Le avventure di Pinocchio. Storia d'un burattino
175px|thumb|right|Il protagonista delle «Avventure di Pinocchio» è un burattino di legno Pinocchio è un notissimo personaggio di finzione, protagonista di celeberrime avventure. È, specificatamente, un burattino di legno, protagonista di un romanzo per ragazzi scritto nel 1881 da Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini).
Pinocchio è anche - per osmosi - un personaggio dei fumetti e del cinema. Sulla sua figura sono stati realizzati anche album discografici e musical teatrali.
Collodi, inizialmente, non intendeva creare un racconto per l'infanzia: nella prima versione, infatti, il burattino moriva, impiccato a causa dei suoi innumerevoli errori. Solo nelle versioni successive, pubblicate a puntate su un quotidiano, la storia venne modificata con il finale che tutti conosciamo, con il burattino che viene trasformato in ragazzo.
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Un libro pedagogico?
Va detto che la letteratura per ragazzi dell'Ottocento cominciava a riservare un sensibile riguardo verso opere talvolta tristi e crudeli, come ad esempio quelle del Dickens, che scaraventavano sul giovane lettore le amare emozioni suscitate dalla vita di un bambino nella rivoluzione industriale, quasi che il supporto pedagogico della novellistica dovesse irrinunziabilmente muovere da un "fiat" di pronta disillusione.
In ciò, che era ormai consuetudine, non è dunque strano incontrare crudeltà e cattiveria (poi alleviate nel succedersi delle versioni) anche nell'opera del Collodi che, a rileggerla scevri di addolcimenti della memoria infantile, potrebbe oggi non risembrarci tanto allegra. E del resto, su altri filoni letterari di primaria diffusione, erano i tempi in cui il verismo Verghiano nervosamente andava a rimestare il peggio dell'esistenza popolana.
Di fatto, quasi nessuno scrittore componeva davvero (sentitamente) per il pubblico infantile, ma piuttosto scriveva quanto l'idealità pedagogica abbracciata gli suggeriva. Comunque, va ribadito che l'iniziale creazione collodiana era attendibilmente rivolta ad un pubblico adulto, come del resto la storia personale dell'autore aiuta ad ipotizzare.
Molti commentatori effettivamente convengono che Pinocchio, piuttosto che una favola per ragazzi, sia in effetti un'allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità nell'attenzione al formale.
Fra satira e paradossi
Al di là dell'apparente di ottimismo pedagogico, il romanzo è in realtà tristemente ironico, a volte addirittura satirico, proprio con riferimento a quella pedagogia formale e, più in generale, contro alcune contraddizioni ed inadeguatezze dell'educazione, delle maniere e dell'istruzione Ottocentesche. L'utilizzo di irrealtà nella costruzione della narrazione, non fa poi che mostrare da un lato l'abilità dialettica dell'autore, e dall'altro enfatizza con il paradosso dell'artificialità vigorosi attacchi inespressi a talune componenti della società.
La presenza, ad esempio, formalmente ineccepibile delle "api industriose", che compiono zelantemente ed impersonalmente il loro compito sociale, così come il giudice, sottilmente ed impercettibilmente va a tramutarsi dopo poco in una sensazione di certo disagio verso quel mondo ordinato e deterministico, suggestione emotiva che appunto richiama il Dickens, ma che evoca anche taluni echi della politica stradaiola dalla quale l'autore non era rimasto incontaminato.
Non tutti condividono l'interpretazione che ne deduce inclinazioni verso il picaresco, certamente l'angolo di osservazione della storia è, conformemente al tempo di edizione, popolaresco.
Lo stile
Anche da un punto di vista stilistico, il racconto si presenta in una forma innovativa, moderna e fresca, spianando la strada a molti altri autori e scrittori del secolo successivo. Ad esempio, l'italiano utilizzato nel testo è popolarizzato, con frequente ricorso ai fiorentinismi ed ai motti proverbiali.
Molti dei concetti espressi nel libro, di ritorno, sono divenuti proverbiali o luoghi comuni, ad esempio il naso lungo, comunemente attribuito a quanti dicono le bugie.
Va menzionato che il trattare cordiale del narratore (figura assai rimaneggiata nel passaggio alla pubblicazione sul giornale) non era uso esclusivo della letteratura per ragazzi, bensì un artificio alquanto usato (magari con gli opportuni affinamenti).
L'accoglienza
L'accoglienza riervata all'opera non fu immediatamente cordiale: l'allora imperante perbenismo, rappresentato dalla moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione).
Su tutt'un altro versante, le istituzioni rabbrividirono nel vedere, per la prima volta, i Carabinieri coinvolti in un'opera di fantasia, e reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve n'erano.
Come evidente, il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone.
Molti autori si sono ispirati al personaggio frutto della fantasia dell'autore toscano, in diverse forme d'arte. Nel cinema, oltre alla celebre versione in cartoni animati prodotta dalla Walt Disney Co. (oggi inclusa nel severo elenco delle opere filmiche da preservare), sono state particolarmente fortunate e di successo due delle numerose trasposizioni cinematografiche, la prima di Luigi Comencini, nel 1971 (trasmessa a puntate sul principale canale televisivo italiano), e la seconda di Roberto Benigni, nel 2002.
Il racconto
Il burattino Pinocchio, costruito dal vecchio falegname Mastro Geppetto, prende improvvisamente vita grazie all'intervento della Fata dai capelli turchini.
Una serie di avventure vissute dal burattino animato lo vede crescere e maturare in un cammino fatto di scelte dissacratorie e individualistiche, di trasformazioni incredibili, fra cattivi maestri e cattive compagnie, la condanna e la prigionia, ma anche di promesse e di voglia di vivere.
Alla fine Pinocchio si salva dalla balena e diventa un bambino in carne ed ossa.
Curiosità
- Molti si sono ispirati al personaggio frutto della fantasia dell’autore toscano, in particolare sono state fortunate e di successo due delle numerose trasposizioni cinematografiche, la prima di Luigi Comencini, nel 1972 e la seconda di Roberto Benigni, nel 2002.
- Pinocchio è in assoluto il primo testo di fantasia nel quale siano stati menzionati i Carabinieri.
- Pinocchio è stato anche protagonista d’un musical le cui melodie sono state scritte dal gruppo italiano dei Pooh
- Al celebre burattino è stato dedicato un parco divertimenti
- Alexey Nikolayevich Tolstoy scrisse un adattamento del libro in russo, intitolato Le avventure del burattino
- Una riduzione a fumetti del popolare personaggio - ambientata nella surreale scenografia del golfo ligure del Tigullio (Rapallo) - è stata fatta negli anni ’80 dal cartoonist Luciano Bottaro
- In realtà, per tipologia pinocchio non è un burattino bensí una marionetta (è ipoteticamente mosso da fili). Viene chiamato burattino da Collodi non perché Collodi ignori il fatto che sia una marionetta, bensí perché egli si rifà a Burattino, una delle identità che lo Zanni della Commedia dell’Arte assunse attorno al XVII secolo. Burattino era colui che abburattava (setacciava) la farina e, per eseguire il suo lavoro, si muoveva con gesti scomposti e spezzati. Allo stesso modo si muoveva un burattino (lo Zanni). È proprio a questa figura che Collodi si rifà nel chiamare la sua marionetta burattino.
Voci correlate
- Pinocchio (Pinocchio, 1911), regia di Giulio Antamoro
- Pinocchio (Zolotoy klyuchik, 1939), regia di Aleksandr Ptushko
- Pinocchio (Pinocchio, 1940), regia di Hamilton Luske e Ben Sharpsteen (cartone animato Disney)
- Un burattino di nome Pinocchio (Un burattino di nome Pinocchio, 1972), regia di Giuliano Cenci
- Le avventure di Pinocchio (Le avventure di Pinocchio, 1972), regia di Luigi Comencini (serie TV)
- Bambino Pinocchio (Pikorîo no bôken, 1976), regia di Shigeo Koshi e Hiroshi Saitô
- Pinocchio (Pinocchio, 2002), regia di Roberto Benigni
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