto multiplo), che non facilitano la compravendita di beni e servizi.

Inoltre in assenza di moneta è quasi impossibile il risparmio. Chi produce un bene, non potendo scambiarlo con denaro con cui acquistare in un secondo tempo beni di consumo, deve consumare subito il bene, prima che deperisca (si pensi ai generi alimentari). Solo una piccola parte dei beni prodotti può essere conservata nel tempo e consumata in futuro.

Sorge perciò la necessità di disporre di un mezzo che sia generalmente accettato in pagamento. Tale mezzo è stato individuato, nelle economie occidentali, in monete d'oro, d'argento o di altri metalli preziosi.

La moneta in metallo prezioso

Nelle economie rinascimentali chiunque disponga di oro può presentarsi alla zecca, gestita dallo Stato, e trasformare il metallo prezioso in monete. Una parte dell'oro viene versato allo Stato come tassa a fronte del servizio reso dalla zecca: è il cosiddetto signoraggio.

Il valore di tali monete è espresso in termini di metallo prezioso (spesso l'oro) in esse contenuto. Lo testimonia il nome lira, adottato dall'Italia per la sua vecchia moneta: esso indica un peso, la libbra, ovvero la quantità di metallo prezioso che componeva la moneta. Vi era quindi piena identità tra la moneta e il suo contenuto (una libbra) in metallo prezioso.

L'impiego di monete matalliche in oro o argento consente di regolare facilmente gli scambi internazionali perché l'oro, l'argento e altri metalli preziosi vengono accettati ovunque. Chi riceve in pagamento la moneta di un paese straniero può usarla anche nel proprio, poiché il suo valore dipende dal contenuto in metallo prezioso. Se la legge di un paese vieta la circolazione delle monete in metallo prezioso coniate all'estero è sempre possibile fondere le monete e coniarne di nuove accettate nel paese.

La nascita delle banconote

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Monete giapponesi

L'impiego di monete metalliche in oro o argento presenta, soprattutto in epoca industriale, ma anche nei secoli precedenti, due limiti insormontabili. Il primo limite riguarda la possibilità di controllare l'offerta di moneta. La moneta è infatti un mezzo di scambio, la cui quantità in circolazione deve dipendere dal valore degli scambi regolati con tale moneta. Inoltre la quantità di una moneta deve crescere allo stesso ritmo degli scambi ovvero, più in generale, al crescere del prodotto interno lordo.

Ma la quantità di moneta d'oro o d'argento in circolazione non può essere regolata a piacimento dalle autorità monetarie. Dipende invece dalla quantità di oro e argento estratta dalle miniere. Tale quantità non può essere prevista nè tenuta sotto controllo se le miniere di metallo prezioso si trovano all'estero. Inoltre la disponibilità di metallo prezioso dipende dall'andamento della bilancia commerciale, perché in metallo prezioso vengono regolati i saldi commerciali.

L'uso di monete in metallo prezioso ha inoltre effetti potenzialmente destabilizzanti sull'economia. Se la quantità di moneta cresce troppo, per effetto di un surplus commerciale o della scoperta di nuovi giacimenti di metallo prezioso, si produce un aumento della domanda di beni e servizi superiore all'offerta e quindi aumentano i prezzi (inflazione). In caso contrario si assiste al calo dei prezzi (deflazione).

Il secondo limite riguarda i trasferimenti di denaro. L'uso di monete metalliche comporta notevoli problemi di sicurezza nel trasferimento di grandi somme di denaro, sia per il rischio di furti che per quello di perdite, ad esempio nei commerci via nave. È quindi opportuno usare strumenti di pagamento differenti, di tipo cartaceo, che trasformano la moneta metallica in banconota o in ordine di pagamento.

Il Gold standard

In epoca industriale diventa importante disporre di monete in quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di economie in forte crescita. Contemporaneamente il diffondersi del benessere amplia il numero di chi può risparmiare. Nacono perciò banche che raccolgono il risparmio e prestano denaro, sotto forma di depositi bancari oltre che di banconote.

L'oro e l'argento si trasformano gradualmente in riserve, uscendo dai commerci per entrare nei forzieri delle banche centrali. Vengono usati per regolare i deficit delle bilance commerciali. Poco per volta si fa strada la regola secondo cui le autorità monetarie possono emettere moneta fino ad un valore massimo pari ad alcune volte il valore dell'oro detenuto.

Le autorità monetarie possono così regolare la quantità di moneta in funzione dei propri obiettivi di politica monetaria, mentre le riserve di metalli preziosi servono a regolare i saldi nella bilancia dei pagamenti.

Tale sistema, noto come gold standard, viene adottato verso la fine dell'Ottocento da tutte le principali economie occidentali. Ha il vantaggio di rendere più flessibile la creazione di moneta e tuttavia il limite che, in presenza di un paese con una bilancia dei pagamenti costantemente in deficit, devono essere presi provvedimenti per evitare che si esauriscano le riserve di tale paese.

Il ricorso alla svalutazione è la risposta, che però si ripercuote anche sul valore delle altre monete, provocando situazioni di instabilità che si diffondono rapidamente dall'economia in difficoltà alle economie ad essa collegate.

Bretton Woods

La soluzione che viene escogitata durante la Conferenza di Bretton Woods, dopo la fine della seconda guerra mondiale, consiste nel prevedere finanziamenti da parte dei paesi in surplus (primo fra tutti, gli USA) a favore dei paesi in deficit. Le riserve in oro perdono il ruolo di primo piano giocato fino a quel momento e lasciano spazio al dollaro, come moneta alla base del sistema monetario internazionale. A sua volta il dollaro è convertibile in oro.

L'abbandono di ogni legame con l'oro

Anche il sistema di Bretton Woods non regge alla prova del mercato e di una economia che diventa sempre più complessa e nella quale operano interessi sempre più consistenti. La fine della convertibilità del dollaro in oro viene decretata dal presidente americano Nixon quando appare chiaro che il sistema è troppo oneroso per gli USA.

Si passa così nel 1973 ad un sistema di cambi flessibili: i deficit non generano più flussi di oro o di altri beni a favore del paese in surplus, ma danno luogo a svalutazioni delle monete.

Le autorità monetarie possono quindi emettere moneta nella quantità desiderata e non più in base alla quantità di oro o di altri metalli preziosi presenti nei propri forzieri.

Valore della moneta

Valore intrinseco della moneta

Per valore intrinseco di una moneta si intende il valore dello strumento (per esempio la moneta metallica o la banconota) usato come moneta. Esso dipende dal valore del bene che compone la moneta. Una moneta cartacea, come un biglietto da 10 € ha un valore intrinseco pari al costo degli inchiostri, della stampa, del trasporto dalla zecca alla banca, dei diritti sui sistemi anti-falsificazione, ecc. Lo stesso dicasi per una moneta metallica, come la moneta da 1 €, con la differenza che il supporto anziché cartaceo è metallico. La moneta elettronica ha un costo che dipende dalla necessità di addebitare ad un conto bancario e accreditare ad un altro una certa somma di denaro. Di solito si tratta di costi assai poco rilevanti. Per cui si può dire che il valore intrinseco delle monete moderne è assai basso e che può diventare più interessante solo dopo che tali monete perdono valore legale quando la moneta cartacea o metallica diventa un pezzo da collezione per gli appassionati di numismatica. Il loro valore intrinseco resta basso, ma la rarità, il desiderio di collezionarle e tutto quanto alimenta l'interesse dei numismatici contribuiscono a dare ad esse un valore.

Il passaggio graduale dall'uso delle monete in metallo prezioso a monete immateriali ha abbattuto il valore intrinseco della moneta e conseguentemente anche i costi per produrla. La riduzione dei costi è avvenuta contemporaneamente alla crescita dell'economia che ha reso necessario l'uso di quantitativi sempre più grandi di moneta. Se non si fosse verificata diminuzione dei costi per emettere moneta, al crescere della domanda di moneta sarebbe cresciuto il costo totale di emissione. Di conseguenza si sarebbe dovuta destinare una parte consistente della maggiore ricchezza alla creazione dello strumento monetario. Per tale ragione è impensabile l'uso dell'oro o l'argento come moneta nelle economie moderne: se anche fosse disponibile tanto oro da soddisfare la domanda di moneta, il costo per procurarsi la moneta sarebbe estremamente elevato.

Valore nominale della moneta

Altra cosa è il valore nominale delle monete. Il valore di ciascuna moneta è quello segnato sulla moneta stessa. È indispensabile nelle economie moderne disporre di mezzi di pagamento nella quantità necessaria a regolare flussi di scambi sempre maggiori. Questo implica per le autorità monetarie la libertà di emettere moneta nella quantità che esse ritengono adeguata ad un buon funzionamento del sistema dei pagamenti. La moneta non viene emessa a fronte di riserve di oro detenute dalla banca centrale, come avveniva in passato, nè quindi può essere ceduta alla banca emittente in cambio di oro o di un altro bene.

La circolazione della moneta e quindi il riconoscimento del suo valore nominale dipendono solo ed esclusivamente dalla fiducia che chi riceve in pagamento una certa quantità di denaro ha di poter a sua volta cedere ad altri il denaro in cambio di beni e servizi. Questo "meccanismo fiduciario" garantisce che il valore nominale sia anche il valore reale della moneta.

A rafforzare tale meccanismo basato sulla fiducia reciproca intervengono naturalmente tutti i sistemi anti-contraffazione, che offrono ai cittadini una elevata probabilità che al denaro posseduto (e ricevuto da altri) sia riconosciuto il valore nominale riportato su banconote e monete e non il valore intrinseco di biglietti e monete prive di valore legale.

Ma soprattutto il meccanismo fiduciario viene integrato dall'obbligo legale di accettare in pagamento la moneta legale del proprio paese e dalla regola, contenuta nel codice civile, che afferma che una volta effettuato il pagamento l'obbligazione si estingue, liberando per sempre il debitore.

In termini più semplici possiamo dire che una banconota da 20 € vale 20 € perché chiunque, accettandola in pagamento, è sicuro che altre persone, alle quali a sua volta verrà ceduta la banconota, riconosceranno (per volontà propria e perché obbligati dalla legge) che tale banconota vale 20 €. Potrebbero riconoscere ad essa un valore diverso solo se la banconota fosse falsa (e in questo caso il valore sarebbe vicino allo zero) o se la banconota avesse valore in quanto interessante per i numismatici.

Svalutazione della moneta

La svalutazione è la perdita di valore di una moneta nei confronti di una o più monete.

In passato, quando le monete erano composte da metalli preziosi, il valore nominale era uguale al valore del metallo prezioso contenuto. Se i governanti sostituivano parte del metallo prezioso con metallo comune, allo scopo di emettere una maggiore quantità di denaro, la moneta finiva per perdere valore nei confronti delle altre monete. Infatti, una volta fuse, le monete rivelavano il loro vero valore e se questo non avesse coincisop con il valore nominale, la moneta contenente metalli poco nobili sarebbe stata rifiutata. Gli operatori economici avrebbero preferito usare monete il cui valore intrinseco fosse uguale al valore nominale. La moneta buona scacciava dunque la moneta cattiva.

Ai nostri giorni non si usano più monete composte da metalli preziosi, le ragioni della perdita di valore di una moneta sono da attribuirsi all'operare della domanda e dell'offerta delle monete che servono a regolare le transazioni economiche.

La svalutazione rende più costose le merci importate e di conseguenza può avere conseguenze sull'inflazione del paese che svaluta. E inoltre rende più convenienti i prodotti del paese che svaluta sui mercati esteri.

La fiducia come fondamento del valore di una moneta

Normalmente gli strumenti impiegati come moneta non sono beni di consumo per chi li riceve. Questo vale per la carta-moneta (un biglietto da 50 euro ha un valore come banconota, mentre come pezzo di carta non ha praticamente nessun utilizzo), ma anche per l'oro, il cui impiego come bene intermedio o di consumo è assai limitato.

La ragione per la quale queste monete vengono accettate in pagamento risiede nella fiducia di chi le riceve che altri faranno altrettanto, accettando in pagamento monete, banconote, depositi bancari o titoli di stato. Senza tale fiducia difficilmente una moneta sarebbe accettata in pagamento e neppure il corso legale di una moneta, ovvero l'obbligo di accettarla in pagamento, potrebbe molto contro il rischio di trovarsi in mano carta straccia o un deposito bancario inutilizzabile.

Si spiega quindi l'impiego nell'antichità dell'oro come mezzo di pagamento. L'oro era accettato ovunque perché tutti ritenevano che altri avrebbe accettato di essere pagati in oro. La stessa caratteristica è oggi posseduta dal dollaro e da altre monete e da alcuni beni.

Vedi anche

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See also: Moneta, Argento, Banca centrale, Baratto, Cacao (moneta), Codice civile, Conferenza di Bretton Woods, Contraffazione, Denario