Judo
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Descrizione
Il termine jūdō è composto dai due kanji (caratteri) di origine cinese: 柔 (jū, adattabile, flessibile) e 道 (dō, la via) e significa qualcosa di simile a "Via della flessibilità"; con questo, si cerca di spiegare che il modo per vincere una forza non è opporvisi, bensì il contrario, sfruttandola e dirigendola per il proprio fine. Sotto il peso della neve i rami del salice si flettono lasciandola scaricare a terra,al contrario della "robusta" quercia che finirà invece per spezzarsi. Il tema dell'assecondare la forza nemica è fondamentale nella cultura del guerriero samurai, poiche' riprende uno dei concetti espressi talvolta nel buddhismo e soprattutto nel classico cinese detto "Libro dei Mutamenti" (Yijing)che afferma che l'universo è regolato da correnti di forza e che occorre incanalarsi in queste correnti applicando la forza minima necessaria ad ottenerne il controllo. Opporvisi invece non porta alcun risultato poichè si resterebbe privi di energia.
Il jūdō si appoggia su un codice morale instaurato da Jigorō Kano che esalta otto qualità essenziali che il judoista deve sforzarsi di avvicinare durante il suo apprendistato:
- L'educazione
- Il coraggio
- La sincerità
- L'onore
- La modestia
- Il rispetto
- Il controllo di se
- L'amicizia
Storia del judo
il judo trae le sue origini dall'antico jujutsu:il suo fondatore Jigoro Kano studio' e approfondi' diverse scuole di jujutsu giungendo ad ottenere il grado di Shian (maestro) in due di queste;esse erano Tenshin shin'yo(specializzata in lottta corpo a corpo, strangolamenti, leve articolari) e Kito (specializzata in tecniche di atterramento al suolo).Quest'ultima era famosa per praticare lo yoroi gumi uchi (combattimento con l'armatura), una sorta di randori (pratica libera) con tecniche di proiezione, a differenza delle altre scuole che praticavano principalmente i kata (forme preordinate).I suoi studi gli consentirono nel 1882 di fondare una nuova scuola dove insegnare il proprio metodo che chiamò Judo Kodokan.
Il 1853 segna una data storica per il Giappone: il commodoro Perry, della Marina Americana, entra nella baia di Tokio con una flotta di 4 navi da guerra consegnando allo Shogun un messaggio con cui si chiedevano l'apertura dei porti e trattati commerciali.Lo Shogun, probabilmente intimorito dalla dimostrazione di forza, rimise la decisione nelle mani dell'Imperatore che accettò quanto proposto.Per il Giappone,che fino a quel momento aveva vissuto in completo isolamento dal resto del mondo,inizia l'era moderna. La definitiva caduta dell'ultimo Shogun avvenuta nel 1867 ripristinò definitivamente il potere imperiale che, a segno di una definitiva uscita del Giappone dal periodo feudale, promulgò nel 1876 un editto col quale si proibiva il porto delle spade, decretando la scomparsa della classe sociale dei samurai, che avevano dominato per quasi mille anni.
Vi furono importanti cambiamenti culturari nella vita dei giapponesi dovuta all'assorbimento della mentalità occidentale e naturalmente ciò provocò un rigetto per tutto ciò che apparteneva al passato, compresa la cultura guerriera che tanto aveva condizionato la vita del popolo durante il periodo feudale.Il jujutsu, facente parte di questa cultura, da nobile che era scomparve quasi del tutto. Le antiche arti del combattimento tradizionale vengono ignorate anche a causa della diffusione delle armi da fuoco ed i numerosi dojo allora esistenti furono costretti a chiudere per mancanza di allievi; i pochi rimasti erano frequentati da ex guerrieri dediti a combattere per denaro e spesso coinvolti in crimini. Questo influenzò ulteriormente il giudizio negativo del popolo nei confronti del jujutsu in cui vedeva un'espressione di violenza e sopraffazione.
E' in questo contesto di cose che si inserisce la figura di Jigoro Kano: egli,professore universitario di Inglese ed economia,dotato di notevoli capacita' pedagogiche,intuì l'importanza che potevano avere lo sviluppo fisico e la capacita' nel combattimento se venivano usate proficuamente per lo sviluppo intellettuale dei giovani.
Per prima cosa elimino' tutte le azioni che potevano portare al ferimento a volte anche grave degli allievi:queste tecniche furono ordinate nei kata,in modo che si potesse praticarle senza pericoli. Poi studio' e approfondi' il nage waza appreso alla scuola Kito,formando così un sistema di combattimento efficace e gratificante. Ma la vera evoluzione rispetto al jujitsu si ebbe con la formulazione dei principi fondamentali che regolavano la nuova disciplina: Sey'ryoku zen'yo (il miglior impiego dell'energia fisica e mentale) e Jita kyo'ei (tutti insieme per progredire). L'uomo migliora se stesso attraverso la pratica del judo e contribuisce al miglioramento della societa', e questo e' possibile solo con la partecipazione intelligente di tutti. Lo scopo finale del jujitsu era il raggiungimento della massima abilita' nel combattimento; nel judo l'abilita' e' il mezzo per giungere alla condizione mentale del "miglior impiego dell'energia".
Cio' significa impiegare proficuamente le proprie risorse,il proprio tempo,il lavoro,lo studio,le amicizie ecc. allo scopo di migliorarsi continuamente nella propria vita e nelle relazioni con gli altri.Si stabili' cosi l'alto valore educativo della disciplina del judo, unita alla sua efficacia nel caso venisse impiegato per difendersi dalle aggressioni. Il judo mira cioe' a compiere la sintesi tra le due tipiche espressioni della cultura giapponese antica e cioe' Bun-bu, la penna e la spada, la virtu' civile e la virtu' guerriera.
Il judo conobbe una straordinaria diffusione in Giappone, tanto che non esisteva una sola citta' che non avesse almeno un dojo, e parallelamente si diffuse nel resto del mondo grazie a coloro che viaggiando per il Giappone (principalmente commercianti e militari) lo appresero reimportandolo nel loro paese d'origine.
Jigoro Kano mori' nel 1938, in un periodo in cui purtroppo il Giappone, mosso da una nuova spinta imperialista, si stava avviando verso la seconda guerra mondiale. Dopo la disfatta, la nazione venne posta sotto il controllo degli USA per dieci anni e il judo fu sottoposto ad una pesante censura poiche' catalogato tra gli aspetti pericolosi della cultura giapponese che spesso esaltava la guerra. Fu percio' proibita la pratica della disciplina ed i numerosi libri e filmati sull'argomento vennero in gran parte distrutti. Il judo venne poi "riabilitato" grazie al CIO (comitato olimpico internazionale) di cui Jigoro Kano fece parte quale delegato per il Giappone, e ridotto a semplice disciplina di lotta sportiva ma i suoi valori piu' profondi sono ancora presenti e facilmente avvertibili dai partecipanti.
Ai giorni nostri
A partire dal dopoguerra,con l'organizzazione dei primi Campionati Internazionali e Mondiali, e successivamente con l'adesione alle Olimpiadi, il judo si è sempre piu identificato come sport da combattimento,mutuandone le caratteristiche di agonismo che provenivano dalle discipline di lotta occidentali. Si è perciò cominciato a privilegiare la ricerca del vantaggio minimo che permette di vincere la gara, a discapito del gesto tecnico piu spettacolare ma piu rischioso. L'entrata in scena, avvenuta negli anni '80, degli atleti dell'ex URSS, aventi una lunga tradizione di lotta sambo alle spalle, non ha che aumentato questo fenomeno. Oggi si assiste a numerose tecniche derivate dalla lotta libera che per efficacia in gara si contrappongono alle tecniche tradizionali del judo.In conseguenza a ciò, si è sviluppata la tendenza a privilegiare un tipo di insegnamento che metta in condizioni gli allievi di guadagnare da subito dei punti in gara, punti che vengono utilizzati per determinare il passaggio di cintura,tralasciando l'aspetto educativo della disciplina. Allo scopo di riaffermarne il valore, si sono costituite nel tempo Federazioni Sportive anche di carattere internazionale che tendono a far rivivere i principi espressi dal Maestro Jigoro Kano, quantunque anch'esse si dedichino all'attività agonistica. Tali Federazioni sono riunite all'interno di Enti Promozionali riconosciuti dal CONI, quali UISP,CSEN,ACSI, ed altre.
Le tecniche
La maggior parte delle tecniche utilizzate nel judo mirano a sbilanciare l'avversario per farlo cadere al suolo. Si distinguono in:
- tecniche di gambe: ashi waza
- tecniche di braccio: te waza
- tecniche di anca: koshi waza
- tecniche di sacrificio: sutemi waza, dove il praticante accetta di perdere il suo equilibrio per fare cadere il suo avversario.
L'apprendimento è strutturato secondo un sistema chiamato Go kyo che ordina 40 tecniche in 5 classi in base alla difficoltà di esecuzione e alla violenza della caduta.
Una volta l'avversario a terra, si può applicare una tecnica di immobilizzazione, osae-komi waza, di strangolamento, shime waza, o una leva, kansetsu waza.
I Kata
Il judo non è solo tecniche di proiezioni, di immobilizzazioni, di lussazioni e di strangolamenti, come numerose altre arti marziali, comprende un insieme di kata. I più conosciuti di essi sono:
- Nage-no-kata (forma delle proiezioni) composto di 5 gruppi (te-waza, koshi-waza, ashi-waza, mae-sutemi-waza, yoko-sutemi-waza)
- Katame-no-kata (forma dei controlli) composto di 3 gruppi (osae-komi-waza, shime-waza, kansetsu-waza)
- Kime-no-kata (forma della decisione)
- Jū-no-kata (forma dell'adattabilita' alla forza nemica)
- Goshin-jutsu-no-kata (forma di autodifesa - formato nel 1956)
- Koshiki-no-kata (forma antica-riprende le forme della scuola Kito di jujutsu)
- Itsutsu-no-kata (forma dei cinque elementi naturali)
- Gonosen-no-kata (forma dei contrattacchi - non e' riconosciuto ufficialmente dal Kōdōkan)
- Seiryoku-zen'yō kokumin-taiiku-no-kata(forma della ginnastica nazionale del miglior impiego dell'energia)
Questi kata rappresentano degli esercizi di tecnica, di concentrazione particolarmente difficile e costituiscono la sorgente stessa dei principi del Jūdō. La buona esecuzione di questi kata necessita di lunghi anni di pratica per permettere al judoka di afferrarne il senso profondo.
Il Dōjō
Il luogo dove si pratica il jūdō si chiama il dōjō che significa “luogo di studio della via”. Qui il Judo viene praticato su un materassino chiamato tatami. Anticamente in Giappone era fatto di paglia di riso, oggi si usano materiali sintetici purché sufficientemente rigidi da potervi camminare sopra senza sprofondare ed elastici per poter cadere senza farsi male. Il tatami deve avere le misure minime di m 14 × 14 e massime di m 16 × 16. Al centro vi è l’area di combattimento di dimensioni minime di m 9 × 9 e massime di m 10 × 10; delimitata da una bordatura rossa di circa un metro di lunghezza.
L’abbigliamento
I Jūdōka portano una tenuta chiamata Jūdōgi ovvero un pantaloni di cotone bianco rinforzato (zubon) e una giacca bianca di cotone rinforzato (uwagi) tenuti insieme da una cintura colorata (obi). Dal colore della cintura si può riconoscere il grado e l’esperienza di un Jūdōka.
I gradi delle cinture
I gradi sono attribuiti ad un praticante e permettono di valutare il suo livello tecnico, la sua efficacia in combattimento, il suo grado di anzianità così come le sue qualità morali, ciò che corrisponde al rispetto scrupoloso del codice morale così come un'applicazione sufficiente nella pratica. Senza il minimo di rispetto delle regole esatte, nessuno jūdōka può pretendere di ricevere un grado.
La classificazione prevede una prima divisione tra Mudansha (non aventi alcun dan) e Yudansha (portatori di grado dan) Le cinture sono state introdotte essenzialmente dagli occidentali per riflettere il grado. Si trova nell'ordine la cinture bianca, gialla, arancione, verde, blu, marrone e la famosa cintura nera. Esistono anche le "mezze-cinture", utilizzate in Italia per i giovani judoisti per segnare la progressione tra due cinture: mezza-gialla, mezza-arancione, mezza-verde, mezza-blu e la mezza-marrone.
Le cinture di colore dal bianco al marrone corrispondono ai gradi chiamati kyū: il 6 kyū è rappresentato dalla cintura bianca fino al primo kyū per la cintura marrone.
Esistono al di sopra dei kyū, altri livelli chiamati dan: dal I dan al V dan, la cintura è nera; il VI dan e VII dan sono rappresentati da una cintura a bande rosse e bianche alternate, l’VIII dan e IX dan sono contraddistinti dalla cintura rossa, il X dan è rappresentato da una cintura bianca fine e larga. Il II e III dan corrispondono al nome giapponese di Deshi (discepolo), il IV e V dan a Renshi (padronanza esterna), il VI e VII dan a Kyōshi (padronanza interiore), il VIII e IX dan a Hanshi (padronanza interiore ed esterna unificata) ed il X dan a Keijin (tesoro vivente). I gradi al di sopra del V dan non possono essere raggiunti con un esame ma solo per meriti. Inoltre il maestro Jigorō Kano, stabili' la possibilita' di progredire oltre il X dan istituendo l'XI e il XII dan per coloro che trascendessero anche questo obbiettivo, ma nessuno riuscì mai a raggiungerlo.
In Italia, i gradi inferiori alla cintura nera sono rilasciati in seguito ad un passaggio di cintura organizzati dal club. Per ottenere i differenti livelli di cintura nera si sostengono degli l'esame di kata davanti ad una giuria regionale o nazionale ufficiale oppure guadagnando dei punti durante combattimenti ufficiali tra cinture nere.
Le cadute (ukemi)
È molto importante per un judoka saper cadere senza farsi male; queste sono le prime nozioni che vengono insegnate. Esistono cinque diversi tipi di cadute:
- Mae ukemi - caduta in avanti frontale
- Zempō kaiten ukemi - detta altresi' mae mawari ukemi caduta in avanti con rotolamento
- Ushiro ukemi - caduta indietro
- Yoko ukemi - caduta laterale ulteriormente divisa in Migi (destra) e Hidari (sinistra)
La competizione sportiva (Shiai)
Arbitraggio
Gli arbitri di jūdō hanno per missione:
- di accordare parzialmente i vantaggi o la vittoria al combattenti in seguito alle tecniche riuscite;
- di mantenere l'interesse del combattimento e di assicurare la sicurezza dei combattenti di fermare e far riprendere il combattimento quando è necessario;
- di informare i combattenti ed il tavolo, e se possibile gli spettatori, dello svolgimento del combattimento, per esempio quando c'è inizio di immobilizzazione e dei punteggi;
- di fare rispettare le regole e di applicare le sanzioni appropriate quando necessario.
Nelle competizioni ufficiali, tre arbitri assicurano l'arbitraggio: un arbitro detto "arbitro centrale" in posizione in piedi e che si sposta coi combattenti e due arbitri detti "arbitri di angolo" che si trovano seduti ai due angoli opposti della superficie di combattimento. L'arbitro centrale ha la precedenza sulla decisione. Il ruolo degli arbitri di angolo è di dare il loro parere in caso di disaccordo con la decisione dell'arbitro centrale. Per ciò, utilizzano gli stessi gesti di arbitraggio dell'arbitro centrale. Quando uno solo dei due arbitri di angolo da il suo parere, l'arbitro centrale prende ciò come una suggerimento, può modificare o meno la sua decisione. Se i due arbitri di angolo sono d’accordo contro il parere dell'arbitro centrale, questo deve modificare la sua decisione. Negli altri casi, l'arbitro centrale ha sempre la possibilità di ritornare sulla sua decisione. L'arbitro di angolo determina anche se un'azione è convalidata o no a seconda che è stata eseguita dentro o fuori dai limiti del tatami.
Per farsi comprendere, l'arbitro utilizza dei termini di arbitraggio in giapponese corredati da un gesto, per essere compreso anche da lontano. Di seguito un elenco dei termini di arbitraggio impiegati in competizione con l'eventuale gesto accompagnatorio tra parentesi ed il loro significato:
Termini di arbitraggio
- Hajime — combattete
- Matte (braccio teso verso la parte anteriore palmo verso la parte anteriore) —fermate e ritornate in posto
- Soremade — fine del combattimento
- Sonomama (toccando i due combattenti) — quando l'arbitro vuole verificare qualche cosa senza modificare la posizione dei combattenti durante la lotta a terra
- Yoshi (toccando brevemente i due combattenti) — riprendete il combattimento, dopo Sonomama
- Hantei — decisione dei giudici (braccio alzato in verticale)
- Koka (braccio piegato, palmo verso la parte anteriore all'altezza del torso) — piccolo vantaggio
- Yuko (braccio teso di fianco a 45 gradi, dita tese) — vantaggio medio
- Waza-ari (braccio teso di fianco a 90 gradi, dita tese) — mezzo punto
- Ippon (braccio teso al di sopra la testa, dita tese) — vittoria acquisita (punto), fine del combattimento
- Osae-komi — inizio dell'immobilizzazione (braccio teso in avanti a 90 gradi palmo verso terra)
- Toketa — uscita dall'immobilizzazione (agita il braccio teso in avanti a 90 gradi a destra e sinistra col palmo di taglio)
- Shido — sanzione (indica col dito il combattente sanzionato)
- Hansoku-make - squalifica,
Esistevano in precedenza due altre sanzioni: Chūi (errore medio) e Keikoku (avvertimento prima della squalifica), queste sono state soppresse nel 2002: tutti gli errori che erano sanzionati con un Chūi ora sono qualificati come Shido mentre un Keikoku viene punito con una squalifica.
Entrata
Prima del combattimento propriamente detto, i due combattenti effettuano l'entrata sul tatami e fanno il saluto. Salutano una prima volta il tappeto dell'esterno, poi ritornano passando faccia a faccia dietro i giudici d'angolo, per andare a posizionarsi al centro del tappeto, dietro la zona di pericolo, la banda rossa. Di là, aspettano il segnale dell'arbitro che farà segno avvicinando le sue braccia tese di fronte a lui. Salutano allora una prima volta la superficie di combattimento, poi quando sono a distanza di combattimento, o circa tre metri, si salutano reciprocamente ed aspettano il segnale di partenza Hajime.
Punteggi
Lo scopo estremo del judo è sempre stato la ricerca dell’ippon, la vittoria diretta per una tecnica efficace. Nel judo in piedi, questo avviene quando l'avversario viene atterrato in modo efficace tenendo conto di tre parametri di valutazione che sono forza-velocita'-nettamente sul dorso. Nel combattimento si può arrivare all’ippon anche dopo 25 secondi di immobilizzazione nel combattimento a terra, oppure se l’avversario abbandono per motivi medici o più spesso per uno strangolamento o una leva.
I vantaggi in ordine crescente sono chiamati koka, yuko, waza-ari e ippon. Una valutazione più alta supera sempre la valutazione più bassa. Così un waza-ari supera sempre un numero qualsiasi di yuko e Yuko supera sempre un numero qualsiasi in koka. Solo il waza-ari si somma e porta a waza-ari awasete ippon (due waza ari valgono ippon). Quando il punteggio più alto è lo stesso per i due combattenti, il vincitore è quello che ne ha di più. Se anche in questo caso sono in parità, si prende in conto il vantaggio inferiore e così via fino al vantaggio più piccolo.
Combattimento in piedi
Kiza: questo vantaggio non è contabilizzato, ma deve essere preso in conto per l'arbitro per far fermare i combattenti in caso di uguaglianza dello stato di parità. Corrisponde ad un attacco sincero, ininterrotto o no da una caduta dell'avversario sul ventre o i ginocchia.
Koka: è dato quando l'avversario cade sulle cosce o i glutei. L'impatto deve essere sui glutei; se l'avversario circola sulla schiena nello stesso movimento, il vantaggio dato sarà superiore.
Yuko: è dato quando mancano due dei tre elementi dell’ippon. Corrisponde ad una caduta sul fianco se la tecnica eseguita e' sufficentemente energica, oppure ad una caduta piu' di schiena ma dove manca forza e velocita' nell'azione.
Waza-ari: è attribuito quando manca uno solo dei tre elementi dell’ippon. Corrisponde ad un impatto sulla schiena ma dove o forza o la velocità della proiezione sono insufficienti. Può essere dato anche in seguito ad una caduta sul fianco seguita immediatamente di un contatto delle spalle al tappeto.
Ippon è dato in seguito ad una proiezione con impatto sulla schiena con forza e velocità e comporta la vittoria.
Occorre dire che a volte nel corso della competizione si verificano situazioni in cui e' difficile stabilire la corretta valutazione.Il compito dell'arbitro e' anche valutare chi dei due combattenti mantiene un comportamento piu' attivo premiandolo con una valutazione superiore (beninteso non al primo attacco),oppure in alternativa sanzionare l'altro per passivita'.
Combattimento a terra
Un vantaggio è dato in combattimento al suolo dopo un'immobilizzazione dell'avversario. Affinché ci sia immobilizzazione, occorre che le due spalle dell'avversario tocchino il tappeto e che il controllo si faccia con il busto girato verso il tappeto. L'arbitro grida allora osae-komi avanzando il braccio teso ed il piede posto in direzione dei combattenti ed il cronometro di immobilizzazione si mette in marcia. Si giudica che l'avversario sia riuscito ad uscire dell'immobilizzazione quando la sua uscita è totale: o è sul ventre, con le due spalle rivolte verso il tappeto, o ha rovesciato completamente il suo avversario, o abortisce il controllo avverso avvolgendo la gamba o il busto del suo avversario con le sue gambe. L'arbitro grida allora toketa agitando lateralmente il braccio teso in direzione dei combattenti. Si ferma allora il cronometro e si conta il numero di secondi che indica. Durante questo tempo, il combattimento continua finché l'arbitro dà il segnale di arresto matte, quando non c'è più un seguito tecnico interessante. I vantaggi sono dati secondo il tempo di immobilizzazione:
- Koka: tra 10 secondi e meno di 15 secondi
- Yuko: tra 15 secondi e meno di 20 secondi
- Waza-ari: tra 20 secondi e meno di 25 secondi
- Ippon: 25 secondi
Un kiza può essere conteggiato su un'immobilizzazione di meno di 10 secondi.
La vittoria, per ippon, è data anche in seguito ad un abbandono dell'avversario. Nel combattimento al suolo, l'abbandono è indotto molto frequentemente da uno strangolamento o una dolorosa leva al gomito, l'unica autorizzata nel judo. Per segnalare il suo abbandono, il combattente batte due o più volte il palmo della mano sul corpo dell'avversario o sul tappeto. Se non può utilizzare le mani gli è consentito chiedere la resa battendo il piede a terra o dicendo maitta, che in giapponese significa "mi arrendo".
Sanzioni
Gli shido si accumulano: il primo dà un koka all'avversario, il successivo uno yuko eliminando il koka, il terzo un waza-ari eliminando lo yuko, il quarto comporta la squalifica, almeno per il combattimento, non necessariamente dalla competizione.
Gli shido sono dati principalmente per errori del tipo: non combattività (passività), rifiuto del combattimento, fuga o uscita volontaria della zona di combattimento, atteggiamento eccessivamente difensivo, braccia tese, busto completamente piegato verso la parte anteriore, gesti vietati (dita dentro la manica, mani sul viso dell'avversario,...).
I hansoku-make sono dati o per accumulo di 4 shido o dopo un gesto contrario allo spirito del judo come non tener conto dell'arbitro, delle osservazioni fatte a questo o dopo un'azione che mette in pericolo l'avversario o sé stesso. I gesti pericolosi sono numerosi ma facili da evitare se il praticante ricerca innanzitutto l'efficacia.
Uscita
Quando l'arbitro ha dato il segnale di fine ed ha designato il vincitore, i due combattenti escono effettuando l'inverso dell'entrata: si salutano, salutano la zona di combattimento per salutare infine il tappeto alla loro uscita.
Altre forme di arbitraggio
L'arbitraggio descritto è quello attualmente in uso nei Campionati Nazionali,Internazionali ed Olimpici.In alcuni tornei internazionali viene usato un conteggio a punti che vengono sommati per determinare il vincitore.Vengono cioè attribuiti i seguenti punteggi alle valutazioni arbitrali:
- ippon 8 punti
- waza ari 5 punti
- juko 3 punti
- koka 2 punti
- kiza 1 punto
L'incontro si vince quando si sono totalizzati 16 punti, ovvero occorrono 2 ippon per dare la vittoria.A differenza del normale arbitraggio anche gli yuko e koka si sommano:così 2 yuko valgono piu di waza ari e così via. La somma algebrica determina il vincitore.Tale sistema è premiante nei confronti del combattente piu attivo,poichè obbliga a continuare a mantenere acceso il combattimento.
Un altro tipo di arbitraggio attualmente in uso nelle Federazioni Sportive UISP, CSEN, LIBERTAS, è denominato arbitraggio tradizionale, in quanto si rifà alla prima regolamentazione del Kodokan, che prevedeva un solo arbitro sul tatami.Si ha quindi l'assenza dei giudici di sedia ed inoltre vengono assegnate solo le valutazioni di waza ari e ippon. Naturalmente l'arbitro tiene in conto delle azioni dei combattenti per assegnare la vittoria in caso che nessuno realizzi un waza ari o un ippon. Inoltre gli atteggiamenti troppo difensivi vengono sanzionati in maniera maggiore di quanto fatto negli arbitraggi Federali. Anche tale sistema è premiante nei confronti del combattente piu attivo, poichè l'accumulo di sanzioni va a vantaggio dell'avversario.
Il judo in Italia
Cenni storici
Le prime testimonianze si riferiscono ad un gruppo di militari appartenenti alla nostra Marina i quali nel 1905 tennero una dimostrazione di "lotta giapponese" (cosi veniva definito il judo) davanti all'allora Re d'Italia Vittorio Emanuele III.
Gli ufficiali Moscardelli e Piazzolla,in servizio a Yokohama in Giappone ottennero, secondo quanto contenuto negli archivi della Marina, il 1'dan di judo nel 1889,a pochi anni di distanza dalla fondazione del Kodokan.
Bisognerà però aspettare altri 15 anni perche' si incominci a parlare di judo, grazie all'opera di un altro marinaio,Carlo Oletti,che diresse i corsi di judo per l'esercito che erano stati istituiti nel 1920.
Fino al 1924 il judo restera' confinato nell'ambito militare,allorquando fu costituita la FILG,Federazione Italiana lotta giapponese,assorbita poi nel '31 dalla FIAP, Federazione Italiana atletica pesante,e quindi nel '74 dalla FILPJ,Federazione Italiana lotta pesi judo,che a sua volta,inglobando anche il karate, cambiera' denominazione nel 2000 in F.I.J.L.K.A.M.,Federazione Italiana judo lotta karate arti marziali.
Medagliere Olimpico
Medaglie d'oro:
- 1980 Ezio Gamba
- 2000 Giuseppe Maddaloni
Medaglie d'argento:
- 1984 Ezio Gamba
- 1992 Emanuela Pierantozzi
- 1996 Girolamo Giovinazzo
Medaglie di bronzo:
- 1976 Felice Mariani
- 1996 Ylenia Scapin
- 2000 Emanuela Pierantozzi
- 2000 Girolamo Giovinazzo
- 2000 Ylenia Scapin
- 2004 Lucia Morico
Alcuni campioni
- Arash Miresmaeili
- Anton Geesink
- Angelo Parisi
- Ezio Gamba
- Emanuela Pierantozzi
- Felice Mariani
- Giuseppe Maddaloni
- Willem Ruska
- Yasuhiro Yamashita
- Andrea Frosoni
- Giovanni Carella
- Andrea Scolari
- Gianni Nicola Casale
- Vincenzo Casale
- Francesco Lepre
- Francesco Bruyere
- Alessandro Bruyere
Collegamenti esterni
- FIJLKAM (Federazione Italiana Judo, Karate e Arti Marziali)
- Unione Italiana Sport per Tutti
- Amici del Judo
- Judo-Educazione
- InfoJudo
- sito ufficiale Kodokan
- Think Judo
- Judo Geeks
- Sito sulle Arti Marziali
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