Leon Battista Alberti

Immagine mancante
Pittura-Painting4.JPG
Immagine logo per la serie degli articoli sulla pittura

Articolo della serie
<center>Pittura</small>
Argomenti

Pittori · Pittori italiani
Dipinti · Musei

Categorie

Pittura · Pittori · Dipinti
Movimenti · Tecniche

Leon Battista Alberti (Genova, 14 febbraio 1404 - Roma, 25 aprile 1472), è stato un architetto, pittore, matematico, poeta, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano, una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento. Il suo primo nome si trova spesso, soprattutto in lingue straniere, come Leone.

La sua vita viene descritta anche nella celebre opera di Giorgio Vasari, "Vite", che narra le gesta dei maggiori esponenti artistici italiani suoi coevi.

Indice

Biografia

Alberti nacque a Genova, figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, un esponente di una ricca famiglia di commercianti fiorentini, banditi dalla città toscana nel 1382 per motivi politici.

I primi studi lo videro interessarsi alle Lettere, prima a Venezia e poi a Padova, che abbandonò quasi subito quando si trasferì all'Università di Bologna, la più antica del mondo, dove iniziò a studiare Legge e il Greco, sempre, però, coltivando parallelamente il suo amore per altre discipline artistiche quali la musica, la pittura, la scultura, l'architettura e le scienze, fisiche e matematiche.

Dopo la morte del padre nel 1421, Alberti entrò in forte contrasto con la famiglia, al quale si aggiunsero problemi di natura economica. Questa situazione portò Alberti a maturare la decisione di prendere i voti religiosi, per iniziare la carriera ecclesiastica. Nel 1431 diventò segretario del patriarca di Grado, nel 1432, trasferitosi a Roma, fu nominato abbreviatore apostolico (il suo ruolo consisteva nel controfirmare i brevi apostolici, le disposizioni papali inviate ai vescovi). Per ben 34 anni lavorò come abbreviatore, vivendo tra Roma, Ferrara, Bologna e Firenze.

[[Immagine:Leon Battista Alberti.jpg|left|thumb|150px|Statua di L.B. Alberti, sita agli Uffizi]]

Alberti si dedicò all'attività letteraria sin da giovane, prima ancora di impegnarsi nei suoi studi. A Bologna scrisse una commedia autobiografica in Latino, una lingua della quale possedeva una padronanza assoluta, il "Philodoxus" (Amante della Gloria), che ingannò tutti gli esperti delle'epoca, dai quali venne considerata originale ed attribuita a Lepido, il nome con il quale Alberti si firmò. Compose dei dialoghi, sempre in latino, le "Intercoenales", e, nel 1428, un'opera intitolata "Deifira", dove spiegava come fuggire da un amore iniziato male, probabilmente ispirato da vicende personali.

L'ambito letterario che lo vide eccellere resta comunque la trattatistica, alla quale Alberti diede un enorme contributo: data l'importanza della sua attività architettonica ed artistica, parte importante della sua produzione letteraria consiste di trattati di architettura, come il "De re aedificatoria" (1452), un'opera in dieci volumi, di pittura, come il "De pictura" (1435), tradotto da Alberti stesso in volgare col titolo "Della pittura", e dedicato a Filippo Brunelleschi, di scultura, come il "Della statua".

A testimonianza della sua ampia e poliedrica cultura, del suo impegno nel plasmare la società civile a lui contemporanea, molti altri scritti sono di carattere letterario e pedagogico.

Nel 1433 Alberti iniziò a comporre quattro libri in volgare, una scelta importante, i "Libri della Famiglia", considerati il suo capolavoro, terminati nel 1441. Si tratta anche in questo caso di un trattato, che riproduce un dialogo svoltosi a Padova, nel 1421. Al dibattito partecipano quattro componenti della famiglia Alberti, personaggi realmente esistiti, cui l'autore ne aggiunse successivamente un quinto, Battista, un personaggio autobiografico immaginario. Nel dialogo si scontrano due visioni diverse: da un lato c'è la mentalità emergente, borghese e moderna, dall'altro la tradizione, una mentalità classica legata al passato. L'analisi che il libro offre una visione dei principali aspetti della vita sociale dell'epoca, il matrimonio, la famiglia, l'educazione, la gestione economica della famiglia, i rapporti sociali.

Pur scrivendo numerosi testi in latino, del quale riconosceva il valore culturale e le specifiche qualità espressive, Alberti fu un fervente sostenitore del volgare, considerato più adatto alle esigenze di una società in cambiamento, della nuova una società che stava nascendo. L'esperienza del "Certame coronario", una gara di poesia dedicata al tema dell'amicizia, venne indetta a Firenze nel 1441, e doveva servire all'affermazione dell'importanza e del valore del volgare. All'idea questo concorso va associata la stesura di diverse liriche da parte di Alberti, raccolte e pubblicate successivamente col titolo di "Rime", quasi tutte di argomento amoroso, ma molto originali ed innovative tanto nello stile quanto nella metrica. Si tratta di uno dei primi esempi nella letteratura italiana del ricorso ad una metrica "barbara".

Nel 1437 scrive, sempre in latino, gli "Apologi", una sorta di breviario della sua filosofia di vita.

Nel 1450 compone il "Momus", un romanzo satirico in lingua latina, che tratta, in maniera abbastanza amareggiata, dei rapporti tra letteratura e politica, un binomio classico per la letteratura.

Alberti lavorò per la curia fino al 1464, quando il collegio degli abbreviatori fu soppresso, ma restò nella capitale fino alla morte, avvenuta il 25 aprile 1472, all'età di 68 anni, al termine di una vita intensa che lo vide eccellere in più di un'arte.

Contributi

Alberti realizzò numerosi contributi in diversi campi artistici:

Elenco opere

Voci correlate

Collegamenti esterni

Alberti, Leon Battista Alberti, Leon Battista Alberti, Leon Battista Alberti, Leon Battista

See also: Leon Battista Alberti, 1382, 1404, 1421, 1428, 1431, 1432, 1433, 1435