Letteratura barocca

L'arte del Seicento ed in parte quella del Settecento è detta “barocca” ed è dotata di caratteri unitari e contraddistinta dall'anti-classicismo e da uno stile fastoso, esuberante, spesso enfatico, a volte superficiale.

Indice

Caratteristiche

Il Barocco fu un atteggiamento dello spirito, antitetico a quello classico e derivato dalla profonda crisi religiosa e filosofica conseguente alla Controriforma.

Accanto ad atteggiamenti anticlassicistici, vi furono anche adesioni e ritorni al gusto classico con tentativi di imitazione e restaurazione della poesia classica, anche il melodramma, inizialmente, fu legato ad un tentativo di ridare vita alla struttura musicale della tragedia greca, si formarono nuove correnti di pensiero, nuove concezioni politiche e giuridiche, nuovi metodi scientifici.

Inquadramento storico

La monarchia assoluta, pur difendendo gli interessi economici dell'emergente borghesia, avversava ogni libera iniziativa individuale. L'assolutismo statale, il rigido accentramento del potere economico, politico, religioso, influenzò mentalità e cultura, diffondendo un generalizzato senso di insicurezza.

Mentre la Spagna era ormai in declino, si affermavano come potenze marittime l'Olanda e l'Inghilterra, che spostarono definitivamente l'asse economico e politico dal Mediterraneo all'Atlantico.

La colonizzazione extraeuropea portò l'Europa a contatto di nuovi popoli e la confermò nella convinzione di appartenere ad una civiltà tecnologicamente più progredita.

L'Italia, quasi del tutto asservita alla Spagna, “braccio secolare” della Curia romana e, quindi, dell'inquisizione, rimase lontana dal progresso che caratterizzò il resto d'Europa, mentre l'assolutismo e la rinnovata potenza dell'aristocrazia indussero ad un atteggiamento di chiusura verso le classi sociali inferiori e l'esclusione dai grandi mercati europei fece prevalere lo sfruttamento agricolo.

L'individualismo che connotò la vita sociale determinò alcuni aspetti del costume, come il “ben comparire”, l'eleganza fastosa, il senso dell'onore che, esasperando la tematica cavalleresca, moltiplicò i duelli. La discordanza tra elevato tenore di vita, difficoltà economiche e reale peso politico della nobiltà, l'intransigenza del potere politico e di quello religioso, l'insicurezza sociale e indigenza generalizzate crearono un forte senso di insicurezza ed una coscienza quasi ossessiva della morte.

Prevalsero in Italia acquiescenza e conformismo, scomuniche e roghi (Giordano Bruno) e nella situazione di asservimento ideologico e politico, gli intellettuali italiani dovettero scegliere tra ottenere la protezione di un principe capace di imporsi alla Spagna o al Sant'Uffizio oppure fuggire all'estero, od affrontare le conseguenze delle proprie affermazioni (Bruno, Tommaso Campanella, Galileo Galilei).

I letterati di corte dovettero assoggettarsi alla ragion di Stato ed al potere politico e dar prova di quel virtuosismo così apprezzato dai loro committenti, mentre i Gesuiti avocavano a sé l'istruzione delle classi dirigenti.

La condanna di Galileo sancì, in Italia, il conformismo ideologico.

La storiografia

Tra gli storici le tematiche più diffuse furono la meditazione sulla “ragion di stato” e sul “tacitismo”, ambedue le teorie si fondavano sul post-machiavellismo, ossia sul riconoscimento della politica come autonoma dalla morale, legata alla realtà contingente ed oggetto di scienza, anche se storici e moralisti non rinunciarono a tentare una conciliazione fra politica ed etica.

L'ostracismo al Machiavelli, decretato ipocritamente dalla propaganda assolutistica e religiosa, portò allo sviluppo del tacitismo, ossia al tentativo di recuperare il machiavellismo mediante la descrizione che Tacito aveva fatto dell'assolutismo di Tiberio.

La storiografia del '600 fu dominata, come quella rinascimentale, dalla concezione della politica come scienza e tecnica, ma accantonò il carattere letterario ed umanistico, ossia lo stile elevato della narrazione e lo scopo celebrativo, per privilegiare l'aspetto didascalico.

Il carattere più originale della storiografia del '600 fu l'interesse per tutte le nazioni europee e la conseguente complessità della meditazione sulle vicende italiane.

L'arte

L'arte del '600 fu caratterizzata da un esasperato gusto per la novità, per l'eccessiva ricerca decorativa, per l'enfasi, la vacuità ridondante, l'artificiosità pretenziosa, il tentativo di stupire, più che di convincere, la mancanza di equilibrio, la superficialità di contenuto.

Il Barocco pittorico italiano si sviluppò dal Manierismo (imitazione artificiosa dei maestri del Rinascimento) del tardo '500.

Il Barocco, comunque, rappresentò una parte della produzione secentesca, accanto alla nascente mentalità scientifica ed al perdurante classicismo. Il termine “barocco” deriva, forse, dal nome portoghese di una perla marezzata o irregolare (barrueco o barrucco) ed indica qualcosa di inatteso ed irregolare.

Il Barocco fu anche una rivoluzione letteraria, infatti l'esigenza di realizzare qualche cosa di insolito, di originale, che fosse affermazione della fantasia e che esaltasse il meraviglioso, fu anche esigenza di libertà mentale.

I critici del '600 esaltarono l'autonomia dell'arte e chiarirono i concetti di imitazione ideale e di verosimiglianza poetica, ben lontana dall'aderenza alla realtà storica.

Il pensiero scientifico moderno si formò nel '600, le scienze matematiche e scienze fisiche progredirono rapidamente, grazie al nuovo metodo sperimentale, sorsero numerose Accademie ed anche la letteratura dialettale assunse una dignità letteraria.

L'intellettualismo poetico, le metafore imprevedibili furono anche un tentativo di aderire alla mutata immagine del mondo, facendo proprie, sulla scia delle scoperte scientifiche, le rivelazioni della scienza, ma privandole del loro rivoluzionario contenuto culturale.

Il sistema eliocentrico copernicano fondò l'idea di un universo aperto ed infinito (al contrario di quello geocentrico o tolemaico–aristotelico), la cui conoscenza era affidata alla scienza, mediante il metodo induttivo e sperimentale, che procede di ipotesi in ipotesi al contrario di quello deduttivo, basato su certezze precostituite.

La rivoluzione letteraria

Il Barocco fu anche una rivoluzione letteraria, infatti l'esigenza di realizzare qualche cosa di insolito, di originale, che fosse affermazione della fantasia e che esaltasse il meraviglioso, fu anche esigenza di libertà mentale. Sorsero in questo periodo numerose Accademie ed anche la letteratura dialettale assunse una dignità letteraria.

I critici del '600 esaltarono l'autonomia dell'arte e chiarirono i concetti di imitazione ideale e di verosimiglianza poetica, ben lontana dall'aderenza alla realtà storica.

L'intellettualismo poetico, le metafore imprevedibili furono anche un tentativo di aderire alla mutata immagine del mondo, facendo proprie, sulla scia delle scoperte scientifiche, le rivelazioni della scienza, ma privandole del loro rivoluzionario contenuto culturale.

Quello che mancò all'Italia barocca fu un grande capolavoro letterario, mentre per le letterature francese e spagnola il '600 fu il secolo d'oro (non solo Biagio Pascal e René Cartesio, ma Jean Racine, Miguel de Cervantes, Gòngora, Caldèron de la Barca).

Poetica barocca

Nel '600, i modelli del classicismo rinascimentale e la mescolanza di insegnamento morale e “diletto”, furono soppiantati dal soggettivismo e dalla libera invenzione. All'imitazione rinascimentale della natura si sostituì la ricerca del diverso, del bizzarro, del nuovo, del meraviglioso.

La poesia del Marino (15691625), caratterizzò i primi trent'anni del secolo.

Marino può essere considerato il caposcuola del Barocco italiano, egli accolse la scienza galileiana, reinterpretando la meraviglia delle scoperte astronomiche. L'ideale e l'acutezza descrittiva affidata ai sensi ed espressa dall'ingegno, a ricerca e la sperimentazione, che ispirò la scienza del tempo, connotò anche l'arte del Marino e dei Marinisti. La bizzarria e l'anticonformismo, purché non toccasse i presupposti dell'etica e della politica, divennero fonte di successo ed indice di genialità.

La poesia Marinistica si affidò alla percezione dei sensi, fino ad essere dispersiva. Verso la metà del '600, la poesia barocca fu teorizzata e codificata (Tesauro, Ferrante Pallavicino, Peregrini). Vengono utilizzate le metafore e i concetti.

La metafora unisce, con un sottinteso paragone, oggetti apparentemente lontani, ricorrendo ad analogie impensate (l'uomo è un viandante sulla terra e ottiene biada d'eternità e stalla di stelle) e il concetto, che ha origine da un procedimento analogo, fa però prevalere l'intelligenza sulla fantasia. I due procedimenti a volte coincidono, infatti, entrambi codificano in poche parole una realtà che il lettore deve decodificare, fornendo diletto su basi intellettuali, concettuali, logiche.

L'intelligenza esamina le cose e scopre che parole e forme sono “maschere” dell'essere e che lo scorrere ineluttabile del tempo porta con sé l'idea della morte.

Nell'ultimo trentennio del secolo e nei primi anni del secolo seguente, si svolse la controversia degli antichi e dei moderni (querelle des anciens et des modernes).

La disputa, iniziata tra i letterati francesi si estese da questi agli italiani, che polemizzarono con i francesi, riprendendo le tendenze anticlassicistiche e la valutazione positiva della modernità già presenti all'inizio del secolo.

Tassoni, giudicò alcuni classici italiani e, in particolare, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, superiori ad Omero e riconobbe l'importanza delle scoperte di Galileo Galilei, pur riconoscendo che gli antichi sono superiori ai moderni nella filosofia naturale (scienza), poiché hanno dato ai moderni le basi del pensiero scientifico.

La disputa focalizzò la differenza fra antichi e moderni, come differenza di civiltà, lontana dal mito umanistico di una rinascita del mondo classico. La coscienza di tale differenza portò dal tentativo di imitazione al desiderio di emulazione e la ricerca del concetto “acuto”, della metafora “arguta” è indice di una volontà di superamento di modelli classici.

Classicismo ed anticlassicismo si scontrarono per tutto il secolo, finché, a fine secolo, la fondazione dell'Arcadia segnò il trionfo del razionalismo cartesiano, e della sua alleanza con il classicismo, in nome della razionalità, dell'equilibrio e della misura.

Gli Antimarinisti

Alla poesia del Marino e dei Marinisti si oppose la corrente antibarocca degli Antimarinisti che facevano riferimento al Chiabrera ed al Testi e che volevano continuare la tradizione classicistica del '500.

Tali poeti cercarono di riprodurre le odi classiche (Orazio, Pindaro) o di imitare i poeti neoclassicisti della Pléiade francese o il greco Anacreonte che cantò vino e amore. Gli Antimarinisti, però, furono inconsciamente influenzati dal gusto del secolo e realizzarono un Barocco più lieve, che invece di ricorrere a ridondanti e rutilanti metafore, si affidava all'armonia del cantabile, ad una semplicità artificiosa, ad un'enfatica ampollosità. Lo stile classicheggiante ed abbastanza sobrio preannuncia l'Arcadia, ossia il più deciso movimento antimarinistico della fine del secolo.

Il poema eroicomico

Al gusto classicistico si ricollega la poesia satirica del '600, che si ispira ad Orazio e Giovenale e flagella i costumi e la vacua ampollosità di molta letteratura contemporanea. Nel '600, il poema eroico fu ripreso, con modesti risultati, più vitale fu invece il poema eroicomico nato come bizzarra parodia letteraria del poema eroico e come burlesca rappresentazione della vita provinciale del tempo. Il migliore dei poeti che si dedicarono a tale genere fu il Tassoni.

La prosa

La prosa, nel '600, seguì, in genere, i canoni della poesia, con la ricerca della meraviglia, dell'estrema raffinatezza formale, della metafora acuta e stupefacente. L'oratoria sacra fu particolarmente tesa all'effetto, alla sonorità all'esteriorità, anche se non mancano esempi di prosa più elegante e misurata. Nel corso del secolo cresce il numero dei letterati appartenenti al clero, soprattutto gesuiti, che organizzarono l'insegnamento per le classi dirigenti.

Il teatro

Il gusto per la forma teatrale è insito in tutto il secolo, nella scenografia dell'architettura barocca e nello stesso stile di vita fastoso e coreografico nel “comparire”, nell'atteggiarsi, nel vestire, nella teatralità dell'etichetta, dei duelli e delle cerimonie religiose.

Nel '500, in Italia, l'imitazione degli antichi aveva condotto alla riscoperta del teatro con un'abbondante produzione di commedie e tragedie che hanno per modello i classici.

Il teatro europeo riprese i generi rinnovati, ossia la commedia e la tragedia di impronta classica e li coniugò con le forme teatrali tradizionali, vicine al gusto popolare, con tematiche religiose o farsesche. In Italia, però, mancarono, nel '600, autori e capolavori.

La tragedia italiana del '600 deriva strutturalmente da quella del tardo '500, con scene cupe e violente ed è spesso imperniata sul dissidio fra ragion di stato e coscienza individuale in cui, generalmente, il motivo politico prevale e gli affetti sono sacrificati.

Il dramma, pur con riferimenti all'attualità, ha spesso forme classicheggianti, anche se non mancano tragedie ispirate all'attualità. La tragedia esprime l'instabilità, l'insicurezza, la crisi della società barocca.

La commedia conobbe un minor sviluppo a causa della mancanza di libertà d'espressione, indispensabile alla satira ed anche alla semplice comicità, e si diffusero abbastanza i drammi sacri.

Il dramma pastorale ed il melodramma ripresero la tradizione cinquecentesca. Il dramma pastorale ricalcò l'Aminta del Tasso, il melodramma acquisì una vasta popolarità che mantenne per oltre due secoli.

Esso aveva avuto origine nella seconda metà del '500 dall'idea di “recitar cantando”, ossia di realizzare musica e canto che non soverchiassero il testo scritto; con l'Arianna di Monteverdi (15671643) si affermò invece il predominio della musica sul testo, secondo i canoni dell'opera moderna.

La commedia dell'arte

La commedia dell'arte si sviluppò verso la metà del '500 e maturò nel '600, anche se, fin dall'antichità erano esistite forme di recitazione “a soggetto”, come l'atellana.

Il nome atellana deriva dal fatto che le rappresentazioni erano realizzate da compagnie di attori professionisti (arte = professionalità e specializzazione nei ruoli) che comprendevano dicitori, mimi, giocolieri, attori specializzati in vari ruoli ed un poeta di teatro che scriveva i canovacci ed adattava i testi, inoltre, cosa inusitata nel teatro regolare, portava sulla scena le attrici.

La commedia dell'arte era basata sul rapporto diretto tra pubblico ed attore e trascurava la letterarietà del testo, ridotto ad un mero schema dell'azione. Gli attori recitavano “a soggetto”, ossia improvvisavano, seguendo un “canovaccio”, ossia lo schema della trama ed attingendo dai repertori per le battute e gli atteggiamenti delle maschere e dei tipi fissi.

Una caratteristica della commedia dell'arte è proprio la presenza di tipi fissi e di maschere, facilmente individuabili da parte del pubblico. La commedia dell'arte riscosse un notevole successo anche all'estero, dove gli attori recitavano in italiano.

Inoltre, all'interno di questo tipo di commedia erano previsti veri e propri scontri linguistici, dati dalla mescolanza di parlate regionali di ciascun personaggio, dano così origine ad un vero e proprio CorsivopulirilinguismoCorsivo.


Inoltre, all'interno di questo tipo di commedia erano previsti veri e propri scontri linguistici, dati dalla mescolanza di parlate regionali di ciascun personaggio, dano così origine ad un vero e proprio pulirilinguismo. La commedia dell'arte trovò una vera e propria nemica nella chiesa riformata, la quale osteggiò un tipo di rappresentazione che si riteneva blasfema, dove gli interpreti erano animati da forze diaboliche, pericolosi turbatori della vita religiosa.

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