Luchino Visconti

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Luchino Visconti, duca di Modrone (Milano, 2 novembre 1906 - Roma, 17 marzo 1976), è stato uno dei più importanti registi italiani cinematografici e teatrali italiani.

Discendente della nobile famiglia milanese dei Visconti, fu anche scrittore..

Indice

Biografìa

Le nobili origini e la gioventù

Figlio di Giuseppe Visconti e di Carla Erba (deceduta a Cortina d'Ampezzo, Belluno, 17 gennaio 1939), cugino del regista Eriprando, fratello maggiore di Uberta Visconti (Milano, 6 aprile 1918 - 30 luglio 2003), andata in sposa il 30 aprile 1940 al documentarista e regista cinematografico Renzo Avanzo, e fratello minore di Luigi Visconti (il marito di Laura Adani), prestò servizio militare come sottufficiale di cavalleria a Pinerolo e visse gli anni della sua gioventù agiata occupandosi dei cavalli di una scuderia di sua proprietà. Inoltre, frequentò attivamente il mondo della lirica e del melodramma, che lo influenzerà moltissimo; l'intera famiglia infatti aveva un palco alla Scala (il padre era uno dei massimi finanziatori del teatro) e il salotto della madre era frequentato, tra gli altri, da Arturo Toscanini.

In Francia, con Jean Renoir

La carriera cinematografica inizia nel 1936, in Francia, quando assiste alla regìa e nella scelta dei costumi Jean Renoir, alla realizzazione di due sue opere, I bassifondi (Les basfonds) e La scampagnata (Une partie de campagne). Il realismo del grande autore francese lo influenzerà profondamente. Sempre in Francia entrò in contatto con alcuni militanti di sinistra fuoriusciti dall'Italia che ne modificarono le convinzioni politiche.

Dopo un breve soggiorno a Hollywood rientra in Italia nel 1939 a causa della morte della madre. Iniziò a lavorare con Renoir a una versione della Tosca, ma dopo l'inizio della guerra il regista francese è costretto a lasciare il set, sostituito dal tedesco Karl Koch.

Ossessione

Sarà decisivo l'incontro con alcuni giovani intellettuali e critici, collaboratori della rivista Cinema (per ironia della sorte fondata dal figlio di Benito Mussolini, Vittorio) fautori di una nuova idea di cinema che superi le melense ed edulcorate commedie dei telefoni bianchi ambientati in ville lussuose, che racconti invece realisticamente la vita e i drammi quotidiani della gente.

Su queste basi Visconti, insieme a Giuseppe De Santis, Gianni Puccini, Antonio Pietrangeli, Mario Serandrei e Rosario Assunto, nel 1942 firma il suo primo film, uno dei più grandi capolavori neorealistici: Ossessione, ispirato al celebre romanzo Il postino suona sempre due volte (The Postman Always Rings Twice) di James Cain, che ha come protagonisti la conturbante Clara Calamai (sostituì all'ultimo momento Anna Magnani, inizialmente destinata a interpretare il ruolo di Giovanna) e Massimo Girotti nel personaggio di Gino, che avrà vita non facile sugli schermi della penisola.

La guerra

Un secondo progetto, di trasporre su pellicola L'amante di Gramigna di Giovanni Verga, non va in porto a causa della recrudescenza della guerra. Visconti viene catturato e imprigionato si salva soltanto grazie all'intervento dell'attrice Maria Denis e alla fine del conflitto collabora alla realizzazione del documentario Giorni di gloria, diretto dal suo collaboratore Mario Serandrei, dedicato alla Resistenza e alla Liberazione.

La prosa e il melodramma

Nello stesso tempo si dedica all'allestimento di drammi in prosa con assolute prime rappresentazioni (rimase leggendaria la compagnia formata con Paolo Stoppa e Rina Morelli) e, negli Anni '50, anche alla regìa di melodrammi lirici, coronando di fatto un sogno antico e avendo l'opportunità di dirigere Maria Callas, nel 1955, con La sonnambula e La Traviata.

La terra trema

Nel 1948 torna dietro la macchina da presa realizzando un film polemico e crudo, che denuncia apertamente le condizioni sociali delle classi più povere, La terra trema, adattato da I Malavoglia di Giovanni Verga, di stampo quasi documentaristico e dalle bellissime immagini, ma di difficile comprensione per la fedele registrazione di uno strettissimo dialetto siciliano nella fattispecie quello dei pescatori di Aci Trezza, vicino a Catania che non incontra i favori del pubblico neanche quando, nel 1950, vi fu una seconda edizione del film doppiata in lingua italiana.

Una curiosità: nella storia del cinema nostrano, La terra trema è uno dei quattro film interamente parlati in dialetto e sottotitolati in italiano: gli altri sono L'albero degli zoccoli (1978) di Ermanno Olmi (nel caso specifico il dialetto è quello bergamasco) l'intellettualistico Giro di lune tra terra e mare (1997) di Giuseppe Gaudino, recitato in dialetto campano della zona flegrea con citazioni latine, e infine LaCapaGira (2001) di Alessandro Piva, parlato in dialetto barese.

Bellissima

Più accattivante per il grande pubblico è il terzo lavoro, Bellissima (1951), scritto da Cesare Zavattini, che analizza il dietro le quinte del rutilante mondo cinematografico con una delle attrici simbolo del neorealismo italiano, Anna Magnani, qui insieme a Walter Chiari e con la partecipazione di Alessandro Blasetti.

Con la Magnani l'anno successivo realizza anche l'episodio omonimo del film Siamo Donne, unica occasione filmata rimasta per ammirare uno dei cavalli di battaglia teatrali della popolare attrice romana, il numero della Fioraia del Pincio.

Senso

Nel 1954 realizza il suo primo film a colori, Senso, liberamente tratto da un racconto di Camillo Boito, che segnò una svolta nella sua arte, e che molti interpretarono come un tradimento del neorealismo.

I temi e le ambientazioni Viscontiane

Da questo punto in avanti il suo impegno sarà dedicato, quasi in alternanza, al grande affresco storico riletto in chiave critica, e all'analisi di drammi privati nei quali è costante la presenza della dissoluzione umana, morale e fisica.

Nei suoi film si nota inoltre una estrema ricercatezza nella ricostruzione ambientale e scenografica, della quale è considerato un grande maestro. Soltanto Franco Zeffirelli, suo dichiarato allievo, lo seguirà nel suo esempio.

Le notti bianche

Nel 1957 vince il Leone d'Argento alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia con il film Le notti bianche, ispirato al romanzo di Fedor Dostoevskij, superbamente interpretato da Marcello Mastroianni e da Maria Schell in un porto completamente ricostruito a Cinecittà.

Rocco e i suoi fratelli

Nel 1960 si aggiudica il Premio Speciale della Giuria per Rocco e i suoi fratelli, che provoca grandi polemiche.

Nel 1962, assieme a Vittorio De Sica, Federico Fellini e Mario Monicelli realizza il film a episodi Boccaccio '70, firmando insieme a Suso Cecchi D'Amico Il lavoro, con protagonisti Romy Schneider e Tomas Milian.

Il Gattopardo

Il 1963 è l'anno del suo successo più importante: Il Gattopardo, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes.

Nel 1965 esce il film Vaghe stelle dell'orsa, interpretato da Claudia Cardinale, seguìto da un episodio de Le streghe (1966) e in quello che probabilmente è il suo film più discusso e a detta di molti il meno riuscito, Lo straniero (1967) ispirato al libro di Albert Camus, nel quale torna a dirigere Marcello Mastroianni.

La tetralogia tedesca

Alla fine degli anni '60 inizia il progetto di una tetralogia tedesca con la realizzazione di tre grandi capolavori: il primo fu La caduta degli dei (1969), vagamente ispirato a Wagner, storia dell'ascesa e della conseguente caduta dei componenti di una famiglia proprietaria delle più importanti acciaierie tedesche con l'avvento del nazismo; il secondo fu Morte a Venezia (1971), tratto dal lavoro omonimo di Thomas Mann, che esplora il tema di una bellezza ideale e irraggiungibile; infine, il terzo fu Ludwig, uno dei film più lunghi della storia del cinema italiano (dura oltre 3 ore e 40 minuti nella sua versione integrale) che narra la storia dell'ultimo monarca della Baviera, Ludwig II°, trovato ucciso in circostanze misteriose nel fondo di un lago.

La malattia e gli ultimi film

La tetralogia avrebbe dovuto concludersi con la trasposizione cinematografica de La montagna incantata, sempre di Thomas Mann, dal quale aveva già tratto Morte a Venezia, però durante la lavorazione di Ludwig viene colto da un ictus cerebrale che lo lascia paralizzato nella parte sinistra del corpo; nonostante le grandi difficoltà riesce a girare due ultimi film, di gusto visibilmente decadente.

Sono Gruppo di famiglia in un interno, scopertamente autobiografico e di nuovo interpretato da Burt Lancaster, e il crepuscolare L'innocente tratto dal romanzo omonimo di Gabriele d'Annunzio, interpretato da Giancarlo Giannini e Laura Antonelli.

Muore nella primavera del 1976 per una forma grave di trombosi. Poco dopo lo seguirà anche Rina Morelli, attrice che stimava moltissimo e con la quale aveva condiviso le grandi stagioni teatrali di prosa del dopoguerra immediato.

Filmografia

Regista

Aiuto regista

Documentari

Teatrografìa

Regista del teatro di prosa

Collaborazioni (teatro di prosa)

Regista opere liriche

Balletti

Collegamenti esterni

Visconti, Luchino Visconti, Luchino Visconti, Luchino

See also: Luchino Visconti, 17 gennaio, 17 marzo, 1906, 1918, 1936, 1938, 1939, 1940