Istituto Nazionale di Statistica
L'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) fu istituito nel 1926 (legge 9 luglio 1926, n. 1162), durante il Fascismo, per raccogliere in forma organizzata alcuni dati essenziali riguardanti lo Stato.
Le sue attività comprendono: i censimenti sulla popolazione, sull'industria e i servizi e sull'agricoltura e le indagini campionarie sulle famiglie (consumi, forze di Lavoro, aspetti della vita quotidiana, salute, sicurezza, tempo libero, famiglia e soggetti sociali, uso del tempo...).
Fu in seguito riorganizzato, con il decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322 che ha istituito il Sistema statistico nazionale (SISTAN) e ha dettato norme sui compiti e l'organizzazione dell'ISTAT.
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La polemica sull'inflazione
Con l'introduzione dell'euro, in Italia si è verificato un fenomeno particolare: molti indicatori economici segnalavano un aumento dell'inflazione, stimato intorno al 6% annuo, mentre le rilevazioni ufficiali certificate dell'Istat si attestavano intorno al 2-3% annuo. Da notare come il primo dato corrisponda all'inflazione percepita dai consumatori, e a quella rilevata da altri istituti, come l'Eurispes. Questo, secondo il pare di alcuni economisti, non tanto perché i dati siano falsificati, bensì in quanto il campione dell'Istat non è più rappresentativo dei consumi.
Vediamo quali sono queste motivazioni. Il campione dell'Istat si basa su di un paniere di prodotti, tra i quali vengono monitorati esclusivamente i più venduti di ogni categoria. Ad esempio, per le auto, non si monitorano le auto di lusso, ma le più diffuse utilitarie, e non tutte, ma solo quella più venduta. Ora, mentre in un mercato con poche offerte il prodotto di punta facilmente raggiunge valori significativi, nei mercati attualmente vi sono decine, se non centinaia, di scelte per ogni prodotto: è dunque difficile che un singolo prodotto, anche se il più diffuso, sia un campione rappresentativo della categoria. Per fare un confronto, i dati dell'Eurispes monitorano, oltre al prodotto più venduto, anche il più caro ed il più economico di ogni categoria. Questo perché, anche se il prodotto più venduto non aumenta di prezzo, ma lo fanno tutti gli altri che possono facilmente essere più del 60% del mercato, l'inflazione misurata resta ferma, ma non quella percepita.
Come effetto secondario, il tipo di rilevazione dell'Istat non misura il disagio delle classi medie, abituate a comprare prodotti di una certa qualità e dunque più costosi, i quali, non potendoseli più permettere per gli aumenti, tendono a comprimere i loro consumi. E infatti si nota un incremento del ricorso ai discount, precedentemente in calo, ed aumentato del 10% dall'introduzione dell'euro, un appiattimento dei consumi alimentari, un crollo della spesa media pro capite per le vacanze: tutti indicatori di un aumento dell'inflazione ben al di sopra dell'ufficiale 2-3 %.
Voci correlate
- Inflazione
- Eurispes
Bibliografia
- Ricolfi, L., "Dossier Italia: A che punto è il contratto con gli italiani", ISBN 8815104763
Collegamenti esterni
- Home page dell'Istat
- Il sito dell'INSEE, l'omologo francese
- L'omologo belga (francofono)
- L'omologo svizzero (francofono)
- Istituto Provinciale di Statistica Alto Adige
