Kees Van Dongen
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Pittura · Pittori · Dipinti |
Kees Van Dongen (26 gennaio 1877, Delfshaven – 28 maggio 1968, Monte Carlo) pittore olandese.
Biografia
Kees Van Dongen nasce il 26 gennaio 1877 a Delfshaven, vicino a Rotterdam; inizialmente studia in una scuola di disegno industriale, poi all’Accademia di Belle Arti.
Nel 1897 si stabilisce a Parigi, dove subisce l’influenza di Edouard Vuillard e di Paul Gauguin e dove collabora a varie riviste satiriche.
Nel 1904 viene allestita la sua prima mostra personale, grazie alla quale conosce André Derain, che lo indirizza verso la pittura fauve.
Nel 1905 partecipa al Salon d’Automne e i suoi quadri vengono messi nella famosa “cage aux fauves”, la “gabbia delle belve feroci”, come viene definita la sala dei fauves: le sue tele si distinguono per le tinte cromaticamente accese ed il disegno elegante e sensuale.
Nello stesso anno diventa amico di Pablo Picasso, con cui dipinge tra il 1905 e il 1910, la cui forte personalità lo avvicina al cubismo; in questo periodo rimane colpito anche dall’espressionismo.
La sua indole di viaggiatore lo porta a compiere numerosi viaggi; attratto in modo particolare dalle culture mediterranee, dal 1910 al 1912 compie numerosi viaggi in Spagna, Italia, Marocco, Tunisia ed Egitto, che lo rendono più colto e raffinato.
Nelle opere di questi anni Van Dongen ritrae la società del suo tempo con occhio critico e ironico e con uno stile brillante ed aggressivo, che tiene conto sia dei colori accesi e vivaci dei fauves, sia delle semplificazioni formali del cubismo, sia delle esperienze emotive dell'espressionismo: nasce così uno stile particolare, una fusione di diverse esperienze che lo porta verso una pittura diretta ed aggressiva.
La sua tavolozza particolarmente ricca esprime una potente vitalità, passionale e sensuale, indipendentemente dai soggetti scelti: la vita del circo e dei cabaret, le ricche dame dell’alta borghesia (che si contendono i suoi ritratti), la sfrontatezza di nudi provocanti e lussuriosi, la purezza e l’innocenza dei bambini, i ricordi dei suoi viaggi, le nature morte.
Questi temi ricorrenti vengono trasportati nel suo spazio pittorico, in una dimensione più vicina alla fantasia che alla realtà, dove lo sfondo scompare, i contorni si fanno netti e i colori si infiammano di vita propria.
Si notano la libertà nelle linee, la vivacità nei colori e l’attenzione agli aspetti decorativi tipiche dei fauves, in particolare di Henri Matisse e di André Derain: i rapidi tocchi di colore intenso, in cui sono abilmente dosate le tinte calde e quelle fredde, danno movimento e incisività alla scena, la brillantissima luce evidenzia forti contrasti di tono, il disegno è volutamente trascurato, il rifiuto delle tradizionali regole della prospettiva e del chiaroscuro porta a piani schiacciati e senza profondità, in cui l’ambientazione è ridotta ai minimi termini, con personaggi che fluttuano in uno spazio privo di gravità.
Van Dongen accetta inoltre la semplificazione geometrica dei primi paesaggi cubisti di Pablo Picasso; queste soluzioni stilistiche gli permettono di variare il ritmo della composizione, giocando sul contrasto tra curve sinuose.
Nello stesso tempo compaiono alcuni elementi più vicini all’espressionismo: mentre i fauves trattano i loro soggetti da un punto di vista puramente descrittivo, con poche allusioni di natura psicologica o sociale, i ritratti di Van Dongen vanno al di là della semplice rappresentazione e ricercano valori emotivi e simbolici attraverso un’analisi impietosa della società in cui vive, proprio come fanno negli stessi anni gli espressionisti tedeschi.
Dopo la prima guerra mondiale Van Dongen trascorre gran parte dell’anno in Costa Azzurra e a Parigi: sono gli anni più fecondi della sua maturità artistica, che lo portano a essere insignito della Legione d’Onore nel 1926.
Dopo la seconda guerra mondiale abbandona le opere di grande formato, si dedica ai ritratti e rallenta la sua attività.
Nel 1959 si stabilisce a Monte Carlo, dove muore il 28 maggio 1968.
Van Dongen, Kees Van Dongen, Kees
