Libri deuterocanonici
I libri deuterocanonici (ovvero del secondo canone) sono quei libri della Bibbia che sono stati accolti nel canone della Chiesa cattolica ma che, per l'Antico Testamento, sono stati respinti da molte chiese protestanti, sebbene li si ritenesse validi per l'edificazione personale. I libri deuterocanonici sono inclusi nella versione greca della Bibbia detta Septuaginta (il cosidetto canone alessandrino), mentre non fanno parte dell'elenco dei libri considerati ispirati dagli Ebrei, elenco definito nel I secolo d.C. (il canone palestinese). Questi libri vennero esclusi perché successivi ad Esdra e non erano scritti in ebraico.
Il termine viene talvolta utilizzato anche per alcuni libri del Nuovo Testamento per i quali in antico erano sorti dei dubbi sull'autenticità, ma che alla fine sono stati ritenuti canonici. Anche in questo caso, nel XVI secolo risorsero delle discussioni sull'opportunità di mantenerli o espungerli. In particolare Lutero si dichiarò contrario all'Epistola di Giacomo perché contrastante con la dottrina della giustificazione per Sola Fede da lui propugnata. Il libri su cui erano sorte discussioni in antico erano chiamati Antilegomeni.
I libri invece che furono espunti dal canone perché di dottrina o attribuzione incerta vengono detti Apocrifi (ad esempio il protovangelo di Giacomo). Per questo motivo i libri deuterocanonici sono chiamati apocrifi da chi non segue il canone alessandrino. Per distinguerli dagli apocrifi/deuterocanonici vengono talvolta chiamati Pseudoepigrafi (cioè dal titolo falso).
I libri deuterocanonici ebbero una grossa fortuna nel XVIII secolo, quando se ne trassero libretti per opere e oratori in musica composti da artisti come Vivaldi e Händel.
