Metrica italiana

La forma di una poesia ne determina il ritmo, che è una sua parte fondamentale: lo studio dei vari tipi di forma è detto metrica. La metrica di una poesia si decide prima di tutto dalla lunghezza e dal tipo dei suoi versi, ma altri elementi importanti sono anche il tipo di strofa e il tipo di rima che usa: altri elementi della metrica sono le figure metriche e le licenze poetiche.

Indice

Versi

Un verso di una poesia è la sua unità ritmica principale, e corrisponde grosso modo ad una riga: la lunghezza del verso determina il ritmo, lento per versi lunghi, veloce per versi corti. I versi si classificano per il numero delle sillabe di cui sono composti: nella lingua italiana si hanno dieci tipi di versi, di cui quattro parisillabi (2, 4, 6, 8 o 10 sillabe) e cinque imparisillabi (3, 5, 7, 9 o 11 sillabe). Non mancano però esempi di versi molto più lunghi, come questo:Media:Esempio.mp3

Alto è il muro che fiancheggia la mia strada, e la sua nudità rettilinea si prolunga nell’infinito.
 ...
 

(Ada Negri, Il muro, verso 1, 30 sillabe)

In ogni verso, il ritmo della lettura è dato dagli accenti più forti, che per questo vengono detti ritmici: il tipo di verso, più che dalla lunghezza in sillabe (che può anche variare: vedi i versi ipèrmetri e ipòmetri) è definito soprattutto dalla posizione degli accenti forti al suo interno.

I versi tradizionali italiani sono:

...
 né più nel cór mi parlerà lo spìrto (4a, 8a, 10a)
 delle vergini Mùse e dell’amóre,        (6a, 10a)  
 unico spìrto a mia vìta ramìnga     (4a, 7a, 10a)   
 ...
 

(Ugo Foscolo, Dei Sepolcri)


I versi parisillabi, come si può notare, hanno tutti gli accenti ritmici in posizioni fisse: per questo in genere si usano versi esclusivamente parisillabi solo nelle filastrocche o se si vuole un ritmo cantilenante e sempre uguale. I versi imparisillabi invece concedono molta più libertà, e quello che concede più libertà di tutti è l'endecasillabo, che è anche quello maggiormente usato.

Versi doppi

Si dicono doppi i versi uguali, in coppia nella stessa riga, interrotti da una pausa o cesura. Essi sono:

Su i càmpi di Maréngo / batte la lùna; fósco
 tra la Bòrmida e il Tànaro / s’agita e mùgge un bòsco,
 un bòsco d’alabàrde, / d’uòmini e di cavàlli,
 che fùggon d’Alessàndria / da i màl tentati vàlli.
 ...
 

(Giosue Carducci, Su i campi di Marengo)

Versi ipèrmetri e ipòmetri

Il verso ipèrmetro è più lungo di una sillaba rispetto alla lunghezza che dovrebbe avere, mentre il verso ipòmetro ha una sillaba in meno. Spesso un verso ipèrmetro e uno ipòmetro vengono usati di seguito, in modo da compensarsi a vicenda creando una variazione nel ritmo, con una figura metrica detta episinalefe. In genere le sillabe in più o in meno sono poste lontano dagli accenti ritmici, in posizioni molto deboli foneticamente, e si elidono o fondono nella pronuncia con altre.

Versi piani, sdruccioli e tronchi

A seconda del tipo di parola che termina il verso si parla di verso piano, sdrucciolo o tronco: piano se termina con una parola piana (accento sulla penultima sillaba), sdrucciolo se termina con una parola sdrucciola (accento sulla terz'ultima sillaba) e tronco se termina con una parola tronca (accento sull'ultima sillaba). Più l'accento è vicino alla fine del verso, tanto più il ritmo viene marcato.

See also: Metrica italiana, Decasillabo, Endecasillabo, Giosue Carducci, Novenario, Ottonario, Poesia, Quaternario (metro), Quinario, Senario