Leopoldo Galtieri

framed|right|Leopoldo Galtieri Leopoldo Fortunato Galtieri Castelli (15 luglio 1926 - 12 gennaio 2003), fu uno dei militari argentini che cospirarono contro il presidente Isabel Martínez de Perón e che parteciparono al colpo di stato del 1976. Galtieri faceva parte della junta militare di governo diretta dal generale Jorge Rafael Videla, che sospese le garanzie costituzionali, dissolse le assoziazioni politiche e sindacali e mise in atto un meccanismo di repressione senza precedenti. Fu dittatore e presidente del paese dal 22 dicembre 1981 al 18 giugno 1982.

Galtieri era il figlio di una coppia di lavoratori argentini, discendenti a loro volta, da poveri immigranti italiani. Nel 1943, all'età di 17 anni, si arruolò all'accademia militare argentina per studiare come ufficiale nel ramo dell'ingegneria civile. Sette anni più tardi, grazie alla sua abilità, si era conquistato il grado di ingegnere combattente, e nel 1975, dopo più di 25 anni di servizio nell'esercito, era infine divenuto comandante dei corpi d'ingegneria argentini.

Fu un fervente sostenitore del colpo di stato militare del 24 marzo 1976, quando Jorge Rafael Videla prese il potere in Argentina rovesciando il presidente in carica Isabel Perón. Galtieri fu uno stretto collaboratore di Videla e si distinse per la dura repressione messa in atto durante il golpe, che gli permise di conquistare la sua fiducia, valendogli l'ascesa al titolo di maggiore generale nel 1977, e di generale supremo nel 1980.

Durante il governo della junta militare il parlamento e i sindacati furono sospesi, i partiti politici e i governi provinciali vennero vietati, e furono abolite tutte le garanzie costituzionali e sindacali, dando inizio a quella che sarà poi ricordata come la guerra sporca. Decine di migliaia di persone furono ritenute appartenenti all'ala sinistra "sovversiva", fatte arrestare, torturare, e "sparire" dalla società. Torture ed esecuzioni di massa erano all'ordine del giorno. L'economia, già malridotta prima del colpo di stato, recuperò per un breve periodo, quindi si deteriorò ulteriormente.

All'inizio del 1981 Galtieri visitò gli Stati Uniti d'America e fu ricevuto molto calorosamente dall'amministrazione Reagan, che vedeva nel suo regime un baluardo dell'anticomunismo. Il consigliere della sicurezza nazionale (National Security Advisor) Richard Allen lo descrisse come "maestoso generale" (majestic general).

Il 29 marzo 1981 Videla fu deposto dai militari del suo stesso regime, e sostituito da Roberto Eduardo Viola, il quale continuò il terroristico regime del suo predecessore, deponendo però tutti i suoi vecchi collaboratori, tra cui anche Leopoldo Galtieri, allontanato dalla politica a tempo indeterminato. Il governo Viola non mantenne però le promesse date e pagò male i soldati, causando la ribellione dei militati e la deposizione di Viola stesso, che il 22 dicembre 1981 venne definitivamente sconfitto e sostituito da Leopoldo Galtieri, autoproclamatosi presidente a vita dell'Argentina, con poteri assoluti e la facolta di scegliersi un successore.

Dal marzo 1982 Galtieri incrementò ulteriormente la ferocia del regime, e molte altre migliaia di persone furono uccise; i militari torturavano le persone in qualunque posto le trovassero: nei garage, nei bagni e persino nelle case. Le vittime tra il dicembre 1981 e il giugno 1982 furono all'incirca 9000 secondo i calcoli più modesti, mentre altre 30000 furono uccise durante la dittatura di Videla.

Galtieri mantenne il diretto controllo dell'esercito e non nominò un nuovo generale supremo. Tentò di riparare l'economia riducendo le spese pubbliche e vendendo fuori dal paese tutte le restanti industrie ancora di proprietà dello stato, comprimendo la riserva monetaria e congelando gli stipendi. Istituì riforme politiche limitate che portarono a forti espressioni di dissenso e dimostrazioni anti-junta, ben presto divenute comuni come manifestazioni di chi auspicava un ritorno alla democrazia.

Tra il marzo e l'aprile 1982 in Argentina si susseguirono 5 manifestazioni (di cui 3 organizzate dai familiari dei desaparecidos), tutte represse nel sangue; La popolarità di Galtieri diminuiva inesorabilmente, mentre l'inflazione saliva alle stelle e il PIL scendeva all'11.45%. Per calmare gli animi e riconquistare consensi tra la popolazione, Galtieri, il 26 marzo dello stesso anno, decise di dare il via all'Operación Rosario, che prevedeva l'invasione delle Isole Falkland. I militari argentini, guidati dall'ammiraglio Jorge Anaya, diedero inizio all'invasione il 2 aprile 1982, e in poco tempo vinsero la blanda resistenza dei 1800 isolani nativi delle Falkland. thumb|left|230px|Mappa delle isole Falkland Galtieri dichiarò le "Malvinas" una provincia dell'Argentina. Come previsto, gran parte della popolazione sembrò entusiasta di questo successo e le manifestazioni anti-junta furono sostituite da quelle patriottiche in suo favore. Ma le isole Falkland erano sempre state sotto la sovranità britannica e la Gran Bretagna e molti altri paesi in tutto il mondo condannarono l'annessione. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione 502, che faceva appello al ritiro immediato delle truppe argentine e all'immediata cessazione delle ostilità.

Galtieri, come molti osservatori, pensava che le forze armate del Regno Unito non sarebbero state in grado (perché troppo lontane o prive dei mezzi necessari) di contrastare il suo esercito. Tuttavia, in seguito a continue pressioni diplomatiche e trattative infruttuose, il Regno Unito, con l'appoggio di USA e Nuova Zelanda, decise di riprendersi le isole.

La Guerra delle Falkland durò circa due mesi; un migliore addestramento e (in misura minore) un equipaggiamento superiore, servirono a controbilanciare il grande vantaggio numerico e geografico dell'Argentina. (vi erano oltre 10.000 soldati argentini nelle Falkland e il grosso del contingente britannico si trovava a 13.000 Km dalla zona di guerra) Come risultato i morti inglesi furono appena 255 e quelli argentini ben 632.

Nel giugno 1982, Port Stanley fu ripreso, e nonostante le promesse di mitigamento della persecuzione degli oppositori, nessuno era più disposto ad acoltare Galtieri, che, il 18 giugno 1982, fu costretto a dare le dimissioni, dopo 6 mesi di sanguinaria dittatura.

Venne sostituito da Reynaldo Bignone, che in un primo momento si proclamò presidente a vita e continuò a perseguitare i propri oppositori, ma in seguito alle proteste dell'opposizione, nel 1983, fu costretto a permettere lo svolgersi di libere elezioni. Bignone perse nettamente e al suo posto venne eletto il radicale cinquataseienne Raul Alfonsis. L'Argentina era infine tornata alla democrazia.

Nel 1985 Leopoldo Galtieri fu processato da una corte militare per violazione dei diritti umani e, nel mese di maggio dell'anno seguente, venne condannato all'ergastolo. I tre appelli successivi (questa volta di fronte ad una corte civile) non servirono a cambiare l'esito del processo. Galtieri rimase in prigione fino al 1991, anno in cui il presidente Carlos Menem (sotto la pressione dei militari) gli concesse l'indulto, liberandolo da ogni accusa.

Nel luglio 2002 Galtieri fu nuovamente imputato in accuse civili riguardo il rapimento di bambini, la scomparsa di 18 simpatizzanti di sinistra verso la fine degli anni '70 (mentre era comandante del secondo corpo dell'esercito) e la scomparsa (o morte) di tre cittadini spagnoli risalente allo stesso periodo. A processo concluso, Galtieri fu posto agli arresti domiciliari.

Malato di cancro al pancreas, morì per un attacco di cuore il 12 gennaio 2003, all'età di 76 anni.

<td width="30%" align="center">Preceduto da:
Roberto Eduardo Viola <td width="40%" align="center">Presidente dell'Argentina <td width="30%" align="center">Succeduto da:
Reynaldo Bignone </table> Galtieri, Leopoldo Galtieri, Leopoldo Galtieri, Leopoldo

See also: Leopoldo Galtieri, 12 gennaio, 15 luglio, 18 giugno, 1926, 1943, 1975, 1976, 1977, 1980