Mente

Il termine mente è quello utilizzato più comunemente per descrivere le più alte funzioni del cervello umano, in particolare quelle di cui gli uomini sono soggettivamente coscienti, quali la personalità, il pensiero, la ragione, la memoria, l’intelligenza e l’emozione. Sebbene alcune specie animali condividano con l’uomo alcune di queste facoltà, il termine è di solito impiegato a proposito degli esseri umani. È anche utilizzato in relazione a certe presunte entità sovrannaturali cui vengono attribuite tali qualità, come ad esempio nell’espressione "la mente di Dio".

Indice

Teorie della mente

Esistono diverse teorie sulla costituzione della mente e sul suo funzionamento, risalenti a Platone, Aristotele e ad altri filosofi dell’Antica Grecia. Alcune teorie prescientifiche, radicate nella teologia, sono focalizzate sulla relazione tra mente ed anima (la presunta essenza sovrannaturale della divinità presente in ogni uomo). Teorie più moderne sono invece basate su una comprensione scientifica del cervello, vedono la mente come fenomeno psicologico. Il termine viene in generale utilizzato più o meno come sinonimo di coscienza.

La discussione intorno a quali attributi umani costituiscano la mente è ancora molto accesa. Alcuni sostengono che soltanto le più "alte" funzioni intellettive costituiscano la mente: in particolare, la ragione e la memoria. In questa prospettiva le emozioni – l’amore, l’odio, la paura, la gioia – avrebbero una natura più "primitiva" e soggettiva e andrebbero pertanto ben distinte dalla natura della mente. Altri sostengono invece che l’aspetto razionale di una persona non può essere distinto da quello emotivo, che essi condividono dunque la stessa natura, e che vanno entrambi considerati come appartenenti alla mente dell’individuo.

Impropriamente il termine mente è utilizzato spesso come sinonimo di pensiero: quella “conversazione privata” con se stessi che ciascuno conduce "all’interno della propria testa" durante ogni istante della vita. Uno degli attributi fondamentali della mente, in questo senso, è il suo essere una sfera privata. Nessuno può leggere i pensieri di un altro.

Natura della mente

I filosofi e gli psicologi restano divisi circa la natura della mente. Alcuni, partendo dalla cosiddetta prospettiva sostanzialista, sostengono che la mente sia una entità singola, avente probabilmente il proprio fondamento nel cervello ma essenzialmente distinta da esso, ed avente esistenza autonoma. Questa prospettiva, facente capo a Platone, è stata successivamente assunta all’interno del pensiero cristiano. Nella sua forma estrema, la prospettiva sostanzialista mette insieme con la prospettiva teologica il fatto che la mente sia un’entità completamente separata dal corpo, una manifestazione fisica dell’anima, e che essa sopravviva alla morte del corpo e ritorni a Dio, suo creatore.

Altri ancora assumono la prospettiva funzionalista, facente capo ad Aristotele, la quale sostiene che la mente è soltanto un termine utilizzato per motivi di comodità ai fini della rappresentazione di una moltitudine di funzioni mentali che hanno poco in comune tra loro, tranne il fatto che gli uomini sono coscienti della loro esistenza. I funzionalisti tendono a sostenere che gli attributi che denominiamo collettivamente “mente” sono strettamente legati alle funzioni del cervello e non hanno esistenza autonoma rispetto a questo – né possono quindi sopravvivere alla sua morte. In questa prospettiva la mente è una manifestazione soggettiva della coscienza: nient’altro che la facoltà del cervello umano di essere cosciente della sua stessa esistenza. il concetto della mente è quindi un mezzo tramite il quale il cervello cosciente comprende le sue stesse operazioni.

Storia della filosofia della mente

Un esponente di spicco della prospettiva sostanzialista è stato George Berkeley, vescovo anglicano e filosofi del diciottesimo secolo. Berkeley sosteneva che la materia non esiste, e che ciò che gli uomini percepiscono come mondo materiale non è nient’altro che un’idea nella mente di Dio, e che quindi la mente umana è una pura manifestazione dell’anima. Sono pochi i filosofi disposti oggi ad accettare una prospettiva così estrema, ma l’idea che la mente umana abbia una natura o un’essenza diversa e più alta del mero insieme delle operazioni del cervello, continua ad incontrare un largo consenso.

La dottrina di Berkeley è stata attaccata (e secondo molti demolita), da T.H. Huxley, biologo del diciannovesimo secolo, allievo di Charles Darwin, che sostenne i fenomeni della mente essere di un unico genere, e spiegabili esclusivamente a partire dai processi cerebrali. Huxley è vicino a quella scuola di pensiero materialista della filosofia inglese facente capo a Thomas Hobbes, che sosteneva nel diciassettesimo secolo che ogni evento mentale ha il suo fondamento fisico, sebbene le conoscenze biologiche dell’epoca non gli consentivano di individuare con precisione tali basi fisiche. Huxley conciliò la dottrina di Hobbes con quella di Darwin, dando così luogo alla moderna prospettiva materialista (o funzionalista).

Questa linea di pensiero è stata rinvigorita dalla costante espansione della conoscenza circa le funzioni del cervello umano. Nel diciannovesimo secolo non era possibile affermare con certezza in che maniera il cervello svolgeva certe funzioni quali ad esempio la memoria, l’emozione, la percezione e la ragione, e ciò lasciava ampio spazio alle teorie i sostanzialistiche e metafisiche della mente. Ma ogni progresso nello studio del cervello rendeva queste posizioni sempre meno salde, fino al punto in cui è diventato innegabilmente chiaro che tutte le componenti della mente hanno la propria origine nel funzionamento del cervello.

Il razionalismo di Huxley, in ogni caso, è stato scosso all’inizio del ventesimo secolo dalle idee di Sigmund Freud, che sviluppò una teoria dell’inconscio, sostenendo che i processi mentali di cui gli uomini sono soggettivamente coscienti non costituiscono che una piccola parte dell’intera attività mentale. Tale teoria può anche essere considerata come una ripresa dell’idea sostanzialistica in chiave secolare. Sebbene Freud non abbia mai negato che la mente sia una funzione del cervello, sostenne che la mente ha una coscienza sua propria della quale non siamo coscienti, che non possiamo controllare e alla quale è possibile accedere solo tramite la psicanalisi (ed in particolare tramite l’niterpretazione dei sogni). La teoria dell’inconscio di Freud, sebbene impossibile da dimostrare empiricamente, è stata ampiamente accettata ed ha fortemente influenzato la comprensione della mente da parte della gente.

Studi recenti

Il dibattito circa la natura della mente attiene soprattutto allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Se verrà scoperto che la mente è davvero qualcosa di separato (ovvero di più alto) dal funzionamento del cervello, quasi sicuramente sarà per sempre impossibile che una macchina, per quanto sofisticata, possa riprodurla. D’altro canto, se si scoprirà che la mente non è altro che un insieme di funzioni cerebrali correlate, sarà allora possibile – almeno in teoria – creare una macchina dotata di una mente.

La “Mind/Brain/Behavior Interfaculty Initiative (MBB)” intrapresa dalla università di Harvard ha lo scopo di mettere in luce la struttura, la funzione, l’evoluzione, lo sviluppo e la patologia del sistema nervoso in relazione al comportamento umano e alla vita della mente. Ciò in collaborazione con i dipartimenti di psicologia, neurobiologia, neurologia, biologia molecolare e cellulare, radiologia, psichiatria, biologia degli organismi e dell’evoluzione, storia delle scienze e linguistica.

Voci correlate

Collegamenti esterni

See also: Mente, Amore, Aristotele, Charles Darwin, Chiesa anglicana, Cristiano, Dio, Filosofia, Filosofia della mente