Indro Montanelli
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Iniziò la carriera a Parigi, come cronista al Paris soir. Ha lavorato a lungo al Corriere della sera, che ha poi lasciato per fondare Il Giornale nel 1974. In seguito, nel 1994, ha lasciato anche Il Giornale per dissidi con l'editore di fatto, Silvio Berlusconi, fondando La Voce, per poi finire la carriera di nuovo al Corriere.
Dichiaratamente anticomunista, conservatore (e in alcune occasioni prossimo ai Liberali), alcuni atteggiamenti caratteristicamente estrosi e politicamente chiassosi, gli valsero negli anni '70-'80 un'etichettatura di "fascista" da parte delle sinistre, che l'interessato non premeva per smentire nonostante le vicende "spagnole": partito volontario ed entusiasta alla guerra civile spagnola, ne scrisse un libro e ne fu reporter, ma ben presto i suoi tipici anticonformismi si tradussero in posizioni scopertamente "non allineate", e fu per questo radiato dall'Ordine dei Giornalisti. Avvicinatosi a Giustizia e Libertà, il movimento partigiano clandestino, fu condannato a morte dai nazisti, ma venne salvato quasi in extremis dall'intervento del cardinale Schuster.
Dinanzi alla crescita, considerata pericolosa, del Partito Comunista Italiano, restò famosa la sua sollecitazione elettorale "turiamoci il naso e votiamo DC". Fu vittima, nel 1977, di un attentato delle Brigate Rosse, che gli spararono alle gambe.
Alcuni lo considerano il più grande giornalista italiano di tutti tempi: è stato cronista dello scoppio della seconda guerra mondiale, della guerra russo-finlandese e della rivolta d'Ungheria.
Scrittore e storico, oltre che giornalista, ha redatto una notevole Storia d'Italia ed altri saggi, spesso insieme a Mario Cervi; assai noti inoltre i suoi ritratti, dedicati ai personaggi più o meno famosi incontrati nella sua lunga carriera.
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