Let It Be
Let it Be è il titolo definitivo dell'ultimo disco dei Beatles. Composto interamente "dal vivo" nel corso del mese di gennaio 1969, è stato pubblicato soltanto nel 1970. Benchè infatti l'ultima fatica dei quattro di Liverpool fosse "Abbey Road" (agosto 1969), nella sequenza della loro discografia "Let it Be" compare per ultimo. Ciò perché ad essere non contenti della release furono proprio gli stessi Beatles. Il progetto - originariamente concepito con il titolo "Get Back" - era stato ideato da Paul McCartney, forse il più attivo e lucido in questa fase della vita del gruppo, come un recupero di quell'impronta rock e dell'approccio live che li aveva caratterizzati all'inizio della loro carriera. L'idea di fondo era che - al pari del primo disco "Please Please Me", registrato in un'unica seduta di 12 ore nel 1962 - i Beatles dovessero abbandonare le strumentazioni elettroniche e le sovraincisioni a vantaggio delle registrazioni in presa diretta.
Le sessioni di registrazione
Così, come nelle intenzioni di Paul McCartney, nel corso delle sessioni di registrazione che si produssero tra il 2 e il 31 gennaio 1969 negli studi di Twickenham prima, e di Savile Raw dopo, i Beatles si raccolsero nel tentativo di tornare al rock n'roll live degli esordi. Nel corso delle prove, ciò che doveva essere l'evento live conclusivo - fallite le proposte di un concerto nel deserto africano o di uno show su una nave nel mediterraneo per l'opposizione di George Harrison (contrario a concerti dal vivo) e di Ringo Starr (che non ne volle sapere di lasciare l'Inghilterra per l'Africa a causa delle sue intolleranze alimentari) - si trasformò in una performance tenutasi il 30 gennaio 1969 sul tetto dell'edificio di Savile Raw, sede della Apple, etichetta di proprietà degli stessi Beatles.
Delle "Get Back" sessions sono state messe in circolazione tra i collezionisti le registrazioni. L'intero mese di prove è stato infatti registrato da due telecamere mono che avrebbero dovuto filmare ininterrottamente il processo creativo della band. Tali registrazioni sono illuminanti in merito allo stato di malessere interno al gruppo, nonchè per sfatare alcune leggende che attribuiscono a Yoko Ono la colpa dello scioglimento della collaborazione tra i quattro.
Può infatti notarsi come John Lennon fosse fortemente condizionato dall'uso di droghe (eroina) e pervaso da un approccio introspettivo che aveva come unico riferimento esterno in Yoko; George Harrison provasse forte disagio nel non vedere seriamente prese in considerazione le canzoni da lui composte e il suo apporto al punto da meditare di formare un gruppo tutto suo con Eric Clapton; Paul McCartney ritenesse di dover comunque andare avanti e scongiurare la rottura definitiva proponendosi quale guida dei quattro.
Nel corso delle prove, George Harrison abbandonò momentaneamente il gruppo in seguito a una furiosa discussione con John Lennon. La ripresa del progetto fu possibile soltanto a una condizione: lo spostamento delle sessioni dagli angusti studi cinematografici di Twickenham a quelli più sereni di Savile Raw e l'abbandono di qualsiasi progetto di show dal vivo (George cedette tuttavia al concerto sul tetto). Nel medesimo frangente si aggiunse ai Beatles anche il tastierista jazz Billy Preston, che i fab four avevano conosciuto nei primi anni sessanta ad Amburgo. Fu lo stesso George Harrison a coinvolgerlo proprio per scongiurare i litigi che continuavano a prodursi in seno alla band. L'apporto di Preston servì a rasserenare gli animi e a scongiurare la rottura definitiva.
Finite le prove, registrati i nuovi pezzi, i Beatles - insoddisfatti del risultato sia da un punto di vista compositivo che realizzativo - si concentrarono su quello che doveva poi essere "Abbey Road" lasciando il missaggio delle tracce inizialmente all'ingegnere della EMI Glyn Johns e successivamente al produttore Phil Spector, famoso per il "muro del suono".
Fu proprio l'applicazione del "muro del suono" ai pezzi di Let it Be a scatenare l'ennesimo litigio in seno ai quattro. Paul McCartney vide infatti pubblicato il disco con alcuni suoi brani stravolti: The Long and Winding Road e Let it Be, furono infatti modificate da Spector con l'aggiunta di violini e cori celestiali, mandando su tutte le furie il loro compositore.
