L'armata Brancaleone
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L'armata Brancaleone di Mario Monicelli esce nelle sale nel 1966 ed è subito campioni di incassi, raccoglie consensi entusiastici ed unanimi dalla critica e colleziona diversi premi internazionali, andando così a rappresentare uno dei più grandi successi del cinema italiano del dopoguerra.
Nel film, le tematiche care al regista, quali la rappresentazione comica dei perdenti e delle loro vicende personali, la loro voglia di riscatto, l'ineluttabilità del loro fallimento e della morte trovano la espressione cinematografica più compiuta e matura. Torna, dopo I soliti ignoti e La Grande Guerra, il grande tema della amicizia virile, che nel successivo Amici miei si colorerà di sottili sfaccettature esistenziali. In questa pellicola l'amicizia, il vincolo tra uomini, orienta, cementa e ispira il gruppo di perdenti verso la realizzazione di una impresa superiore, mediante la quale venire riabilitati e passare alla storia.
Il film è un'opera corale di grande equilibrio formale, ricca di elementi originali, di trovate geniali che successivamente ispireranno addirittura dei generi e dei canoni ancora rintracciabili nel cinema italiano contemporaneo e nella cultura popolare del nostro paese. Per tutti questi fattori non esclusivamente cinematografici, il film è universalmente riconosciuto come un capolavoro.
Alla sceneggiatura collabora in modo determinante lo stesso regista, che con Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, binomio artistico meglio conosciuto come Age e Scarpelli, da vita una rilettura fresca ed originale dell'Italia medioevale, creando quello che sarà il colpo di genio del film: l'invenzione di un idioma immaginario a cavallo tra latino maccheronico ed espressioni dialettali che caratterizzerà tutti i personaggi.
L'originalità, però, non si esaurisce nell'ambito della sceneggiatura. Anche i costumi di Piero Gherardi rappresentano un elemento innovativo, mentre alla fotografia lavorerà Carlo Di Palma, al quale si dovranno alcuni immagini memorabili del film, come quella in cui il protagonista si imbatte nella corte bizantina.
L'ispirazione degli sceneggiatori si affida non solo a elementi cinematografici ben definiti, come ad esempio La sfida del Samurai di Akira Kurosawa del 1961, o forse a Francesco, giullare di Dio di Roberto Rossellini del 1950, ma certamente ad un solido bacino letterario che va da Cervantes all'Italo Calvino de Il cavaliere inesistente, senza contare le reminiscenze scolastiche alle quali il trio si affida per coniare quel linguaggio buffonesco, forbito, strampalato, volgare ma eloquente che segnerà il successo del film. A detta di molti sarà proprio questo genere di linguaggio improbabile e il tipo di ambientazione storica che darà luogo in anni successivi al cosidetto genere cinematografico decamerotico, che alcuni vogliono invece risalire esclusivamente alla trilogia pasoliniana del Decameron.
L'immagine del Medioevo italico che scaturisce da L'armata Brancaleone è, per la prima volta nel cinema italiano, un'immagine plausibile e realistica, lontana dalle rappresentazioni cavalleresche e mitologiche tipiche di tanta letteratura romantica. Quello di Monicelli è un Medioevo che rivisita pesantemente il mito delle gesta cavalleresche, straccione, popolato di disperati, miserabili, cialtroni ed appestati, fortemente manicheo, perennemente diviso tra fede e peccato, spirito e carne, eros e morte.
L'operazione cinematografica non ha nessun valore filologico e storiografico, ma ciononostante risulta efficace sia dal punto di vista prettamente teatrale perché impostata su tratti e vicende umane del tutto plausibili, ben articolata nei vincoli canonici della commedia (rottura di un equilibrio o creazione di una nuova condizione di fatto, costituzione di un gruppo intorno ad un leader carismatico, definizione della impresa, finale ridicolo e fallimentare, rielaborazione della vicenda vissuta), sia dal punto di vista della valenza culturale, perché riuscirà ad imporre dei canoni stilistici e a dare nuove rappresentazioni popolari di un preciso periodo storico.
Sebbene il film sia una commedia in costume molti sono d'accordo nel ritenere che esso appartenga di diritto al genere della commedia all'italiana. Effettivamente l'Italia che nel film viene rappresentata è famelica, pezzente, meschina ed infingarda ma al tempo stesso capace di gesti eroici, animata da una grande ed ammirevole umanità come nella tradizione dei migliori film appartenenti a questo genere, del quale il regista è maestro indiscusso.
Mario Monicelli non nascose il fatto che il film era stato concepito anche con intenti pedagogici e popolari. Analizzando tutta la produzione cinematografica del regista toscano si percepisce una parabola complessiva che tende a rivisitare, in termini popolari ed accessibili alcuni importanti periodi o eventi della storia italica. Monicelli vuole raccontare una nuova storia italiana, nella quale i diseredati, i perdenti, gli sfortunati trovino anche loro una collocazione onorevole, a dispetto delle versioni ufficiali edulcorate ad uso e consumo dei sussidiari per le scuole elementari.
Alla coralità dell'opera prestano il loro contributi diversi attori. Su tutti emerge il protagonista Vittorio Gassman. La sua interpretazione si appropria completamente del nuovo idioma creato dagli sceneggiatori, lo rende vivo, fortemente teatrale, epico ma al tempo stesso irrestitibile dal punto di vista comico. Non ultimo bisogna citare il supporto musicale di Carlo Rustichelli, che in diversi momenti del film contribuisce ad accentuare la doppia vena comico-drammatica delle vicende narrate. Il motivetto scritto per l'occasione, ed al quale collaborò direttamente il regista, divenne un tormentone popolare (Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon, Fiii... Bum!).
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Trama
Brancaleone da Norcia, uno spiantato soldato di ventura, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principi, guida un manipolo di miserabili e coloriti seguaci alla conquista del feudo di Aurocastro, nell'Italia dell'undicesimo secolo. Attraversando tutta la penisola, viene coinvolto in diverse avventure: conquista una città, salvo scoprire poi essere infestata dalla peste, combatte duelli cavallereschi, salva dalla loro sorte delle promesse spose, incontra un principe bizantino. Giunto in prossimità del feudo da conquistare, l'armata viene assalita e sgomitata dai Saraceni. Per Brancaleone e il suo piccolo esercito di disperati non resta altro che cercare la gloria in Terra Santa, partecipando alle Crociate.
Curiosità
- Il termine Armata Brancaleone è entrato nel linguaggio comune ed è riportato ormai da diversi dizionari della lingua italiana (cfr. De Voto-Oli - Dizionario della Lingua Italiana - Le Monnier). Esso indica un gruppo variopinto, un'accozzaglia di persone dalle idee confuse e poco organizzate ed ha un significato fortemente dispregiativo o irriverente. Generalmente è utilizzato in ambito sportivo, politico o militare.
- Il titolo provvisiorio del film in fase di produzione era Le Caccavelle, termine con cui si indicano le pentole e gli utensili da cucina che l'armata di pezzenti al seguito di Brancaleone usa come armi ed armature.
- Il film è girato in gran parte nell'alto Lazio, nelle zone a ridosso dei laghi vulcanici di Bracciano e Bolsena e nei pressi del Monte Soratte. La scena di Aurocastro invece è girata presso il borgo calabrese di Le Castella, situato nei pressi di Capo Rizzuto.
- Riferendosi al personaggio di Brancaleone Vittorio Gassman ebbe a dire: "...c'era la bellissima invenzione di quel linguaggio e di quel personaggio, una specie di samurai che ormai tutti conoscono e che è stato credo il personaggio che mi ha dato più popolarità."
Frasi famose
- "Sono impuro, bordellatore, insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio." (Brancaleone)
Voci correlate
- Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli, sequel di L'armata Brancaleone
Armata Brancaleone
