Manoscritti del Mar Morto

Con la locuzione manoscritti del Mar Morto, detti anche manoscritti di Qumran, ci si riferisce a quella che è stata definita come la più importante scoperta archeologica del XX secolo; l’espressione allude ai rotoli e ai frammenti trovati in undici grotte nell’area di Qumran.

Indice

La località

Sulla sponda nord-occidentale del Mar Morto, 12 Km. a sud di Gerico, si incontrano delle rovine isolate che gli arabi chiamano Khirbet Qumran (dall’arabo khirbeh, rudere di pietra).

Il terreno su cui sorge il Khirbet Qumran è costituito da una terrazza marnosa che si stende tra il ripido versante roccioso di una montagna del deserto di Giuda e il dirupo che sovrasta il Mar Morto. Il fatto che la zona si trovi a 400 m. sotto il livello del Mediterraneo, e che sia incassata tra catene di montagne, rende il clima pesante in tutte le stagioni per l’afa, il gran caldo e l’aria immobile, carica di un’alta percentuale di umidità dovuta alla rapida evaporazione delle acque del lago.

La scoperta

In un’epoca non precisata, ma quasi certamente l’aprile del 1947, un giovane pastore beduino di nome Muhammad ed-Dib (Maometto il lupo), appartenente alla tribù ta’amireh, scoprì casualmente quella che oggi è chiamata grotta 1, posta a circa 1 Km. a nord di Qumran. I dettagli della scoperta sono materia di pettegolezzo, ma sembra che Muhammad abbia scoperto la grotta inseguendo una capra che si era staccata dal suo gregge. Il giorno dopo ritornò con un compagno e si arrampicò nella grotta scoprendo una serie di giare di terracotta, tutte più o meno cilindriche e munite di coperchio, nelle quali erano stati deposti dei rotoli avvolti nel lino.

Alcuni mesi dopo quell’inattesa scoperta, i beduini si recarono al mercato di Betlemme da un mercante cristiano di nome Khalil Iskander Shahin, che prese in consegna i rotoli in cambio di pochi spiccioli. Khalil, che era membro della chiesa siro-giacobita, portò i rotoli a Gerusalemme dal suo superiore religioso, il metropolita Mar Athanasius Yeshue Samuel, che li acquistò per 97,20 dollari. Athanasius, avendo intuito l’importanza dei documenti, riuscì a scoprire la posizione della grotta che fu oggetto di un provvisorio sopralluogo.

Alla fine del 1947 altri tre rotoli furono acquistati per vie analoghe da un archeologo dell’università ebraica di Gerusalemme, il professor Eliezer Lipa Sukenik, che si rese immediatamente conto dell’autenticità e dell’antichità dei testi. Il 29 novembre Sukenik si recò a Betlemme presso il mercante al quale i beduini si erano rivolti originariamente, dove esaminò le giare provenienti dalla grotta e altri materiali manoscritti che acquistò in blocco.

Gli scavi

Alla fine del 1951 gli studiosi cominciarono ad interessarsi a tutta l’area attorno alla grotta in cui furono rinvenuti i manoscritti. Ulteriori campagne di ricerca e di scavi portarono, alla fine di marzo del 1956, alla scoperta di altre dieci grotte contenenti manoscritti e resti di vario genere.

Il totale di tutti i documenti frammentari ritrovati è di circa 900. In origine, nelle grotte vi erano circa 1000 documenti; una parte dei rotoli è stata scoperta e portata via già nell’antichità e nel medioevo. Altri rotoli sono marciti nel corso di circa due millenni senza lasciare tracce o sono stati trasformati dall’umidità in solidi blocchi impossibili da sciogliere. Inoltre, di rotoli originariamente molto grandi, sono rimasti nella maggior parte dei casi, solo pochi frammenti. Non di rado i frammenti sono così piccoli che non è stata possibile neppure l’identificazione dell’opera di provenienza.

I manoscritti

Numerazione

Le singole grotte sono state enumerate da 1 a 11 nell’ordine della loro scoperta e contrassegnate con la lettera Q (Qumran), per distinguere i manoscritti ivi rinvenuti da quelli trovati altrove. Queste indicazioni di provenienza sono sempre seguite da una designazione relativa al contenuto del manoscritto, per lo più con le abbreviazioni abitualmente in uso nelle pubblicazioni scientifiche. Le sigle che identificano i manoscritti di Qumran, si presentano quindi in una forma che può essere, ad esempio, 1QIs in riferimento al rotolo con il testo del libro biblico di Isaia, scoperto nella grotta 1 del complesso di Qumran.

Nel caso in cui diversi manoscritti di una determinata opera provengano dalla stessa grotta, si usano per distinguerli, delle lettere collocate in posizione di apice. Così, ad esempio, i due rotoli di Isaia rinvenuti nella prima grotta vengono indicati con 1QIsª e 1QIsb

Lingua

La grande maggioranza dei testi di Qumran è scritta in lingua ebraica, ma un considerevole numero di essi è stato redatto in aramaico, una lingua strettamente connessa con l’ebraico e usata dalla maggioranza dagli ebrei di Palestina negli ultimi due secoli AC e nei primi secoli DC. Ci sono anche pochi testi dell’Antico Testamento in greco, trovati nelle grotte 4 e 7.

Datazione

La datazione dei manoscritti è stata effettuata principalmente con il metodo paleografico, ossia attraverso l’individuazione della forma e dello stile (variabile nel corso dei secoli) con cui gli scribi hanno redatto i testi. Alcuni manoscritti sono stati datati con il metodo della spettrometria di massa e del radiocarbonio. Sono stati distinti tre periodi paleografici per i rotoli: arcaico (250150 AC), asmoneo (15030 AC) ed erodiano (30 AC68/70 DC). La datazione con la spettrometria di massa ha comunque fornito alcuni termini di gran lunga anteriori: 4Q534 (388353 AC), 4Q365 (339324 AC).

La comunità

Esistono evidenti somiglianze tra i dettagli citati da antichi scrittori come Giuseppe Flavio, Plinio il Vecchio, Filone Alessandrino, riguardo gli Esseni, e i manoscritti del Mar Morto. In effetti, l’identificazione della comunità di Qumran con gli Esseni è oggi l’opnione della maggioranza degli studiosi che hanno studiato i manoscritti, tra i quali si possono citare: Sukenik, Dupont-Sommer, Yadin, Vermes, Milik, Cross, Soggin, Fitzmyer, Stegemann, Martinez, Moraldi, Riesner.

Il contenuto

I manoscritti più importanti sono:

Composto verso la fine del I secolo AC, è un libro di istruzioni per una guerra escatologica di quarant’anni che la comunità di Qumran, chiamata "i figli della luce", pensava di intraprendere insieme a Dio e ai suoi angeli, contro i suoi nemici, "i figli delle tenebre", alla fine dei tempi. Inizia con una generica descrizione della guerra a venire, il massacro finale e la distruzione dei figli delle tenebre. Più in dettaglio detta regole circa le trombe, gli stendardi e gli scudi da usare nella lotta e descrive l’ordine di battaglia della fanteria e le sue armi.

See also: Manoscritti del Mar Morto, 1, 100, 150 AC, 1947, 1951, 1956, 1962, 250 AC, 29 novembre