Manierismo
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Pittura · Pittori · Dipinti |
Il manierismo è una corrente artistica italiana, soprattutto pittorica, del XVI secolo che si ispira alla maniera dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti, in particolare Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti.
Fra i manieristi, eccellono un gruppo di artisti che elaborano con più personalità e profondità i motivi classici, in particolare il Bronzino, il Pontormo, il Rosso Fiorentino a Firenze e il Parmigianino a Parma
Altri manieristi, continuatori della tradizione pittorica romama, furono Domenico di Pace Beccafumi a Siena e Federico Barocci ad Urbino. Si possono ricordare anche Daniele da Volterra, Francesco Salviati (Cecchino), Giorgio Vasari stesso, i fratelli Federico e Taddeo Zuccari, Nicolò dell'Abate.
Il manierirmo fu esportato in Francia dal Rosso Fiorentino e dal Primaticcio, che ispirarono la scuola di Fontainebleau, e in Belgio.
Il manierismo in pittura
Il termine maniera è onnipresente e con molti significati nel '500, a partire proprio da Giorgio Vasari che lo utilizzò estesamente per indicare lo stile, la prassi, l'abilità artistica di un autore: e di fatto il Vasari stesso è uno dei primi commentatori della opere sue contemporanee, e ne analizza il motivo stilistico, la struttura, la composizione e la tecnica.
La preparazione richiesta ad un pittore nel '500 non si fermava all'abilità artistica, ma comprendeva anche la cultura, una formazione universale, anche religiosa, nonché le norme di comportamento etico e sociale che gli consentissero di rapportarsi alle istituzioni e ai committenti. Anche questo si traduceva nella "maniera" di dipingere; e per il Vasari, l'espressione più alta della "buona maniera" di dipingere era in Raffaello e Michelangelo .
Ma la "maniera", o lo "stile" che dir si voglia, si tradusse negli autori successivi in affettazione, inventiva, ricercatezza, artificio, preziosismo: caratteristiche queste che sono stati successivamente attribuite a questi pittori in varia misura e con valutazioni diverse, a seconda dei tempi.
Il termine manierismo, al contrario di "maniera", comparve molto più tardi, con l'affermarsi del neoclassicismo alla fine del '700, a definire quella che veniva intesa come una digressione dell'arte dal proprio ideale; e fu usato successivamente dello storico d'arte Jakob Burkhardt per definire in modo sprezzante l'arte italiana fra il Rinascimento e il Barocco.
Solo negli anni 1910 e '20 i pittori manieristi furono riabilitati e, sotto l'influsso dell'espressionismo e del surrealismo, si valutò positivamente la cultura sottostante al manierismo: il distacco dell'arte dalla realtà, l'abbandono dell'idea che la bellezza della natura sia impareggiabile e il superamento dell'ideale di arte come imitazione della realtà. In questa concezione invece, l'arte diventa "fine a sé stessa".
Caratteristiche abbastanza ricorrenti nelle opere pittoriche manieriste, più o meno apprezzate nei tempi successivi, furono:
- una costruzione della composizione complessa, molto studiata, fino ad essere artificiosa, talvolta con distorsioni della prospettiva, talvolta con eccentricità nella disposizione dei soggetti;
- un uso importante della luce, finalizzato a sottolineare espressioni e movimenti, a costo di essere a volte irrealistico;
- grande varietà di sguardi ed espressioni, normalmente legate al soggetto e alla situazione rappresentata: talora intense, dolorose, a volte assenti, metafisiche, a volte maestose, soprannaturali;
- grande varietà nelle pose, che come quelle di Buonarroti intendono suggerire movimenti, stati d'animo, e quando richiesto la soprannaturalità del soggetto;
- uso del drappeggio molto variegato fra i vari artisti, ma di solito importante e caratteristico, fino a diventare innaturale;
- anche i colori delle vesti, ma talvolta anche degli sfondi, consentono di staccarsi dalle tinte più comuni in natura e portare l'effetto di tutta l'opera su coloriture più artefatte e insolite.
Architettura del Manierismo
Anche l'architettura della metà del Cinquecento viene spesso considerata manierista, intendendo in questa accezione un uso raffinato e disinvolto degli ordini classici, con frequenti infrazioni alle regole codificate. Fra gli edifici che meglio esemplificano questo atteggiamento è da ricordare il Palazzo del te a Mantova, opera del pittore e architetto Giulio Romano.
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