John Carter di Marte

Attenzione: Questa sezione rivela — in parte o in tutto — la trama dell’opera.
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John Carter di Marte è il protagonista di un fortunato ciclo di romanzi fantastici di Edgar Rice Burroughs, il suo cosiddetto ciclo marziano (Mars/Barsoom).

Indice

La genesi

Nel 1912 Burroughs, 37 anni, era sull'orlo del suicidio. Eppure pochi anni dopo quell'uomo disperato sarebbe stato uno degli autori d'avventura più letti nella storia della narrativa mondiale, con oltre 200 milioni di libri venduti in tutte le lingue. Tarzan è solo il più popolare tra i suoi molti personaggi.

Perennemente insoddisfatto, Burroughs aveva cambiato almeno una dozzina di professioni - con scarsissimi risultati - prima di approdare infine alla scrittura, e al genere fantastico. Il primo personaggio da lui creato non fu però il celebre uomo scimmia, bensì il capitano John Carter, un avventuriero, ex soldato sudista, che - in un modo tuttora in parte misterioso - viene fortunosamente trasportato sul pianeta Marte.

Il personaggio

All'epoca in cui vi giunge, le sterminate pianure di Marte (che lì è chiamato Barsoom) sono popolate da numerose razze indigene piuttosto primitive, tutte estremamente pericolose, crudeli e perennemente in guerra tra di loro. In pochi anni John Carter, eccezionalmente bravo con la spada e dotato di un coraggio che sfiora l'incoscienza, diventa uno dei più importanti guerrieri di quel pianeta bellicoso anche nel nome.

Va detto che il merito del suo successo in battaglia, almeno in parte, va attribuito della minore forza di gravità del pianeta, che dona ad un Terrestre una forza e un'agilità incredibili, consentendogli di affrontare e sconfiggere in sanguinosi duelli perfino i terrificanti Uomini Verdi di Marte, feroci esseri d'oltre tre metri d'altezza, dotati di ben sei poderose braccia. Di uno di questi autentici mostri, il possente comandante Tars Tarkas, John Carter diventerà poi amico fraterno, forgiando così il primo nucleo di quell'alleanza destinata (nel corso del ciclo di romanzi) a cambiare per sempre la faccia del rosso pianeta.

Il capitano Carter, che ha la selvaggia ferocia di Tarzan e la destrezza con la spada di un Errol Flynn, non si fa scrupoli di ammassare sotto di sé i corpi dei nemici con la noncuranza di Conan il Barbaro, tuttavia è anche un corteggiatore un po' impacciato (di una fantastica principessa marziana) ed un amico sempre pronto a buttarsi nella mischia per te, da vero gentiluomo del Sud. L'autore all'epoca (siamo nel 1912) probabilmente non immaginava nemmeno gli esatti mezzi tecnologici necessari per fare arrivare il suo personaggio su un altro pianeta, quindi organizza una complicata e assai misteriosa trasmigrazione dell'anima di John, il quale si risveglia su Marte e con il tempo imparerà a viaggiare tra i due pianeti, conquistando per di più una sorta d'immortalità.

Tra fantascienza e fantasy

Si è a lungo discusso se i romanzi di John Carter di Marte appartengano più alla fantascienza che alla fantasy (generi del resto all'epoca non ancora codificati). La scienza e la tecnologia hanno un peso apparentemente ridotto al minimo nelle avventure del capitano Carter, va tuttavia considerato che, all'epoca in cui furono scritti questi libri, il mezzo di locomozione più comune era il cavallo e che l'ultimo grido della tecnologia era considerato il telegrafo. Per Burroughs il vero interesse è soprattutto creare delle avventure coinvolgenti in ambientazioni meravigliose ed esotiche. D'altro canto, sebbene il mondo di John Carter sia popolato da feroci guerrieri e principesse vestite audacemente d'appena qualche catenella d'oro, non si può nemmeno collocarlo a pieno titolo nel filone fantasy classico, anche perché Burroughs rifiuta con piglio positivista di dare un ruolo al soprannaturale in questi suoi romanzi, rigettando ogni superstizione: addirittura nell'ultima delle tre avventure il suo personaggio sarà protagonista di una lunga e difficile crociata per sradicare la crudele religione diffusa sul pianeta rosso.

In Italia il volume John Carter di Marte (ed. Nord) ha raccolto i primi tre romanzi fondamentali del ciclo marziano di Burroughs, La principessa di Marte (noto anche come Sotto le Lune di Marte), Gli Dei di Marte e infine Il Signore della Guerra di Marte. Sono tre autentici pulp: Burroughs, il papà di Tarzan, è stato infatti il creatore di una serie di cicli narrativi fra i più amati della letteratura di ogni tempo. E questo soprattutto per il fatto che scriveva come parlava, cioé in modo rozzo ma efficace, senza fronzoli, badando a rendere bene il senso di ciò che voleva dire con poche parole, tutte semplici, riuscendo in tal modo a stabilire con il lettore un legame straordinariamente forte e coinvolgente.

Straordinariamente prolifico come scrittore, solo sei mesi dopo avere dato inizio a questa pur fortunata saga marziana inventa un nuovo affascinante personaggio: un uomo allevato dalle scimmie, che si muove con l'agilità di un leopardo nella foresta afferrandosi alle liane. Il successo lo attende.

Burroughs, nella sua lunga carriera di scrittore, produsse poi altri grandi cicli avventurosi, basti pensare a quello di Carson di Venere, o a quello di Pellucidar (La terra dimenticata dal tempo), che assieme al Mondo perduto di Arthur Conan Doyle sono a parere di molti tra le opere più importanti del genere fanta-preistorico.

I romanzi e gli irruenti personaggi di Burroughs, immersi profondamene sepolti nella memoria collettiva, hanno avuto una profondissima influenza nella storia dell'avventura immaginata: spesso basta leggere le sue pagine per richiamare alla memoria i molti film, libri, fumetti e serie animate che hanno attinto a piene mani alle sue avventure.

Bibliografia

Edgar Rice Burroughs, John Carter di Marte (A Princess of Mars - The Gods of Mars - The Warlord of Mars , 1916), ed. Nord, Tascabili Fantascienza, 1991, Pagg. 528

Il ciclo marziano

Del ciclo marziano (Mars/Barsoom) fanno parte:

See also: John Carter di Marte, 1912, Arthur Conan Doyle, Cinema di fantascienza, Clonazione, Colonizzazione dello spazio, Conan il Barbaro, Cyberpunk