Julius Evola
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Julius Evola (Roma, 19 maggio 1898 - 11 giugno 1974) fu un pensatore italiano del XX secolo.
Appoggiò il fascismo e il nazismo, criticandoli da posizioni ancora più radicali ed entrando anche in contrasto con i due regimi. La profondità del suo pensiero, soprattutto in rapporto alle dottrine politiche a lui contemporanee, gli guadagnò tuttavia un grande seguito sul pensiero della destra contemporanea.
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Vita ed opere
Formazione
Giulio Cesare Andrea Evola nacque in una famiglia siciliana di nobili origini. Le poche notizie sui suoi anni di formazione si possono ricavare dalla sua autobiografia spirituale (Il Cammino del cinabro): Nella prima adolescenza si sviluppò in me un interesse naturale e vivo per le esperienze del pensiero e dell'arte. Da giovinetto, subito dopo il periodo di romanzi d'avventure, mi ero messo in mente di compilare, insieme ad un amico. una storia della filosofia, a base di sunti. D'altra parte. se mi ero già sentito attratto da scrittori come Wilde e D'Annunzio, presto il mio interesse si estese, da essi. a tutta la letteratura e l'arte più recenti. Passavo intere giornate in biblioteca, in un regime serrato e libero di letture. In particolare, per me ebbe importanza l'incontro con pensatori come Nietzsche, Michelstaedter e Weininger.
L'artista
Si espresse inizialmente nel campo della pittura, aderendo alle tendenze artistiche più moderne. Entrò in contatto epistolare con Tristan Tzara e divenne uno dei principali esponenti del Dadaismo in Italia. Nel campo della poesia entrò in contatto con Filippo Marinetti e si interessò al Futurismo.
Nel 1917 partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria, pur essendo affascinato dai grandi imperi come quello austro-ungarico contro cui combatteva.
Rientrato a Roma dopo il conflitto attraversò una profonda crisi esistenziale e lui stesso riporta (sempre in Il cammino di cinabro) di essersi deciso a 23 anni al suicidio:
Questa soluzione fu evitata grazie a qualcosa di simile ad una illuminazione, che io ebbi nel leggere un testo del buddhismo delle origini. Fu per me una luce improvvisa: in quel momento deve essersi prodotto in me un mutamento, e il sorgere di una fermezza capace di resistere a qualsiasi crisi.
Il filosofo
Questo suicidio mancato fu una morte e una rinascita per Evola: morte all'arte e alla poesia, che infatti abbandonò nel 1921 e nel 1922, e nascita alla filosofia.
Terminò nel 1924 la Teoria e Fenomenologia dell'individuo assoluto, che aveva iniziato a scrivere già in trincea e che venne pubblicata in due volumi nel 1927 e nel 1930. In questo testo Evola si interessa delle dottrine riguardanti il sovrarazionale, il sacro e la Gnosi, con l'obiettivo di tentare il superamento della dualità io/non-io.
Il suo interesse verso le tradizioni orientali si manifestò in L'uomo come potenza, pubblicato nel 1926, dove compariva una concezione dell'io ispirata dal Tantrismo: l'io si identifica con il mondo percepito e viceversa; l'attaccamento al mondo sensibile costituisce il "velo di Maya", che si deve sollevare per fondersi nell'"Unità".
In quest'epoca Evola frequentava i circoli esoterici e spiritualisti romani e partecipava alla vita della Roma notturna, intrattenendo un tempestoso rapporto sentimentale con Sibilla Aleramo (narrato nel romanzo della scrittrice Amo dunque sono del 1927).
Iniziò inoltre ad interessarsi di politica: nel 1924 partecipò alla redazione di Lo Stato democratico, un testo contemporaneamente antifascista e antidemocratico, e tra il 1924 e il 1926 collaborò a riviste come Ultra, Bilychnis. Ignis, Atanor. Tra il 1927 e il 1929 fu il coordinatore del "Gruppo di UR" , che si occupava di recerche sulle tradizioni extra-europee: un'antologia dei fascicoli editi venne più tardi pubblicata in tre volumi nel 1955-1956, con il titolo Introduzione alla Magia quale Scienza dell'Io.
Nel 1928 pubblicò un libro che gli procurò grande fama, Imperialismo pagano, nel quale attaccava violentemente il Cristianesimo e si rivolgeva verso il Fascismo, al quale lo accomunava la volontà di ritrovare l'antica grandezza della civiltà romana.
Influenzato dalla lettura delle opere di René Guénon, abbandonò in seguito le tesi estremiste dell'Imperialismo pagano a favore del concetto della "Tradizione" e fondò la rivista La Torre, destinata a difendere principi sovrapolitici e dunque poco accetta al regime fascista: Evola fu costretto a farsi proteggere da una guardia del corpo. In questo periodo apparvero diversi saggi sul simbolismo tradizionale (La Tradizione ermetica, 1931; Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, 1932; Il mistero del Graal, 1937). Nel 1943 fu pubblicato La dottrina del risveglio", uno studio sull'ascesi buddhista.
Nel 1934 apparve la sua opera fondamentale, Rivolta contro il mondo moderno, nella quale tracciò un affresco della storia letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro età (oro, argento, bronzo, ferro, nella tradizione occidentale; satva, treta, dvapara, kali yuga, in quella indù) e in cui descrisse la decadenza del mondo moderno.
Nelle sue opere Evola pose spesso l'accento sull'unità delle antiche civilizzazioni tedesche e italiane e fece frequenti viaggi in Germania. Per amore verso il mondo germanico cambiò nome da Giulio a Julius. Nel 1938 prese contatto con il nazionalista e fascista rumeno Cornelio Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro, per il quale ebbe nei suoi scritti parole di ammirazione.
Nel 1937 pubblicò Il Mito del Sangue (che ebbe una seconda edizione nel 1942) dove ricostruiva le concezioni sulla razza nelle civiltà antiche e nelle teorie del XVIII secolo. Seguì nel 1941 la Sintesi di dottrina della razza.
In questi testi espresse le sue concezioni antisemite, che non si basavano su un vero e proprio razzismo (gli Ebrei non potevano infatti essere considerati secondo Evola una razza pura, per le mescolanze subite nel corso della storia), ma che opponevano ugualmente "Giudei" e "Ariani" nel nome di una differenza di "razza spirituale" e propugnavano l'affermazione della superiore razza ariana mediante la guerra, ponendosi sulla stessa linera delle teorie naziste. Dichiarò che non aveva importanza l'attendibilità storica del Protocollo dei saggi di Sion, il falso opuscolo creato dalla propaganda zarista e largamente diffuso da quella nazista per provare il "complotto giudaico", visto che comunque raccontava una verità secondo lui attendibile sui progetti ebraici di dominazione del mondo attraverso la dissoluzione dall'interno della società.
Evola non aderì al Partito fascista (e questa mancata adesione gli impedì nel 1940 di arruolarsi come volontario contro l'Unione Sovietica nel corso della Seconda guerra mondiale) e fu piuttosto vicino alle posizioni naziste. Nel 1942 fu pubblicato il suo testo Per un allineamento politico-culturale dell'Italia e della Germania nel quale mostrava ammirazione per il nazismo tedesco, considerandolo superiore al fascismo, in ragione del coraggio nel risvegliare l'antico spirito ariano e germanico. Critica tuttavia l'incompletezza nell'attuazione di questo programma, non abbastanza radicale e aderente ai principi della "Tradizione": per esempio una difesa della razza limitata giuridicamente ad una sorta di "igiene razziale" e il potere del Führer derivato dal popolo e non un potere regale di origine divina come nell'ideale società ario-germanica delle origini.
Si potrebbe definire Evola come un teorico di un nazionalsocialismo "puro", ideale e più radicale, che avesse la forza di attuare i propri principi e di far trionfare la cultura germanica e pagana delle origini a cui dichiarava di ispirarsi. Nutrito di concetti buddhisti, Evola condivise con Heidegger e Carl Schmitt lo stesso progetto di un risveglio della Germania e di rinascimento della "germanicità": tra l'Unione Sovietica comunista e gli Stati Uniti capitalistici il nazionalsocialismo tedesco gli era sembrato proporre una terza via, quella di un impero europeo germanico e pagano sotto la guida della Germania.
Evola aderì più tardi alla Repubblica sociale e svolse attività a sostegno delle SS e dei nazisti tedeschi, al servizio di Himmler. Nel 1945 si trovava a Vienna in missione e in aprile fu coinvolto in un bombardamento mentre passeggiava per strada. Evola venne sbalzato da uno spostamento d'aria: una lesione al midollo spinale gli provocò una paralisi permanente agli arti inferiori. Solo nel 1948, grazie alla Croce Rossa Internazionale, fu trasferito a Bologna e nel 1951 potè rientrare nella sua casa di Roma.
Il dopoguerra
Già nel 1950 aveva pubblicato un opuscolo (Orientamenti) nel quale erano sintetizzate in undici punti le sue idee, poi sviluppate nei libri successivi. Nel 1953 pubblicò Gli uomini e le rovine, che eserciterà grande influenza negli ambienti della destra italiana, nel quale spiegava la decadenza del mondo moderno, in seguito alla distruzione del principio di autorità e di ogni possibilità di trascendenza per l'affermarsi del razionalismo, in contrasto con le antiche civiltà e i valori della Tradizione. Nel 1958 uscì la Metafisica del Sesso sulla forza magica e potentissima del sesso, attraverso lo studio dei simboli esteso a numerose tradizioni. Nel 1961 pubblicò ancora Cavalcare la Tigre, in cui proseguiva la sua critica del mondo moderno, offrendo una guida per coloro che pur non sentendo di appartenere interiormente a questo mondo, avessero intenzione di non cedervi né psicologicamente né esistenzialmente.
Negli ultimi anni visse con una pensione di invalido di guerra, facendo traduzioni e scrivendo articoli. Uno scompenso cardiaco si manifestò nel 1968 e si ripetè nel 1970.
Morì nella sua casa romana nel 1974. Nel suo testamento aveva stabilito che il corpo venisse cremato, che non vi fossero cerimonie cattoliche né annunci. Le sue ceneri vennero consegnate alla guida alpina Eugenio David suo compagno di scalate in giovinezza.
Sintesi del pensiero di Evola
Evola fu propugnatore del "tradizionalismo", ossia di un modello ideale e sovratemporale di società, attuato storicamente in alcune delle antiche civiltà, caratterizzato in senso aristocratico. Queste antiche società erano suddivise gerarchicamente sulla base della qualità naturale degli individui, di carattere ereditario e genetico dunque, invece che su criteri economici e materiali. In queste società antiche era fondamentale inoltre il senso del sacro, tradotto in simboli e riti (la "Regalità Divina", l'"Iniziazione", l'Azione eroica" o la "Contemplazione", il "Rito" e la "Fedeltà", la "Legge tradizionale", la "Casta", l'"Impero").
Questo stato e civiltà ritenuti superiori, basati sulla più elevata sfera metafisica e spirituale invece che sull'ordine fisico e materiale, furono cancellati secondo Evola dalla decadenza attualmente visibile nella civiltà occidentale (secondo lo schema delle quattro età di Esiodo: oro, argento, bronzo e ferro). La distruzione degli antichi valori fu per il filosofo il frutto delle idee illuministiche espresse nella Rivoluzione Francese (uguaglianza, libertà, fratellanza) e di una visione della realtà basata esclusivamente sull'esperienza corporea, che impedisce il superamento e la purificazione della natura umana nel divino e la sua liberazione dal divenire contingente.
Il pensiero di Evola si presenta come eminentemente "eroico". Avendo come sfondo l'adesione ad una metafisica comune a tutte le tradizioni antiche, i suoi scritti mettono continuamente in luce questo aspetto e si sforzano di ritrovare attraverso l'interpretazione simbolica la presenza dell'antica casta guerriera. Questa, secondo il filosofo, doveva essere collocata in cima alla gerarchia sociale, trascurando le caste sacerdotali e la loro supremazia. Il suo pensiero, pur influenzato da quello di Guénon e di Nietzsche, se ne differenzia tuttavia fino all'incompatibilità. Da Guénon derivava la base della dottrina tradizionale e da Nietzsche la difesa dei valori aristocratici e guerrieri e l'ostilità verso il Cristianesimo.
Dalla "Tradizione" deriva il "differenzialismo", ossia la concezione della naturale diseguaglianza degli esseri umani (ovvero delle loro potenzialità innate, che possono o non possono in seguito essere sviluppate), e di conseguenza l'"antidemocratismo" (senza tuttavia nessun appoggio a forme di "totalitarismo", anch'esso considerato espressione della società di massa). La società propugnata da Evola era dunque profondamente antidemocratica e basata sulla superiorità per nascita degli individui appartenenti alla casta più alta, gli unici in grado di raggiungere una più elevata spiritualità.
Così come ci sono differenze innate tra gli individui, ci sarebbero secondo Evola differenze tra le razze. La "razza interiore" che interessa il filosofo, è un patrimonio di tendenze e attitudini innate, trasmesse ereditariamente, che a seconda delle influenze ambientali giungono o meno a manifestarsi compiutamente. L'appartenenza ad una razza si individua dunque sulla base delle caratteristiche spirituali, e non di quelle fisiche, sebbene queste ultime siano anch'esse trasmesse ereditariamente e ne diventino dunque il segno visibile. In modo non chiaramente definito nel pensiero di Evola, le qualità trascendenti della "razza spirituale" corrispondono almeno in parte alle caratteristiche della razza fisica. La concezione spirituale della vita propria della "Tradizione", come potenzialità innata ed ereditaria, è espressione propria dei "ceppi umani superiori", identificati con le popolazioni di origine indoeuropea, pur non essendo propria solo di quelle genti. Secondo la concezione aristocratica e gerarchica propria dello spirito tradizionale, la razza tuttavia non potrebbe determinare da sola il valore di un individuo, livellando tutti gli appartenenti ad un popolo con la "democratizzazione del sangue" e abbattendo le differenze di casta.
In quest'ambito si inserisce anche l'antisemitismo di Evola, che si contrappone astrattamente all' "Ebraicità", intesa come tendenza spirituale "antitradizionale", la quale tuttavia si sarebbe manifestata nella storia nel popolo ebraico, secondo la stessa teoria propagandata dal Nazismo.
L'importanza attribuita al mondo spirituale in contrapposizione a quello materiale in questa concezione, non vanno confusi con la superstizione e l'irrazionale attribuiti al Cristianesimo come religione "devozionale", ma rappresenterebbero una conoscenza superiore, con aspetti esoterici (il "nocciolo nascosto dalla scorza", concezione influenzata anche dalle tradizioni orientali). Questa conoscenza si raggiungerebbe attraverso un'ascesi che non costituisca tuttavia una mortificazione di sé, ma piuttosto una piena realizzazione dell'Io, secondo la concezione dell' "individuo assoluto". Costui non subisce, secondo Evola, i condizionamenti del contingente, ma lo domina, e trova "autarticamente" in sé il centro di tutto, nel quale viene compreso anche il mondo esterno, venendo così a coincidere con il divino.
Bibliografia
- Cavalcare la tigre
- Esplorazioni e Disamine - vol. I
- Esplorazioni e Disamine - vol. II
- Fenomenologia dell'individuo assoluto
- Gli uomini e le rovine
- Il mistero del Graal
- Il mito del sangue
- Imperialismo pagano
- La dottrina del risveglio
- La tradizione ermetica
- L'arco e la clava
- Lo yoga della potenza
- L'uomo come potenza
- Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo
- Meditazioni delle vette
- Metafisica del sesso
- Rivolta contro il mondo moderno
- Teoria dell'individuo assoluto
Collegamenti esterni
- Fondazione Julius Evola (sito non funzionante, da controllare)
- Raccolta di articoli di e su Julius Evola
- Julius Evola sito non ufficiale
- Un intervista a Julius Evola del 1967, tradotta dal mensile francese "La Nation Européenne" (fondata da Jean Thiriart), a cura di Claudio Mutti
- Analisi del razzismo di Julius Evola di Giovanni Monastra
- Raccolta di articoli di stampa sul saggio di Francesco Germinaio su Julius Evola
- Due obiezioni al testo di Francesco Germinaro "Razza del Sangue e Razza dello Spirito", saggio di Marcos Ghio
- Linee per una critica al concetto di "Tradizione" in Julius Evola, articolo di Mario Polia
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