Johann Joachim Winckelmann

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Johann Joachim Winckelmann, dipinto da Raphael Mengs (ca. 1755)

Johann Joachim Winckelmann (9 novembre 1717 - 8 giugno 1768) fu un archeologo e storico dell'arte tedesco.

Nacque a Stendal, figlio di un povero ciabattino. Frequentò il ginnasio a Berlino e il liceo a Salzwedel: nel 1738 si trasferì nella città di Halle come studente di teologia, dedicandosi tuttavia soprattutto ben presto e con grande entusiasmo alla letteratura e all'arte greca. Frequentò lezioni di medicina all'università di Jena con l'intenzione di diventare un medico, ma sprovvisto di mezzi sufficienti fu costretto ad accettare un posto da tutore presso Magdeburgo. Dal 1743 al 1748 fu rettore associato presso la scuola di Seehausen (Altmark) e successivamente ebbe un posto di bibliotecario presso il conte Enrico von Bünau a Nothenitz, nei pressi di Dresda e si occupò di raccogliere materiali per la storia del Sacro Romano Impero che questi stava scrivendo. I tesori nella galleria di Dresda risvegliarono in Winckelmann un profondo interesse nei confronti dell'arte, che approfondì con diversi artisti, soprattutto con A.F. Oeser, che più tardi avrebbe esercitato una forte influenza su Goethe.

Nel 1750 pubblicò Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in Malerei und Bildhauerkunst ("Pensieri sull'imitazione di opere greche in pittura e scultura"), seguito da un preteso attacco all'opera e da una difesa dei suoi principi, formalmente da parte di un critico imparziale. I "Pensieri" contengono la prima asserzione delle dottrine che successivamente sviluppò e furono molto ammirati, non solo per le idee che contenevano, ma anche per il suo stile.

Nel 1754 con l'occasione di diventare bibliotecario del cardinale Passionei, decise con qualche riluttanza di aderire al cattolicesimo per poter coronare il suo sogno di recarsi a Roma. Augusto III, elettore di Sassonia e re di Polonia gli fornì una pensione di 200 talleri per permettergli di proseguire i suoi studi. Winckelmann arrivò a Roma nel novembre del 1755, divenne il bibliotecario del cardinale Archinto, e ricevette molte gentilezze dal cardinale Passionei.

Dopo la morte del suoi primi protettori fu ricevuto come bibliotecario e come amico nella casa del cardinal Albani, che stava in quegli anni costituendo la sua magnifica collezione nella villa presso Porta Salaria (Porta Salara). Nel 1763, pur conservando il posto di bibliotecario fu nominato prefetto delle antichità. Si dedicò, inizialmente con l'aiuto dell'amico Anton Raphael Mengs allo studio delle antichità romane, acquisendo gradualmente un'inarrivabile conoscenza dell'arte antica.

Nel 1760 apparve la sua "Descrizione delle pietre scavate con il fuoco del barone de Stosch"; nel 1762 il suo Anmerkungen über die Baukunst der Alten ("Osservazioni sull'architettura degli antichi"), che comprendeva un resoconto sui templi di Paestum. Tra il 1758 e il 1762 visitò Napoli e gli studiosi ebbero dai suoi volumi Sendschreiben von den herculanischen Entdeckungen ("Relazione sugli scavi di Ercolano, 1762) e Nachricht von den neuesten herculanischen Entdeckungen ("Seguito sui nuovi scavi di Ercolano" 1764) le prime informazioni sui tesori rinvenuti a Pompei ed Ercolano.
Visitò nuovamente Napoli nel 1765 e nel 1767 e scrisse per il principe elettore di Sassonia il suo Briefe an Bianconi ("Riassunto su Bianconi") che fu pubblicato undici anni dopo la sua morte nell' Antologia romana.

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Johann Joachim Winckelmann, dipinto da Anton von Maron (1768)

Il suo capolavoro, Geschichte der Kunst des Alterthums ("Storia dell'arte nell'antichità", ma conosciuto con il titolo italiano di "Storia delle arti del disegno presso gli antichi"), uscito nel 1764, fu ben presto riconosciuto come contributo importante alla letteratura europea. In quest'opera stabilì la storia dell'arte greca e i principi sulla quale gli sembrava si basasse, accompagnandola con uno sguardo di insieme sulle condizioni politiche, sociali e intellettuali che erano alla base dell'attività creativa nella Grecia antica. L'idea fondamentale della sua teoria è che lo scopo dell'arte sia la bellezza e che questo scopo possa essere raggiunto solo quando gli elementi individuali e quelli comuni siano strettamente subordinati alla visione generale dell'artista. Il vero artista seleziona dalla natura i fenomeni adatti per i suoi propositi e li seleziona per mezzo dell'immaginazione, creando un tipo iedeale, caratterizzato da "Edle Einfalt und stille Größe" ("nobile semplicità e tranquilla grandezza"), In questo tipo ideale sono mantenute le normali proporzioni maturali e le parti, come muscoli e vene, non rompono la generale armonia delle linee. Nella parte storica utilizzò, oltre alle opere d'arte che egli stesso aveva studiato, anche tutte le sparse notizie sull'argomento che potevano essere trovate nelle fonti antiche. Le sue ampie conoscenze e un'attiva immaginazione gli permisero di offrire utili suggerimenti anche per i periodi per i quali disponeva di poche informazioni dirette.
Molte delle sue conclusioni, basate sull'evidenza insufficiente delle copie romane, sono state in seguito modificate o rovesciate dalle successive ricerche, ma il genuino entusiasmo per le opere, il suo stile forte e insieme gradevole, le sue vivide descrizioni, rendono tuttora utile e interessante la lettura. Segnò un'epoca indicando lo spirito con cui lo studio dell'arte greca doveva essere abbordato e i metodi con cui i ricercatori potevano sperare di ottenere solidi risultati. I contemporanei percepirono quest'opera come una rivelazione ed essa esercitò una profonda influenza sulle migliori menti dell'epoca. Fu letta per esempio con grande interesse da Lessing, che aveva trovato nelle prime opere di Winckelmann lo spunto per il suo Laocoon ("Laocoonte").

Contribuì con vari saggi alla Bibliothek der schönen Wissenschaften ("Biblioteca delle belle arti"). Nel 1766 pubblicò il Versuch einer Allegorie ("Discorso su una allegoria") che tuttavia, sebbene contenga i risultati di molti pensieri e letture, non fu concepita con vero spirito critico. Di importanza gran lunga maggiore fu la splendida opera Monumenti antichi inediti (1767-1768), con la prefazione intitolata Trattato preliminare, che presentava un generale schema per la storia dell'arte. Le tavole di quest'opera rappresentavano oggetti che erano stati erroneamente spiegati o di cui mancava ogni illustrazione. Le sue spiegazioni furono un grande servizio reso all'archeologia, mostrando che per molte opere d'arte connesse con la storia romana, la prima fonte di ispirazione deve essere individuata in Omero.

Nel 1768 si recò a Vienna e fu ricevuto con grandi onori dall'imperatrice Maria Teresa. Sulla via del ritorno, l'8 giugno fu assassinato in un albergo di Trieste da un certo Arcangeli, al quale aveva mostrato alcune monete regalo dell'imperatrice. Fu seppellito nel cimitero della cattedrale di San Giusto.

Un'edizione delle sue opere fu iniziata da Fernow nel 1808 e completata da Meyer e Schulze nei dodici anni successivi. Un notevole studio sulle sue opere e il suo carattere è costituito dall'opera di Goethe Winckelmann und sein Jahrhundert ("Winckelmann e il suo secolo", 1805), con contributi di Meyer e di Wolf, e nella 'Renaissance" di Walter Pater (1902). La migliore biografia è quella di Justi, Winckelmann und seine Zeitgenossen (Winckelmann e la sua epoca, II ed., 3 vols., Leipzig, 1898). Una collezione di lettere, Briefe an seine Züricher Freunde ("Lettere agli amici di Zurigo"), fu pubblicata da Blümner (Freiburg, 1882).

Bibliografia

Winckelmann, Johann Joachim

See also: Johann Joachim Winckelmann, 1717, 1738, 1743, 1748, 1750, 1754, 1755, 1758, 1760