Mimo
Il mimo era una farsa popolaresca dei dori di Sicilia rielaborata artisticamente da Sofrone di Siracusa (V secolo AC), per poi trasformarsi presso i romani in una rapprentazione buffonesca nella quale l'attore poteva anche recitare senza la maschera e le parti femminili potevano essere anche sostenute da vere donne.
Il mimo fu nobilitato nel I secolo AC ad opera di Publilio Sirio e Decimo Laberio, diventando una scena dialogata, ricca di ironia, realismo, comicità e satira.
In particolare, il mimo costituiva una rappresentazione scenica particolarmente apprezzata nell'antica Roma durante il I secolo AC, quando ebbe molti riconoscimenti. Originariamente consisteva in una sorta di gag prodotta con i gesti e la danza e con relativo accompagnamento musicale, ma senza che gli attori parlassero.
Successsivamente, si introdussero parti cantate e, infine, la parola ebbe la meglio sugli altri vari elementi compositivi della rappresentazione, che per l'appunto si basava principalmente su dialoghi spiritosi e mordaci, non escludendo il gusto allegro e vivace della satira e della caricatura.
Sotto questo aspetto la si potrebbe quasi considerare un'antica rivista a carattere satirico, come quelle ancora oggi di moda nei teatri-cabaret.
